Differenze tra le versioni di "Prontuario di diritto romano/La capacità di agire"

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Il tutore aveva l' ''administratio'' del patrimonio dell'impubere; i suoi poteri si articolavano nella ''gestio'' e nella 'auctoritas interpositio''.</br>
La ''gestio'' era la normale gestione degli affari, mentre l' ''auctoritas interpositio'' consisteva nell'approvazione successiva, da parte del tutore, degli atti compiuti dal pupillo ''proximus pubertati''.</br>
Se il pupillo era ''infans'', il tutore compiva egli stesso l'atto, ritrasferendogli gli effetti; non si trattava quindi di gestione rappresentativa ma piuttosto di una ''[[w:negotiorum gestio|negotiorum gestio]]'', poichèpoiché il tutore agiva per conto dell'impubere ma in nome proprio.</br>
E' da notare che, mentre in epoca classica il tutore poteva compiere ogni atto di amministrazione, in età postclassica divenne sempre più frequente la necessità dell'autorizzazione del [[w:Magistratura|magistrato]] per gli atti di straordinaria amministrazione.</br>
Le fonti sottolineano che «se non interviene l' ''auctoritas'' del tutore, di certo chi contrae con il pupillo poi resta obbligato, mentre al contrario il pupillo non resta obbligato». Il tutore trattava gli affari del pupillo come propri, diventando personalmente proprietario e obbligato.</br>
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