Ebrei e Gentili/Universalista: differenze tra le versioni

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Nel terzo brano Maimonide associa la filantropia con gli "individui giusti che sono della progenie di nostro padre Abramo" (''tzadikei zera avraham avinu'') — non tutti della progenie di Abramo sono giusti, ma quegli individui che praticano la carità.<ref>Da notare che anche Ismaele discendeva da Abramo; non c'è nulla in questo passo che possa imputare a Maimonide l'asserzione che gli arabi in generale e i mussulmani in particolare non pratichino la carità. In effetti, poiché la carità è un a dei pilastri dell'Islam, come Maimonide senza dubbio sapeva, è probabile che egli fosse direttamente conscio degli atti di carità da parte dei mussulmani tra i quali viveva. Sull'uso da parte di Maimonide del termine ''zera avraham'', lett. "seme di Abramo", si veda ''MT'' "Leggi dei Re", 10:7: "Ne consegue che è il discendente [''zera''] di Abramo, solo colui che aderisce alla sua legge e alla sua giusta via". Come sottolinea Hannah Kasher, in questo con teston Maimonide assegna alla parola ''zera'' un "significato religioso e morale. La singolarità genetica di Isacco è radicata nei valori spirituali" ("Maimonides' View of Circumcision", 105). Io lo interpreto differentementa da Kasher: non che i discendenti di Isacco hanno "singolarità genetica", ma che non tutti i discendenti di Abramo (attraverso Isacco) possano essere veramente e appropriatamente chiamati ''zera avraham''.</ref> La crudeltà, continua Maimonide, si trova solo tra i non-ebrei (''goyim''). Significa tutti i non ebrei? In primo luogo il termine "non-ebreo" nella ''Mishneh Torah'', come notato ''supra'', di solito significa idolatra. Inoltre, ci vien detto che coloro che si aggregano (''nilvim aleihem'')<ref>La frase deriva da Isa {{passo biblico|Isa|56:6}} ed Ester {{passo biblico|Ester|9:27}}: ''coloro che si aggiungono, che si uniscono''. In entrambi i punti il riferimento sembra essere riferito a "compagni di viaggio" e non "convertiti". L'uso del termine da parte di Maimonide in ''MT'' "Leggi sull'Idolatria", 1:3, e "Leggi sull'Omicida", 13:14, è ambiguo in merito a questo caso.</ref> a Israele "sono tra loro come fratelli" che sono misericordiosi l'un l'altro. Chiaramente, stiamo parlando qui di "Israele dello spirito" in contrasto con "Israele della carne", altrimenti che senso avrebbe includere coloro che si aggregano a Israele tra quelli che sono misericordiosi l'un l'altro?<ref>Cfr. Levinger, ''Maimonides as Philosopher and Codifier'', 89.</ref> A chi deve ricorrere il povero per soccorso? Solo tra di loro e a quelli che si sono uniti alla Torah; dopo tutto, i non-ebrei, cioè gli idolatri, odiano gli ebrei. Ciò che non si può dedurre da questo passo, quindi, è che Maimonide ritiene misericordiosi tutti gli ebrei in quanto tali, crudeli tutti i non-ebrei in quanto tali e che tutti i non-ebrei in quanto tali odiano gli ebrei. Maimonide cita sette versetti onde imprimere al lettore l'importanza di fare la carità come espressione di compassione. Se gli ebrei come tali fossdero stati caritatevoli di natura, Maimonide non avrebbe insistito così tanto per convincerli a fare la carità.<ref>Per un altro esempio di testo persuasivo scritto da Maimonide, si veda ''MT'' "Leggi dell'Idolatria", 11:16: "Queste pratiche sono tutte false e ingannevoli, e furono mezzi usati dagli idolatri per ingannare i popoli di varie nazioni e indurli a diventare loro seguaci. Non è appropriato per gli Israeliti che sono altamente intelligenti [''ḥakhamim meḥukamim''] sopportare di essere illusi da tali insensatezze o immaginare che ci sia qualcosa in esse" (''Libro della Conoscenza'', trad. Hyamson, 80''a''). Maimonide certamente non credeva che ''tutti'' gli ebrei fossero proprio altamente intelligenti! Chiunque abbia familiarità coi suoi scritti può indicare molti punti in cui egli afferma esattamente il contrario.</ref>
 
Oltre a questo, confrontare ciò che Maimonide scrive qui con la sua probabile fonte (TB ''Betsah'' 32''b'') è alquanto istruttivo. Scrive: "Dare la carità è il segno [''siman''] degli individui giusti che sono della progenie di nostra padre Abramo". Il Talmud dice: "Chiunque è misericordioso coi suoi simili fa certamente parte dei figli di nostro padre Abramo". Maimonide, come abbiamo visto, collega gli ebrei ''giusti'' con Abramo; il Talmud ci dice che ''chiunque'' è misericordioso è certamente ebreo. Maimonide scrive: "Chiunque è crudele e spietato dà adito a sospetto [''yesh laḥush''] riguardo alla sua discendenza". Il Talmud dice: "e chiunque non è misericordioso coi suoi simili non è di certo [''beyadua she’eino''] parte dei figli di nostro padre Abramo". Il Talmud rende la misericordia una proprietà dell'ebraicità e la crudeltà una prova dell'assenza di ebraicità. Maimonide reputa la misericordia un segno di ebraicità e la crudeltà come una ragione per sospettare l'assenza dfi ebraicità. Il Talmud parla in termini assoluti, Maimonide in quelli che potremmo chiamare termini statistici.
 
Il quarto brano è il più facile da esaminare, poiché chiaramente fa un'affermazione normativa, prescrittiva, e non descrittiva. Il perdono è di certo appropriato per la progenie di Israele (''derekh zera yisara’el''). Proprio il fatto che Maimonide deve fare questa affermazione (e tutte le altre qui analizzate) indica che non tutti gli ebrei si comportano come dovrebbero. Se tutti gli ebrei ''qua'' ebrei fossero veramente misericordiosi, caritatevoli e compassionevoli, che bisogno ci sarebbe di tutte queste esortazioni in quello che è un compendium halakhico presumibilmente asciutto?
 
Nel quinto passo Maimonide insegna che la crudeltà e la sfrontatezza non sono frequenti eccetto tra i non-ebrei incirconcisi. Se lo prendiamo alla lettera, egli esenta tutti i mussulmani da questa accusa. Se non lo prendiamo alla legttera, allora egli no fa una distinzione letterale tra ebrei e non-ebrei. E in questo passo, da chi Maimonide impara il giusto comportamento? Da Giobbe, un non-ebreo!<ref>Secondo Maimonide, Giobbe non era ebreo. Si veda il testo citato di seguito dall’''Epistola allo Yemen''. È interessante notare che in ''Guida'' iii.22 Maimonide afferma che Giobbe non era affatto una figura storica e tutta la sua storia è una parabola.</ref> Maimonide continua insegnando che "la progenie di nostro padre Abramo, tuttavia, cioè gli Israeliti, su cui il Santo, che sia benedetto, concesse il favore della Torah e diede loro statuti e giudizi, sono un popolo misericordioso che anno compassione per tutti." Esaminiamo attentamente questa frase. Una traduzione letterale sarebbe la seguente: "Ma la progenie di Abramo nostro padre, che è quell'Israele su cui il Santo, che sia benedetto, emanò il dono della Torah e comandò giusti statuti e giudizi, ha misericordia per tutti". In questo caso Maimonide esplicitamente distingue coloro a cui è stata data la Torah da tutti coloro che sono il "seme di Abramo". La seconda proposizione della frase può essere letta in molti modi. Uno di tali modi sarebbe di leggerla come se Maimonide dicesse semplicemente che gli Israeliti hanno compassione di tutti. Un secondo modo di leggerla sarebbe che la Torah, che include giisti statuti e giudizi, conduce i suoi aderenti ad un comportamento compassionevole. Nel contesto del carattere chiaramente persuasivo e prescrittivo di tutto il paragrafo (Maimonide cerca di allontanare i suoi lettori da un comportamento tecnicamente ammissibile, cioè quello di far lavorare con rigore gli schiavi pagani), penso che la seconda interpretazione sia più ragionevole.<ref>Su questo brano, si veda Wurzburger, ''Ethics of Responsibility'', 23: "Maimonide sottolineava che il senso di misericordia e compassione nonché la risultante avversione per la crudeltà che sono caratteristiche degli ebrei possono essere rintracciate nell'impatto degli insegnamenti della Torah e di varie esperienze religiose che hanno generato questi tratti caratteristici."</ref>
 
Chiaramente, interpreto questi paragrafi in maniera tendenziosa, ma non più tendenziosa di quanto non facciano coloro che vogliono usarli come prova che Maimonide sostenesse che gli ebrei erano gentili, compassionevoli, ecc., mentre i non-ebrei no. Date le letture qui offerte, nessuna delle quali è errata rispetto all'ebraico e nessuna delle quali richiede di estrarre brani isolati dal loro contesto, sembra opportuno dire che essi non rappresentano istanze contrarie alla posizione generalmente universalista di Maimonide, secondo cui ciò che distingue gli ebrei dai non ebrei è la Torah, e null'altro di inerente, innato, metafisico, ontologico, o in nessun modo essenzialista.
 
 
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