Ragionamento sull'assurdo/Parte IV

Indice del libro


"Sisifo", olio di Antonio Zanchi (ca. 1665)
« L'assurdo è la lucida ragione, che accetta i propri limiti. »
(Albert Camus, Il mito di Sisifo)

Il confrontoModifica

Si potrebbe obiettare che il punto di vista dal quale si suppone si sentano questi dubbi non esiste: che se facciamo il passo indietro consigliato atterreremo nel vuoto, senza alcuna base di giudizio sulle risposte naturali che dovremmo esaminare. Se manteniamo i nostri soliti standard di ciò che è importante, allora le domande sul significato di ciò che stiamo facendo della nostra vita saranno risolte nel solito modo. Ma se non lo facciamo, allora quelle domande non significherebbero nulla per noi, dal momento che non vi è più alcun contenuto nell'idea di ciò che conta, e quindi nessun contenuto nell'idea che nulla conti.

Ma questa obiezione fraintende la natura del passo indietro. Non si suppone che ci dia una comprensione di ciò che è veramente importante, in modo da vedere per contrapposizione che le nostre vite sono insignificanti. Nel corso di queste riflessioni non abbandoniamo mai gli standard ordinari che guidano la nostra vita. Li osserviamo semplicemente mentre funzionano e riconosciamo che se vengono chiamati in causa possiamo giustificarli solo facendo riferimento a loro stessi, inutilmente. Aderiamo a loro per il modo in cui noi siamo fatti; ciò che ci sembra importante, serio o prezioso non ci sembrerebbe così se fossimo fatti diversamente.[1]

Nella vita ordinaria, a dire il vero, non giudichiamo assurda una situazione a meno che non abbiamo in mente alcuni standard di serietà, significato o armonia, con i quali l'assurdo può essere contrapposto. Questo confronto non è implicito nel giudizio filosofico dell'assurdità, e si potrebbe pensare che il concetto non sia adatto all'espressione di tali giudizi. Non è così, tuttavia, perché il giudizio filosofico dipende da un altro confronto che lo rende un'estensione naturale da casi più ordinari. Si allontana da loro solo per contrastare le pretese della vita con un contesto più ampio in cui non è possibile scoprirne gli standard, piuttosto che con un contesto dal quale si possano applicare standard prevalenti alternativi.[1]

NoteModifica

  1. 1,0 1,1 Si vedano William Barrett, Irrational Man: A Study in Existential Philosophy, (I ed.), Doubleday, 1958; Giuseppe Rensi, La filosofia dell'assurdo, Adelphi, 1991, Cap. 2; Andrea Gentile, Sulla soglia. Tra la linea-limite e la linea d'ombra, IF Press, 2012, passim.