Filosofia dell'informazione/Cultura di Internet

Indice del libro

L'equilibrio dell'utopismo

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Sherry Turkle viene colto di sorpresa dall'avvento di internet. Riflettendo sulla sua esperienza,ha concepito la relazione di una persona con il suo computer come una persona sola. Nel 1995 scrive Life on the screen dove l'autore si inserisce nella categoria utopica della sua tricotomia tra utopico,apocalittico e valutazioni utilitaristiche di internet. Con lo sviluppo di internet il computer diventa uno specchio. Gli apocalittici vedono il passaggio attraverso lo specchio come un impoverimento culturale. Turkle invece usa la metafora della colonizzazione. Attraverso questa metafora l'autore vede una nuova dimensione della vita che deve essere colonizzata. Caratterizza i suoi coloni come delle costruzioni dell'identità nella cultura della simulazione. Facendo ciò la nostra cultura implica due idee. La prima è di essere consapevoli di un continuum di stati tra reale e virtuale. La seconda è che la costruzione dell'identità implica qualcosa come la nozione di una dimensione appena introdotta. Nonostante queste idee Turkle non crede che il postmodernismo abbia distrutto l'identità personale, ma riconosce la complessità dell'autodeterminazione nella societá moderna.

Turkle parla del fenomeno di disturbo di personalità multipla. Secondo l'autore questa malattia è comune a causa dello stress e non perché è stato lo sviluppo medico ad illustrarci nuove malattie. Quindi la costruzione dell'identitá è distinta dall'impazzire. L'identità si riferisce all'identità tra una persona e la sua persona. Uno dei temi principali di Turkle è la transizione dal moderno al postmoderno. Nell'idea di postmoderno si evidenziano termini come "fluido" e "decentrato". Questa transizione è parallela al mondo dei computer,da una cultura del calcolo ad una cultura della simulazione. Quest'ultima si serviva di una compressione "verticale" del computer, comprendendolo dai linguaggi di programmazione all'architettura hardware. Tuttavia la cultura della simulazione richiede una spina dorsale modernista, infatti non solo commissiona ai tecnici di mantenere in funzione la rete dei computer, ma ha bisogno di inventori e teorici. La semplice verità del curriculum superiore della scienza, si associa al valore modernista che discerne una gerarchia. Il valore modernista della prudenza, dell'interesse personale razionale, il quale da' uguale peso a ogni momento della vita di una persona, si unisce alla pura verità sull'identità.

Distopico ereditario

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Il punto centrale di qualche distopica è una falsità: un'inferenza dalle caratteristiche del calcolo alle caratteristiche dei media che il calcolo consente. Questo è chiamato Frame Fallacy. Evans compie osservazioni sul carattere algoritmico del calcolo deducendone che gli scienziati informatici e gli psicologi cognitivi sono in accordo con i burocratici tecnocratici che si occupano dell'amministrazione efficiente. In primo luogo un'amministrazione efficiente rispetto alla programmazione, potrebbe essere messa al servizio di un organizzazioni che si occupano dei diritti umani. Supporre il contrario significa commettere la semplice fallacia del frame. Attraverso una critica generica del modello computazione, Evans sostiene che la "razionalitá tecnocratica" è un presupposto del modello della mente computerizzata. La crisi della modernitá è che la coscienza stessa è ridotta a parametri per la produzione di sistemi sociali. Assimilandoci alle macchine, la psicologia cognitiva nega quei valori culturali che affermano la vita e da qui la sua visione nichilista. L'argomento di Evans esordisce prendendo in considerazione la macchina di Turing e l'idealizzazione del "discorso analitico". Entrambi dividono la loro materia in un insieme di entità discrete, mantenendo una rigorosa separazione tra il linguaggio e il dominio su cui opera. L'idea è trasformare tutto in una procedura efficace.

Evans sta equivocando sulla procedura efficace tra l'amministrazione direttiva da una parte e l'algoritmo dall'altra. Evans viene scambiato da caratteristiche di computazione a caratteristiche delle comunità di ricerca che ne fanno uso, incoraggiato dal suo equivoco nella procedura efficace. Una ragione per diffidare dalle teorie di ereditarietà utopica o distopica, è che incoraggiano una tendenza verso la denuncia di internet. Borgmann crede che l'informazione generata digitalmente non possa dare contributo positivo alla cultura, anzi la minaccia. L'analisi di Bernstein, padre delle teorie distopiche, si concentra su [[w:Martin Heidegger|Martin Heidegger]. Quest'ultimo è rimasto in silenzio sull'Olocausto dopo la guerra. Parlando di consegna alla tecnologia che ci rende ciechi all'assenza di essa. Tuttavia secondo Bernstein lui ha trascurato il suo interesse per Aristotele.Infatti secondo Aristotele sono cinque gli stati dell'anima in grado di cogliere la verità: techne, episteme, praxis, phronesis, sophia. Heidegger tuttavia sembra escludere la possibilità di phronesis e prahis. È cieco davanti a ció in quanto colpevole di un'arroganza intellettuale. Tema fondamentale è la definizione "corretta" di tecnologia come strumento neutrale che puó essere usato per fini benevoli o per fini spregevoli. Queste differenze non sono essenziali parlando di ambiente della tecnologia. Le conclusioni suggeriscono una morale delle teorie utopiche e distopiche della cultura di internet.

La cultura di internet

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Secondo Cooper nonostante la diffusione di internet nel nostro tempo, gli utenti regolari sono tuttavia una minoranza. Oggi la tecnologia e internet ricoprono un ruolo centrale nelle società industrializzate. Tuttavia questa centralità comporta problemi etici, politici e morali, come ad esempio se sia giusto o meno consentire il passaggio di questa minoranza ad una maggioranza. E ancora problemi riguardanti l’importanza che bisogna dare alla tecnologia dell’informazione. Il desiderio di collegarsi alla rete non è solo per pochi soggetti, ma è un desiderio globale esteso ad ogni individuo che sia in possesso di un computer. A questo punto non appare per nulla utopico il sogno di una metropoli elettronica globale, in cui i cittadini sono cittadini del web. In questo scenario le difficoltà presentate in precedenza certamente aumentano, soprattutto e ci ricolleghiamo a quanto espresso da Cooper su internet come una scoperta talmente nuova da non conoscere ancora il suo “telos”, ammesso che ne abbia uno. Anche il tempo e le relazioni sociali presentano difficoltà dovute alla centralità della tecnologia. Esempi sono il tempo speso online e quindi in un luogo che va oltre al luogo fisico, quindi si induce ad un distacco fisico e geografico dell’utente che viene assorbito dal web. Da qui la metafora di Cooper che identifica internet come: “lo specchio da attraversare per mettersi in contatto con gli altri che sono dietro allo specchio”. Il distacco fisico locale, tuttavia, è ben tollerato dalla nostra società. Questo forse perché vi si è abituati a forme di distacco simili quando si legge o si ascolta musica, si assiste ad uno spettacolo ecc. Cooper però rammenta che laddove le tecnologie migliorassero al punto di condurre l’utente ad esperienze tattili e visive verosimilmente reali, potrebbe nascere un distacco di una gravità tale da incidere addirittura sulle altre forme di distacco, leggendo poco e male ad esempio. Alcuni postmodernisti moderati, sostengono che la tecnologia abbia già trasformato la società attuale, e lo ha fatto talmente radicalmente da essere invisibile agli occhi della maggior parte della gente. In effetti il modo di pensare e rappresentare, le immagini e le rappresentazioni della società moderna tengono conto dell’impatto tecnologico più di quanto si pensi. Basti pensare alla possibilità di rappresentare figurativamente le proprie idee attraverso i modellini informatici e i programmi. Oggi l’uso del computer è una seconda natura, pertanto il motore di acculturazione si muove proprio in questo senso, ossia incentivare l’uso e lo studio degli elementi tecnologici.

Questa informatizzazione della società però può essere problematica, e apre ad un profondo interrogativo, ossia può una società influenzata da mille culture avere una cultura propria? Internet ha una propria cultura? È solo uno strumento o esiste davvero una cultura di internet? A tal proposito le risposte sono varie, a seconda delle tre correnti di pensiero, ossia utopisti, distopici e strumentalisti. Gli strumentalisti indicano internet quale semplice strumento, mentre gli utopici come un bene. Differente è il parere degli anti-utopisti che vedono internet non come un bene ma come qualcosa di negativo. Heidegger ebbe un forte impatto sui filosofi della tecnologia con la sua opera intitolata “ Questione sulla tecnica”. Molti filosofi hanno attinto da lui l’idea che una tecnologia può essere inseparabile da un impegno di valore, un impegno di importanza tale da dover porre dei valori. Anche se heidegger non avrebbe mai approvato la terminologia “valore” poiché per il filosofo tedesco ogni valore è altamente soggettivo per quanto buono esso possa essere considerato. L’idea inerente alla tecnologia di Heidegger è istanziato nella dichiarazione che l’alta tecnologia dell’agricoltura industriale è difatti inseparabile da un cattivo modo di relazionarsi con la natura, trattandola come qualcosa da sfruttare per ricavare benefici. L’idea di Heidegger come si può notare, sarà ripresa dai filosofi distopici come il suo traduttore Michael Heim. Heim nel suo “The Metaphysics of Virtual Reality” sostiene che la logica booleana del computer segna un nuovo quadro psichico fino a cancellare la visione periferica dell’occhio della mente. Tutto questo si traduce per Heim come il generarsi della infomania, con cui deriva il primato dell’informazione e l’omgeneizzazione della conoscenza al fine di ridurre il tutto e renderla manipolabile e trasmissibile, come se fosse appunto un dato informatico. Questo provoca inevitabilmente uno svuotamento di significato della conoscenza. Al distopismo di Heim, Cooper contrappone il distopismo equilibrato di Birkerts e l’analisi di quest’ultimo sul rapporto costo-beneficio della rivoluzione tecnologica presentata nel “The Gutemberg Elegies: il destino della lettura nell’era elettronica”. In questa sua opera Birkerts elenca i vantaggi e gli svantaggi dovuti all’informatizzazione. Tra i vantaggi una capacità neurale espansa e una spiccata capacità ad ospitare una vasta gamma di stimoli contemporaneamente, il superamento dei vecchi pregiudizi che si traduce spesso in vera e propria tolleranza. Tuttavia vi sono anche svantaggi quali una scarsa fede nelle istituzioni, un distacco marcato dalla tradizione e dal passato in genere, un distacco dal tempo e dal luogo fisico, una generale irrequietudine a cui si associa una ridotta attenzione, la perdita del senso del tempo e della durata dell’esperienza. Ma tra le perdite, secondo Birkerts, vi è anche la fiducia e la prospettazione di un futuro, nonché l’allontanamento dal luogo geografico e dalla comunità.

L’editore e scrittore Kevin Kelly prende per così dire le distanze dal distopismo tecnologico, tanto da teorizzare internet quale sistema vivente, quale “vivisystem”, un luogo in cui l’avvicendarsi del meccanico e realistico aumenta di anno in anno. Secondo Kelly gli sviluppi della tecnologia stanno rivelando la vera natura delle cose, quel velo che separa il meccanico dal realismo, dal biologico, si è dissolto per rivelare che le due sfere in verità sono sempre stati una sola ed unica espressione dell’essere. Il vivisystem di Kelly è un termine di continuità in quanto la vasta gamma di sistemi viventi artificiali e naturali sono uniti da una certa continuità tra noi stessi e le macchine. Cooper ci presenta poi la figura dei vivisystems in Lovelock con la sua famosa ipotesi di Gaia, questa per giunta, pienamente appoggiata da Kelly. Per Lovelock l’intera gamma della materia esistente e vivente in natura può essere considerata come singola entità vivente dotati di poteri e abilità che vanno ben oltre ai poteri delle sue parti costitutive. Gaia (l’intero sistema che racchiude il tutto) secondo Kelly non è solo viva, ma grazie ad internet e alle comunicazioni e alle reti sta arrivando a possedere una mente. La mente diventa globale in questo caso, e noi umani siamo inclusi in questo enorme agglomerato che Lovelock chiama Gaia e che Kelly definisce vivisystem. Pur essendo immersi in questo vivisystem non siamo coscienti della mente globale perché la nostra mente individuale è solo una parte di essa, pertanto può solo percepire alcuni dei molteplici aspetti di tale sistema. Questo significa che le successive riflessioni e azioni della mente globale, sono del tutto fuori controllo e fuori da ogni nostra comprensione. Questa mancanza di comprensione porterà alla nascita di un nuovo spiritualismo. La nostra appartenenza alla mente globale ci pone dinnanzi ad un problema abnorme, ossia la ricerca del nostro “IO all’interno di un sistema molteplice che non offre alcun punto fermo o dimora stabile. Ma anche “l’IO SONO” della mente globale diverrà soggetto di una ricerca infruttuosa e dunque infinita.

A fine articolo Cooper introduce un'altra visione utopica che vede nella mente globale di internet un presagio minore di un dio apocalittico. Questo dio prenderà l’energia generata dalla “divergenza verso l’infinito della gravità” nel Big Crunch in modo da riprodurre tutta l’esperienza passata in calcoli che danno forma a realtà virtuali necessarie. Gli uomini saranno riportati in vita con una mente simile ad una macchina di Turing, ossia programmi in grado di generare interpretazioni di realtà virtuali. La nostra esperienza vissuta, potrà essere corretta dalle nostre menti al fine di rielaborare esperienze spiacevoli ed introdurre momenti desiderabili.