Semiotica e design/Lampada Falkland

Indice del libro
« Un giorno sono andato in una fabbrica di calze per vedere se mi potevano fare una lampada. - Noi non facciamo lampade, signore. - Vedrete che le farete. E così fu. »
(Bruno Munari)


Lampada Falkland, nota anche come Lampada-calza, è una lampada a sospensione disegnata da Bruno Munari nel 1964. La Lampada è composta da una maglia elastica tubolare, prodotto di un calzificio, che prende forma grazie all'inserimento di alcuni anelli metallici di diverso diametro, posti tra loro a distanze prestabilite. Il risultato è una forma allungata di indubbio effetto, tale da far diventare Lampada Falkland uno degli oggetti di design più annoverati nella storia del design italiano e non solo. Lampada Falkland, infatti, è anche esposta al MoMA di New York, nel dipartimento Architecture and Design.[1]


Caratteristiche tecnicheModifica

Anno progettazione 1964
Designer Bruno Munari
Azienda produttrice Danese

Materiali

Riflettore Struttura base Diffusore
alluminio naturale metallo verniciato maglia elastica tubolare bianca sostenuta da cerchi metallici

Dimensioni

A sospensione A terra
1. altezza: 85 cm, base inferiore: 40 cm 1. altezza: 195 cm, base: 40 cm[2]
2. altezza: 53 cm, base inferiore: 40 cm

Contesto storico-culturaleModifica

Lampada Falkland nacque in un periodo di elaborazione della cultura giapponese, verso la quale Munari sentiva una grande affinità. Negli anni sessanta, infatti, il designer compì spesso viaggi verso il Giappone, affascinato dallo spirito zen, dall’asimmetria, il design e l’imballaggio della tradizione giapponese.[3] È proprio in quegli stessi anni che la ditta Danese si rivolse a Munari per la progettazione della famosa Lampada. Essa venne pensata in modo da soddisfare importanti requisiti, tra cui la buona qualità della luce, la funzionalità, oltre che l’estetica, e la componente decorativa. Munari voleva realizzare una lampada da soggiorno di costo limitato, facile da montare, di grande volume quando era in uso e di piccolissimo volume quando era in magazzino. Una lampada, insomma, pratica, resistente e lavabile.[4] Lampade con quasi tutte queste caratteristiche in commercio ne esistevano poche, le uniche forse erano proprio quelle giapponesi. Dall’analisi dei dati raccolti risultava però che queste lampade, fatte di carta, erano fragili, assorbivano molta luce, ingiallivano e non erano lavabili. Il prezzo era relativamente basso all’origine, ma quando arrivavano in Europa diventavano troppo care. Munari si concentrò dunque sulla ricerca di un materiale che non ingiallisse, che facesse passare la luce, che costasse poco. Si recò nelle industrie di maglieria dove si producevano tubi di maglia elastica, con l’intento di sperimentare le forme che ne potevano derivare dalla modifica della stessa e per studiare il comportamento della filanca affiancata ad una sorgente luminosa. Un materiale insolito per il design, tanto che lo stesso Munari raccontò: "Un giorno sono andato in una fabbrica di calze per vedere se mi potevano fare una lampada. Noi non facciamo lampade, mi risposero. E io: vedrete che le farete".

Designer e sperimentatore, nel suo celebre libro Da cosa nasce cosa sostiene che: “il lusso è la manifestazione incivile che vuole impressionare chi è rimasto povero. È la manifestazione dell’importanza che viene data all’esteriorità e rivela la mancanza di interesse per tutto ciò che è elevazione culturale. (...) il lusso è manifestazione di stupidità. Per esempio: a cosa servono dei rubinetti d’oro? Sa da quei rubinetti d’oro esce acqua inquinata non è più intelligente(...). Il lusso è l’uso sbagliato dei materiali costosi che non migliora le funzioni”.[5]

Questi suoi pensieri testimoniano lo spirito e l’approccio al design di Munari, da cui ne derivò una lampada insolita, frutto della commistione di oggetti lontanissimi tra loro, come le assi da pesca, calze da donna e le lampade di carta orientali. Un oggetto che corrisponde soprattutto ai requisiti che Munari indica come indispensabili per una corretta progettazione: semplicità, efficienza, minimo ingombro di stoccaggio e massima resa formale.

Lampada Falkland testimonia quanto e come il design ha trovato nel nostro Paese una particolare cultura che fa trascendere la dimensione tecnica verso quella di carattere artistico-estetico. In questo senso, i prodotti di valore non sono un lusso fine a se stesso e testimoniano l'eccellenza del made in Italy. [6]

Piano dell'espressioneModifica

Caratteristiche plasticheModifica

Lampada Falkland si basa su diverse opposizioni che in semiotica vengono definite plastiche, che configurano l'oggetto sia a livello di forma, di texture che di posizione. Questi elementi ci permettono di distinguere il corpo del nostro oggetto nelle sue due parti costituenti: il nucleo e l’involucro. Individuiamo il nucleo con la parte elastica della lampada e l’involucro con la parte metallica rettilinea dell’asta che permette la sospensione[7].

Categorie topologicheModifica

La Lampada presenta uno sviluppo verticale, che si oppone agli unici elementi orizzontali individuati nei 7 anelli metallici che idealmente tagliano il corpo verticale dell’oggetto. Un’opposizione tra alto e basso la individuiamo nella distinzione tra il nucleo e l’involucro. L’oggetto si presenta perfettamente simmetrico.

Categorie eideticheModifica

Da un punto di vista eidetico la Lampada presenta caratteristiche interessanti. Essa si basa sull’alternanza tra linee curve e rette. La maglia elastica del nucleo, infatti, raccordandosi con l’elemento rettilineo degli anelli in vista frontale, crea una linea curva naturale. Allo stesso modo, l’elemento rettilineo degli anelli, se visto da una posizione diversa, assume una linea naturalmente curva. L’opposizione dell’elemento curvilineo del nucleo si oppone all’elemento rettilineo (l’asta) dell’involucro.

A livello macroscopico, troviamo opposizioni a livello eidetico anche sulla texture della filanca, formata da un fitto incrocio di linee rette diagonali spezzate, e la parte metallica superiore del nucleo, che nel suo insieme elargisce linee curve e morbide.

Categorie cromaticheModifica

Un’analisi a livello cromatico della Lampada Falkland ha senso solo se ne si analizza la sua opposizione tra lucido/opaco, dove individuiamo la superficie lucida nelle parti metalliche e la superficie opaca nella maglia di filanca bianca. Una volta accesa, la Lampada ci restituisce anche un’opposizione tra la superficie calda della maglia elastica, che produce una luce soffusa, e la superficie fredda delle parti metalliche.

Strutture di conversioneModifica

Formule di omologazioneModifica

In un sistema semi-simbolico, si creano delle corrispondenze fra le categorie dell’espressione e quelle del contenuto. Così i due elementi opposti di una categoria dell’espressione si legano ai due elementi opposti di una categoria del contenuto[8]. Posto che E= piano dell'espressione e che C= piano del contenuto, possiamo ricavare alcune formule di omologazione relative alla Lampada. Poniamo che il primo rapporto, prima del segno d'uguaglianza, corrisponda al piano dell'espressione E e che il secondo rapporto, ad di là del segno =, corrisponda al piano del contenuto C. Avremo:

  • metallo : filanca = pesante : leggero
  • superficie lucida : superficie opaca = freddo : caldo
  • linee rette : linee curve = artificiale : naturale
  • alto : basso = forte : tenue

Grado di codificaModifica

L’uso di materiali insoliti come la filanca e gli anelli di metallo non permettono una chiara identificazione dell’oggetto a primo impatto. Ciò presuppone che nel caso della Falkland, il tipo di codifica effettuata sia una chiara ipocodifica, ossia una codifica lontana dal codice fornito dalla nostra cultura. La Lampada risulta lontana dall’archetipo di lampada, sia essa nella variante a sospensione, solitamente costituita da un'asta verticale, agganciata al soffitto, alla cui estremità vi è posto un paralume a protezione di una sorgente luminosa (lampadina), sia nella variante piantana, solitamente costituita invece da un paralume che viene sorretto da un’asta rigida. Ne deduciamo che l’oggetto in analisi presenta solo in parte la topologia di una lampada e non comunica in maniera immediata le sue funzioni.

Piano del contenutoModifica

FigurativitàModifica

La forma della Lampada Falkland di Bruno Munari si crea spontaneamente grazie alle forze che agiscono nella sua struttura, ossia grazie all’ elasticità del tessuto, il peso e la rigidità degli anelli metallici che la compongono.[9] Alla luce di questo, essa viene definita forma spontanea poiché assume il suo aspetto solo quando viene sospesa, per effetto della gravità[10].

Come già anticipato, egli attua in maniera pionieristica un trasferimento tecnologico da un settore ad un altro, scegliendo come materiale per la sua Lampada la filanca, materiale flessibile, leggero e intercambiabile, dal prezzo contenuto. La Lampada, quando sospesa, raggiunge 1.60 m di altezza, per poi compattarsi nella sua confezione alta pochi centimetri. Ciò è reso possibile proprio grazie all'utilizzo di un tubolare di calza da donna color bianco, lungo 150 cm e largo 15 cm. Il tubolare viene allargato da 7 cerchi metallici di diametri diversi, posti a distanze prestabilite. Il risultato è una forma allungata che ricorda i fusti del bambù. Ogni anello di metallo, infatti, allarga il tubo di filanca che si raccorda all’anello vicino tramite una curvatura naturale. Il tubo con gli anelli è poi appeso a un riflettore di alluminio, che riprende la forma delle curve e porta una sola lampadina. La luce, che filtra dal tubo elastico, grazie alla particolare texture del tessuto, crea un caratteristico effetto di luminosità morbida e diffusa.

Grado di stilizzazioneModifica

Lampada Falkland gode di una forma spontanea, generata unicamente dalla tensione delle forze interne che la compongono. Dal design essenziale, fatto di linee curve, risulta lontana dall’archetipo di lampada; è vicina però, per figurativismo, ai fusti del bambù, grazie alla progettata alternanza di morbidi raccordi tra un anello e l'altro.

Sintassi discorsivaModifica

SpazializzazioneModifica

Lampada Falkland è adatta per gli ambienti interni ad uso domestico e talvolta anche pubblico. Il diffusore emana una luce calda che dona all’ambiente un aspetto accogliente e confortevole. Ripiegandola su sé stessa risulta più facile poterla riporre diminuendo notevolmente lo spazio d’impiego.

TemporalizzazioneModifica

Lampada Falkland, utilizzando la texture del tessuto in maglia tubolare bianca, crea un caratteristico effetto di luminosità morbida e diffusa adatta per le ore serali.

AttorizzazioneModifica

La Lampada predilige un pubblico appassionato di design ed intenditori, amanti del “bello”, del design innovativo e sostenibile.

Strutture superficialiModifica

AttantiModifica

Attante è un termine che Greimas ha ricavato dal linguista Lucien Tesnière: «Abbiamo già detto di essere stati colpiti dalla osservazioni di Tesnière che paragonava l’enunciato elementare a uno spettacolo: il soggetto è colui che fa l’azione; l’oggetto, qualcuno o qualcosa che subisce l’azione. La proposizione non è altro, in realtà, che uno spettacolo che l’homo loquens offre a se stesso»[11]. L’attante è chi fa o subisce un atto, è dunque definito da un predicato (un verbo), spesso modalizzato (volere, dovere, sapere, potere)[12]. In questo caso definiamo i seguenti attanti:

  • AP (main action program) = illuminare
  • A (adresser) = Lampada Falkland
  • S (subject)= soggetto (utente)
  • Ov (object value) = valore

Programmi d'azioneModifica

Secondo la legge di Greimas, in un universo semantico chiuso i valori rimangono costanti: non vengono mai creati o distrutti. Possono essere solo trasferiti.

Individuato il programma d'azione principale (AP), ossia "illuminare", ricaviamo il seguente programma d'azione:

OV: illuminare, AP→(S+OV)

Individuiamo poi altri sotto-valori, da cui ricaviamo i seguenti sotto-programmi d'azione:

Valore Programma d'azione Descrizione
Ov1: poter illuminare A→(S+Ov1) Lampada Falkland congiunge il soggetto al valore Ov1, ossia poter illuminare. Le scelte cromatiche adottate da Bruno Munari permettono alla luce di filtrare dal tubo dove, utilizzando la texture del tessuto, crea un caratteristico effetto di luminosità morbida e diffusa.
Ov2: minimo ingombro A→(S+Ov2) Lampada Falkland congiunge il soggetto al valore Ov2. La Lampada Falkland è caratterizzata da un minimo ingombro per lo stoccaggio e da una massima resa formale. Alta più di un metro e sessanta, si compatta nella confezione in pochi centimetri di spazio.
Ov3: estetica A→(S+Ov3) Lampada Falkland, grazie alla sua estetica minimale, è riconosciuta come una delle lampade più influenti tra gli oggetti di design.
Ov4: economicità A→(S+Ov4),(S-Ov4) In origine, Lampada Falkand fu progettata proprio per avere una lampada di costo contenuto (S+Ov4), adottando materiali economici come la filanca e gli anelli in metallo,. Oggi la Lampada, entrando nella storia del design, non risulta essere venduta a buon mercato (S-Ov4), disgiungendo quindi il soggetto del valore Ov4.

Valori modaliModifica

I valori modali sono potere, volere, dovere e sapere. Essi si trovano coinvolti nei programmi d'azione sopra visti. I valori modali possono modificare la sfera del fare o la sfera dell' essere. Avendo individuato come programma d'azione principale AP: illuminare, decliniamolo secondo i valori modali che, in questo caso, intervengono nella sfera del fare, ossia illuminare.

Valore modale Programma d'azione Descrizione
OV1: POTER illuminare A→(S+OV1) La Lampada permette al soggetto di poter illuminare.
OV2: POTER illuminare all'esterno A→(S-OV2) La Lampada non permette al soggetto di voler illuminare un ambiente esterno. Non è adatta ad essere posta in outdoor.
OV3: POTER illuminare direttamente (scrivania) A→(S-OV3) La Lampada non permette al soggetto di poter illuminare in modo orientato (come le lampada da tavola/per scrivania).
OV4: POTER arredare A→(S+OV4) La Lampada permette al soggetto di poter arredare il proprio ambiente.
OV5: VOLER illuminare A→(S+OV5) La Lampada permette al soggetto di voler illuminare tramite una luce soffusa, non orientata, adatta alle ore serali o per creare un ambiente piacevole e confortevole.
OV6: SAPER illuminare A→(S+OV6) La Lampada permette al soggetto di saper illuminare. Sebbene la Falkland non incarni esattamente l'archetipo di lampada, grazie ad un affrodance piuttosto semplice, comunque insita nell'oggetto lampada, l'utente sa come illuminare, tramite un interruttore o una presa elettrica.
OV7: DOVER fare (illuminare) A→(S+OV7) La Lampada obbliga il soggetto a compiere un'azione per poterla accendere.
OV8: DOVER fare (arredare) A→(S-OV8) La Lampada non obbliga il soggetto a compiere un'azione per poter arredare un ambiente.

Ruoli tematiciModifica

La Lampada, ideata da Munari per soddisfare criteri funzionali ed estetici, oltre che economici, dalle linee semplici e sinuose, viene adottata da utenti attenti sia alla funzionalità di un oggetto, al suo prezzo, alla facilità e semplicità di stoccaggio e di montaggio, senza per questo rinunciare alla bellezza di un oggetto iconico, storicamente riconosciuto come uno degli oggetti di design più famosi della storia. La scelta di inserire la Lampada nel proprio ambiente, domestico o pubblico, presuppone un pubblico d'intenditori. Non a caso esso si trova inserita in contesti notoriamente legati al design: gioiellerie, punti ristoro siti vicino a fiere del Design, negozi di arredamento, quartieri esclusivi.

Strutture profondeModifica

Quadrato semioticoModifica

 
Leggero - Pesante

Assunto che il quadrato semiotico di Greimas sia un metodo di classificazione visiva dei concetti pertinenti ad una data opposizione di una categoria semantica[13], partendo da due concetti S1 e S2, opposti e contrari, ricaviamo altri due concetti -S1 e -S2, che si pongono in relazioni con la prima coppia di concetti.

 
Freddo - Caldo
 
Artificiale - Naturale

Possiamo quindi definire i seguenti quadrati semiotici:

  • S1= pesante, S2= leggero, -S1= non pesante, -S2= non leggero. S1 (pesante) e S2 (leggero) sono opposti. S1 (pesante) e -S1 (non pesante) sono contraddittori, così come lo sono S2 (leggero) e -S2 (non leggero). -S2 (non leggero) e -S1 (non pensate) sono subcontrari. S1 (pesante) e -S2 (non leggero) sono complementari, così come lo sono S2 (leggero) e -S1 (non pesante).
  • S1= freddo, S2= caldo, -S1= non freddo, -S2= non caldo. S1 (freddo) e S2 (caldo) sono opposti. S1 (freddo) e -S1 (non freddo) sono contraddittori, così come lo sono S2 (caldo) e -S2 (non caldo). -S2 (non caldo) e -S1 (non freddo) sono subcontrari. S1 (freddo) e -S2 (non caldo) sono complementari, così come lo sono S2 (caldo) e -S1 (non freddo).
  • S1= artificiale, S2= naturale, -S1= non artificiale, -S2= non naturale. S1 (artificiale) e S2 (naturale) sono opposti. S1 (artificiale) e -S1 (non artificiale) sono contraddittori, così come lo sono S2 (naturale) e -S2 (non naturale). -S2 (non naturale) e -S1 (non artificiale) sono subcontrari. S1 (artificiale) e -S2 (non naturale) sono complementari, così come lo sono S2 (naturale) e -S1 (non artificiale).

Per quanto riguarda la Falkland, essa ha una sua determinata collocazione all'interno dei sopra citati quadrati semiotici. Grazie all'uso della filanca, la Lampada può essere definita leggera e, complementariamente, non pesante. Nella parte metallica, essa appare fredda, quindi non calda, al contrario di quanto accade nella parte sottostante, dove la filanca elargisce un aspetto caldo e quindi non freddo. La Lampada appare naturale, quindi non artificiale, nella forma, essendo composta da morbidi raccordi che rimandano ai fusti del bambù, mentre risulta artificiale, quindi non naturale, dati i materiali impiegati.

ValorizzazioneModifica

Quadrato di FlochModifica

Facendo riferimento alla griglia semiotica dei valori, basata sull’interpretazione dei valori di base e dei valori d’uso di Algirdas Julien Greimas e Courtés, possiamo attribuire alla Lampada una valorizzazione di tipo critico. Munari infatti, partendo dall’analisi degli oggetti disponibili sul mercato, rileva un campo di riflessione interessante nell’assenza di una lampada pratica, resistente e di costo contenuto. Il materiale offre una soluzione a questo problema[14]. La valorizzazione critica degli oggetti infatti, risponde ad una ricerca, nell’ambito del design, di soluzioni eleganti, con un buon rapporto qualità-prezzo, dettati dall’intelligenza del progettista[15]. Non a caso, la Lampada risulta rigorosa, e manifesta l'idea munariana secondo cui la semplificazione è la parte più complessa e difficile da gestire nella progettazione di un oggetto di design. La Falkland, inoltre, s'inserisce visionariamente nel campo delle soluzione ecologiche oggi tanto perseguite, sia a livello di materiali che d'imballaggio.

Sempre facendo riferimento al modello sopracitato, possiamo attribuire alla lampada anche una valorizzazione di tipo pratico, sia per la solidità dell'oggetto, sia per il sapiente uso del materiale che ha permesso lo studio di un packaging economico, contenuto nelle dimensioni, grazie alla facilità di compattamento della filanca da cui ne deriva anche la facilità di trasporto, stoccaggio e smaltimento.

CuriositàModifica

Si ipotizza che la scelta del nome sia un ossequio alle Isole Falkland, la cui principale fonte di sostentamento è la pesca. Il suo materiale, infatti, ricorda le nasse ovvero un attrezzo usato nella pesca tradizionale.

ConclusioniModifica

Lampada Falkland è a tutti gli effetti una lampada alla Munari ovvero nasce da una progettazione senza alcun preconcetto stilistico o formale, avendo come propria guida soltanto la naturalezza nella creazione delle cose, al fine di ottenere un prodotto essenziale. Bruno Munari sostiene sia necessario che per ogni tipo di oggetto il designer utilizzi le materie più adatte, impiegandole nelle dimensioni e negli spessori più confacenti, al fine di ridurre al minimo i tempi di lavorazione richiesti dal successivo processo di produzione industriale.

L’analisi semiotica sopra trattata, ci mostra come Lampada Falkland si basi sulle diverse opposizioni che in semiotica vengono definite plastiche, che configurano l'oggetto sia a livello di forma, di texture che di posizione. L’utilizzo di materiali insoliti come la filanca e gli anelli di metallo non permettono una chiara identificazione dell’oggetto a primo impatto. Ciò presuppone che, in questo caso, sia stata effettuata una chiara ipocodifica, ossia una codifica lontana dal codice fornito dalla nostra cultura. La Lampada Falkland gode di una forma spontanea, generata unicamente dalla tensione delle forze interne che la compongono. Dal design essenziale, fatto di linee curve, risulta infatti lontana dall’archetipo di lampada; è vicina però, per figurativismo, ai fusti del bambù, grazie alla progettata alternanza di morbidi raccordi tra un anello e l'altro.

Lampada Falkland è adatta per gli ambienti interni ad uso domestico e talvolta anche pubblico. Tramite la texture del tessuto in maglia tubolare bianca, si crea un caratteristico effetto di luminosità morbida e diffusa che rende la Lampada adatta per le ore serali. La Lampada predilige un pubblico appassionato di design ed intenditori, amanti del “bello”, del design innovativo e sostenibile.

Alla Lampada possiamo attribuire un tipo di valorizzazione critica (vedi Algirdas Julien Greimas e Courtés). Essa infatti risponde ad una ricerca, nell’ambito del design, di soluzioni eleganti, con un buon rapporto qualità-prezzo, dettati dall’intelligenza del progettista.

Economicità, riproducibilità, trasportabilità, topologia sono gli elementi che rendono Lampada Falkland un modello di spicco del paradigma munariano. Esposta nei principali musei del mondo, è tra le icone del design più amate dal grande pubblico, così come lo è il suo autore.

NoteModifica

  1. https://www.moma.org/collection/works/88993?artist_id=4163&locale=it&sov_referrer=artist
  2. http://www.danesemilano.com/wp-content/uploads/munari_falkland.pdf
  3. http://architettura.unige.it/did/l1/disegnoind/primo0506/storiadisind/dispensedefinitive/designgiapp.pdf
  4. Bruno Munari, Da cosa nasce cosa, pagina 206.
  5. Bruno Munari, Da cosa nasce cosa, pagina 11.
  6. Massimo Ruffilli Laura Giraldi, Design a mano libera, Alinea Editrice, 2010.
  7. Per approfondimenti sulle opposizioni plastiche si veda l'analisi semiotica degli oggetti elaborata da [[w:Alvise Mattozzi|]].
  8. http://www.pieropolidoro.it/lezione1_3b.htm
  9. https://www.designrepublic.com/it/lampade-a-sospensione/1061-danese-falkland---165.html
  10. http://www.designindex.it/prodotti/design/falkland-danese.html
  11. Elementi di sintassi strutturale, 1959
  12. http://www.coris.uniroma1.it/sites/default/files/SSTL2016-17.5%20.pdf
  13. http://www.coris.uniroma1.it/sites/default/files/SSTL2016-17.5%20.pdf
  14. Walter Gadagnini, La fotografia in 100 immagini, 24 ORE Cultura, 2007.
  15. Jean-Marie Floch, Visual Identities, A&C Black, 2001.

ApprofondimentoModifica

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica