Utente:Xinstalker/sandbox40

Sciamano () buriato, fotografia del 1904. La maschera che copre il volto ha la funzione di "trasformare" lo sciamano in un nuovo essere a cui è consentito, impunemente, di entrare in quelle regioni, quali il cielo o gli inferi, interdette ai comuni esseri umani. La funzione del tamburo che agita è molteplice. Essa è stata variamente interpretata dagli studiosi come richiamo per gli spirito adiutori, oppure per cacciare gli spiriti maligni o ancora per fungere da "cavalcatura" per il viaggio sciamanico.

Con il termine sciamanesimo (o sciamanismo) si indica, nella storia delle religioni, in antropologia culturale e in etnologia, un insieme di credenze, pratiche religiose, tecniche magico-rituali, estatiche ed etnomediche riscontrabili in varie culture e tradizioni[1].

Ciò premesso, occorre ricordare con Mircea Eliade che:

(IT)
« Lo Sciamanesimo in senso stretto è soprattutto un fenomeno religioso della Siberia e dell'Asia centrale. »

(EN)
« Shamanism in the strict sense is preeminently a religious phenomenonof Siberia and Inner Asia. »
(Mircea Eliade, Shamanism. In "Encyclopedia of Religion", vol.12. Ny, Macmillan, 2005, p. 8269)

Origine del termine "sciamano"

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Il termine "sciamano", quindi "sciamanesimo", entra nella lingua italiana nel 1838. La prima attestazione in lingua occidentale del termine "schamane" ("sciamano") è databile al 1697 quando il mercante di Lubecca Adam Brand lo riporta nel suo diario riguardante il viaggio compiuto tra Mosca e Pechino sotto la guida del mercante olandese Evert Ysbrants Ydes[2].

Il termine italiano "sciamano", e il suo corrispettivo tedesco "schamane", nonché quello inglese "shaman", risultano adattamenti del russo šaman a sua volta resa del tunguso šamān.

Con ogni probabilità il termine tunguso šamān è la resa in quella lingua del sanscrito śrāmaṇa o śrāmaṇera, forse per mezzo di un possibile ricostruito cinese sha-men[3].

In passato autori come Julius Nemeth [4]e Berthold Laufer [5] hanno ritenuto che il termine tunguso šamān (anche xamān) potesse essere identico foneticamente con il turco xam/qam quindi da un ricostruito *sam. Una ulteriore etimologia, è stata proposta dallo studioso ungherese Vilmos Diószegi[6], per cui l'origine di questo termine sarebbe da ricercarsi nella radice tungusa ša ("conoscere"). Tutte queste seconde ipotesi sono oggi completamente abbandonate [7].

Altri termini per "sciamano" utilizzati nelle regioni siberiane e centro asiatiche

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Il termine tunguso šamān non esaurisce minimamente l'ampia gamma di termini che nelle sole regioni siberiane è utilizzato per indicare lo "sciamano". Inoltre anche in un medesimo gruppo linguistico i nomi utilizzati possono essere diversi.

Così, e ad esempio:

  • iacuto: oyūn;
  • mongolo: böge;
  • khalkha e buriato: ;
  • turco sud siberiano: qam;
  • tunguso (insieme a šamān e a xamān): yayan;
  • uiguri gialli: elčï o ilčï;
  • paleosiberiano: čʿam

Anche un altro termine noto in questo ambito, il neologismo russo kamlanie origina della Siberia meridionale, precisamente è uiguro, entrando successivamente nel turco qam e da lì a formare quel neologismo.

Problematiche della nozione di "sciamanesimo" e la sua storia

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La più antica illustrazione riguardante uno "sciamano" riportata nel libro di viaggi del cartografo olandese Nicolaes Witsen, datato 1692. La didascalia di questa illustrazione spiega l'immagine come "sacerdote del diavolo", Witsen ha anche disegnato i piedi dello sciamano con gli artigli. Con ogni probabilità si tratta di uno sciamano tunguso e dal copricapo che indossa è uno "sciamano renna", una delle due categorie di sciamani di quelle regioni. Lo "sciamano renna" viene chiamato per "sciamanizzare" il mondo inferiore, ossia per recuperare le anime che lì si sono perdute oppure per accompagnare i morti negli inferi.

Entrato nella cultura russa e in quella europea nel corso del XVIII secolo, la nozione di "sciamano" ha inizialmente indicato un "ciarlatano" che, con la pretesa di guarire o risolvere problemi, in realtà mirava a guadagni economici.

La prima attestazione di questa interpretazione la possiamo riscontrare negli appunti di viaggio (Reise durch Sibirien von dem Jahr 1733 bis 1743) del chimico e botanico tedesco Johann Georg Gmelin (1709-1755), il quale trascorse dieci anni in Siberia, dove egli descrisse le pratiche sciamaniche come ciarlatanerie.

Tale interpretazione riverbera anche nella Encyclopédie di Denis Diderot (1713-1784) dove lo "sciamano" siberiano viene così descritto:

« Schamans, s. m. pl. (hist. mod.) : c’est le nom que les habitans de Sibérie donnent à des imposteurs, qui chez eux font les fonctions de prêtres, de jongleurs, de sorciers & de médecins. Ces schamans prétendent avoir du crédit sur le diable, qu’ils consultent pour savoir l’avenir, pour la guérison des maladies, & pour faire des tours qui paroissent surnaturels à un peuple ignorant & superstitieux : ils se servent pour cela de tambours qu’ils frappent avec force, en dansant & tournant avec une rapidité surprenante ; lorsqu’ils se sont aliénés à force de contorsions & de fatigue, ils prétendent que le diable se manifeste à eux quand il est de bonne humeur. Quelquefois la cérémonie finit par feindre de se percer d’un coup de couteau, ce qui redouble l’étonnement & le respect des spectateurs imbécilles »
(L’Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers, 14, p. 759, 1765)

L'imperatrice russa Caterina la Grande (1729-1796), appassionata lettrice di Diderot (l'intellettuale francese le farà visita nel 1773), dipendeva per le sue informazioni sugli "sciamani" siberiani anche dai suoi esploratori e cartografi, finendo per farsi interprete della valutazione russa per mezzo dell'opera teatrale da lei stessa scritta Шаман Сибирский (Shaman Sibirsky, "Lo sciamano siberiano") messa in scena nel 1786 a San Pietroburgo. Anche in questa opera dell'imperatrice russa, lo "sciamano" viene descritto come un "imbroglione" dedito a truffare i malcapitati.

Se la reazione della cultura illuminista fu improntata al disprezzo per queste forme della tradizione religiosa siberiana, accompagnata, nel caso degli interpreti di fede cristiana, dal sospetto di rapporti dello sciamano con il diavolo, in quell'epoca già si registrano le prime letture diverse, e più attente, del fenomeno sciamanista. Così l'intellettuale Aleksandr Nikolaevič Radiščev (1749-1802), esiliato dall'imperatrice in Siberia per le critiche al suo regime assolutista, ebbe modo di chiosare le pratiche sciamaniche, da lui direttamente osservate, in una lettera a un suo amico: «Questa usanza conosciuta come sciamanesimo è considerata dalla gente comune come un modo per avere rapporti con il diavolo e spesso come una forma di truffa mirata a ingannare la fiducia degli spettatori. Io vedo in questo rituale solo un mezzo per manifestare dei sentimenti verso il riconosciuto potere onnipotente, la cui grandezza appare nelle più piccole cose»[8].

Gli intellettuali romantici, come Johann Gottfried Herder (1744-1803), difesero lo sciamanesimo siberiano intendendolo come espressione poetica, frutto di personalità creative.

  1. Boris Chiclo: «Fenomeno socio-religioso»; Ugo Marazzi: «complesso di credenze, una concezione arcaica del mondo e dell'universo, al cui centro è la figura dello sciamano, intermediario professionale che opera da tramite tra il mondo degli uomini e il mondo degli spiriti»; Charlotte Seymour-Smith: «complesso di credenze e pratiche religiose ed etnomediche riscontrabili in una vasta gamma di contesti etnografici»; Giacomo Camuri: «complesso sistema di credenze e di pratiche magico-religiose fondato sull'esperienza privilegiata di individui, gli sciamani, iniziati a tecniche arcaiche di estasi»
  2. Bremmer, p.54; Chiclo, p. 1688; Boekhoven, p. 32
  3. Cfr. ad esempio Marazzi, p.21
  4. Cfr. il suo Über den Ursprung des Wortes Saman und einige Bemerkungen zur turkisch-mongolischen Lautgeschichte in "Keleti Szemle", XIV, 1913–1914, p.240-9.
  5. Cfr. il suo Origin of the Word Shaman, in "American Anthropologist", 1917; 19: 361-71.
  6. Cfr. il suo Samanismus. Budapest, Gondolat, 1962 (in ungherese)
  7. Marazzi, p.21.
  8. S.K. Frank, Aleksandr Radishchev’s Interpeetations of Shamanism in the Russian and European Contexts of the Late Eighteenth Century, in Stolberg, The Siberian Saga, p. 43; citato in Boekhoven.