Differenze tra le versioni di "Missione a Israele/Paolo e Gesù"

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In forte contrasto con gli altri due Vangeli, ognuno dei quali iniziava con Giovanni il Battista, questi successivi sinottici aprono con elaborate storie della natività ({{passo biblico2|Matteo|2:1-23}}; {{passo biblico2|Luca|2:1-39}}). Queste collegano Gesù il Galileo con la città natale messianicamente giusta in Giudea: Betlemme — "Ma tu, o Betlemme Efratah, anche se sei piccola fra le migliaia di Giuda, da te uscirà per me colui che sarà dominatore in Israele, le cui origini sono dai tempi antichi, dai giorni eterni" ({{passo biblico2|Michea|5:2}}, citato in {{passo biblico2|Matteo|2:6}} come testo di testimonianza). Entrambi offrono genealogie che fanno risalire il lignaggio di Gesù, attraverso Giuseppe, fino a Re Davide ({{passo biblico2|Matteo|1:1-16}}; {{passo biblico2|Luca|3:23-39}}). Nei rispettivi resoconti della natività, Matteo tramite la sua introduzione dei [[w:Magi (Bibbia)|re magi]], Luca tramite il riconoscimento da parte di Simeone del neonato Gesù nel Tempio, entrambi prefigurano l'inclusione dei Gentili nel movimento cristiano — fatto ormai storico al tempo in cui scrivono, circa 90. Questo tema prende l'idea profetica delle nazioni che si convertono al "germoglio di Iesse" escatologico annunciato in Isaia ed invocato da Paolo alla fine della sua epistola ai Romani: "Spunterà un germoglio dalla radice di Iesse, e colui che sorgerà per reggere le genti; le nazioni spereranno in lui" ({{passo biblico2|Isaia|11:10}} LXX; {{passo biblico2|Romani|15:12}}). "Dov'è il ''re dei Giudei'' che è nato?" chiedono i magi di Matteo ({{passo biblico|Matteo|2:2}}). "I miei occhi han visto la tua salvezza," prega a Dio il vecchio Simeone, "preparata da te davanti a tutti i popoli, ''luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele''" ({{passo biblico2|Luca|2:31-32}}).
 
Ma Matteo e Luca rimandano esplicitamente qualsiasi riferimento ad una missione presso i Gentili a dopo la Risurrezione. Il Gesù di Matteo addirittura proibisce qualsiasi approccio ai Gentili mentre è in vita ("Non andate tra i Gentili... ma andate piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele" {{passo biblico|Matteo|10:5-6}}; cfr. {{passo biblico|Matteo|15:24}}; cfr. il finale del Vangelo a {{passo biblico|Matteo|28:19}}). La storia di Luca, un'opera in due volumi, ha più spazio: i suoi apostoli non vanno dai Gentili se non durante la Diaspora ad Antiochia ({{passo biblico2|Atti|11:20}}). Né Matteo né Luca quindi possono usare l'accettazione del vangelo da parte dei Gentili, come aveva fatto Paolo, quale prova dello ''status'' di Gesù come Cristo: rimane al di fuori del quadro temporale delle loro storie sulla sua missione. Tuttavia entrambi vogliono promuovere l'identità di Gesù come Messia davidico durante la sua missione. Devono quindi trovari altri modi per sostenere il loro caso.
 
Sebbene i particolari differiscano tra di loro, la loro strategia è la stessa. Sia Matteo che Luca conformano episodi della vita di Gesù di Nazareth a letture particolari della Septuaginta. Questa tecnica fornisce alle loro storie una profonda risonanza biblica. Gli evangelisti, e a volte i personaggi delle loro storie, possono quindi proclamare Gesù come Cristo sulla base di questo collegamento tra profezie antiche e incidenti biografici.
 
Pertanto Matteo interpreta le guarigioni e gli esorcismi di Gesù in prospettiva profetica, specificamente citando Isaia: "Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie ({{passo biblico2|Matteo|8:17}}; {{passo biblico2|Isaia|53:4}}). I personaggi del Vangelo indicano semplicemente Gesù come "Figlio di Davide", un titolo che egli non nega mai ({{passo biblico2|Matteo|10:27}}). Essi deducono la sua condizione messianica dal fatto che egli guarisce ("E tutta la folla era sbalordita e diceva: Non è forse costui il figlio di Davide?" {{passo biblico2|Matteo|12:23}}). Forse perché ella conosce i suoi poteri taumaturgici, finanche una cananea lo riconosce: "Pietà di me, Signore, Figlio di Davide!" ({{passo biblico|Matteo|15:22}}; questa frase non appare nella fonte di Matteo, {{passo biblico2|Marco|7:24-30}}).
 
 
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