Emozioni e percezioni

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EMOZIONI E PERCEZIONI
Consapevolezza, memoria, sentimenti e flussi di coscienza
Nr. 2 della Serie dei sentimenti

Autore: Monozigote

I edizione 2019
"La strega Erichtho" di John Hamilton Mortimer


IntroduzioneModifica

L'emozione sembra essere una componente chiave nel comportamento degli esseri coscienti. In una certa misura, la coscienza "è" emozione. Probabilmente non c'è nessun ricordo, nessun pensiero e nessuna pianificazione che si verifichino senza provare emozioni. Siamo sempre felici o tristi o impauriti o qualcos'altro. Raramente c'è un momento al giorno in cui non proviamo emozioni. William James concepiva la vita mentale come "flusso di coscienza", ogni stato di coscienza che possiede sia un aspetto cognitivo che un aspetto di sensazione.[1]

Se tutta la coscienza sia solo emozione o se l'emozione sia una struttura parallela e complementare della mente, è discutibile. Ma si può sostenere che non considereremmo un essere cosciente chi non può provare emozioni, non importa quanto sia intelligente e non importa quanto il suo corpo assomigli al nostro.

D'altra parte, attribuiamo emozioni a esseri che non consideriamo "coscienti": cani, uccelli, persino pesci e tarantole. Le intensità delle loro emozioni (di paura, per esempio) sono forti come le nostre, indipendentemente dal fatto che il loro livello di autocoscienza sia paragonabile al nostro? L'emozione è una forma più primitiva di coscienza, che negli umani si è sviluppata in un'autocoscienza a tutti gli effetti? L'emozione è un organo, proprio come i piedi e le code, che una specie può o non può avere, ma che non ha rilevanza per la coscienza?

Quando ci si rivolge alle emozioni, il primo problema che dobbiamo affrontare è che la maggior parte degli studi su di esse provengono da una prospettiva psicologica. Poche ricerche sono state condotte da una prospettiva più scientifica e biologica.

Le emozioni sono state tradizionalmente trascurate dagli scienziati che ricercano la mente, come se fossero un aspetto secondario (o semplicemente un malfunzionamento) dell'attività cerebrale. Il fatto è sorprendente perché le emozioni hanno molto a che fare con il nostro essere "consapevoli", col differenziare la vita intelligente dalla materia morta e dalla vita non intelligente. Mentre la relazione tra "sentire" e "pensare" non è ancora chiara, si è generalmente d'accordo sul fatto che tutti gli esseri che pensano si sentono anche. Ciò rende i sentimenti centrali per la comprensione del "pensare".

Il fatto che le emozioni non siano una nozione così periferica come implicherebbe la scarsa letteratura su di esse è un fatto sospettato fin dai tempi antichi, ma solo recentemente la scienza si è concentrata sulla loro funzione, sulla loro evoluzione e sul loro comportamento. In altre parole: come ha avuto origine la capacità di provare emozioni, perché ha avuto origine e come influenza il funzionamento generale della nostra mente?

Emozioni come istinto di sopravvivenzaModifica

Le risposte possono essere riassunte, ancora una volta, con la seguente frase: le emozioni sono un prodotto dell'evoluzione, esistono perché favoriscono la nostra specie nella selezione naturale. Ciò che le emozioni sembrano fare è aiutarci a prendere decisioni rapide in situazioni cruciali. Se ho paura di una situazione, significa che è pericolosa: l'emozione della paura mi ha già aiutato a prendere una decisione su come affrontare quella situazione. Se non fossi in grado di provare paura, il mio cervello dovrebbe analizzare la situazione, dedurre logicamente ciò che è buono e ciò che è cattivo per me in tale situazione e infine trarre una conclusione. A quel punto, potrebbe essere troppo tardi. La paura aiuta ad agire più velocemente che se usassimo le nostre facoltà logiche.

Supponiamo che, tra tutte le informazioni disponibili nell'ambiente, la mente sia principalmente interessata alle regolarità ambientali. Quindi la maggior parte della sua elaborazione può essere ridotta a: c'è un obiettivo (ad esempio: "mangiare"), c'è un bisogno (ad esempio: "cibo") e c'è una situazione (ad esempio: "una piantagione di banane"). Basandosi su regolarità note dell'ambiente, la mente può determinare di cosa ha bisogno per raggiungere il suo obiettivo nella situazione attuale. L'emozione (per es. "desiderare banane") semplifica questo processo. La funzione delle emozioni è di fornire all'individuo la visione più generale del mondo, coerente con le esigenze, gli obiettivi e le situazioni attuali.

Inoltre, le emozioni sono anche il modo più veloce in cui possiamo comunicare coi membri del nostro gruppo. Si ritiene che le emozioni siano segnali tra animali della stessa specie che comunicano il proprio stato cerebrale a un altro.

Emozione come razionalitàModifica

Aaron Sloman[2] ha ridotto la discussione sulle emozioni a semplici termini matematici. Esaminiamo un "agente" (che sia un essere umano, un animale, un robot o un software), che è limitato e intelligente e deve agire in un ambiente complesso. Un ambiente "complesso" può includere un numero molto elevato di fattori. In effetti, può essere costituito da un numero "infinito" di fattori, se si inizia a contare ogni piccolo dettaglio che può avere un'influenza. Il nostro agente, che è limitato, non giungerebbe mai a una conclusione su cosa fare se analizzasse ciecamente tutti i fattori. Pertanto, per sopravvivere (per muoversi, in realtà) deve essere dotato di meccanismi che causino emozioni. In altre parole, le emozioni sono il risultato di vincoli dell'ambiente sull'azione dell'essere intelligente.

Uno stato emotivo è creato da una situazione, attraverso una misteriosa reazione chimica nel sistema nervoso. Uno stato cognitivo è creato da una serie di situazioni e da un processo di pensiero che mette in relazione tali situazioni e trae una sorta di conclusione. La relazione tra stati emotivi e stati cognitivi si riduce alla necessità di trarre conclusioni quando la cognizione dovrebbe affrontare l'esplosione combinatoria di possibili linee di ragionamento.

Possiamo esprimere questo fatto in un modo diverso: le emozioni svolgono lo stesso ruolo delle percezioni, cioè contribuiscono a creare credenze e desideri. Credenze e desideri sono elementi necessari di qualsiasi sistema logico: si tenta di soddisfare i desideri agendo nell'ambiente secondo le proprie convinzioni sull'ambiente. Alcuni credono che le emozioni siano apprese come una lingua. E, come ogni lingua, hanno la loro grammatica, cioè la loro sintassi e semantica (un'idea proposta anche da Sloman). Proprio come il significato delle parole deriva in definitiva dalle frasi in cui possono essere utilizzate, la semantica delle emozioni deriva dagli scenari in base ai quali sono state apprese. Le emozioni possono quindi essere studiate in modo formale proprio come qualsiasi altra lingua. La complementarità tra ragione ed emozione diventa quella che egli chiama "razionalità assiologica", un altro modo per esprimere il fatto che le emozioni determinano ciò che è saliente, cioè possono limitare le possibilità combinatorie che la ragione deve affrontare nel mondo reale.

Emozione come omeostasiModifica

Eccovi una scomposizione molto elegante del comportamento umano: il nostro comportamento è il prodotto di diversi sistemi di organizzazione che appartengono a due grandi famiglie. La prima è la famiglia di sistemi innati di elaborazione per scopi speciali (riflessi, istinti, ecc.). In generale, la loro funzione è un "adattamento corporeo" all'ambiente. In generale, il loro approccio non è analitico ma olistico e sincretico: non "riducono" la situazione nei suoi dettagli, la trattano nel loro insieme. Questi processi sono innati, non abbiamo bisogno di impararli. La seconda famiglia contiene sistemi di elaborazione generici acquisiti. In generale la loro funzione è quella di dare un senso all'ambiente. Il loro approccio è sequenziale e analitico. La prima famiglia è associata all'emisfero destro del cervello ed è responsabile dell'espressione emotiva; la seconda è associata all'emisfero sinistro ed è responsabile del pensiero simbolico. Le due famiglie collaborano per determinare il comportamento del corpo.

Ciò che è ancora più interessante riguardo alla succitata analisi è in realtà il vantaggio delle emozioni nella comunicazione tra gli umani. La comunicazione delle emozioni risulta essere un sistema di segnali biologicamente condiviso. È stato creato attraverso il processo evolutivo ed è parte di ogni essere umano. Significa che è molto facile comunicare un'emozione: noi riconosciamo immediatamente il significato dell'emozione di un altro essere umano. Al contrario, comunicare un teorema non è affatto facile e spesso richiede abilità speciali.

Oltre all'adattamento corporeo, quindi, le emozioni hanno l'importante funzione di accelerare la comunicazione di informazioni cruciali tra i membri della stessa specie.

Se l'emozione è, in definitiva, una reazione a una situazione nell'ambiente, si può presumere che sia una "misura" relativa a quella situazione, e ciò che viene comunicato è proprio quella misura. Ma una misura di cosa? Si può credere che le emozioni provengano sempre da motivazioni che devono essere soddisfatte: l'emozione è una misura di quanto siano state soddisfatte. Ad esempio, la paura è una misura di sicurezza.

Un modo più appropriato di riferirsi all'adattamento è "omeostasi", che è il processo di ricerca di un equilibrio. Se qualcosa cambia nell'ambiente, tutti gli organismi che dipendono da quell'ambiente reagiranno in qualche modo per ricreare l'equilibrio di cui hanno bisogno per sopravvivere. Questo processo di ricerca continua dell'equilibrio si chiama "omeostasi". La maggior parte degli scienziati che hanno studiato le emozioni concordano sul fatto che la funzione ultima delle emozioni è l'omeostasi.

Emozione come eterostasiModifica

Ci sono notevoli eccezioni. Un'opinione afferma esattamente il contrario: gli organismi non si nascondono nell'ambiente, cercando di minimizzare l'azione e il cambiamento; essi cercano attivamente la stimolazione. Se l'omeostasi è la ricerca di una condizione di stato stazionario, "eterostasi" è la ricerca della massima stimolazione. Tutte le parti del cervello cercano indipendentemente la stimolazione positiva (o "piacere") ed evitano la stimolazione negativa (o "dolore"). Cognizione ed emozione coesistono e si completano a vicenda, ma i loro ruoli relativi sono significativamente diversi: l'emozione fornisce il senso di ciò di cui l'organismo ha bisogno, la cognizione fornisce i mezzi per raggiungere tali bisogni.

Emozione come cognizioneModifica

Il tema comune alla base di tutti questi studi è che le emozioni non sono così irrazionali come sembrano; piuttosto il contrario, in realtà.

Richard Lazarus (cognome che è tutto un programma!)[3] ha fornito una sintesi di tutti questi temi. Ha convenuto che l'obiettivo finale delle nostre emozioni è aiutare l'organismo a sopravvivere nell'ambiente. Le emozioni nascono dal rapporto tra l'individuo e il suo ambiente o, meglio, le regolarità del suo ambiente. L'emozione richiede una valutazione della situazione e delle sue conseguenze. Ad esempio, tale valutazione può portare alla paura se la situazione si rivela pericolosa. Le emozioni sono determinate geneticamente, ma possono cambiare nel corso della vita: sia le variabili biologiche che quelle sociali possono alterare il nostro insieme di emozioni, e questo spiega perché le emozioni cambiano attraverso le varie fasi della vita.

In definitiva, le emozioni esprimono il significato personale dell'esperienza di un individuo. Il significato di ogni emozione riguarda il significato dell'evento scatenante (la situazione) per il benessere dell'individuo.

Ogni emozione è definita da un insieme di benefici e danni nella relazione tra individuo e ambiente, e quell'insieme è costruito da un processo di valutazione. La valutazione è la chiave dell'emozione. Ogni tipo di emozione si distingue per uno schema di fattori di valutazione.

Poiché la valutazione è il processo fondamentale per il verificarsi dell'emozione, Lazarus credeva che la cognizione fosse un requisito per l'emozione: un processo cognitivo (una valutazione) deve avvenire prima di poter provare un'emozione.

Emozione come comunicazione tra cervello e séModifica

Tutti questi modelli tendono a trascurare la relazione tra emozione e consapevolezza. Tendono anche a rendere troppo astratta l'ovvia relazione tra emozione e corpo.

Una sintesi che si riferisce direttamente alla coscienza e al corpo è stata proposta da coloro che vedono la sociologia come una branca della biologia. In questa opinione, lo stesso sistema emotivo controlla il comportamento sociale, sessuale e individuale. Tale sistema emotivo ha origine dall'organizzazione neurale del cervello: le emozioni sono eventi razionali e prevedibili. Il cervello è un computer, ma viene introdotta la novità che le emozioni sono il prodotto diretto dell'attività di elaborazione di quel computer. Sono le emozioni, non la ragione, a dirigere e informare le azioni quotidiane degli individui.

Questa visione "sociologica" inizia separando il cervello e il sé: il cervello è consapevole di ciò che sta accadendo nel sistema digestivo del corpo, ma informerà il sé solo quando è necessaria una correzione / azione. Normalmente, un individuo non è consapevole dei propri processi digestivi. Il suo cervello è sempre informato, però. Il canale di comunicazione tra il cervello e il sé è fatto di emozioni. Il cervello può sintonizzare l'importanza del messaggio controllando l'intensità delle emozioni. Lungi dall'essere un processo irrazionale, la vita emotiva viene calcolata matematicamente per raggiungere esattamente il livello di risposta necessario. I sentimenti sono soggettivi e inaccessibili, ma sono anche obiettivi e precisi.

Il sé non ha idea del processo dettagliato che stava accadendo nel corpo e del motivo per cui quel processo deve essere corretto. Il sistema emotivo del cervello, d'altra parte, è un sistema sofisticato e complesso di elaborazione delle informazioni. Il cervello è un computer programmato per informare il sé (attraverso le emozioni) di ciò che deve essere fatto per preservare il suo corpo e la sua società. È attraverso le emozioni che il cervello informa il sé di ogni singolo dettaglio del corpo che è rilevante per la sopravvivenza. Non c'è quasi nessun istante senza un'emozione che dice all'individuo di fare qualcosa piuttosto che qualcos'altro. "Per gli esseri umani la realtà che alla fine conta è la realtà dei loro sentimenti".[4]

Il sé mantiene un livello di libertà: mentre non può sopprimere i messaggi (emotivi) che riceve dal cervello, può disobbedirli. Il cervello può aumentare l'intensità del messaggio quando il sé lo disobbedisce e un conflitto doloroso potrebbe insorgere. Il cervello e il sé non sono solo separati, ma possono combattersi a vicenda.

In conclusione, solo il sé può essere cosciente e sentire, ma il cervello ha il controllo sia della coscienza che dei sentimenti.

Se consideriamo il cervello come un computer, l'hardware è costituito dall'organizzazione neurale. Esistono tuttavia due tipi di software: bionaturale (conoscenza del mondo naturale) e bioculturale (come una lingua o una religione). Un programma ha tre componenti principali: i sistemi sensoriale, mentale ed emotivo. Qualsiasi input sensoriale può essere tradotto automaticamente dal cervello in un messaggio mentale (idea) o emotivo (sentimento) — e viceversa. Sia il programma bioculturale che quello bionaturale esercitano il controllo emotivo sul corpo.

La suddetta teoria distingue cinque sistemi di comunicazione: il sistema naturale (il mittente è una cosa naturale, come per es. un albero), il sistema culturale (il mittente è la cultura, qualcosa creato dagli umani), il sistema somatico (il mittente è l'indivisuo col proprio corpo), il sistema immaginario (il mittente è immaginazione) e il sistema sociale (il mittente è un altro individuo). Il cervello umano è geneticamente attrezzato per ricevere e comprendere tutti e cinque i tipi di messaggi. Ciò che conta in definitiva sono le traduzioni emotive degli input sensoriali.

Emozione come rappresentazione del corpoModifica

Conclusioni simili sono state raggiunte da recenti studi neurobiologici, incentrati sulla relazione tra memoria, emozioni e coscienza. La novità di questo approccio è la distinzione tra emozioni e "sentimenti". Un sentimento è un'esperienza privata di una certa emozione, che non può essere osservata da nessun altro. Un'emozione è il processo cerebrale che percepiamo come sentimento. Un'emozione può essere osservata dagli altri perché produce effetti visibili (che si tratti dell'espressione facciale o di un movimento) e perché deriva da un processo cerebrale che può essere osservato e misurato.

La differenza è cruciale. Le emozioni sono fissate geneticamente, in larga misura: l'evoluzione ci ha dotato di un repertorio basilare di emozioni che ci aiutano a sopravvivere. La mia personalità (che è principalmente modellata dalla mia interazione con l'ambiente) può determinare il modo in cui esprimo e reagisco a quelle emozioni, ma le emozioni che provo sono le stesse di tutta la mia specie. L'emozione è una risposta geneticamente guidata da uno stimolo: quando si verifica quello stimolo (ad esempio, una situazione di pericolo), una regione del cervello genera un'emozione (paura) che si diffonde attraverso il cervello e il corpo attraverso il sistema nervoso e quindi provoca un cambiamento nello stato sia del cervello che del resto del corpo. Questo cambiamento di stato ha lo scopo di far fronte in qualche modo allo stimolo. Alcune emozioni vengono acquisite durante lo sviluppo (ad es. Attraverso l'interazione sociale) ma anche loro sono radicate nelle emozioni primarie universali della specie.

Pertanto la relazione tra individuo e ambiente che è stata proposta da molti pensatori come causa delle emozioni è qui ridotta all'interazione tra il corpo e il cervello, che è solo indirettamente correlata all'interazione tra l'organismo e l'ambiente. L'emozione, in effetti, riguarda la regolazione omeostatica e si riferisce davvero al mantenimento dell'equilibrio, ma l'equilibrio avviene, più specificamente, tra stimoli esterni e rappresentazioni interne.

I sentimenti, al contrario, sono percezioni. In questa teoria si sostiene che i sentimenti siano vedute degli organi interni del corpo: i sentimenti sono percezioni. Ciò deriva da una visione di ciò che è la mente: la mente riguarda il corpo. I processi neurali che sperimento come "la mia mente" riguardano la rappresentazione del mio corpo nel cervello. Il mentale richiede l'esistenza di un corpo, e non solo perché deve essere contenuto in qualcosa. I sentimenti esprimono questa funzione della mente.

Questo spiega anche perché non possiamo controllare i sentimenti delle emozioni: non possiamo perché non possiamo cambiare lo stato del nostro corpo o, meglio, possiamo controllare le emozioni nella misura in cui possiamo cambiare lo stato del nostro corpo che ha causato quell'emozione.

Naturalmente, quella rappresentazione del corpo è sempre presente nel cervello, ma è per lo più dormiente. Ci vuole uno stimolo specifico per attivarlo e generare un'emozione, che a sua volta produrrà un sentimento.

William James aveva già sostenuto che i sentimenti sono il riflesso di un cambiamento nello stato del corpo. Qui viene fornito un modello dettagliato: prima uno stimolo esterno innesca determinate regioni del cervello, quindi quelle regioni causano un'emozione, di conseguenza l'emozione si diffonde attorno al corpo e provoca un cambiamento nello stato del corpo, e infine la "mente" percepisce quel cambiamento di stato come un sentimento.

Poiché i sentimenti sono percezioni, devono essere considerati cognitivi come qualsiasi altra percezione, cognitivi quanto un'immagine o come una parola.

Emozione come memoriaModifica

Più le emozioni vengono analizzate da una prospettiva biologica, più evidente è che l'emozione non è un sottosistema separato della mente, ma una sua caratteristica pervasiva. Ha una funzione evolutiva specifica e un ruolo cruciale nelle nostre azioni quotidiane.

Le emozioni sono fondamentali per l'apprendimento e il comportamento, perché il condizionamento alla paura imprime ricordi emotivi che sono alquanto permanenti. La relazione tra emozione e memoria va oltre la paura, ma la paura è l'emozione che è stata studiata più approfonditamente. Infatti, la paura sembra essere un terreno comune per (almeno) tutti i vertebrati. Gli effetti della paura sulla memoria sono potenti. Di recente è stato offerto un modello psicologico di come i ricordi di esperienze spaventose vengano creati nel cervello dalle interazioni tra l’amigdala, il talamo e la corteccia.

La memoria emotiva (immagazzinata nell'amigdala) differisce dalla memoria dichiarativa (mediata dall'ippocampo e dalla corteccia). La memoria emotiva è primitiva, nel senso che contiene solo semplici collegamenti tra segnali e risposte. Un rumore nel cuore della notte è sufficiente per creare uno stato di ansia, senza necessariamente riportare alla mente la piena consapevolezza di ciò che può essere l'origine di quel rumore. Questo in realtà aumenta l'efficienza (almeno la velocità) della risposta emotiva.

Le memorie emotive e dichiarative vengono archiviate e recuperate in parallelo. Gli adulti non riescono a ricordare i traumi infantili perché nei bambini l'ippocampo non è ancora maturato al punto di formare ricordi coscienti, ma la memoria emotiva è lì.

Le emozioni sono l'interpretazione da parte del cervello delle reazioni ai cambiamenti nel mondo.

I ricordi emotivi che coinvolgono la paura non possono mai essere cancellati. La corteccia prefrontale, l'amigdala e la corteccia cerebrale destra formano un sistema di ragionamento che genera emozioni e sentimenti. La corteccia prefrontale e l'amigdala elaborano uno stimolo visivo confrontandolo con l'esperienza precedente e generano una risposta che viene trasmessa sia al corpo che alla parte posteriore del cervello.

Emozioni darwiniane?Modifica

L'amigdala è stata riconosciuta come un importante centro per la creazione di emozioni. Ad esempio, gli animali la cui amigdala è stata rimossa non mostrano emozioni. Si scopre, tuttavia, che i neuroni dell'amigdala generano continuamente quelli che sembrano essere stati emotivi, proprio come il cuore batte continuamente. Ciò è contrario alla nostra convinzione che le emozioni siano dovute alla nostra reazione a stimoli esterni. Invece sembra che produciamo sempre emozioni, indipendentemente dagli stimoli esterni.

Ogni volta che la scienza moderna si trova in questa situazione, sorge lo spettro di Darwin: le emozioni sono proprio come anticorpi, neuroni e pensieri? Vengono prodotti in modo casuale tutto il tempo e quindi l'ambiente (la situazione) "seleziona" quali devono sopravvivere?

La complessità delle emozioniModifica

Rimangono due misteri. Il primo è relativo alla coscienza: perché devo anche "sentire" l'emozione? Il cervello non potrebbe semplicemente inviare un segnale agli organi senza disturbarmi? Perché ne sono consapevole? Una possibilità è che essere consapevoli di un'emozione significa che il sé può anticipare l'attivazione meccanica di una risposta nei casi in cui sarebbe controproducente. A volte la paura o la fame possono condurci ad azioni di cui potremmo pentirci. Se non fossimo consapevoli delle nostre emozioni, non saremmo in grado di fermarne le azioni conseguenti.

Il secondo mistero è come siamo arrivati a costruire sentimenti così complessi come, diciamo, l’amore? L'amore per un bambino è relativamente facile da spiegare. Ma l'amore per una donna è spesso un affare piuttosto contorto e turbolento. La maggior parte delle emozioni che proviamo durante il giorno sarebbe difficile classificarle come semplici "paura" o "amore" o "dolore". Sembrano fondate su emozioni così semplici e primitive, ma poi mostrano un grado di complessità superiore alle apparenze. Sono conseguenze "evolutive" delle emozioni primitive (proprio come un cervello umano è la conseguenza evolutiva di sistemi nervosi molto primitivi), che ora fanno parte del nostro programma genetico, o sono conseguenze "sociali" dell'interazione con altri esseri emotivi: sono innati o acquisiti? Come si forma un'emozione complessa da emozioni più elementari?

E, ancora, un altro "perché": qual è il vantaggio di costruire emozioni sempre più complesse? Potrebbe essere che emozioni più complesse esprimano un migliore equilibrio tra ragione e istinto?

Per una teoria delle emozioniModifica

Ho una vita interiore, che non è una vita fisiologica corporale. All'interno di questa vita interiore (che è consuetudine chiamare "mente") si verificano diversi tipi di cose. Io credo. Io provo emozioni. Io sogno.

Man mano che i neurofisiologi fanno progressi sul funzionamento del cervello, inizia ad apparire che ci sia una differenza tra emozioni e pensiero. Le emozioni spesso non sono desiderate: si verificano a causa di stimoli esterni. Non ho molto controllo su di loro, ma non sono spontanei: posso sempre metterli in relazione con un evento esterno. Le emozioni non hanno un costrutto logico, nessun flusso, nessuna dimensione temporale. Accadono semplicemente e lentamente svaniscono o si trasformano in altre emozioni: la loro unica dimensione è la loro intensità.

La principale differenza tra emozioni e pensiero è che i pensieri hanno una dimensione temporale e possono evolversi nel tempo. I pensieri possono essere controllati: posso decidere se voglio pensare o no, e cosa voglio pensare. Ma possono anche essere spontanei, proprio come le emozioni. Sia le emozioni che il pensiero portano al comportamento. Pertanto, il mio comportamento è guidato sia dalle emozioni che dal pensiero, sia dal comportamento interiore controllato che da quello non controllato. Il pensiero provoca anche emozioni, sebbene di tipo diverso (come la depressione o l'ansia).

La cognizione è una sorta di mediazione tra emozioni e pensiero. Le emozioni aiutano a organizzare il mondo nella mente, ed è ciò su cui opera il pensiero. Ogni emozione cambia la mente e quanto profondamente l'emozione cambia la mente dipende da quanto intensa è l'emozione. Quel "cambiamento" è un cambiamento nella cognizione.

Il pensiero può anche generare un cambiamento nella cognizione, ma possiamo ragionevolmente supporre che anche il pensiero debba generare un'emozione prima che un cambiamento significativo e duraturo venga eseguito sulla cognizione. Fondamentalmente, possiamo presumere che nulla cambi nella nostra mente se non viene creata un'emozione. L'emozione è ciò che fa riorganizzare la mente.

Se questo è davvero il caso, allora ci si trova di fronte al fatto che l'emozione, la cognizione e il pensiero si ripetono praticamente all'infinito. I sensi causano sensazioni, che causano eventi cognitivi, che causano pensiero, che provocano emozioni di livello superiore, che provocano eventi cognitivi di livello superiore, che causano pensiero, che provocano emozioni di livello ancora più elevato, ecc. Il processo diventa sempre più debole man mano che si sposta più in alto e nella maggior parte dei casi in realtà non raggiunge mai il secondo livello (in modo significativo, almeno). Questo processo è un processo simile a quello della risonanza che continua praticamente per sempre, anche se smette di essere rapidamente significativo, specialmente se nuove sensazioni iniziano un'altra catena di eventi.

A volte la reazione alle sensazioni è quasi nulla, nada, nisba, zero. Non c'è quasi pensiero.

Tuttavia, le emozioni svolgono il ruolo chiave di essere precondizioni alla cognizione.

Il sé ed il libero arbitrio operano a livello di "pensiero". In qualche modo la cognizione abilita non solo la forma "linguistica" di coscienza che è il pensiero, ma anche l'autoriflessione e l'iniziativa che caratterizzano in modo univoco il pensiero.

La domanda, da un punto di vista quasi evolutivo, è se i pensieri siano semplicemente un'evoluzione delle emozioni: il linguaggio ci ha permesso di controllare l'emozione e di sviluppare qualcosa di equivalente all'emozione ma più sottile. O se sono due aspetti diversi, e se sono sempre stati diversi.

Il libero arbitrio è una variabile importante in questa equazione. Non c'è dubbio che la capacità di decidere cosa faccio deve svolgere un ruolo chiave nella definizione del pensiero. Da notare però che il libero arbitrio è quasi l'opposto delle emozioni: le emozioni vanno al di là del "nostro" controllo.

Il meccanismo della "mente", o "cognizione" (memoria, apprendimento, ragionamento, linguaggio), è al servizio della nostra vita interiore primaria: pensieri ed emozioni (e persino sogni). Il meccanismo della "mente" è in effetti un mediatore tra la nostra vita interiore primaria e la nostra vita corporea. Ricordo un evento e poi provo un'emozione o penso a quell'evento. Viceversa, potrei pensare a qualcosa e ricordare un evento. La mia vita interiore ha bisogno di un supporto fisico per essere archiviata e recuperata. La mia vita interiore attuale ha bisogno di un supporto fisico per comunicare con la mia vita interiore precedente. La dimensione temporale del pensiero è implementata nel supporto fisico. Quel supporto fisico è il cervello.

Una relazione simile si applica al pensiero e alla coscienza. C'è un'abilità, una capacità che i cervelli hanno e c'è la sensazione ad essa associata.

Per "pensiero" intendiamo normalmente la capacità di pensare, di mettere insieme ricordi, parole e immagini. Per "coscienza" intendiamo veramente (tra le altre cose) i sentimenti associati al pensiero. Il pensiero è quindi anche un "mediatore": tra coscienza e cervello.

Le emozioni hanno bisogno di un cervello per avvenire? Presumibilmente non hanno bisogno di un cervello complesso come il nostro. Sento dolore al piede. Provo angoscia nel mio cuore. Non c'è davvero bisogno di un pezzo di corpo aggiuntivo. Partiamo dal presupposto che il cervello sia il luogo in cui le emozioni comunicano con l’"Io" e ciò spiegherebbe perché anche le emozioni hanno bisogno di un cervello.

Sensazioni, sentimenti ed emozioni sono termini confusi che vengono spesso applicati alle stesse cose. Alcune emozioni sono localizzate e altre emozioni non sono localizzate. Il dolore al piede è localizzato, ma la mia paura della morte, le mie ambizioni di carriera e il mio desiderio di apprendere non sono localizzati. La maggior parte delle emozioni corrisponde a bisogni fisici, ma alcune corrispondono a entità più astratte che hanno a che fare con il pensiero stesso. Devi essere un soggetto pensante per desiderare di imparare. Le ambizioni di carriera si riferiscono a un vasto sistema complesso di valori che è stato costruito con il pensiero. Anche la mia paura della morte è in realtà una paura della morte "interiore", non della morte corporale, e quindi si riferisce di nuovo al pensiero.

Questa distinzione può rivelarsi essenziale per la comprensione delle emozioni. Alcune emozioni (chiamiamole "emozioni corporee") sono localizzate e si riferiscono alla vita delle parti del corpo. Alcune emozioni (chiamiamole emozioni "interiori") non sono localizzate e si riferiscono alla vita interiore del pensiero. Se il pensiero è un'evoluzione delle emozioni, allora queste sono emozioni sulle emozioni.

E qui ci fermiamo.

NoteModifica

  1. Per questo studio sono stati di grande utilità e riferimento i seguenti lavori: Aggleton John: The Amygdala (Wiley-Liss, 1992); Buck Ross: The Communication Of Emotion (Guilford Press, 1984); Damasio Antonio: Descartes' Error (G.P. Putnam's Sons, 1995); Desousa Ronald: The Rationality Of Emotion (Mit Press, 1987); Ekman Paul: The Nature Of Emotion (Oxford Univ Press, 1994); James William: Principles Of Psychology (1890); Jauregui Jose: The Emotional Computer (Blackwell, 1995); Klopf Harry: The Hedonistic Neuron (Hemisphere, 1982); Lane Ricahrd & Nadel Lynn: Cognitive Neuroscience Of Emotion (Oxford Univ Press, 2000); Lazarus Richard: Emotion And Adaptation (Oxford Univ Press, 1991); Lazarus Richard & Lazarus Bernice: Passion And Reason (Oxford Univ Press, 1994); Ledoux Joseph: The Emotional Brain (Simon & Schuster, 1996); Mandler George: Mind And Body (Norton, 1984); Oatley Keith & Jenkins Jennifer: Understanding Emotions (Blackwell, 1996); Ortony Andrew, Clore Gerald & Collins Allan: The Cognitive Structure Of Emotions (Cambridge Univ Press, 1988). Sfortunatamente, non ho avuto modo di accedere a testi in lingua italiana.
  2. Aaron Sloman è un filosofo e ricercatore nel campo dell'intelligenza artificiale e delle scienze cognitive. Già cattedratico di intelligenza artificiale e scienze cognitive presso la School of Computer Science presso l'Università di Birmingham, e prima ancora con lo stesso titolo presso l'Università del Sussex. Da quando è andato in pensione è professore onorario di intelligenza artificiale e scienze cognitive a Birmingham. Ha pubblicato ampiamente sulla filosofia della matematica, epistemologia, scienze cognitive e intelligenza artificiale; ha anche collaborato con la biologa Jackie Chappell sull'evoluzione dell'intelligenza. Sloman è nato nel 1936 nella città di Que Que (ora chiamata Kwe Kwe), nell'allora Rhodesia del Sud (ora Zimbabwe). I suoi genitori erano ebrei lituani che emigrarono nella Rhodesia meridionale verso la fine del secolo; Sloman si considera ateo. Per questa sezione, quando citato, si veda A. Sloman, The Computer Revolution in Philosophy: Philosophy, science and models of mind, Harvester press & Humanities press, 1978.
  3. Richard S. Lazarus (1922-2002) è stato uno psicologo che ha iniziato ad essere prominente negli anni 1960, quando i comportamentisti come B. F. Skinner dominavano la psicologia e le spiegazioni del comportamento umano spesso venivano ridotte a motivi rudimentali come ricompensa/punizione. Rinomato per la sua teoria cognitiva-mediativa nell'ambito delle emozioni, Lazarus (1991) definisce le emozioni secondo "temi relazionali fondamentali" che sono sintesi intuitive delle "valutazioni morali" (ad es. di pertinenza, conducibilità degli obiettivi) coinvolte in emozioni diverse. Questi temi aiutano a definire sia la funzione che la sollecitazione delle condizioni dell'emozione. Essi includono:
    • Collera – un'offesa umiliante contro di me e la mia famiglia/gruppo.
    • Paura – affrontare un pericolo fisico immediato, concreto e travolgente.
    • Tristezza – aver subito una perdita irrevocabile.
    • Disgusto – prendere o essere troppo vicino a un oggetto o un'idea indigeribile (metaforicamente parlando).
    • Felicità - fare progressi ragionevoli verso la realizzazione di un obiettivo.
  4. Lazarus Richard & Lazarus Bernice: Passion and Reason (Oxford Univ Press, 1994).

Voci correlateModifica

  Serie dei sentimenti  
Libri nella serie: Filosofia dell'amore  •  Emozioni e percezioni  •  Bellezza naturale  •  Noia e attività solitarie  •  Ragionamento sull'assurdo  •  Filosofia dell'amicizia
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