Differenze tra le versioni di "Le religioni della Mesopotamia/I Babilonesi/L'Esagila"

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{{q|Nel grande santuario di Babilonia, in basso, si trova un altro tempio, in cui sono collocate una grande statua di Zeus assiso, in oro, e accanto una grande tavola d'oro; e d'oro sono altresì il basamento e il trono. A sentire i Caldei per la loro fabbricazione sarebbero stati impiegati 800 talenti d'oro<ref>Pari a circa 28.000 kg.</ref>. All'esterno di questo tempio c'è un altare d'oro: e c'è anche un secondo altare, grande, sul quale vengono offerte in sacrificio le vittime adulte: infatti sull'altare d'oro è consentito sacrificare esclusivamente animali da latte; sempre sull'altare più grande i Caldei bruciano ogni anno mille talenti d'incenso<ref>Circa 36.000 kg.</ref>, quando celebrano la festa del dio. Nell'area del santuario a quell'epoca si trovava anche una statua d'oro massiccio alta dodici cubiti<ref>Circa 5,23 m.</ref>; io personalmente non l'ho vista, riferisco quanto affermano i Caldei. Dario figlio di Istaspe che pure l'avrebbe voluta, non si sentì di portarsi via questa statua: fu suo figlio Serse ad asportarla, arrivando a uccidere il sacerdote che cercava di proibirgliene la rimozione. E questo è l'arredamento del santuario; dentro poi vi sono anche molte offerte di privati.|Erodoto, ''Storie'', I, 183; traduzione di Fulvio Barberis|ἔστι δὲ τοῦ ἐν Βαβύλῶνι ἱροῦ καὶ ἄλλος κάτω νηός, ἔνθα ἄγαλμα μέγα τοῦ Διὸς ἔνι κατήμενον χρύσεον, καὶ οἱ τράπεζα μεγάλη παρακέεται χρυσέη, καὶ τὸ βάθρον οἱ καὶ ὁ θρόνος χρύσεος ἐστί: καὶ ὡς ἔλεγον οἱ Χαλδαῖοι, ταλάντων ὀκτακοσίων χρυσίου πεποίηται ταῦτα.ἔξω δὲ τοῦ νηοῦ βωμός ἐστι χρύσεος, ἔστι δὲ καὶ ἄλλος βωμὸς μέγας, ἐπ᾽ οὗ θύεται τὰ τέλεα τῶν προβάτων: ἐπὶ γὰρ τοῦ χρυσέου βωμοῦ οὐκ ἔξεστι θύειν ὅτι μὴ γαλαθηνὰ μούνᾳ, ἐπὶ δὲ τοῦ μέζονος βωμοῦ καὶ καταγίζουσι λιβανωτοῦ χίλια τάλαντα ἔτεος ἑκάστου οἱ Χαλδαῖοι τότε ἐπεὰν τὴν ὁρτὴν ἄγωσι τῷ θεῷ τούτῳ. ἦν δὲ ἐν τῷ τεμένεϊ τούτῳ ἔτι τὸν χρόνον ἐκεῖνον καὶ ἀνδριὰς δυώδεκα πηχέων χρύσεος στερεός: ἐγὼ μέν μιν οὐκ εἶδον, τὰ δὲ λέγεται ὑπὸ Χαλδαίων, ταῦτα λέγω. τούτῳ τῷ ἀνδριάντι Δαρεῖος μὲν ὁ Ὑστάσπεος ἐπιβουλεύσας οὐκ ἐτόλμησε λαβεῖν, Ξέρξης δὲ ὁ Δαρείου ἔλαβε καὶ τὸν ἱρέα ἀπέκτεινε ἀπαγορεύοντα μὴ κινέειν τὸν ἀνδριάντα. τὸ μὲν δὴ ἱρὸν τοῦτο οὕτω κεκόσμηται, ἔστι δὲ καὶ ἴδια ἀναθήματα πολλά.|lingua=grc}}
 
Il tempio costruito da Hammurapi, nel XVIII secolo a.C., venne distrutto, nel 689 a. C., dal re assiro Sennacherib (Sîn-ahhī-erība, 704-681 a. C.), ma fu poi ricostruito da suo figlio Esarhaddon (Aššur-aḫḫe-iddina, 680-669 a.C.). Occorre aspettare comunque il re neobabilonese Nabucodonosor II (Nabû-kudurrī-uṣur II, 604-562 a.C.) affincheaffinché l'Esagila raggiunga il suo splendore.
 
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