Differenze tra le versioni di "Abulafia e i segreti della Torah/Parabola della Perla 4"

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{{Abulafia e i segreti della Torah}}
[[File:Abulafia ecstatic-kabbalah.jpg|thumb|center|550px|<div style="font-size:smaller">La ''Cabala"Farò Estatica''conoscere diciò che è stato fatto conoscere ai profeti riguardo al segreto del Nome pronunciato, che non è noto a nessuno dei membri della specie umana."''<br/>Abramo Abulafia</div>]]
 
= LA PARABOLA DELLA PERLA E SUE INTERPRETAZIONI =
In un passaggio molto importante di ''Ḥayyei ha-Nefeš'', Abulafia discute l'esistenza passata di una nazione unificata (''ha-ummah ha-enošit'') che aveva una religione (''dat aḥat'') e una lingua (''śafah aḥat'') che si disintegrò con il tentativo di costruire la Torre di Babele.<ref>''Ḥayyei ha-Nefeš'', 80. Lo sfondo di alcuni termini sono evidentemente i versetti di Genesi 11:1–9. Sulla somiglianza tra altri passaggi della discussione di Abulafia sulla confusione delle lingue e sulla loro dispersione e la visione di Dante, vedi Dante Alighieri, ''De l’éloquence en vulgaire'', trad. Irène Rosier-Catach (Parigi: Fayard, 2011), 44–45, 115.</ref> È interessante notare che, in questo contesto, egli non menziona il tipo comune di scrittura. Non è chiaro come sia emersa la religione universale. Pertanto, propongo di identificare la frase ''dat kelalit'' in ''Or ha-Śekhel'' con l'antica religione unica menzionata in ''Ḥayyei ha-Nefeš''. Questa identificazione sembra essere plausibile grazie a una distinzione nell'ultimo libro che si riferisce alla precedente discussione di una singola religione. Lì, Abulafia parla della Torah universale e della Torah particolare, ''Torah kelalit'' e ''Torah peraṭit''.<ref>''Ḥayyei ha-Nefeš'', 151.</ref> Pertanto, sembra che la Torah che fu rivelata agli ebrei – vale a dire la Torah scritta – sia una Torah particolare che venne dopo la Torah universale non-scritta.
 
Va notato che secondo due dei testi di Abulafia, la Torah era conosciuta oralmente prima che Mosè la mettesse per iscritto, il che è un approccio piuttosto radicale, specialmente per qualcuno del campo maimonideo.<ref>44</ref> Secondo uno di questi passi, era solo dopo che la Torah era stata scritta che da essa erano derivate varie religioni, sebbene le leggi (''ḥuqqim'') fossero sempre esistite.<ref>45''Oṣar ʿEden Ganuz'', 1:9, 178–79. Cfr. Hames, ''Like Angels on Jacob’s Ladder'', 57–58. Forse Abulafia stava capitalizzando, sebbene la reinterpretasse fortemente, la visione rabbinica secondo cui gli antenati osservavano tutti i comandamenti e studiavano la Torah. Si veda Arthur Green, ''Devotion and Commandment: The Faith of Abraham in the Hasidic Imagination'' (Cincinnati: Hebrew Union College Press, 1989).</ref> Così, come afferma Abulafia, dato che la forma scritta era identica alla sua trasmissione orale, Mosè divenne più uno scriba che un legislatore divinamente ispirato.<ref>46''Mafteaḥ ha-Ḥokhmot'', 92. Per Mosè come scriba, si veda l'introduzione di Maimonides alla ''Mishneh Torah'', e nella Cabala, cfr. Idel, ''Absorbing Perfections'', 458, e una serie di fonti aggiuntive. Tuttavia, l'assunto in quelle fonti, a differenza di Abulafia, è che Mosè avesse copiato come da un libro superno, forse esempio di influenza musulmana. La preesistenza orale della Torah assunta da questo cabalista è, quindi, un atteggiamento del tutto diverso.</ref> Questo ruolo meramente tecnico attribuito a Mosè necessita di maggiori chiarimenti di quelli che si possono dare in questo contesto. Abulafia, infatti, descrive anche Mosè come "il condottiero",<ref>47Cfr. Idel, "Definitions of Prophecy: Maimonides and Abulafia", 13–15.</ref> il che sposterebbe l'accento dal ruolo di Mosè come legislatore perfetto e unico, poiché la legge già esisteva, a quello di grande condottiero.<ref>48Cfr. Menachem Lorberbaum, ''Politics and the Limits of Law: Secularizing the Political in Medieval Jewish Thought (Palo Alto: Stanford University Press, 2001), 72–75. Si veda però l'ipotesi di Maimonide che vede Mosè come legislatore, proposta in Goodman, ''The Secrets of The Guide to the Perplexed'', 352–53, nota 11, e gli studiosi citati nella sua nota.</ref> A mio avviso, questa enfasi consente una spiegazione più facile sulla possibilità che Abulafia si concepisse più in alto di Mosè perché la sua rivelazione era quella definitiva.
 
 
 
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