Dialogo operativo/Premessa

MotivazioniModifica

Tempi nuovi e problemi vecchiModifica

La realtà del terzo millennio, per certi versi, ha delle caratteristiche che in passato non hanno precedenti paragonabili. L'umanità del terzo millennio deve affrontare delle difficoltà che in precedenza non erano presenti o perlomeno avevano caratteristiche diverse.

D'altra parte tutta una serie di problemi che si possono definire antichi sono irrisolti ancora oggi. E di questo fatto ci sarebbe da vergognarsi personalmente e collettivamente. Insomma una bella fetta di Storia è abbondantemente documentata, conosciuta e commentata, ma le persone ripetono più o meno sempre gli stessi errori di fondo, soprusi, violenze, incomprensioni, incidenti e ingiustizie varie.

Per questo motivo sarebbe ora di provare a sviluppare e imparare nuovi modi e nuove abilità che consentano di affrontare e risolvere questi problemi sia nuovi di zecca che cronici. Adattarsi o morire, così come è sempre stato fatto da tutte le forme di vita che ci hanno preceduto nel cammino evolutivo, pena l'estinzione.[1]

Meglio rassegnarsi o costruire nuovi strumenti e ingegnarsi così come ci viene suggerito anche da molti esempi positivi delle generazioni che ci hanno preceduto? In molti casi i nostri predecessori hanno commesso degli errori e mostrato i limiti della natura umana, ma per tante cose hanno ottenuto grandi vittorie e dimostrato anche le potenzialità che abbiamo noi tutti esseri umani.

Scenario e problemiModifica

Per farla breve, la realtà in cui viviamo è afflitta da un gran numero di problemi (economici, sociali, relazionali, ecologici, giustizia, eccetera).

Non c'è che l'imbarazzo della scelta su quale problema prendere in considerazione e affrontare prima. Ce ne sono per tutti i gusti, per tutte le classi sociali e in ogni area geografica grande o piccola. Molti problemi sono eredità del passato e ben noti fin dall'alba della civiltà, ma vergognosamente irrisolti ancora oggi. Altri sono estremamente recenti e per certi versi ancora da analizzare e comprendere.

Giusto per rinfrescare la memoria, una lista con qualche esempio suddiviso per livello delle conseguenze. Questo manuale non ha lo scopo di discutere dei problemi singoli ma piuttosto proporre e mettere insieme concetti fondamentali e strumenti necessari a fare in modo che le persone (appartenenti a qualsiasi classe sociale) possano affrontare qualunque di essi.

Alcuni problemi globaliModifica

  • Carenza di risorse
  • Sovrappopolazione
  • Inquinamento
  • Insostenibilità di varie attività economiche
  • Fondamentalismo, intolleranza e conflitti derivati
  • Ignoranza e speculazione su di essa
  • Proliferazione di armi di distruzione di massa

Alcuni problemi italianiModifica

  • Dinamica demografica
  • Insufficiente coesione sociale
  • Fuga dei cervelli
  • Costi di sistema insostenibili
  • Diffusione della criminalità organizzata

Alcuni problemi individualiModifica

  • Difficoltà di comprensione dell'altro
  • Mancanza di obiettivi e punti di riferimento
  • Fenomeni di dipendenza
  • Scarsa flessibilità e apertura mentale
  • Incoerenza e autocontrollo

Ogni persona è in contatto direttamente o indirettamente con qualcuno di questi problemi. Le alternative sono scegliere di affrontarli oppure no. Una volta che si è deciso di affrontarli allora bisogna prepararsi a risolverli e farlo. Come richiamato in altri paragrafi, i problemi grossi richiedono maggiori energie per essere risolti e queste energie possono essere messe insieme cooperando.

Mancanza della visione d'insiemeModifica

Alla fine della fiera, dopo 10.000 anni di civiltà, i problemi cittadino-rurale, centro-periferia, imprenditori-dipendenti, professori-studenti, genitori-figli, ricchi-poveri alla fine siano dovuti, anche e soprattutto, a una certa incapacità di cooperare come si dovrebbe.

Per il momento, il fine ultimo (consapevole o no) dell'azione di quasi tutti è il proprio limitato interesse personale legato alla pigrizia, all'egocentrismo, all'avidità e mille altre tendenze che hanno risultati positivi a brevissimo termine per chi le pratica ma conseguenze devastanti a lungo termine per la collettività.

Gli aspetti più tristi sono proprio 1) l'inconsapevolezza diffusa di questo limite e 2) l'inconsapevolezza diffusa delle sue conseguenze, a medio-lungo termine.

Nonostante questo fatto e le sue conseguenze siano più o meno evidenti sotto gli occhi di tutti, sui giornali, sui forum, alla TV e nelle chiacchiere al bar (e il lamentarsi senza provare veramente a risolvere è una brutta aggravante).

Così come non se ne rende conto l'abitante medio della montagna, non se ne rende conto l'abitante medio della città. Così come spesso non se ne rende conto il figlio, spesso non se ne rende conto il padre. Eccetera. È un problema culturale ben radicato che non si risolve né con gli investimenti economici, né con le manifestazioni, né solo con i libri.

Come è possibile che una Nazione di 60 milioni di abitanti funzioni bene quando all'interno della popolazione è difficile mettere insieme un gruppo di 100 persone che sappiano lavorare o vivere assieme senza l'insorgere di problemi insuperabili? Come è possibile che 10 persone sappiano lavorare assieme quando già solo 2 persone non resistono assieme? Come è possibile che 2 persone resistano assieme se ogni singolo individuo non è in grado di avere l'autocoscienza sufficiente per gestire sé stesso?

Possiamo parlare dei problemi della montagna, della pianura e della città quanto vogliamo, scrivere libri e organizzare eventi piacevolissimi, ma alla fine il problema è a monte: siamo noi stessi esseri umani che, fino ad ora, siamo stati incapaci di cooperare sul serio. Ne sono testimoni la Storia con la S maiuscola e le storie individuali del passato e del presente.

SoluzioniModifica

A qualsiasi livello si ponga un problema (famiglia, comunità, città, nazione, umanità), si può risolvere, forse, partendo da un dialogo chiaro e orientato a risolvere il problema, dialogo fatto su misura di con chi si davanti, ragionando e stimolando al ragionamento su questo obiettivo, ben dichiarato, di risolvere i problemi comuni, di gettare le basi per l'esistenza e la sopravvivenza nel futuro facendo sforzi e sacrifici nel presente. Altrimenti per cos'altro varrebbe la pena di sforzarsi e sacrificarsi nel presente?

Non si può delegare completamente questa pratica ai professionisti della comunicazione perché altrimenti ne servirebbe uno ogni due abitanti. È necessario che ognuno impari a mettere in pratica i concetti base della comunicazione (ascoltare, rielaborare, comunicare), altrimenti è inutile parlare di problemi specifici, parlare di soluzioni, andare a scuola o fare vita sociale. Senza queste conoscenze base, sarebbe praticamente tutto tempo perso inutilmente.

Se siamo qui a scrivere e leggere di problemi da risolvere e bisogno di collaborazione è perché in questo momento noi esseri umani non siamo in grado di collaborare con chi abbiamo intorno, in parte per colpa nostra, in parte per colpa degli altri, in parte per motivi culturali ereditati da generazione in generazione.

A prima vista la soluzione potrà sembrare molto teorica e poco pratica, ma la situazione è bloccata perché nelle teste degli esseri umani non sono ancora radicate in modo sufficiente una serie di concetti teorici. Il primo problema concreto è un concreto problema di comunicazione e metodo. Sebbene la comunicazione e il metodo possano sembrare cose astratte, teniamo presente che le conseguenze della loro mancanza sono molto concrete:

  • Incapacità di comunicazione produce brutta interazione, che a sua volta porta a incapacità di risolvere i problemi condivisi, comuni, non affrontabili come singoli.
  • Mancanza di metodo e organizzazione produce perdite o spreco di tempo e risorse e quindi non si risolvono i problemi, o ci si mette troppo tempo per farlo.

RealizzabilitàModifica

Tanto per usare un linguaggio imprestato dal mondo del software, ognuno di noi deve sforzarsi di fare un upgrade da incapace-di-cooperare a individuio-cooperativo interagente all'interno di un collettivo. Questo è l'unico meccanismo di massa che può gettare basi utili per poi poter risolvere in maniera definitiva i problemi di cui sopra e poter passare a sfide di altro livello.

È improbabile riuscire a fare questa operazione di upgrade direttamente a livello globale o nazionale. È necessario iniziare a installarsi (cioè ficcarsi in testa) il dialogo operativo, a partire da piccoli gruppi, famiglie e piccole comunità, per passare via via a collettivi di dimensioni crescenti. Il dialogo operativo si basa su una pochi concetti elementari e condivisibili suddivisi in requisiti e concetti fondamentali perché i secondi si basano sui primi.

In un primo momento, se una porzione piccola ma sufficiente di popolazione diventerà consapevole della necessità di maggior coesione e cooperazione, si farà carico dello sforzo individuale necessario per comunicare questo fatto agli altri, mettere a punto gli strumenti necessari e divulgarli adeguatamente.

Infine, quando una porzione più grande di popolazione diventerà capace di dialogare operativamente, si potrà risolvere con facilità qualsiasi problema, perché le collettività hanno potenzialità enormi, ben più grandi di quello che si riesca ad immaginare.

Se noi lavoriamo sodo adesso che è il nostro turno, nel giro di un paio di generazioni la situazione potrebbe essere migliore e qualcuno dopo di noi potrà finalmente riparare effettivamente gli sbagli del passato, cosa che noi non sappiamo fare in questo momento.

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La sequenza concettualmente è semplice:

  1. predisporre sé stessi alla cooperazione, cioè capire il dialogo operativo
  2. aiutare gli altri a predisporsi alla cooperazione
  3. diventare veramente parte attiva e sostegno dei collettivi e dedicare una parte adeguata del proprio tempo per affrontare e risolvere problemi (a livello di famiglie, comunità, ecc.).

Non si può salire ad un livello successivo senza aver reso ben solido quello precedente. Le conseguenze di questa instabilità sono sotto gli occhi di tutti, tutti i giorni.

Chi non è predisposto alla cooperazione non può né affrontare e risolvere problemi né aiutare gli altri a cooperare. Se non si ha intorno a sé qualcuno pronto a cooperare e impossibile farlo e mettere insieme le risorse di collettivo sufficienti a risolvere problemi seri, ci si può solo lamentare tristemente.

Manuale di dialogo operativoModifica

I concetti generali e strumenti necessari a compiere questi passi sono raccolti e descritti nei moduli di questo manuale. Sono organizzati in modo organico, qui è solo riportata una sintesi introduttiva esemplificativa per sommi capi.

Il testo dev'essere scritto in un linguaggio che lo renda rapidamente e chiaramente comprensibile a chiunque, ciascun modulo ha con una parte iniziale che ha lo scopo di riassumere tutto il contenuto del resto del modulo e facilitarne la lettura. Un modulo di sintesi contiene il riepilogo dei concetti principali.

La qualità del testo si dovrebbe basare sulla collaborazione e il contributo di quante più persone, punti di vista e culture diverse: tanto quanto è prezioso il contributo dell'intellettuale, tanto è prezioso l'intervento della persona comune, in modo da mettere insieme suggerimenti, spunti, critiche, osservazioni e correzioni nei contenuti e nella forma (anche per questo motivo è stato scelta la piattaforma Wikibook).

VersioneModifica

Questa è la versione 0.1 basata su pochi contributi e contenente solo una traccia di proposta dei concetti indispensabili che devono ancora essere discussi, selezionati, rielaborati e resi chiaramente comunicabili. Per questo motivo è indispensabile il contributo con osservazioni, critiche, revisioni e aggiunte di quanti più utenti possibile.

Nel momento in cui tutti gli argomenti saranno esposti con un livello minimo sufficiente di completezza, si passerà alla versione 1.0, nel caso di modifiche pesanti alla struttura generale del manuale si discuterà ed eventualmente si provvederà all'aggiornamento del numero principale di versione.

Origine del dialogo operativoModifica

Il nome è ispirato originariamente al sistema operativo installato su quasi ogni PC. Fino all'avvento dei Personal Computer, commercializzati come Beni di Consumo a partire dai primi anni '80, casi concreti di Dialogo Operativo (DO) si svolgevano come parte intregrante dell'evoluzione di Sistemi Operativi, tipo quelli adottati da specifici ambienti di Ricerca Scientifica, primo tra tutti il CERN di Ginevra.

Così come le periferiche e tutto l'hardware di un sistema elettronico cooperano tra di loro e con le applicazioni software per mezzo dell'esecuzione del sistema operativo, oggi come non mai è necessario che le persone cerchino, mettano insieme, evolvano e condividano un insieme di idee, strumenti e concetti fondamentali, validi per tutti, in modo da poter co-esistere nel miglior modo possibile.

Il dialogo operativo non vuole affatto rappresentare un'analogia calcolatore-persona, né affermare il calcolatore è come una persona, che sarebbe folle tanto quanto dire una mucca è come un albero, ma ha lo scopo di risolvere un problema di mancanza di coordinazione, come spiegato nei moduli del manuale.

La parola dialogo, da una parte, evoca le idee di comunicazione, relazioni interpersonali e comunità. D'altra parte l'aggettivo operativo sottolinea la finalità concreta di questo dialogo, che non è fine a sé stesso, per darsi delle arie, speculare o solo per ingannare il tempo. In breve, dialogo operativo significa comunicare e scambiare idee, opinioni e osservazioni con il fine di scegliere su cosa cooperare, come concretizzare le idee migliori e risolvere i problemi comuni.

Paragone del sistema operativoModifica

Il sistema operativo di un computer coordina lo scambio di segnali tra monitor e tastiera da una parte e programmi applicativi dall'altra: senza sistema operativo un programma che voglia visualizzare una schermata non potrebbe farla apparire all'utente in nessun modo, oppure con sforzi enormi di programmazione da parte di chi scrive il programma. Da parte dell'utente diventerebbe ben più difficile (e costoso) usare la potenza di calcolo del computer per fare quello che serve.

Altri paragoniModifica

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NoteModifica

  1. George Carlin, salvare il pianeta http://www.youtube.com/watch?v=QXvK359TL2Y