Differenze tra le versioni di "Storia delle Forze armate tedesche dal 1945/Al culmine della Guerra fredda"

 
Tutti i tentativi tedeschi di vincere la guerra si infransero tuttavia a Stalingrado, El-Alamein, e sopratutto a Kursk. Alla fine la Germania era un paese distrutto, ma la sua tecnologia e i suoi progettisti rimasero. Nel dopoguerra la Germania sfruttò le competenze rimaste per realizzare quello che venne definito la famiglia dei 'felini', dei quali il più famoso e prodotto è il Leopard, definito come il miglior carro dell'epoca, per l'equilibrio in mobilità, potenza di fuoco, protezione. Quest'ultima era sacrificata alla mobilità, nell'assunzione che i nuovi missili controcarro erano troppo difficili da contrastare data la loro penetrazione, e così era meglio muoversi rapidamente e esporsi per tempi minimi al fuoco. La competizione tra AMX-30 e Leopard ebbe luogo con la supervisione dell'Esercito italiano, anch'esso operatore dei carri Patton e interessato alla loro sostituzione. La vittoria non fu univoca, e i francesi adottarono il loro carro, mentre i tedeschi si ritennero soddisfatti del Leopard e ordinarono 1500 cannoni L7 in Gran Bretagna. Era questo il cannone NATO più promettente, e venne adottato da tutti i progetti dell'epoca eccetto l'AMX-30. Negli USA sostituì il pezzo da 90 mm della genealogia Patton e venne prodotto come M68. Il Leopard doveva molto alla progettazione dei carri tedeschi del periodo bellico come concezione generale, mentre tecnologicamente era simile all'M47-M48, specie in merito all'impostazione del sistema di tiro.
[[Immagine:West_German_Leopard_1_tanks_and_Gepard_ADA_moving.jpg|300px|right|thumb|Due elementi delle trutte corazzate tedesche insieme: una colonna di Leopard 1 e di Gepard]]
 
Dotato di eccellente mobilità grazie al diesel MTU 833 da 840hp, il Leopard 1 era simile in massa e persino in aspetto -cingolatura a parte- al Panther. Ma mentre questo era afflitto da un sistema motore sottopotenziato e inaffidabile da 700hp, a benzina, il Leopard era eccellentemente progettato, aveva un'alta velocità, capacità di percorrere oltre 600 km su strada e persino di guadare corsi d'acqua di oltre 5 metri con preparazione, tanto che venne provata la sua capacità di attraversare il Reno. I sistemi ottici erano di prim'ordine con un periscopio capace di 20 ingrandimenti per il capocarro e un telemetro ottico con 1,7m di base e 16 ingrandimenti. Restava però la corazza inadeguata, essendo spessa solo 35 mm sui fianchi, 70 mm sul frontale scafo, e infatti il carro era richiesto come 'resistente al 20 mm' soltanto. I Leopard entrarono in servizio a cominciare dal 1965 e la produzione totalizzò 2437 carri al 1979, quando arrivò il Leopard 2. Nel frattempo il veicolo diventò il carro NATO per eccellenza, surclassando i mezzi inglesi e americani che ebbero davvero poca fortuna in Europa (solo l'Italia adottò l'M60, per esempio). Il rivale AMX-30 ebbe invece un ruolo minore, afflitto dal suo principale problema: l'inaffidabilità del propulsore, tanto che in Spagna l'AMX-30E è stato considerato meno soddisfacente dell'M48 e in seguito aggiornato con lo stesso motore del Leopard 1.
[[Immagine:Leopard1_Bundeswehr_1983.jpg|300px|right|thumb|Un Leopard 1A3 in azione vicino ad un caratteristico piccolo centro abitato tedesco]]
 
I limiti del Leopard vennero via via curati con nuovi aggiornamenti. I leopard aggiornati allo standard A1A1 ebbero corazze aggiuntive spaziate sulla torretta, i 213 Leopard A3 ebbero una nuova torretta saldata con 1,2 m3 di volume in più, mentre i Leopard A2 ebbero un sistema di stabilizzazione per consentire il tiro in movimento, almeno limitatamente. La vera innovazione arrivò con i Leopard 1A4, gli ultimi 250 esemplari prodotti con il sistema COBELDA con computer e telemetro laser per il tiro, antisignano dell'EMES 15 del successivo Leopard 2. Questo sistema divenne standard per i Leopard 1A5, ovvero 1300 vecchi A1 aggiornati al nuovo standard, ma questo non si verificò prima del 1987 e così la partecipazione di tali nuovi mezzi alla Guerra fredda fu marginale. Non si può completare la breve disamina sul Leopard senza citare le versioni speciali, che nell'Esercito tedesco trovavano ampio impiego: uno ogni tre scafi Leopard non era un carro armato e si trattava precisamente di ben 544 carri soccorso, 36 pionieri, 105 gittaponte (capaci di stendere ponti lunghi fino a 22 metri, una delle maggiori distanze copribili da un carro gettaponte), 420 Gepard (vedi sotto), 60 carri scuola guida, privi di cannone ma con una torretta simile a quella di una gru civile, da dove all'allievo viene fatto pilotare il veicolo.
 
Al 1983 i battaglioni carri tedeschi erano in piena trasformazione. Originariamente erano 3 per brigata, ciascuno su 41 mezzi. Ma già l'anno successivo l'organico era indicato in soli 2 battaglioni, dotati però di 55 carri. Le divisioni corazzate con il precedente sistema avevano 123x2 (brigate corazzate) +41(brigata meccanizzata) carri, mentre successivamente esse ebbero 110 carri per brigata corazzata e 55 per brigata meccanizzata. Il totale della divisione corazzata tedesca attorno al 1983 era quindi di 287 carri, 206 per le divisioni meccanizzate. Dopo i totali divennero 275 e 220.
[[Immagine:Leo2Br80.jpg|300px|right|thumb|Il prototipo del Leopard 2 era ancora simile al predecessore. Sarebbe presto diventato il principale carro armato tedesco con nuove e formidabili capacità, ma con una torretta molto più squadrata]]
 
La divisione corazzata era la principale unità da combattimento dell'Heer, e veniva potenziata di continuo con nuovi materiali. Il più pesante e impressionante di tutti era il Leopard 2. Questo nuovo veicolo naque come successore al previsto carro tedesco-americano MBT-70, che naufragò a seguito di ogni sorta di difficoltà tecnica (esempio, il cannone lanciamissili, il guidatore sistemato in torretta, il cannone da 20mm retrattile per la difesa antiaerea etc.). Gli americani andarono per la loro strada e produssero l'M1 Abrams, caratterizzato da costi elevati, una piccola e assetata turbina a gas capace di 1,500 hp e ancora il vecchio cannone M68, seppure migliorato con munizioni e sistema di tiro differente. L'unica cosa che i due carri ancora condividevano era la corazza di tipo stratificato-composito, che era comunque arrangiata in maniera differente. E' altamente verosimile che il carro americano fosse meglio protetto, almeno giudicando da alcuni fatti: esso aveva un armamento più leggero, come anche più leggero era il motore, mentre la massa totale era simile (circa 55 t) ma lo scafo del mezzo statunitense era più piccolo e basso. Peraltro la torretta era più grande, ospitando quasi tutta la dotazione munizioni nella controcarena.
 
 
Il Leopard 2 aveva una mobilità eccellente per un simile mostro corazzato, riuscendo ad erogare 27hp/ton contro i 20-21 del Leopard 1. Aveva una corazza multistrato che lo rendeva frontalmente pressochè invulnerabile a quasi ogni arma nemica, e un sistema di tiro comprendente un apparato termico di mira montato nella parte anteriore destra della torretta (peraltro causando un punto debole nella zona), un sistema computerizzato di tiro, un telemetro laser e un sistema di stabilizzazione con ottica master, asservito cioè alla linea di mira. In altre parole, questo mezzo era capace di ottenere una decisiva superiorità sul campo di battaglia, specialmente in occasione di impiego su ampi campi di tiro e-o di notte. L'unico limite era dato dalle munizioni, solo 42 di cui la metà nello scafo, a costituire ancora un certo pericolo potenziale in caso di perforazione, per esempio dai fianchi.
[[Immagine:Leopard_2A4_Main_Battle_Tank_%28Finland%29.JPG|300px|right|thumb|Un Leopard 2A4, ultimo dei modelli anni '80,attualmente servente in Finlandia]]
 
In sostanza, il Leopard 2 assumeva il ruolo del Tiger I, ma con in più una notevole mobilità e in meno una dotazione proiettili esattamente dimezzata. La sua corazza speciale gli dava un aspetto squadrato, ricordante quello del Tiger, di cui aveva anche quasi esattamente la stessa massa: attorno alle 55 tonnellate. Lo scafo era però più lungo e la torretta più bassa.
 
 
Le unità meccanizzate tedesche non erano però solo basate sui carri, ma su un complesso armonico di veicoli da combattimento, tutti capaci di notevoli prestazioni.
[[Immagine:Marder1A3.5.jpg|300px|right|thumb|Un Marder 1A3, ultima versione, apparsa solo verso la fine degli anni '80. Qui spara un missile MILAN]]
 
Compagno del Leopard 1/2 era il Marder, prodotto come veicolo per trasportare una squadra di fanti assieme al Leopard, nell'assunto che fanteria e carri devono operare insieme in battaglia. Il Marder è stato il primo IFV o MICV della NATO. Esso era straordinariamente dispendioso se comparato all'M113 (che in Italia venne aggiornato come VCC, essenziamente con una lastra di 6 mm di acciaio aggiunto e feritoie di tiro). Il Marder era il successore di un veicolo precedente, di disegno svizzero, già armato di un cannone da 20mm in torretta, ma non prodotto in quantità e giudicato un poco insoddisfacente. Il Marder riprendeva il cannone da 20mm, ma si trattava di una mitragliera Rheinmetall Rh-202, capace di sparare fino a 1000 c. minuto e 1000 m/sec di velocità iniziale. Essa venne sistemata in una torretta KUKA biposto, ma con l'equipaggio sistemato nello scafo. Capace di elevarsi da -17 a +65 gradi, il cannone e la mitragliatrice MG 3 coassiale potevano battere anche bersagli aerei lenti, come gli elicotteri, o sparare in fortissima depressione (notevole vantaggio tattico sparando a scafo sotto). Un'altra mitragliatrice era sistemata, telecomandata, dietro tale torretta, e in tutto vi erano 1250 colpi da 20 mm e 5000 da 7,62. Ad un certo punto -ma la modifica non venne mai generalizzata, forse giusto un carro per plotone, venne aggiunto un lanciamissili MILAN con 6 armi di ricarica. Questo ridusse il numero dei fanti trasportati, già appena 6, di una unità e il lanciamissili era di difficile uso essendo necessario esporsi per spararlo. Alcuni veicoli erano già stati aggiornati al 1983. Il Marder contava su di una robusta protezione e 6 lanciagranate nebbiongene, all'epoca tutt'altro che diffuse, mentre il motore erogava ben 600 hp (ovvero 3 volte la potenza di un M113). Non era anfibio, ma capace di guadi profondi, dotato di sistemi di visione notturne e protezione NBC. Nonostante il costo elevatissimo, che ne precluse l'acquisto da parte di altri eserciti, il Marder venne prodotto in non meno di 2136 esemplari tra il 1970 e il 1976. Nei battaglioni di fanteria meccanizzata ve n'erano 46 unità, ovvero fino a 92 in brigate meccanizzate.
 
[[Immagine:Flakpanzer-Gepard (Bundeswehr).jpg|300px|right|thumb|Il migliore dei cannoni semoventi antiaerei, nonché il più costoso, il Gepard entrò in servizio dal 1976 in 420 mezzi]]
Nel frattempo entrò in produzione anche il Gepard, un sistema antiaereo basato sullo scafo Leopard ma con un nuovo armamento in una torretta: 2 cannoni GDF svizzeri, capaci di 1100 colpi al minuto, gittata circa 3,5 km, massima 9 km. Erano disponibili un radar di ricerca e uno di controllo del tiro, come anche un sistema ottico di tiro contro bersagli terrestri. Alcuni Gepard (al 1983)avevano anche un telemetro laser collegato al computer analogico di tiro. Con una robusta corazza e 660 colpi disponibili, il Gepard era un semovente ideale per la lotta antiaerea in prima linea, ma anche pesante e costoso (6 volte un normale Leopard 1). Venne prodotto anche per Olanda (95) e Belgio (55) ma nessun altro cliente osò comprerarlo. La Germania, ancora una volta, non esitò ad investire ingenti somme per la sua rapida acquisizione, e i 500 modesti M42 Duster, sistemi solo chiarotempo e senza protezione per l'equipaggio, vennero sostituiti in un rapporto di quasi parità da 420 Gepard, prodotti dal 1976 al 1980 al ritmo di 100 all'anno circa. Essi nel 1983-84 equipaggiavano 11 reggimenti contraerei e la gittata e la precisione delle loro armi ponevano a qualunque attaccante problemi non indifferenti da superare. Per confronto, all'epoca la Francia aveva solo 60 vecchi semoventi AMX-13VDA, la Gran Bretagna aveva i primi Tracked Rapier mentre l'Italia non aveva nulla, essendo il SIDAM ben lungi dall'apparire fino ai tardi anni '80.
 
Per quello che riguarda gli altri equipaggiamenti, erano in fase di acquisizione i primi 400 Transportpanzer 6x6 ruotati, pesanti veicoli per impieghi speciali come le contromisure elettroniche e il posto comando. Erano facilmente riconoscibili per il larghissimo parabrezza blindato anteriore, simile a quello di un normale furgone. Gli M113, relegati per lo più all'esercito territoriale e alle unità di fanteria meccanizzata erano oltre 3,000. Notevole la presenza di cacciacarri cingolati Jaguar con cannone da 90 mm o missili HOT (1+10 di riserva), mentre la ricognizione era affidata a 408 Luchs, le autoblindo più pesanti -19,5t-tra tutte quelle disponibili all'epoca. Esse vennero costruite con scarsa attenzione per la potenza di fuoco, limitata ad un cannone da 20 mm con 375 colpi e una mitragliatrice, ma la loro caratteristica principale era la mobilità, essendo 8x8 e capaci di circa 800 di autonomia su strada, oltre che anfibie. La protezione frontale arrivava a proteggerle da armi da 20 mm mentre la laterale era sufficiente per le schegge e armi leggere.
 
Al riguardo dell'artiglieria vi era infine la presenza di un numero, in aumento, di Marder versione antiaerea, ovvero con missili Roland. Avevano un radar di scoperta, uno di tiro, apparti optronici, 2 rampe missili Roland e caratteristica unica, due caricatori da quattro missili per ricaricare le rampe. Essi erano stati ordinati in non meno di 144 esemplari. I Roland 2 avevano una velocità di mach 1,5, gittata di circa 6 km e quota massima di 0,02-5,5 km. I successivi Roland 3, entrati in servizio in pochi esemplari dal 1988, arrivavano a 1,8 mach, 7 km di gittata e 6 di tangenza, oltre ad avere una testata piu potente. Sembra che la testata dei Roland fosse HEAT-frammentazione, molto inusuale per un SAM, forse per dargli anche capacità controcarro tramite il sistema di mira ottico.
[[Immagine:Panzerhaubitze_M109_A3.jpg|300px|right|thumb|Un M109G/A3 tedesco]]
 
Le armi d'artiglieria erano in buona parte americane: i battaglioni delle brigate corazzate e meccanizzate avevano tre batterie con 18 M109G , versione modificata capace di raggiungere i 18 km di gittata, diventando così comaprabile con il sovietico 2S3 (17 km) e meglio rispetto ai 14,5 km dell'M109 originale. Ogni divisione aveva così non meno di 54 M109, i principali e meglio riusciti tra i semoventi d'artiglieria NATO.
 
Quanto all'equipaggiamento per la fanteria, esso si basava sui fucili H&K G3, mitragliatrici MG 3, lanciarazzi Panzerfaust, missili MILAN, mortai israeliani Soltam o finlandesi Tampella da 120 mm. Non vi erano all'epoca missili come gli Stinger in distribuzione.
 
[[Immagine:MBB_Bo-105_HB-ZHS.jpg|300px|right|thumb|L'MBB BO 105, il piccolo biturbina tedesco di grande successo anche all'estero]]
Infine, l'aviazione dell'Esercito era anch'essa un elemento importante della struttura. Esso aveva all'epoca una dotazione imponente di macchine: 107 elicotteri CH-53G, numerosi UH-1D, Aluette III, e i nuovi BO-105. I CH-53, usati al posto dei soliti CH-47, erano la componente da trasporto pesante, un elicottero insolito perchè normalmente usato solo dai Marines e Israele. Essi erano capaci di trasportare ingentissime quantità di equipaggiamento e soldati. Non è chiaro se fossero migliori dei CH-47, di certo la loro struttura convenzionale (con trave di coda) li rendeva meno compatti, dimensionalmente parlando. I BO-105 erano presenti con la versione M per compiti vari, raramente armata con mitragliere, mentre era in corso un ordine per i ben più temibili BO-105P PAH-1. Questi elicotteri, molto piccoli e agili, dotati -per la prima volta per macchine di tali dimensioni- di due motori, nonchè di un rotore rigido, erano riccamente equipaggiati con dispositivi adatti per combattere in prima linea. Il loro armamento comprendeva 6 missili HOT, capaci di colpire con precisione e potenza (sono gli equivalenti europei dei TOW) bersagli posti fino a 4,25 km perforando, con la testata da 6 kg e 165 mm di calibro, non meno di 800 mm di acciaio. Pare che l'ordine fosse stato posto per circa 212 elicotteri PAH-1, non noti i tempi di consegna del lotto, ma certamente una volta consegnati avrebbero rappresentato il principale potenziale controcarro eliportato della NATO in Europa durante la Guerra Fredda, ben più numerosi dei 120 Gazelle 342M (4 HOT) e degli 80 Lynx inglesi (TOW) disponibili. I BO 105 vennero adottati in oltre 70 esemplari-28 con missili HOT- anche dalla Spagna mentre quelli olandesi non erano armati. Attualmente i BO 105 PAH-1, oramai piuttosto superati, aspettano ancora la sostituizione cone i Tigre PAH-2, che all'esatto contrario, sono stati un programma caratterizzato da inefficienze e ritardi con pochi eguali nella storia aereospaziale.
 
 
Alla metà degli anni '80, la Bundesmarine comprendeva 31.800 uomini. In termini di unità navali, la situazione era la seguente:
[[Immagine:F207_Bremen_%2C_Clyde_26_2_06.jpg|300px|right|thumb|Un 'Bremen']]
 
*Sommergibili: 6 Type 205, 18 Type 206, previsti 12 Type 211 a far tempo dal 1991-97
*Navi d'altura: 3 Type Hamburg, 3 Type Lutjens, 3 Fregate Koln, 6 Bremen e altre 2 in programma
*1 gruppo elicotteri con 14 Westland Lynx HAS.Mk 88
*1 gruppo con 20 Dornier Do 28D-2 per collegamento, 1 Hansa HF32 ECM, 4 IAI Westwind e alcuni Piaggio P.149 per addestramento.
[[Immagine:LynxMk88_F-212_1990.jpeg|300px|right|thumb|Un Lynx Mk.88]]
 
La Bundesmarine crebbe come forza costiera con un limitato numero di navi maggiori, essenzialmente rappresentate dalle unità classe Hamburg e dalle fregate classe Koln, 2,700 tonnellate, ordinate nel 1957. Esse avevano 3 cannoni da 100 mm e un lanciarazzi a quattro canne ASW. Gli Hamburg subirono un esteso refitting con 4 missili MM.38 Exocet al posto del cannone n.3, e sostituzione dei vecchi cannoni Bofors L60 con gli L70 prodotti su licenza dalla Breda. L'acquisto, durante gli anni '70 di 3 unità americane classe Adams modificate, ovvero i Lutjens, ebbe un effetto notevole, potendo a quel punto contare su navi armate con missili Tartar e in prospettiva, Standard SM-1MR, capaci di offrire copertura d'area ai gruppi della flotta tedesca contro gli attacchi aerei.
 
I missili Sea Sparrow, a più corto raggio, arrivarono con le fregate Bremen, di cui inizialmente erano previste 8 unità come variante nazionale del programma che generò anche le Kortenaer olandesi. Le Bremen tedesche, più veloci, naquero come piattaforme ASW capaci di far operare 2 elicotteri Lynx, anche se il numero comprato di questi ultimi non rendeva possibile equipaggiare con due elicotteri tutte le navi (14 contro un minimo di sedici). Con le Bremen arrivarono anche i missili Harpoon, di gittata molto superiore e molto più compatti degli MM.38 Exocet, arma standard tedesca per tutti gli anni '70. L'Exocet venne sviluppato come culmine di una lunga genia di armi sviluppate dall'Aerospatiale. Subito venne ordinato dalla Germania, dalla Royal Navy (300 missili) e dalla Marine Nationale. La Germania lo usò per rimodernare la sua componente di cacciatorpediniere, ma sopratutto per armare la flottiglia di navi missilistiche, precisamente quattro esemplari erano istallabili su ciascuna delle 40 Type 148 e Type 143, per un totale di ben 160 missili pronti al lancio. Alla massima dotazione di missili navali, la MMI italiana ha avuto imbarcati non più di 140 missili OTOMAT (12 sugli incrociatori, 32 per i cacciatorpediniere, 64 sulle fregate, 32 per i Pattugliatori di squadra, 12-14 sugli aliscafi missilistici).
[[Immagine:Schnellboote_Albatros-Klasse.jpg|300px|right|thumb|Una flottiglia di Gepard]]
 
Queste unità, simili alle francesi Combattante II e III (il cui progetto iniziale era in effetti tedesco, della Lurssen) differivano in stazza: le Type 148 o classe Classe Tiger entrarono in servizio a metà anni '70, avevano un dislocamento di 275 tonnellate e i nuovi cannoni OTO Melara a tiro rapido a prua, un cannone Bofors (forse prodotto dalla Breda) a poppa in una postazione aperta. A queste unità relativamente piccole ne seguì un modello migliorato, la Classe Albatross o type 143, 420 tonnellate di stazza e armate con un secondo cannone da 76 a poppa, oltre che con due lanciasiluri pesanti per attacco antinave. Esse hanno avuto un modello modificato nel Type 143A o Gepard, che sostituiva a poppa il cannone e i lanciasiluri con un sistema missilistico antiaereo RAM. Di questo sistema da difesa pensato contro i missili antinave (dotato del sistema IR dello Stinger e di un cercatore radar passivo, su corpo del missile Sidewinder con alette ripiegabili) la Germania è diventata il maggiore utente e patner europeo, ordinandone diverse centinaia.
 
Totale, 1200 aerei, 650 dei quali da combattimento, 72 missili Pershing, 15 battaglioni missili SAM.
 
[[Immagine:Dornier.alpha.zj648.arp.jpg|300px|right|thumb|Un Alpha Jet tedesco, con compiti molto meno pacifici dei suoi fratelli della Patroulle de France]]
 
Nella sua terza fase, l'Aviazione tedesca introdusse in servizio, durante i tardi anni '70, gli Alpha Jet A, riccamente equipaggiati con sistemi avionici notevoli per la navigazione e attacco. Sostituirono i G.91R e tre stormi ne vennero equipaggiati con una squadriglia addestrativa basata a Beja, Portogallo. Gli Alpha Jet, bisognosi di un minimo di infrastrutture, nati come programma franco-tedesco, erano capaci di operare con un sistema ECM interno ALQ-73 sistemato al posto del secondo abitacolo, lancia-chaff, HUD con funzione CCIP, navigazione di precisione con sistema doppler e un programmatore-registratore di missione simile a quello del Tornado. Avevano un cannone da 27 mm BK 27 (uguale a quello del Tornado) con 120 colpi, e potevano trasportare fino a 2,5 tonnellate di carico. Con 1500 kg di bombe potevano decollare da piste di 500 metri e operare per 35 minuti a 200 km di distanza, oppure colpire a 380 km. Con profilo prevalentemente ad alta quota potevano arrivare a 550 km, mentre era possibile sostituire le bombe dei piloni interni con serbatoi per aumentare l'autonomia di volo, che come massimo, giunge ad oltre 2900 km grazie ai due piccoli ed economici turbofan. L'Alpha Jet ha anche eccellenti qualità di manovra e può volare a quasi 1000 kmh di velocità massima, competendo con molti dei cacciabombardieri 'veri' in termini di autonomia, agilità e carico bellico (per esempio, un MiG-21 ha un raggio di appena 370 km con 1000 kg di carico bellico). I limiti erano la mancanza di armi di precisione e di capacità ognitempo. Tra i compiti vi erano anche la ricognizione tattica e la lotta antielicottero, da compiere con l'eccellente cannone di bordo (oltre 1000 ms di velocità iniziale, 1700 colpi/min per proiettili da 265 grammi).
[[Immagine:Panavia_Tornado_1.jpg|300px|right|thumb|Il Tornado ha segnato una svolta netta in capacità d'attacco per la LW e MF. Totalmente ne entrarono in servizio 328 dal 1982]]
 
I Tornado entrarono in servizio con la Luftwaffe dall'agosto 1983 con non meno di 4 stormi completi, a cui venne dedicato il grosso dei 324 apparecchi ordinati. Essi divennero la macchina portante delle capacità operative tedesche, con possibilità mai prima d'allora raggiunte nell'attacco a bassa quota e ognitempo. Esse erano simili al Su-24 o all'F-111, ma molto più compatte, tanto da dover portare sempre sotto le ali le ECM e serbatoi ausiliari. Tra i carichi vi erano le spezzoniere MW-1, ordinate in oltre 300 esemplari. Essi erano enormi contenitori con 112 tubi l'uno, pesanti oltre 4,5 tonnellate e capaci di portare submunizioni di vario genere. Con le bomblets KB-44 arrivavano a oltre 4700 ordigni controcarri da disseminare su aree fino a 400x4800 metri, regolabili dall'operatore dei sistemi d'arma. Altre munizioni alternative erano 672 MIFF, mine anticarro. Il gruppo 2 di armamenti era contro gli aeroporti, non disponibile fino alla fine degli anni '80. Comprendeva bombe antipista STABO, mine antipista MUSA e MUSPA e bombe anti-shelter ASW. Fino a 224 bombe antipista o varie combinazioni di bombe e mine potevano essere selezionate. L'AMI italiana richiese un centinaio di MW-1 con munizionamento STABO. Non si sa molto dell'efficienza reale dell'MW-1, molto pesante e impossibile da portare per altri aerei eccetto il Tornado. Di fatto non è stato mai impiegato in combattimento, nemmeno dall'AMI in Desert Storm. Apparentemente, l'uso di più semplici e leggere bombe a grappolo, con submunizioni ottimizzate per i vari ruoli è stato preferito a questa tipologia di armamento, e attualmente i Tornado volano con BL-755, Mk 20 Rockeye o altri tipi simili. Usare le MW-1 sopra un campo di battaglia, sottoposti al fuoco dei reparti corazzati sovietici non dev'essere stato considerato una opzione molto sensata, anche perché il costoso Tornado non nasceva certo come macchina d'appoggio ravvicinato, alla mercè anche di un semplice lanciamissili Strela portatile.
[[Immagine:F-4F_Phantom_flies_a_refueling_mission.jpg|300px|right|thumb|Un F-4 con la mimetizzazione originaria, verde scuro]]
 
I Phantom II vennero scelti con la versione F, un modello semplificato dell'E, senza missili AIM-7 Sparrow. Ordinati in 175 esemplari, entrati in servizio nel 1972-75, erano in servizio negli stormi JG-71,72,73,74. Due degli stormi erano da caccia, gli altri cacciabombardieri. Al 1984 vi erano state alcune modifiche significative, come la compatibilità con missili AIM-9L recentemente aggiunta, e la possibilità di lanciare un paio di missili AGM-65 B Maverick. Per il resto i Phantom avevano bombe da 227 kg e razziere. Il programma ICE, lungo e tribolato (iniziò non dopo il 1983), non portò prima del 1992 qualche Phantom modificato ai reparti, iniziando con il JG-71. Questo programma verteva sull'aggiornamento avionico, specialmente con l'APG-65, e missili AMRAAM, che però vennero ordinati in pochi esemplari e forniti solo nei tardi anni '90. Prima ancora degli F-4F vennero ordinati gli RF-4E, ben 88 macchine ordinate attorno al 1969. Normalmente gli RF-4E sono stati ordinati in una dozzina d'esemplari, sufficienti per uno squadrone, come accaduto per il Giappone e altre nazioni. Nel caso della Germania Occidentale ne sono stati ordinati a sufficienza per due stormi (tutti gli RF-4E sono stati realizzati in 160 esemplari), ed essendo tanto numerosi e capaci, a partire dai primi anni '80 sono stati modificati per un doppio ruolo, quello di cacciabombardieri-ricognitori con un massimo di 2270 kg di bombe. Verso la fine degli anni '80 persero questa capacità ritornando solo ricognitori.
 
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