Differenze tra le versioni di "Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Marocco"

Quanto ai Mirage F.1, simili in aspetto (per i missili all'estremità alare, ma solo per quello e il muso appuntito: per tutto il resto sono ben diversi) agli F-5 e più potenti hanno seguito una carriera simile: in tutto sono arrivati, pare, un totale di ben 30 CH, 14 EH da attacco, e 6 EH-200 anche con la con sonda per il rifornimento in volo. Anch'essi vennero consegnati dalla fine degli anni settanta. Contro il Polisario hanno subito varie perdite e solo la metà resta operativa, pur rappresentando la principale forza da combattimento dell'Aeronautica Marocchina.
 
==Il Marocco nel Sahara Occidentale<ref>Housson, Jean-Pierre: ''I guerriri del Deserto'', P&D ottobre 1990 pag. 70-78</ref>==
E i Sarawi? Housson ha incontrato questi guerriglieri del deserto, si muovevano su Land Rover eToyota con mitragliere ZPU e ZU da 14.5 e 23 mm, che controllavano i 'muri', entro cui spesso, in barba alle difese, riuscivano a penetrare, sia furtivamente che con piccoli colpi di mano. V'era un comandante, Habd El Hai Braika, capo di una Kabta ovvero compagnia, della seconda Regione militare del Polisario N.2 Comandava 200 uomini, armati con AKM, RPK, RPG-7, mortai medi e mitragliere pesanti, e operavano su di un settore di 100 km (!) per la scoperta di forze marocchine, dato che dai muri potevano essere anche venire incursioni marocchini, Erano 15 anni che erano partiti gli spagnoli, e da allora erano iniziate azioni belliche con i Marocchini. La guerra ha conosciuto vari momenti, e alla fine nel 1990 v'erano stati non meno di 20.000 morti e 120.000 profughi, con danni per centinaia di milioni di dollari. Non uno dei peggiori risultati nei drammatici conflitti africani, ma certo è una delle più dispendiose! Ma da dove nasce, nel profondo questa situazione?
 
 
Tutto questo dà l'idea di come sia difficile fissare un nemico nella guerra del deserto e con che costi per una nazione: schierare nell'inospitale parte meridionale del Marocco 120.000 uomini e migliaia di equipaggiamenti pesanti era un salasso davvero notevole per il non poderoso stato marocchino, ed estremamente impegnativo per chiunque altro (non era tanto diverso dallo schieramento di NE in Italia durante la Guerra Fredda).
 
 
Nel 2001, la situazione era simile, per dirla con la citazione usata dall'ottimo Husson, al 'Deserto dei Tartari'<ref>Housson, Jean-Pierre: ''Sahara Occidentale: il deserto dei Tartari?, P&D Dicembre 2000, pag. 66-73</ref>==. Ognuna delle due parti si fronteggiava dalle relative postazioni. Il referendum, da molti anni invocato come soluzione per risolvere l'annoso problema dell'autodeterminazione del Sahara Occidentale, che ancora nell'estate 2000 James Baker ha tentato, come rappresentante speciale dell'ONU di sbloccare a Ginevra, ma senza successo. La tregua che durava dal 6 settembre 1991 dopo questo fallimento diplomatico era messa in notevole difficoltà, e forse era da considerarsi addirittura fallita, visto che non si sarebbe trovato un modo per decidere di questi territori. Rabat non aveva certo la volontà di affrontare una votazione popolare, avendo maggiore forza militare e occupando gran parte del territorio, ma il problema non era di lana caprina: come individuare precisamente chi era realmente in possesso dei diritti di voto, che non potevano certo essere estesi ai 'coloni' inviati dal Marocco dopo l'occupazione? Dal 1992 vigilava il MINURSO; ovvero Missione dell'ONU per il Referendum nel Sahara Occidentale. Questa sigla spiega già molto dell'importanza politica estremamente alta attribuita a questo metodo di scelta. Ma anche riprendere le attività militari contro le FAR marocchine non era certo una cosa vantaggiosa per la RASD: impossibile riconquistare i territori occupati dai Marocchini. Al più avrebbe potuto mettere i marocchini a rischio bancarotta: già in tempo di pace spendevano il 33% del PIL in spese militari, essenzialmente per mantenere l'enorme apparato militare nel deserto, dov'era schierato, in un clima secco con temperature di 50 gradi (che mettevano a rischio anche gli pneumatici dei mezzi parcheggiati al sole, in genere protetti da muretti speciali o simili oggetti che generavano ombra), un contingente di due terzi dell'esercito (lasciando tra l'altro poco popolata la frontiera con la Spagna). Questo era stanziato nelle 'province sahariane', che nel 2000 costavano 1 miliardo di dollari all'anno, per lo più a causa dei 'muri', costosi ma sostanzialmente efficaci nel tenere fuori dalle parti più importanti dei territori il Polisario. Questo era riuscito se non altro, nel frattempo, a riorganizzare le proprie forze facendone un sistema militare simile ad un piccolo esercito regolare piuttosto che ad una formazione di guerriglia. Del resto i muri, alti da 3 a 5 metri e presidiati da campi minati e 80.000 soldati e passa, erano davvero un ostacolo temibile, coprendo il 65% del territorio grazie ai 2.500 km di lunghezza, suddivisi in 3 zone operative: Sud con comando a Dakhla, Centro a El Aiun, Nord a Mahabes. Al solito, dietro le guarnigioni di prima linea v'erano i gruppi d'intervento mobili.
 
Il Polisario era stato nel frattempo riorganizzato in 7 regioni militari o RM di cui 6 a contatto con i 'muri', tra cui la 5a con comando a Bir Lahiou, vicina alla base marocchina di Zag, la 2a RM con comando a Tifariti (in cui se le FAR marocchine sfondassero taglierebbero in due l'intero schieramento del Polisario tra l'Algeria e il Sahara meridionale), e le altre, coma la 4a, 3a, 7a, 1a i cui comandi erano a M'Herig, Midjec, Aghouinet e Dougej. La sola RM non a contatto con i muri era quindi la 6a, in prevalenza sistemata a Tindouf, in Algeria, ed era il QG dell'ELPS. Qui erano stati raggruppati i carri T-55 e T-62, la logistica, formazione, istruzione per una forza armata di 8-10.000 uomini, che erano saliti, prima della tregua del '91, addirittura ad oltre 30.000. V'era davvero una struttura completa coma la scuola militare quadri 'Martire Ammi', quella per fanteria 'Martire El Ouali', e quella per cavalleria e artiglieria 'Martire Haddad'. I veterani dell'ELPS, spesso provenienti a loro volta dalle scuole algerine, curavano la formazione dei soldati. Fino al 1983 provenivano anche dalla Libia, poi v'é stato l'accordo tra Gheddafi e Hassan II. Con l'Algeria invece i rapporti non sono finiti e stage di 6 mesi per una formazione da ranger (truppe esploranti) erano garantite ad alcune decine di soldati presso la scuola commandos algerina. Delle RM, eterogenee per compiti e organizzazione, la 2a e la 7a erano 'Regioni meccanizzate', le altre, tutte, erano 'motorizzate'. La differenza era che le prime avevano 6 battaglioni, ovvero le failak di cui uno di carri, due fanti meccanizzati, uno fanteria motorizzata (veicoli come i Toyota 4x4), uno per l'artiglieria e uno per la difesa c.a. Praticamente erano disponibili un qualcosa di simile ad una brigata, anche perché i battaglioni carri erano in effetti di tipo assai convenzionale, con 3 compagnie su 4 plotoni l'una, oltre al reparto comando e a quello con gli ZSU per la difesa contraerea. In effetti, almeno in tempo di pace tutti e due i battaglioni carri erano raggruppati nella 6a RM. La fanteria meccanizzata aveva invece i BMP-1: anziani ma ben armati (dev'essere una brutta esperienza viverci e combatterci nel deserto, anche perché pare portassero l'intero equipaggio standard di 3 uomini e 8 truppe, anziché 3+6 come spesso accade in realtà). I battaglioni meccanizzati erano organizzati su 5 pedine: reparto comando e servizi, compagnia supporto tattico, 4 plotoni di cui uno con missili AT-4, uno con mortai da 120 mm, uno del genio, uno con cannoni da 23 mm binati. I battaglioni di artiglieria campale erano, come quelli da difesa contraerea, su 4 elementi: batteria comando e servizi, 3 batterie di armi che potevano essere di 4 obici da 122 mm D-30 o MLR BM-21, oppure una batteria Shilka (4 veicoli), una batteria SA-6 o SA-8, una batteria SA-9, sempre su 4 veicoli di lancio.
 
A parte la 2a e la 7a RM che sono simili a brigate occidentali v'erano nel resto dei casi delle RM motorizzate con reparti chiamati 'Katiba', a livello di compagnie di 80-160 uomini con veicoli fuoristrada Toyota con cannoni da 23 mm e le Land Rover Santana con armi da 12.7 o KPV da 14.5 mm.
 
Le RM motorizzate avevano modo di chiedere l'appoggio di reparti pesanti. Il presidente della RASD era anche il capo dello Stato Maggiore dell'ELPS, nonché Segretario generale del Polisario, Mohamed Abdelaziz, mentre un altro elemento dell' SM era il Ministro della Difesa Mohamed Lamine Bouhali, e i comandanti delle 7 RM e dei responsabili delle sette Direzioni principali del Ministero della Difesa (ovvero quella per il personale, logistica, sanità, intelligence, controspionaggio, commissariamento politico etc-.). Esisteva anche un recente tipo d'innovazione è stato quello di un Ispettorato delle F.A.. Infine, dei 28 membri del Segretariato Nazionlae del Polisario 8 erano militari tra cui il Ministro della Difesa.
 
Tornando alla situazione politica, dopo la tregua del settembre '91, vide l'accordo di principio per la pace tra Marocco e Polisario, dopo il piano elaborato nell'agosto '88 e dal segretario ONU e approvato nel '90, e il dispiegamento dei peacekeepers, si era cercato un referendum basato sul censimento spagnolo del '74. Ma ovviamente il Marocco era interessato a considerare più ampia la base elettorale, il che ha dato problemi che hanno causato lo slittamento del referendum originariamente pensato per il 1992, fino a che l'ONU ha preso atto nel '96 (in maggio) che non v'erano le condizioni per il sospirato referendum. James Baker, come inviato speciale dell'ONU aveva intavolato dal 1997 un accordo per presentare nuove liste elettorali, ma il Marocco ha ancora posto ostacoli, rimandando sine die il referendum, cosa riconosciuta dal febbraio 2000 in ambito ONU. I colloqui ancora tentati da Baker con le conferenze di Londra e Ginevra non hanno avuto successo. Dal settembre del '99 ha iniziato a delinearsi il classico fenomeno delle popolazioni oppresse da un regime militare troppo forte per essere sia convinto che sconfitto: dietro le terre occupate dai Marocchini sono iniziate manifestazioni di protesta, che hanno dato origine all'Intifada Saharawi. Nel marzo del 2000 manifestazioni di protesta sono state tenute nelle due città principali del Sahara Occidentale, Smara e El Aiun, ma sono state disperse dalla polizia con arresti e feriti, e l'imposizione del coprifuoco. Al solito, come in tante altre realtà simili (il Marocco, dopo tutto, ha preceduto Israele coi Muri di sicurezza..) la forza tecnologica dello Stato occupante viene dispiegata per reprimere il dissenso e in barba ai diritti umani e alle decisioni dell'ONU, o anche semplicemente i tentativi di mediazione.
 
A parte questo, in termini di tattica militare da segnalare che prima della tregua il Polisario era solito in tattiche tipo mordi e fuggi, con azioni portate di mezzi fuoristrada con mitragliatrici KPV o ZU, o ancora cannoni SR B-10 o 11 da ben 107 mm di calibro. Gli assalti avvenivano così: di notte, a velocità ridotta per confondersi con il terreno, cercando di sfuggire ai radar di sorveglianza terrestre come i RASIT dei marocchini. Attaccando un'aera di sutura tra due PA (che avevano una profondità di circa 1.5 km), la zona veniva bonificata dagli artificieri contro le mine antiuomo o anticarro (v'erano per esempio modelli italiani in uso), poi i veicoli venivano immessi in azione, e non era una cosa piacevole: lo scopo era quello di eliminare o anche catturare il maggior numero di soldati marocchini, cercando di logorare la forza e il morale delle truppe. La guerra che causò circa 20.000 morti negli anni in cui venne combattuta, era combattuta sulla lunghezza dei muri, con i guerriglieri attenti sopratutto al loro principale nemico, i gruppi d'intervento o GTI che erano schierati dietro le prime linee marocchine. In genere era impiegato un solo plotone o Katiba, alle volte una failak, ma alle volte ancora erano usate forti truppe che sferravano incursioni nelle retrovie come nel 1984, con l'offensiva 'Grande Maghreb', che impiegò circa 1.500 uomini e carri armati T-55 e BMP-1, ovviamente concentrandosi in un unico punto col massimo della potenza di fuoco. Ma alle volte anche le FAR andavano all'offensiva, anche se stando attente a non sconfinare nel paese 'santuario' del Polisario, l'Algeria. I carri T-55 sparavano da postazioni difensive, mentre i BMP-1 si portavano in postazioni ben mimetizzate per sparare i missili AT-3, poi ritirarsi e attaccare da altre posizioni, oppure spostarsi per mandare truppe di rinforzo alle zone con la maggiore minaccia delle FAR. Le forze del Polisario erano schierate vicino ai 'muri' marocchini, spesso su zone rocciose o sotterranee, difficili da scoprire anche passandoci a poca distanza. E la minaccia aerea? Gli F-5 e i Mirage erano certo un problema nominale, ma a quanto pare il timore d'essere abbattuti dalla guerriglia non era limitato ai soli apparecchi comunisti in Angola: anche i Marocchini erano intimoriti dalla contraerea nemica e gli attacchi venivano spesso portati da oltre 3 km di quota, troppi per un uso contro obiettivi puntiformi di qualcosa che non fosse un missile Maverick. L'ultimo aereo dei tanti abbattuti era stato un F-5E distrutto il 28 agosto 1991, e un mese prima era toccato ad un più potente Mirage F.1 in azione sopra Tifariti. I sistemi antierei del Polisario, anche se vecchiotti, erano decisamente completi e temibili per un'aviazione priva di sistemi ECM efficaci, di aerei notturni e di missili ARM.
 
Da notare che, come al solito in questi casi, il Polisario aveva anche cellule clandestine di sabotatori dietro le linee marocchine. Ma in generale la soluzione non poteva che essere politica, anche per il rischio di coinvolgere, nel tentativo di ottenere una vittoria decisiva, l'Algeria.
 
 
 
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