Differenze tra le versioni di "Missione a Israele/Paolo e Gesù"

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La seconda appare in un centinaio di citazioni bibliche da Salmi, Deuteronomio e Isaia quando Paolo arriva alla fine della sua lettera. Di nuovo invoca la venuta di Gesù ad adempimento delle promesse bibliche: "Ora, tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché in virtù della perseveranza e della consolazione che ci vengono dalle Scritture teniamo viva la nostra speranza" ({{passo biblico2|Romani|15:4}}). Queste promesse, dice Paolo, hanno sempre avuto in vista un duplice scopo: la redenzione di Israele ("Cristo si è fatto servitore dei circoncisi in favore della veracità di Dio, per compiere le promesse dei padri") e delle nazioni ("ed ha accolto i Gentili per la sua misericordia, affinché glorifichino Dio", v. 8). Citando Isaia poi Paolo aggiunge: "Spunterà un germoglio dalla ''radice di Iesse'', e colui che sorgerà per reggere le genti; le nazioni spereranno in lui" ({{passo biblico2|Isaia|11:10}} ''LXX'').
 
Queste allusioni sono brevi ma ricolme di significato biblico. Per esempio, nella sua frasxefrase d'apertura, Paolo nomina Gesù quale discendente fisico di Davide e pertanto "figlio" di Davide. Ma Paolo inoltre introduce Gesù innanzitutto come Figlio di Dio. Questa idea di filiazione – che il re (quindi "figlio di Davide") sia anche in un certo senso Figlio di Dio – si rifa, come abbiamo già visto, ad antiche tradizioni ebraiche sulla regalità. Dio quando parla per mezzo del profeta Nathan a Davide aveva promesso sovranità al casato davidico, dicendo del futuro sovrano: "egli mi sarà figlio" ({{passo biblico2|2Samuele|7:14}}; il passo è citato per intero ''[[Missione a Israele/Paolo e Gesù#I significati di Messia|supra]]''). Il linguaggio di sovranità esprime il vincolo costante dell'affetto tra Dio e il re.
 
Tuttavia, alla luce delle asserzioni metafisiche che il cristianesimo trinitario fece in seguito riguardo a Gesù, dobbiamo notare qui che questa tradizione biblica afferma anche la paternità terrena, fisica, del re: la discendenza da Davide quale padre umano è proprio il punto della promessa da parte di Dio della permanenza del suo lignaggio regale. "La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me e il tuo trono sarà reso stabile per sempre" ({{passo biblico2|2Samuele|7:16}}). Davide come messia e, quindi, figlio di Dio similmente appare nel Salmo 89:
Stessa cosa nel Salmo 2, il cosiddetto ''Il regno del Figlio di Dio'': "Io annuncerò il decreto: Il Signore mi ha detto: "Tu sei mio figlio, oggi io t'ho generato" (v. 7).
 
"Figlio di Dio" in altre parole è un'antica frase nativa della tradizione ebraica per indicare il messia umano. Tale frase segna l'intima relazione tra Dio e il designato. Viene anche usata nella Bibbia per altri rapporti stretti tra Dio ed esseri prescelti. Angeli, profeti, uomini particolarmente giusti ed retti, l'intera nazione di Israele (vedi Paolo in {{passo biblico2|Romani|9:4}}) — tutti possono appropriatamente essere chiamati "figlio/i di Dio". Usata come raffigurazione della casa di Davide, la frase indica un monarca. Trasposta in chiave apocalittica, la frase indica il re escatologico finale.
 
 
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