Differenze tra le versioni di "Missione a Israele/Paolo e Gesù"

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* ''Perché''?
 
=== I significati di ''Messia'' ===
La [[w:Tanakh|Bibbia ebraica]] è la fonte fondamentale del termine ''mashiach'', sebbene la parola stessa vi ricorra solo trentanove volte. Di solito designa il sovrano corrente del regno ebraico la cui nomina era segnata da unzione con olio (per es. {{passo biblico2|2Samuele|5:3}}; {{passo biblico2|1Re|1:39}}; {{passo biblico2|Salmi|89:20}}). In alcuni casi, "l'unto" si riferisce al detentore del rango sacerdotale (per es. {{passo biblico2|Levitico:4:3,5,16}}), e l'unzione poteva figurare evidentemente nell'investitura di profeti ({{passo biblico2|1Re|19:16}}; cfr. {{passo biblico2|Isaia|61:1}}). Ma ad un certo punto l'intero popolo di Israele viene chiamato "l'unto di Dio" ({{passo biblico2|Salmi|105:15}}; {{passo biblico2|1Cronache|16:22}}); inoltre, più sorprendentemente, Isaia usa il termine per designare il sovrano persiano [[w:Ciro II di Persia|Ciro]], che sconfisse Babilonia e permise agli ebrei ivi esliati di ritornare a Gerusalemme e ricostruire il Tempio ({{passo biblico2|Isaia|45:1}}; cfr. {{passo biblico2|2Cronache|36:23}}).
 
 
Queste figure di Qumran codificano critiche di circostanze specifiche dopo la rivolta maccabea. L'insistenza su un messia davidico annuncia una reazione negativa alla sovranità non-davidica degli Asmonei; la nozione di un messia sacerdotale della Fine dei Tempi rivela insoddifazione con la gestione corrente del Tempio; la divisione dell'autorità messianica tra sacerdote e re ("Aronne e Israele", come riportano i Manoscritti) indica una critica alla combinazione asmonea dei due uffici. Che i testi di una singola comunità esibiscano una tale varietà di queste figure messianiche ci dà una buona indicazione del grado di diversità interpretativa che la speranza apocalittica poteva fornire in generale. E quando allarghiamo la nostra prospettiva per considerare alcune delle rivelazioni apocrife e pseudonime che circolavano in questo periodo tra [[w:Giuda Maccabeo|Giuda Maccabeo]] e [[w:Simon Bar Kokheba|Bar Kokhba]] – [[w:Libro di Daniele|Daniele]], [[w:Libri di Esdra|2 Esdra]], [[w:Libro di Enoch|1 Enoch]], che parlava della venuta di un Figlio dell'Uomo; [[w:Apocalisse di Baruc|2 Baruc]] e i [[w:Salmi di Salomone|Salmi di Salomone]] riguardo ad un messia regale; l'[[w:Testamento di Mosè|Assunzione di Mosè]], sul Regno finale ma senza nessun messia – vediamo che nessuno dei dettagli del prossimo dramma cosmico era stato determinato per certo. Ciò che importava era il trionfo finale del Bene contro il Male, nel compimento universalizzato delle promesse di Dio a Israele.
 
Questa diversità di figure messianiche e della loro missione non deve oscurare l'importanza primaria del messia davidico. L'aspettativa messianica non era universale; ma coloro che sceglievano di speculare su tale vena avevano, nei testi profetici classici e nelle successive interpretazioni apocalittiche, un corpo di tradizioni pronto da usare. Il Messia figlio di Davide è la figura migliore e meglio attestata, attraversando linee settarie e temporali: possiamo rintracciarlo dalle storie bibliche ebraiche classiche e dai profeti passando per una moltitudine di testi intertestamentari (succitati) e arrivando fino alle preghiere e bendizioni rabbiniche. Il suo ruolo nel dramma finale della storia era chiaro. "Vedi, O Signore, e suscita per loro il loro re, il figlio di Davide", pregava l'autore dei pseudonimi Salmi di Salomone nel primo secolo p.e.v., "nel tempo di cui tu hai conoscenza [cioè, la Fine dei Tempi], e cingilo di forza, cosicché possa distruggere coloro che governano senza giustizia" (17:23).
 
=== "Cristo" secondo Paolo ===
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