Differenze tra le versioni di "Biografie cristologiche/Spirito e Insegnamento"

Corretto: "dei suoi"
(ortografia)
(Corretto: "dei suoi")
L'attuale abbondanza di opere sul Gesù storico riflette le confusioni di narrazioni interpretative antagonistiche. Il profeta apocalittico di uno storico diventa il riformatore sociale radicale di un altro storico, ed il devoto [[w:chassid|chassid]] individualista di un altro, e il critico politico di un altro ancora, ed il saggio cinico di un altro, e così via. Ma tutte la narrazioni non sono create uguali, e le ragioni per scegliere tra di loro, per decidere quale è convincente, non sono arbitrarie. Ciò accade perché, anche se il centro di una narrazione storica è un individuo, tale individuo, che sia Gesù o qualcun altro, visse in un contesto sociale. Questo contesto sociale è il punto critico dello storico. Ciò significa che la ricerca del Gesù storico deve necessariamente essere anche una ricerca del pubblico del primo secolo. Questo potrebbe creare problemi: dopo tutto, se Gesù sembra un soggetto elusivo, coloro che lo ascoltarono lo sembrano ancora di più. Almeno abbiamo dei documenti che parlano di lui; mentre invece, in confronto, abbiamo ben poco degli altri. Tuttavia, riflettendoci, tutte le informazioni delle nostre fonti in verità parlano più direttamente di loro che di lui, poiché Gesù non ci ha lasciato scritti. La Lettere di Paolo, i Vangeli — e, da una prospettiva esterna, Flavio Giuseppe — testimoniano meno di Gesù direttamente che dell'effetto che Gesù ebbe sugli altri. Questi documenti antichi pertanto devono essere letti con l;impegno non solo di ricostruire detti altri ma anche di ricostruire Gesù. È questo nugolo di testimoni — il pubblico anonimo di Gesù; i suoi discepoli; i suoi simpatizzanti, ed i suoi oppositori — che forniscono un punto d'appoggio nel vortice di ricostruzioni storiche in competizione. Il primo scopo dello storico è di trovare un Gesù del primo secolo la cui missione abbia senso per i suoi ascoltatori ebrei contemporanei del primo secolo. Fu su questa intelligibilità fondamentale che dipese tutto il resto della storia del Cristianesimo.<ref name="Spirito"/><ref name="Cross"/><ref name="Dale">Dale C. Allison, ''Jesus of Nazareth: Millenarian Prophet'', Fortress Press, 1998, pp. 44-50; Paula Fredriksen, "What You See Is What You Get: Context and Content in Current Research on the Historical Jesus", ''Theology Today'' 52, 1995, pp. 79-97.</ref>
 
L'impresa di collocare Gesù coerentemente nell'ambito del suo ambiente natio del primo secolo è assistita da un certo numero di fatti indiscutibili che sono serviti come fondamento di questa ricostruzione: il suo incontro con Giovanni il Battista, il suo seguito popolare, la sua proclamazione del Regno di Dio, la sua crocifissione da parte di Pilato a Gerusalemme, la sopravvivenza dei suisuoi seguaci più intimi che sostennero la sua proclamazione del Regno mentre identificavano Gesù come il Cristo, risorto dai morti, estendendo la missione dalla sua matrice ebraica ad includere anche i gentili. Nessuna ricostruzione del Gesù storico convince se non riesce anche ad accettare significativamente questa serie di fatti. Tali fatti — alcuni corroborati da fonti esterne — provengono principalmente da scritti del protocristianesimo. ''Tutti'' questi testi sono scritti da una prospettiva post-risurrezione, che a sua volta riflette reminescenze storiche relative. Eccetto Paolo, tutti gli altri autori cristiani scrivono sapendo che il Tempio di Gerusalemme non esisteva più. Questa conoscenza, non meno della loro fede in Gesù, incide su come raccontano le loro rispettive storie su di lui. L'approccio ad un'approssimazione credibile della figura storica di Gesù di Nazaret si basa su tali storie, attraversate e in effetti, mediante una conoscenza critica del contesto di Gesù, corrette da questi successivi punti di vista.<ref name="Corrobora">Paula Fredriksen, ''Jesus of Nazareth, cit.'', pp. 265-270; Sean Freyne, ''Galilee, Jesus and the Gospels: Literary Approaches and Historical Investigations'', Fortress Press, 1998, pp. 89-102; [http://books.google.co.uk/books/about/Sociology_and_the_Jesus_Movement.html?id=14nYAAAAMAAJ Richard A. Horsley, ''Sociology and the Jesus Movement''], Continuum, 1994, ''passim''; [https://books.google.co.uk/books?id=IJP4DRCVaUMC&source=gbs_navlinks_s Mark Allan Powell, ''Jesus as a Figure in History: How Modern Historians View the Man from Galilee''], Westminster John Knox Press, 1998, pp. 51-64, 167 e segg.</ref>
 
Alla fine, la persona che cerchiamo si erge con la schiena rivoltata verso di noi, il volto verso gli altri della sua generazione — poiché Gesù di Nazaret, come qualsiasi altra persona, visse intatto e interamente dentro la sua propria cultura ed epoca, ignaro di cosa gli riservasse il futuro. E mentre egli ed il suo messaggio si connettono alle varie forme di Cristianesimo che in definitva risultarono dalla sua missione, la loro interpretazione di Gesù come il Cristo non sono identiche né alle sue personali convinzioni religiose, né tra di loro. La figura storica di Gesù sta certamente al punto iniziale delle successive interpretazioni cristiane: per tale ragione, una valutazione accurata del suo vero contesto storico non ha importanza per la teologia. Ma cattiva storia produce cattiva teologia. La corrispondenza tra il Gesù storico e le successive confessioni cristiane di fede su di lui è indiretta piuttosto che diretta, limitata piuttosto che immediata.<ref name="Corrobora"/>
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