Cambiamento e transizione nell'Impero Romano/Capitolo III

Indice del libro
Solidus Valentinian III Constantinople.jpg
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"D N VALENTIN – IANVS P F AVG — SALVS REI – PVBLICAE B – CONOB. C 9. RIC"
Solido AV con l'effigie di Valentiniano III (425-455); il rovescio mostra Valentiniano e Teodosio II in trono seduti di fronte, entrambi nimbati, in veste consolare e con scettro cruciforme

Lotte sociali e pressioni fiscaliModifica

IntroduzioneModifica

[...]


I fattori principali della trasformazioneModifica

« ... Laonde se ti sta a cuore la patria , per la quale hai fatte tante guerre, e per la quale volontieri daresti an che la vita , riducila in un altro stato , e mettila in ordine, affinchè alle bell'opere ritorni. L'esser permesso ad alcuni di fare e dir tutto secondo il proprio capriccio, può esser sorgente di pubblica felicità, se costoro sieno persone saggie e prudenti; e di ruina comune, se siano sciocche ed insane. E quindi se da taluno si accorderà un tal potere ad un ignorante, sarà lo stesso che porre una spada in mano di un fanciullo, o di un pazzo furioso; e chi lo concederà ad un uomo as sennato, apporterà la salute non solo a tutti gli altri, ma anche agl'imbecilli, ed a coloro che non la vogliono. Io ti consiglio pertanto a non lasciarti ingannare da una speciosa apparenza di nomi, ma, riguardando a ciò che da essi deriva, a tener in freno la ferocia della plebe, e ad addossare a te stesso ed a tutti gli altri ottimi soggetti l'amministrazione della repubblica, affinché quei d'essi, che sono i più prudenti, diano dei consigli; quei che sono i più instruiti nell'arte di comandare, menino fuori gli eserciti; e quei finalmente, che sono i più robusti ed i più poveri, facciano da soldati. Ed in questa maniera si otterrà, che , adempiendo ciascuno con impegno ai propri uffici, si presteranno con prontezza la lor opera a vicenda , nè alcuno si sentirà mancar niente, ed il popolo conseguirà un vero e reale impero, ed una sicura libertà. Imperocchè quella vantata libertà dalla plebe altro non è che una durissima servitù di tutti i migliori soggetti, e produce sì a lei che a questi la rovina comune: ma per lo contrario quella libertà di cui ti parlo, nella quale si preferisce sempre la moderazione, e si dà ugualmente a ciascuno ciò che merita, rende al modo stesso felici tutti coloro, che fanno uso della medesima. »
(Cassio Dione, LII[1])


NoteModifica

  1. Testo italiano di Giovanni Viviani, Istorie Romane di Dione Cassio, Sonzogno, Milano, 1823, pp. 66-67.