Indagine Post Mortem/Introduzione: differenze tra le versioni

nessun oggetto della modifica
(completamento)
Nessun oggetto della modifica
Ogni anno, nel giorno di [[w:Pesach|Pasqua]], milioni di persone celebrano la risurrezione di Gesù. Ma questo evento è realmente accaduto? La proclamazione che tale evento accadde realmente è alla base del cristianesimo tradizionale, e nel corso dei secoli ha provocato un intenso dibattito sulla sua verità. Il dibattito contemporaneo è ostacolato dalle difficoltà se sia in linea di principio possibile ragionare e produrre prove empiriche per la risurrezione di Gesù data la sua presunta natura miracolosa, e se tutte le alternative naturalistiche possano essere eliminate (Novakovic 2016; Shapiro 2016; Allison 2005a, 2005b). C'è una mancanza di accordo su "qual è il compito della ricerca storica e in che misura le convinzioni di fede di una data persona possono influenzare la sua valutazione delle prove disponibili" (Novakovic 2016, p. 128).
 
Ho affrontato alcune di queste problematiche nella mia ''[[Serie cristologica]]'', specialmente nel wikilibro ''[[Noli me tangere]]''. Inoltre, nonostante la grande quantità di letteratura sull'argomento storico per la risurrezione di Gesù – che è stato al centro di almeno 3.400 libri e articoli accademici scritti dal 1975 (Licona 2010, p. 19) – non è stato ancora dimostrato in un'unica opera come tutte le ipotesi naturalistiche possono in linea di principio essere escluse. Questo problema è illustrato dalle grandi monografie di Wright (2003), Swinburne (2003), Licona (2010), Bryan (2011), Levering (2019) e altri. Sebbene facciano molte buone argomentazioni, non considerano una serie di ipotesi naturalistiche e varie nuove combinazioni di esse nella letteratura recente, ad esempio, svenimento, rimasto sepolto, ipotesi intramentale e di identità errata (Eisenberg 2016) e combinazioni sofisticate di allucinazioni con dissonanza cognitiva, distorsione della memoria e [[w:bias di conferma|bias di conferma]] (cfr. Philipse 2012; Carrier 2014; per la discussione di queste combinazioni, si veda il Capitolo 76 di questo libro). Ora non sto affermando che dimostrare l'esclusione di tutte le possibili ipotesi naturalistiche sia essenziale per l'argomentazione storica o per credere che Gesù sia risorto – dimostrare che la risurrezione di Gesù è valida quanto (o migliore del)le ipotesi naturalistiche alternative attualmente disponibili sarebbe sufficiente a provare la ragionevole liceità (o ragionevolezza) di credere che Gesù sia risorto. Tuttavia, quando si tratta di offrire l'argomento storico, sarebbe meglio se l'argomento potesse essere reso più rigoroso.
 
Questo mio studio offre un nuovo contributo, affrontando questi e altri temi con un approccio transdisciplinare, cioè che integri diverse discipline – in questo caso studi storico-critici della Bibbia, psicologia, religioni comparate, filosofia analitica e teologia – per creare una nuova metodologia che vada oltre gli approcci specifici della disciplina per affrontare un problema. Utilizzando un quadro analitico originale, dimostrerò che può essere formulato un elenco logicamente esaustivo di categorie di ipotesi in relazione alle affermazioni delle apparizioni ''post mortem'' di Gesù e all'esito del corpo di Gesù — anzi, questa sarebbe la prima monografia sulla risurrezione di Gesù a dimostrare una copertura completa di tutte le categorie di ipotesi. Mostrerò come un tale procedimento metodologico contribuisca al dibattito contemporaneo che coinvolge storici, filosofi e teologi sul riconoscimento dei miracoli. Affronterò in dettaglio tutte queste ipotesi e le loro combinazioni, e offrirò un correttivo alle analisi problematiche che investono le loro argomentazioni nella letteratura recente.
Comincerò fornendo una breve panoramica storica delle varie teorie riguardanti l'origine della dottrina che Gesù è risorto. Queste teorie saranno discusse in maggior dettaglio nel resto di questo mio studio.
 
L'affermazione che Gesù risorse è stata controversa fin dal primo secolo. Il Nuovo Testamento allude alla difficoltà che i lettori del I secolo avevano con una simile affermazione, ritraendo persone che la deridevano ({{passo biblico2|Atti|17:32}}). Indipendentemente dal fatto che il resoconto in {{passo biblico2|Matteo|28:11-15}} sia fattuale (cfr. [[Indagine Post Mortem/Capitolo 65|Capitolo 65]]), esso indica che gli ebrei del I secolo potevano pensare a teorie naturalistiche alternative, come per esempio i discepoli di Gesù che rubarono il suo corpo. Il dibattito con ebrei non cristiani riguardo al furto del corpo continuò nel II secolo (cfr. [[w:Giustino (filosofo)|Giustino]], ''[[w:Giustino (filosofo)#Il Dialogo con Trifone|Dialogo con Trifone]]'' 108; indipendentemente dal fatto che Trifone fosse una vera figura storica, l'opera di Giustino indica che l'obiezione da lui discussa era presente durante il suo tempo). I primi cristiani dovettero anche rispondere all'affermazione (attribuita allo [[w:Gnosticismo|gnostico]] [[w:Basilide|Basilide]] dell'inizio del II secolo) che Gesù non fosse risorto ma scampò alla crocifissione grazie a poteri miracolosi:
{{q|Apparve, quindi, sulla terra come un uomo, alle nazioni di queste potenze, e fece miracoli. Perciò egli stesso non morì, ma [[w:Simone di Cirene|Simone]], un certo [[w:Cirene|Cireneo]], costretto, portò la croce in sua vece; sicché quest'ultimo essendo da lui trasfigurato per poter essere creduto d'essere Gesù, fu crocifisso, per ignoranza ed errore, mentre Gesù stesso ricevette la forma di Simone, e stando lì nei pressi, rise di loro.|[[w:Ireneo di Lione|Ireneo]], ''[[w:Adversus Haereses|Adversus Haereses]]'', 1.24.4}}
 
Tuttavia, continuarono a essere proposte varie forme di ipotesi intramentale naturalistica. Nella prima parte del ventesimo secolo, fu sostenuta da [[w:Albert Schweitzer|Albert Schweitzer]], [[w:Rudolf Bultmann|Rudolf Bultmann]] e altri. Bultmann (1965, pp. 47-48), ad esempio, pensava che le "apparizioni della risurrezione di Gesù" si riferissero alle esperienze visionarie e interiori dei primi cristiani, cioè alla conversione del loro cuore piuttosto che alla loro testimonianza di un Gesù corporeo risorto. Dall'altra parte, l'ipotesi della visione soprannaturale di Keim fu difesa da Hans Grass (1956), che respinse i resoconti della tomba vuota, ma affermò che Gesù fosse apparso in Galilea attraverso visioni. Nel frattempo, teologi neo-ortodossi fortemente influenzati da Kierkegaard, come [[w:Karl Barth|Karl Barth]] (1956, pp. 334-336, 351-352) ed [[w:Emil Brunner|Emil Brunner]] (1952, pp. 366-372), affermarono che Gesù era risorto miracolosamente, ma ritenevano che questa conclusione fosse sostenuta solo dalla fede, senza argomenti storici.
 
Contro tutto quanto sopra, Wolfhart Pannenberg (1968) lanciò una bomba nella ricerca teologica tedesca a metà del ventesimo secolo quando usò argomenti storici e filosofici per difendere la tomba vuota e la miracolosa resurrezione corporea di Gesù contro le critiche di Troeltsch ''et al.'' (si veda anche la discussione sul problema del miracolo nel [[Indagine Post Mortem/Capitolo 87|Capitolo 87]]). In anni più recenti, argomenti simili sono stati difesi da molti studiosi (cfr. Craig 1989; Davis ''et al.'' 1998; Peters 2002; Habermas 2003; Swinburne 2003; Wright 2003; Licona 2010; Levering 2019).
 
Questi studiosi sosterrebbero che, indipendentemente dalle preoccupazioni "teologiche" di Lessing, Barth e altri e se la fede dipende dalla prova della storicità delle apparizioni della risurrezione (Carnley 2019, p. 239), tali argomenti possono in effetti essere offerti per mostrare che la risurrezione di Gesù è la migliore spiegazione per i fenomeni storici riguardanti le affermazioni dei discepoli di aver assistito a Gesù risorto e la scomparsa del suo corpo, un fenomeno che comunque richiede una spiegazione storica. In risposta al brutto fosso di Lessing, al principio critico di Troeltsch e alla domanda "come può la certezza della fede tollerare ciò che Wilhelm Herrmann chiamava ‘i risultati in continua evoluzione’ dello studio storico", è stato risposto che non c'è ragione adeguata per pensare che le verità di cui si occupano le credenze religiose debbano essere fornite di prove necessariamente vere. Mentre gli esseri umani desiderano credenze che siano logicamente impossibili di errore, non c'è ragione adeguata per cui Dio (se esiste) dovrebbe concederle riguardo a questioni di fede. Può essere che Dio esista ma non fornisca una prova necessaria perché vuole dare all'uomo lo spazio per fare una libera scelta riguardo alla fede, ma questo non implica che Egli non abbia lasciato prove per far conoscere alla gente la Sua rivelazione nella storia. [[:en:w:J. P. Moreland|J. P. Moreland]] (1998, p. 263) sostiene quanto segue:
Per coloro che si chiedono perché non esistano più autori antichi non cristiani che menzionino le affermazioni relative alla risurrezione di Gesù, Paget osserva(2001, p. 615):
{{q|We know from subsequent history that Jewish writers were in the main unwilling to engage polemically with Christianity in their extant writings, a point exemplified not only in later rabbinic writings, but also, if we are to believe Photius, in the one writing he attributes to Josephus’ contemporary and enemy, Justus of Tiberias. It would be wrong to assume that such people simply knew nothing about Christianity, or that they were unacquainted with Christians. Their silence could have been illustrative of their contempt for, or embarrassment about, Christianity, rather than their ignorance.}}
Pertanto, può darsi che alcuni autori antichi non cristiani si sentissero imbarazzati per le affermazioni riguardanti la risurrezione di Gesù (ad esempio pensavano di non poterle spiegare in modo convincente) e quindi scelsero di non scriverne, a differenza di Celso che pensava di poterle spiegare in modo convincente e scelse di scriverne. In ogni caso, dobbiamo ancora considerare gli scritti che abbiamo. Mentre molti a quel tempo avrebbero deriso e respinto l'affermazione secondo cui Gesù risorse come superstizione senza ulteriore considerazione delle prove (cfr. {{passo biblico2|Atti|17:32}}; si veda il [[Indagine Post Mortem/Capitolo 21|Capitolo 21]]), ciò che è notevole è che c'erano altri che credevano che Gesù fosse risorto e ne scrisse. Dato che questi ultimi si convertirono perché furono convinti che Gesù fosse risorto, i loro scritti sarebbero (ovviamente!) "scritti di autori cristiani antichi". La domanda cruciale a cui bisogna rispondere è questa: quali sono le ragioni che hanno spinto queste persone a credere e dichiarare che Gesù era risorto e ad essere disposti ad affrontare la persecuzione per tale motivo (si veda il [[Indagine Post Mortem/Capitolo 32|Capitolo 32]]).
 
=== Le antiche religioni misteriche sono le fonti dei resoconti neotestamentari riguardanti la risurrezione di Gesù? ===
Stabilire di per sé il genere della storiografia non implica che un numero ''limitato'' di dettagli non-storici non possa essere incluso o che non possano essere inventate affermazioni di testimoni oculari.<ref>Cfr. L'argomentazione di Bryan (2011, p. 4) sostiene: "The New Testament writers did not merely insist on it as a fine old story, their ‘myth’ or ‘founding legend’, as a good Roman matron might tell her children the ancient stories of Romulus... Rather, they insisted on telling each other, and anyone else who would listen, this very new story, even on occasion appealing in its regard to named ‘eyewitnesses’ (''autoptai'') or to what a particular follower of the Lord ‘remembered’ (''emnēmneusen''), as if they actually expected to be taken seriously." [https://scholar.google.com.au/citations?user=xbWm50MAAAAJ&hl=en Litwa] avrebbe risposto che gli antichi romani consideravano Romolo una vera figura storica e che anche le storiografie mitiche spesso rivendicavano testimoni oculari.</ref> In effetti, molti esempi della storiografia antica possono essere citati per dimostrare il contrario (Litwa 2019, pp. 197-198).<ref>Per esempio, Litwa (''ibid.'') osserva: "Lucian complained against many historians who falsely declared that they had seen the events they described. In his ''True History'', he exposed the device in the historian Ctesias, ‘who wrote a history of the land of India and its characteristics, which [despite his eyewitness claim] he had neither seen himself nor heard from anyone else who was telling the truth’."</ref> Naturalmente, questo non prova che tutti i dettagli in tutte le storiografie siano inaffidabili; per decidere sull'attendibilità dei particolari bisognerebbe soppesarli caso per caso alla luce di altre considerazioni.
 
Litwa (2019) afferma che gli autori dei Vangeli cambiarono i dettagli nei resoconti originali riguardanti Gesù per farli sembrare discorsi storiografici (p. 10), sostenendo che i "paralleli" non provano che "abbiano preso in prestito" da miti greci storicizzati, indicano piuttosto una cultura intellettuale condivisa riguardo a ciò che sarebbe considerato appropriato e plausibile in una storia riguardante l'uomo-divino (p. 92). Se Litwa lo affermasse semplicemente senza ulteriori argomentazioni, il suo argomento sarebbe colpevole di commettere l'errore di porre in forse un Gesù che fosse veramente una persona così grande da soddisfare quelle aspettative della sua cultura intellettuale; in particolare, si metterebbe in dubbio la vera resurrezione di Gesù come rivendicazione della pretesa di essere realmente divino (Loke 2017a). Litwa tenta quindi di fornire ulteriori argomentazioni a sostegno della sua affermazione. Ad esempio, sostiene che le descrizioni originali delle apparizioni della risurrezione di Gesù erano visioni soggettive che in seguito vennero oggettivate e descritte come eventi palpabili (ad esempio, che testimoni oculari potessero toccarlo e pizzicarlo, cfr. ad esempio {{passo biblico2|Giovanni|20:24-28}}).<ref>Cfr. Becker (2007), che similmente sostiene che l'esperienza pasquale dei primi cristiani fosse percepita come un evento visionario influenzato dallo Spirito Santo, mentre le storie epifaniche della Pasqua nei Vangeli descrivono una comprensione successiva della Pasqua. Gant (2019, pp. 198-200) suggerisce che i discepoli avevano visioni soggettive di Gesù come un glorificato, radioso essere celeste che in seguito si espansero nella convinzione che Gesù fosse risorto fisicamente.</ref> Tuttavia, il punto di vista di Litwa non riesce soprattutto a fornire una spiegazione adeguata su come i gruppi dei primi cristiani avrebbero potuto "vedere" il "Gesù risorto" insieme, se queste esperienze fossero state semplicemente visioni soggettive, in modo tale da arrivare a credere e testimoniare agli altri che avevano "visto" insieme un Gesù risorto oggettivamente e fisicamente (piuttosto che arrivare a credere di aver "visto" lo spirito di Gesù o di avere allucinazioni, ecc.). Elaborerò questo argomento contro il punto di vista di Litwa nei miei Capitoli 3 e 4. (In tutto il suo libro Litwa assume anche che storie di risurrezione miracolosa, esorcismi e così via, non siano più plausibili per gli studiosi moderni; rispondo a questo cosiddetto problema del miracolo nel Capitolo 87.)
 
Litwa (2019) afferma inoltre che "gli studi recenti hanno sufficientemente dimostrato che gli autori cristiani sentivano poca inibizione nell'impiegare l'inganno nella causa di ciò che percepivano come vero" (pp. 207-208), e osserva: "come mostrano gli Atti apocrifi, i cristiani usavano regolarmente la finzione per la causa della verità" (p. 262) e cita Ehrman (2012). Conclude: "Sappiamo che le biografie contemporanee mescolavano prontamente i fatti con la finzione, specialmente quando la finzione dava qualche profondo profitto morale o spirituale", come la "vita eterna" (p. 208).
Tuttavia, l'affermazione di Litwa non risponde al modo in cui i primi cristiani avrebbero potuto percepire la risurrezione di Gesù come vera e considerarla in primo luogo fondamentale per la loro speranza di vita eterna. Come sostenuto nel resto di questo libro, la migliore spiegazione è che Gesù sia risorto dai morti. Inoltre, gli Atti apocrifi menzionati da Litwa furono scritti dal II secolo e.v. in poi da gnostici che (come sostenuto in altre parti di questo libro) valutavano la storia molto meno di quanto non facessero i primi cristiani autori del Nuovo Testamento. Inoltre, i documenti del Nuovo Testamento furono scritti nel I secolo e.v., in un periodo in cui gli apostoli e i loro collaboratori o coloro che li conoscevano erano ancora in circolazione e si possono verificare (Paolo era evidentemente preoccupato per la falsificazione, motivo per cui praticava la firma dei propri documenti di propria mano per autenticarli — cfr., ad esempio, {{passo biblico2|1Corinzi|16,21}}; {{passo biblico2|Galati|6:11}}). Dati gli stretti legami con queste persone tra le comunità cristiane del I secolo, qualsiasi tentativo di falsificare gli scritti degli apostoli sarebbe stato facilmente scoperto. Nel caso delle epistole, è ancora più improbabile che un falsario possa attribuire falsamente l'autore e anche il pubblico senza essere scoperto (Witherington 2006, Introduzione; per altri problemi con gli argomenti di Ehrman cfr. Witherington 2011).
 
Lo stesso Litwa nota che gli scrittori dei Vangeli erano molto intelligenti e la loro scelta di scrivere nel genere delle biografie storiche indica che al momento della scrittura avrebbero voluto scrivere in modo tale che "le persone istruite le capissero e accettassero come vere, poiché sempre più persone istruite e di alto rango si univano ai movimenti cristiani" (p. 9). Egli nota anche che "in generale, se i lettori non considerano una storia ‘reale’, non la considerano plausibile" (p. 209). Queste considerazioni implicano che i lettori dei Vangeli del I secolo erano preoccupati per la verità, e questo era noto agli evangelisti in modo tale da scrivere nel genere delle biografie storiche. Dato che questi autori intelligenti avrebbero anche saputo che i loro lettori erano in grado di verificare e falsificare alcuni dettagli importanti relativi alla risurrezione di Gesù come sostenuto nel resto di questo libro (ad esempio riguardo alla guardia alla tomba, cfr. il [[Indagine Post Mortem/Capitolo 65|Capitolo 65]]), non avrebbero inventato quei dettagli.
 
Inoltre, ulteriori considerazioni favoriscono l'attendibilità storica dei Vangeli. Ad esempio, il fatto che i Vangeli utilizzino tradizioni recenti e che quelle verificabili (soprattutto Luca) siano prudenti nel loro utilizzo
[[w:Bart Ehrman|Ehrman]] obietta che i problemi con le [[w:Lettere di Paolo|lettere di Paolo]] sono che egli non conosceva personalmente Gesù e non ci ha detto molto sui suoi insegnamenti e attività, mentre i problemi con i Vangeli sono che non furono scritti da testimoni oculari ma da greci altamente istruiti in contrasto con i primi discepoli che erano incolti e parlavano aramaico. Ehrman afferma quindi che, man mano che le storie su Gesù si diffondevano, i dettagli venivano cambiati, gli episodi erano inventati e gli eventi erano esagerati (Ehrman 2014, capitolo 3).
 
Contrariamente a Ehrman, Loke (2017a) sostiene che ciò che le lettere di Paolo ci dicono è già sufficiente per dedurre che la più alta cristologia ebbe origine da Gesù stesso, e nei prossimi capitoli sosterrò che le lettere di Paolo contengono anche prove significative della risurrezione di Gesù. Altri hanno sostenuto che Gesù e i primi discepoli probabilmente parlavano greco insieme all'aramaico (Porter 2011), che la comunità cristiana primitiva a Gerusalemme aveva parlanti aramaici e greci che vivevano insieme fin dai primi giorni (Hengel 1990, pp. 9-18), che i Vangeli hanno la loro base nelle testimonianze dei testimoni oculari e che i dettagli sono significativamente preservati (Bauckham 2006; vedere la discussione nel [[Indagine Post Mortem/Capitolo 76|Capitolo 76]]). Studiosi come Daniel Wallace, Darrell Bock, Ben Witherington, Michael Kruger e altri hanno risposto specificamente alle argomentazioni di Ehrman e hanno tentato una difesa completa dell'affidabilità storica del Nuovo Testamento.<ref>L'attendibilità storica dei Vangeli è stata messa in dubbio anche dagli studiosi del cosiddetto ''[[w:Jesus Seminar|Jesus Seminar]]'' (Funk, Hoover and the Jesus Seminar 1997; Funk and the Jesus Seminar 1998). Tuttavia, i loro argomenti e la loro metodologia sono stati essi stessi severamente criticati (Chilton e Evans 1999a, 1999b).</ref> Per l'argomento storico della risurrezione di Gesù non è necessaria una difesa così completa, poiché, come hanno sostenuto Pannenberg e altri, tutto ciò che deve essere dimostrato è che i primi documenti cristiani contengono prove della convinzione dei primi cristiani riguardo alla risurrezione di Gesù, e che l'origine di questa convinzione è meglio spiegata dalla risurrezione di Gesù. In effetti, è degno di nota che, nonostante i disaccordi su vari aspetti del Nuovo Testamento, c'è un ampio consenso tra studiosi storico-critici di varie visioni del mondo (compresi studiosi atei ed ebraici) che ('''1''') Gesù morì a causa della crocifissione romana, ('''2''') molto presto dopo, un certo numero di persone ebbe esperienze credute apparizioni di Gesù risorto, e ('''3''') il corpo di Gesù scomparve (Habermas 2005, 2013). Si sosterrà nel resto di questo libro che la migliore spiegazione per questi fatti è che Gesù risorse.
 
L'attendibilità storica dei Vangeli è stata messa in dubbio anche dagli studiosi del cosiddetto ''[[w:Jesus Seminar|Jesus Seminar]]'' (Funk, Hoover and the Jesus Seminar 1997; Funk and the Jesus Seminar 1998). Tuttavia, i loro argomenti e la loro metodologia sono stati essi stessi severamente criticati (Chilton e Evans 1999a, 1999b).
In questo libro, userò il termine "primi cristiani" per etichettare coloro che affermavano di seguire Gesù durante il periodo dal 30 circa (poco dopo la crocifissione di Gesù) al 62, quando [[w:Lettera ai Filippesi|Filippesi]], l'ultimo dei primi documenti cristiani databili, vale a dire le sette indiscusse epistole paoline, è ampiamente considerato dagli studiosi come scritto in tal periodo.<ref>Per l'autenticità di queste sette lettere, vedi Dunn (2003); un certo numero di studiosi ha sostenuto l'autenticità di altre lettere; si veda, ad esempio, Carson e Moo (2005).</ref> Ho sostenuto altrove (cfr. ''[[Serie cristologica]]'') che le epistole paoline riflettono la diffusa convinzione cristologica tra i cristiani dal 30 al 62 [[w:e.v.|e.v.]] che consideravano Gesù come "veramente divino", cioè come il Creatore nella divisione Creatore-creatura e di uguale ''status'' ontologico di [[w:Dio Padre|Dio Padre]]. Data la vicinanza di questo periodo alla figura storica di Gesù, alcuni di questi primi cristiani lo avrebbero conosciuto personalmente. In questo libro, i "primi capi cristiani" si riferiscono agli [[w:Apostolo|Apostoli]], come i membri dei "[[w:Apostolo|Dodici]]"<ref>"[[w:Apostolo|I Dodici]]" (ὁ δώδεκα) è un titolo che si riferisce a coloro che furono scelti da Gesù per essere apostoli fin dall'inizio, piuttosto che riferirsi al numero dei discepoli (dopo la morte di Giuda rimasero solo 11 di questi apostoli); cfr. Fee (1987, p. 729). In ogni caso, l'assenza di [[w:Giuda Iscariota|Giuda Iscariota]] dopo la crocifissione non è rilevante per l'argomento che esporrò.</ref> e [[w:Paolo di Tarso|Paolo]], come anche i loro collaboratori, vedi [[w:Sila (apostolo)|Sila]] e [[w:Timoteo (discepolo di Paolo)|Timoteo]] (per una discussione sulle prove storiche dei primi seguaci e i loro oppositori [i [[w:Farisei|farisei]], i [[w:Sadducei|sadducei]], gli [[w:Esseni|esseni]], i [[w:Samaritani|samaritani]] e altri], vedere Meier 1991–2016, vol. 3).
 
Alcuni studiosi hanno affermato che il cristianesimo era estremamente vario all'inizio della sua storia e che dovremmo parlare di "cristianesimi primitivi (paleocristianesimi)" piuttosto che di "cristianesimo primitivo (paleocristianesimo)". Hanno sostenuto che "per tutto il primo secolo, e dalle prime prove che abbiamo in ''[[w:Fonte Q|Q]]'', [[Vangelo di Tommaso|''Tommaso'']] e Paolo, c'erano molti gruppi diversi che sostenevano Gesù come loro fondatore" (Cameron e Miller 2004, p. 20). Tuttavia, è evidente dalla citazione che anche questi studiosi riconoscerebbero tale elemento comune tra i presunti diversi gruppi esistenti: nonostante le loro differenze, tutti affermano di seguire Gesù (risponderò alle argomentazioni di questi studiosi nel [[Indagine Post Mortem/Capitolo 32|Capitolo 32]]). Usando il termine "cristiani" in senso lato per riferirsi a "coloro che affermavano di seguire Gesù" piuttosto che come "coloro che seguivano certe dottrine su Gesù", evito di porre la domanda nella mia argomentazione storica non assumendo che i cristiani fossero coloro che credevano che Gesù fosse risorto fisicamente e che questa era la visione "ortodossa". Definirò il "cristianesimo primitivo" come la religione di coloro che affermavano di seguire Gesù durante il periodo dal 30 al 62 e.v.; questa definizione lascia aperta la questione dell'estensione della diversità all'interno di questa religione. Nel Capitolo 32 mostrerò, basandomi sull'evidenza piuttosto che sulla definizione, che c'era un ampio riconoscimento nel cristianesimo primitivo che Gesù fosse risorto fisicamente.
 
C'è un ampio consenso tra gli studiosi storico-critici contemporanei sul fatto che un certo numero di persone avesse avuto esperienze che ritenevano apparizioni di Gesù risorto poco dopo la sua crocifissione e che motivavano la loro proclamazione del vangelo cristiano (Habermas 2006a, p. 79). Questa conclusione è stata rafforzata negli ultimi anni dalle argomentazioni nell'importante libro di [[w:Nicholas Thomas Wright|N.T. Wright]], ''The Resurrection of the Son of God'' (2003). In oltre 800 pagine, Wright sostiene che la tomba vuota e le apparizioni della resurrezione "si sono verificate come eventi reali... sono, nel senso normale richiesto dagli storici, eventi dimostrabili; gli storici possono e dovrebbero scrivere su di loro" (Wright 2003, p. 709). È il "fardello negativo" (p. 7) del libro di Wright sfidare il punto di vista di altri studiosi che hanno interpretato la risurrezione di Gesù come una risurrezione non corporea (cfr. ad esempio Schillebeeckx 1979, pp. 320-397, il quale afferma che la "risurrezione" è il modo della comunità cristiana di esprimere la sua esperienza della grazia di Dio e della conversione piena di fede in Gesù). Wright fornisce un'abbondanza di prove nel suo tentativo di dimostrare che il termine ''anastasis'' e i suoi affini (per es. ''exanastasis'') e le parole correlate si riferivano quasi sempre alla resurrezione corporea nell'antico mondo mediterraneo ''sia'' tra pagani e ''sia'' tra ebrei. (''Anastasis'' significa "in piedi" e si riferisce al cadavere che normalmente veniva seppellito in posizione supina [Gundry 2000, p. 118]. Su questo punto si veda anche l'interazione di Wright con Crossan in Stewart 2006; Madigan e Levenson 2008; Licona 2010, pp. 400-437, 543-546.) Wright nota l'eccezione trovata nella posizione attribuita a Imeneo e Fileto in {{passo biblico2|2Timoteo|2:17-18}}: "Fra questi ci sono Imenèo e Filèto, i quali hanno deviato dalla verità, sostenendo che la risurrezione (''anastasis'') è già avvenuta e così sconvolgono la fede di alcuni". Wright afferma che questa eccezione potrebbe anticipare il successivo ripensamento [[w:Gnosticismo|gnostico]] e la ''[[:en:w:Treatise on the Resurrection|Lettera a Rheginos]]'' della fine del II secolo. Wright sostiene che questa eccezione "usava il linguaggio della resurrezione per denotare qualcosa a cui quel gruppo di parole non si era mai riferito prima" (Wright 2003, pp. 267-270, 681). Wright (2008, p. 42) conclude: "era probabile che si verificasse un tale malinteso dell'intera questione, ma non altera la schiacciante impressione di unanimità".
L'analisi di Wright delle antiche credenze sulla vita dopo la morte sia nel mondo greco-romano che in quello ebraico è stata criticata per aver ignorato i controesempi (Bryan 2011; Lehtipuu 2015). Tuttavia, in un importante studio recente pubblicato sulla rivista ''New Testament Studies'', James Ware (2014) sostiene che il significato dell'affermazione centrale dellaprima formula cristiana (conservata in {{passo biblico2|1Corinzi|15:3-5}}) che Gesù "è stato risuscitato (''egeirō'')" ({{passo biblico2|1Corinzi|15:4}}) fornisce una conferma decisiva che i primi cristiani credevano e proclamavano Gesù risorto fisicamente. Allo stesso modo, Cook (2017) sostiene che, sulla base della semantica di ''anistémi'' ed ''egeirō'', e della natura dei corpi risorti nell'antico ebraismo e nell'antico paganesimo, si può concludere che Paolo non avrebbe potuto concepire una risurrezione di Gesù se non credeva anche che la tomba fosse vuota. "Di conseguenza, secondo le normali convenzioni della comunicazione, egli non aveva bisogno di menzionare la tradizione della tomba" (p. 75; ''contra'' Chilton 2019, p. 71, il quale trascura questo punto quando afferma che "in Paolo non ci può essere storia di una "tomba vuota", perché non c'è un riferimento a una tomba in primo luogo”). Cook afferma:
{{q|This is not to deny that there was a spiritual or metaphorical usage of resurrection words in the New Testament and early Christianity (Col. 2:12; 3:1; Eph. 2:5–6). The metaphorical uses in the deutero-Paulines, however, are based on the image of the resurrection of Christ.|''ibid.''}}
Il riferimento alle persone spiritualmente morte (ma fisicamente vive) in {{passo biblico2|Efesini|2:5}} non toglie dal punto di Ware (2014, p. 494) che, quando usato con riferimento alle persone fisicamente morte (come nel caso di Gesù in {{passo biblico2|1Corinzi|15:3-5}}), il termine ''egeirō'' ("sollevare") si riferisce senza ambiguità alla rianimazione o rivitalizzazione del cadavere. (Questa conclusione confuta la visione dei due corpi di Carrier [2005a] e altri; vedi oltre, Capitolo 65.)
 
Si potrebbe obiettare che la rappresentazione di Erode e di alcuni dei suoi contemporanei che si sbagliavano sul fatto che Gesù fosse il risorto Giovanni Battista in {{passo biblico2|Marco|6:14-29}} non potesse riferirsi a una rivitalizzazione del cadavere, dal momento che Gesù e Giovanni Battista sono contemporanei. In risposta, non è difficile pensare che la rappresentazione di coloro che dicevano che Gesù era Giovanni Battista risorto (''egeirō'') dai morti ({{passo biblico2|Marco|6:14}}) e di Erode che pensava lo stesso (v. 16) intendesse trasmettere una resurrezione corporea letterale, poiché potrebbero non aver saputo che Gesù era un contemporaneo di Giovanni (Lane 1974). Non c'è alcuna indicazione che queste persone avessero incontrato Gesù prima o che avessero studiato a fondo il contesto di Gesù; tutto ciò che viene affermato è che avevano sentito dire che c'era una persona conosciuta come Gesù che aveva fatto alcune cose straordinarie (v. 14). Inoltre, il contesto di quel passaggio dice che il corpo di Giovanni fu portato via dai discepoli di Giovanni dopo la sua esecuzione invece di essere trattenuto da Erode (v. 29), e si dice che il corpo fosse stato deposto in una tomba (v. 29) senza alcuna indicazione che Erode sapesse dov'era. Quindi è ragionevole pensare che Erode, che giustiziò Giovanni (v. 27) e "turbato da una coscienza inquieta disposta alla superstizione, temeva che Giovanni fosse tornato a perseguitarlo" (Lane 1974) e pensava che il risorto Giovanni fosse ora conosciuto come Gesù e possedesse poteri miracolosi. Pertanto, {{passo biblico2|Marco|6:14-29}} non costituisce un controesempio alla conclusione di Ware.
 
In questo mio libro, il termine "risurrezione" (e "risurrezione corporea") si riferisce all'interpretazione stabilita nell'articolo di Ware ("rivivificazione del cadavere") se non diversamente indicato. Va notato che tale rivivificazione del cadavere non esclude la possibilità che il cadavere rivivificato mantenga alcune proprietà che aveva in precedenza mentre acquisisce anche nuove proprietà. Quindi, non è una contraddizione pensare che il corpo risorto possa avere certe proprietà fisiche, come essere in grado di mangiare pesce, mentre possiede anche certe proprietà transfisiche (per usare la terminologia di Wright), come essere in grado di andare e venire attraverso porte, come descritto dai Vangeli e indicato dall'uso che Paolo fa del termine "corpo spirituale" in {{passo biblico2|1Corinzi|15}} (cfr. la discussione su "risurrezione migliore" nel [[Indagine Post Mortem/Capitolo 21|Capitolo 21]], "evidenza solida" nel [[Indagine Post Mortem/Capitolo 43|Capitolo 43]] e "transfisicità" nel Indagine Post Mortem/Capitolo 54|Capitolo 54]]). Una contraddizione è definita come "A e non-A allo stesso tempo". "Passare attraverso porte chiuse" non equivale a "non poter mangiare pesce". Similmente, scegliere di nascondersi per un certo periodo di tempo prima di rivelarsi in un'altra durata temprale (vedi Capitolo 54) non è una contraddizione, poiché questi eventi sono avvenuti in tempi diversi. Ciò contraddice Chilton (2019, p. 69), il quale pensava erroneamente che queste rappresentazioni fossero contraddizioni, il che lo ha portato a concludere ingiustificatamente che le diverse concezioni dei primi cristiani del modo in cui Dio governa il mondo hanno prodotto diverse comprensioni dell'evento pasquale.
 
Chilton (2019, pp. 70-71) afferma che quegli studiosi che sostengono che Gesù risorse nella "stessa carne" con cui morì e considerano la resurrezione di Gesù come fisica (citando N.T. Wright) "sono inequivocabilmente negati dallo stesso Paolo nella sua discussione in 1 Corinzi". In risposta, la parola "stessa carne" è ambigua; può significare ('''1''') numericamente identica nel tempo o ('''2''') avente proprietà identiche. Ad esempio, dire che "Bruce Chilton è la stessa persona che ha scritto ''Resurrection Logic'' un anno fa" non implica che egli possedesse le stesse proprietà un anno fa; al contrario, è invecchiato e cambiato in altri modi. Parimenti, l'analogia di Paolo della semina del granello ({{passo biblico2|1Corinzi|15:36-37}}) per la risurrezione indica identità numerica nel tempo: sebbene il seme e la pianta siano qualitativamente diversi, sono numericamente uguali nel senso che c'è continuità tra di loro: la pianta dormiente che entra nel terreno cresce nella pianta adulta con passaggi incrementali misurabili e osservabili (Davis 2006, p. 57; Ware 2014, p. 486; questo punto è trascurato da Welker 2007). La distinzione che viene sottolineata in {{passo biblico2|1Corinzi|15:44-54}} riguarda le diverse proprietà dei due stadi dell'unica cosa continua e non implica la loro discontinuità (si veda inoltre la risposta alla "visione dei due corpi" e la discussione su "carne e ossa" nel [[Indagine Post Mortem/Capitolo 65|Capitolo 6}}5]]). Pertanto, quegli studiosi che affermano Gesù risorto nella "stessa carne" e considerano la risurrezione di Gesù come fisica, non contraddicono Paolo se ciò che affermano è che il corpo risorto è in qualche modo continuo (numericamente identico) al corpo pre-risorto corpo fisico che assume nuove proprietà (transfisiche) dopo la risurrezione piuttosto che semplicemente "tornare alla sua vita precedente" (Chilton 2019, p. 225, n. 15).
 
Contro l'elemento della fisicità della risurrezione di Gesù, si potrebbe obiettare citando la rappresentazione dell'apparizione della risurrezione di Gesù a Saulo in Atti ({{passo biblico|Atti|9:1-9;22:6-11;26:12-18}}) che indica che solo Saulo vide Gesù e udì parole distinte mentre i suoi compagni no. "La mancanza di una condivisione intersoggettiva di questa esperienza, tuttavia, dovrebbe metterci in guardia contro tentativi troppo diretti e troppo semplici di testimoniare l'oggettività della risurrezione" (Welker 2007, p. 462).
In risposta, non c'è alcuna indicazione nel testo che ci dica che Gesù sia apparso ai compagni di Saulo. Hanno visto solo la luce che circondava l'apparizione di Gesù a Saulo e sono caduti a terra, il che indica l'oggettività di questa apparizione, ma non viene detto che abbiano visto l'apparizione stessa di Gesù. Se le mie tre figlie erano in piedi davanti a me, e ne coprivo una con un mantello, e tutte vedevano il mantello che la circondava ma solo lei vedeva che c'era un oggetto luminoso nella parte interna del mantello mentre le altre due figlie non lo vedevano, questo non nega che l'oggetto luminoso che ella ha visto fosse fisico.
 
La nozione di corpo spirituale spiegata in precedenza risponde alla domanda di Carnley (1987, p. 71) su "che cosa esattamente i cristiani primitivi stessero cercando di descrivere". Chilton (2019, p. 69) obietta che qualsiasi pretesa di normatività della visione di Paolo sulla risurrezione di Gesù per i primi cristiani sarebbe fuorviante dato che i disaccordi di Paolo con altri autorevoli insegnanti erano noti. In risposta, si mostrerà nel [[Indagine Post Mortem/Capitolo 32|Capitolo 32]] che è l'affermazione di Paolo dell'accordo tra lui e altri autorevoli maestri riguardo al Vangelo, in una lettera a coloro che conoscevano questi altri maestri e conoscevano anche i loro disaccordi su alcune questioni diverse dal Vangelo, che fornisce un'indicazione così potente sulla condivisione dello stesso punto di vista sulla risurrezione di Gesù che è fondamentale per il Vangelo. Carnley (2019, pp. 212-213) obietta che se la risurrezione di Gesù è intesa come una risurrezione corporea e un evento storico, sarebbe difficile determinare come l'esperienza empirica della sua risurrezione possa differire dall'esperienza di una mera rianimazione, e metterebbe in discussione l'effettiva morte di Gesù. In risposta, l'esperienza empirica della transfisicità spiegata nel [[Indagine Post Mortem/Capitolo 54|Capitolo 54]] indica che non si trattava dell'esperienza di una mera rianimazione, mentre l'evidenza relativa alla crocifissione indica che Gesù non avrebbe potuto sopravviverle in modo naturalistico.
 
Nei suoi scritti, Wright ha presentato una denuncia contro l'uso delle parole "naturale", "soprannaturale" e "miracolo". Scrive: "La stessa parola ‘miracolo’, e del resto le parole ‘naturale’ e ‘soprannaturale’, sono in effetti sintomatiche di una gamma molto diversa di possibili visioni del mondo da quelle che erano disponibili agli abitanti dei villaggi galilei nel primo secolo." (Wright 1996, pp. 187-188).
È vero che i significati delle parole "naturale" e "soprannaturale" sono cambiati nel tempo. Tuttavia, Collins (2018, sezione 10.A.2) nota che anche se questi termini non furono usati dagli autori biblici, essi avevano idee sulla causalità e le proprietà causali delle cose create, e l'idea che Dio potesse aggiungere qualcosa di nuovo ai processi da lui compiuti, in modo che, con una tale infusione, il risultato andasse oltre ciò che le proprietà causali delle cose create avrebbero prodotto. Ad esempio, erano consapevoli che le vergini normalmente non concepivano ({{passo biblico2|Luca|1:34}}), ma credevano che Dio potesse far sì che ciò accadesse ({{passo biblico2|Luca|1:35-37}}). Collins aggiunge:
{{q|No one worth interacting with ever thought that God was normally absent and that he intervened in a haphazard or arbitrary fashion. Further, the notion of ‘natural’ and ‘supernatural’ is a legitimate abstraction from the biblical materials and gives us a good sense of what a sensible Galilean villager—such as Joseph, the fiancé of Mary—would
have understood.|''ibid.''<ref>Si veda l'ulteriore discussione in merito al problema dei miracoli nel [[Indagine Post Mortem/Capitolo 87|Capitolo 87]].</ref>}}
 
=== Introdurre le difficoltà che assillano il dibattito contemporaneo ===
In questo libro userò un approccio transdisciplinare che affronti le difficoltà sopra menzionate.
 
Per quanto riguarda la difficoltà di eliminare tutte le "alternative non ortodosse", dimostrerò che tutte le possibili alternative naturalistiche possono essere essenzialmente ridotte a poche note, in modo tale che tutte siano considerate prima che si arrivi ad una conclusione per la risurrezione. Tale riduzione sarebbe un utile primo passo verso l'eliminazione di tutte le "alternative non ortodosse" e aggiungerebbe chiarezza alla discussione. Analizzando sillogisticamente la struttura della dialettica relativa alle apparizioni ''post mortem'', si dimostrerà che tutte le possibili alternative naturalistiche alla risurrezione di Gesù riguardo alle affermazioni sulle apparizioni ''post mortem'' di Gesù possono essere essenzialmente ridotte a poche conosciute, come segue. (Si noti che ipotesi come "le donne andarono alla tomba sbagliata mentre il corpo di Gesù rimase sepolto altrove", il furto del corpo trafugato dalla tomba, e così via, sono alternative riguardanti la tomba vuota [cfr. punti da (7) a (9.2.2.2) nel testo seguente], non le apparizioni ''post mortem''. Ipotesi come "Gesù fu risuscitato dai morti da alieni o angeli" sono alternative a Dio quale causa della risurrezione di Gesù [cfr. Capitolo 87], non alternative alla risurrezione di Gesù di per sé):
:(1) ⇒ (1.1) o (1.2) è vero:<ref>Si noti che "o" è inteso in senso esclusivo in questo sillogismo come anche nel successivo.</ref>
::(1.1) Nella Palestina della metà del I secolo (30-70 e.v.) non c'erano persone che affermassero di aver assistito al Gesù risorto (i resoconti del Nuovo Testamento su tali persone sono tutte leggende: chiamate questa l'ipotesi leggendaria).
Il sillogismo copre tutte le possibilità in modo esaustivo. Sebbene ciascuna delle ipotesi annotate nel sillogismo sia stata discussa da altri in letteratura, una riduzione logicamente esaustiva di tutte le possibili ipotesi non è stata realizzata da nessun autore prima, da qui il mio contributo unico alla discussione. Tale riduzione è significativa almeno per i seguenti aspetti...
 
'''Primo''', mentre un numero significativo di studiosi sarebbe d'accordo che una qualche esperienza venne provata dai discepoli subito dopo la crocifissione di Gesù, molti affermerebbero con [[w:Ed Parish Sanders|E. P. Sanders]] che "non so quale sia stata la realtà che diede origine alle esperienze" (Sanders 1993, p. 280). Una delle ragioni principali di questo [[w:agnosticismo|agnosticismo]] è che molte spiegazioni sembrano possibili per tali esperienze. Sulla base del suddetto sillogismo, tuttavia, possiamo sapere che essenzialmente ci sono sette e solo sette possibili categorie di spiegazioni riguardanti le affermazioni delle apparizioni ''post mortem'' di Gesù, vale a dire: leggende, nessuna esperienza, intramentale, identità sbagliata, svenimento, fuga e risurrezione. Va sottolineato che essenzialmente non ci sono altre possibilità oltre a quelle elencate in precedenza (sebbene siano possibili varie combinazioni di queste possibilità; queste combinazioni sono considerate nel [[Indagine Post Mortem/Capitolo 76|Capitolo 76]]). L'elenco è quindi un importante punto di partenza per rispondere alla domanda: "Cosa ha dato origine alle esperienze?"
 
'''Secondo''', l'elenco aiuta a garantire che tutte le possibili categorie di ipotesi e le loro combinazioni siano prese in considerazione prima di giungere alla conclusione relativa al fatto che la risurrezione sia la migliore spiegazione.
 
'''Terzo''', riducendo la miriade di teorie alternative che sono state (nelle parole di Ehrman) "immaginate" (o ancora non immaginate) essenzialmente a sei, si dimostrerà nei Capitoli successivi che, una volta stabilite certe considerazioni, tutte le alternative e le loro combinazioni possono essere ragionevolmente escluse.<ref>Ho già affermato in vari wikilibri della ''[[Serie cristologica]]'' che tutte le spiegazioni naturalistiche alternative possono naufragare una volta stabiliti alcuni dettagli evidentemente significativi nei Vangeli (ad esempio in {{passo biblico2|Luca|24:36-43}}). Ora penso che si possa dimostrare che tutte le spiegazioni naturalistiche alternative falliscono anche senza dover stabilire quei dettagli evidentemente significativi (sebbene io pensi che si possa ancora fare una buona argomentazione riguardo a Luca 24:36-43; cfr. il Capitolo 43). Per i dettagli, vedere i capitoli susseguenti.</ref>
 
Tutte le possibili alternative naturalistiche riguardanti la tomba vuota si possono altresì ridurre a poche conosciute, come dimostra il seguente sillogismo:
Alcuni storici potrebbero replicare che il problema è che nella risurrezione è presumibilmente coinvolto il soprannaturale .
 
Tuttavia, la necessità di considerare la causalità soprannaturale non è nemmeno presente fino al punto di stabilire (I), (II), (III) e (IV). Piuttosto la necessità sorge solo dopo che si è raggiunta la conclusione (V), "Pertanto Gesù risorse". È solo allora che dobbiamo riflettere sul fatto che "Gesù risorse" abbia una causa naturale o soprannaturale (questo è discusso nel Capitolo 87). Non c'è alcuna necessità logica che la risurrezione di Gesù debba essere causata in modo soprannaturale. Contro la visione di Ehrman che la risurrezione di Gesù sarebbe stata impossibile se non per l'azione miracolosa di un agente divino, Licona suggerisce la possibilità logica alternativa di un "alieno in un universo parallelo il cui progetto di dottorato era di ingannare gli umani facendogli credere di essere divino" (Licona 2014, p. 124) – questo illustra il punto sulla mancanza di necessità logica menzionato in precedenza (riguardo all'ipotesi dell'alieno, ecc., cfr. Capitolo 87). Licona osserva che "gli storici possono dare un giudizio positivo sulla storicità di un evento lasciandone indeterminata la causa. Questa è una pratica comune degli storici al di fuori della corporazione dei biblisti" (Licona 2014, p. 122). Per esempio:
{{q|Plutarch noted that, although the corpse of Scipio Africanus laid dead for all to see, there were three competing hypotheses pertaining to the cause of his death: He died of natural causes, he intentionally drank poison and committed suicide, he was smothered by thugs while he slept well.|Licona 2014, p. 122}}
Braaten (1999) scrive: "La resurrezione è da considerarsi un evento storico perché è oggetto di resoconti che la collocano nel tempo e nello spazio. Accadde a Gerusalemme poco tempo dopo che Gesù fu crocifisso" (p. 155). Stabilire la causa di questo evento (se accadde) è distinto dallo stabilire l'evento stesso.
 
Pertanto, non vi è alcuna necessità logica che impedisca agli storici di ragionare partendo da certi fatti storici per arrivare alla risurrezione di Gesù, cosa che in linea di principio possono fare sostenendo che ci sono ragioni e prove per pensare che (I), (II), (III), e (IV) sono vere, come spiegato in precedenza. D'altra parte, se uno storico escludesse ''a priori'' la possibilità che sia avvenuta la risurrezione di Gesù, significherebbe importare nel suo giudizio assunzioni filosofiche ingiustificate (vedi Capitolo 87). Riguardo alla questione storica se Gesù sia stato osservato morto e sia stato osservato vivo – questione empirica! – uno storico dovrebbe formulare il suo giudizio sulla base di considerazioni storiche – come quelle che difenderò nei capitoli successivi – piuttosto che assumere in anticipo sul base di presupposti filosofici o teologici ingiustificati se la risurrezione di Gesù sia o meno possibile e quindi esprimere il proprio giudizio sulla base di tali presupposti.
 
Può uno storico dedurre una causa soprannaturale per un evento? Quanto al presupposto del naturalismo metodologico per la pratica della storia, osserva Licona, "il termine ‘storia’ è esso stesso un concetto essenzialmente contestato; cioè, non esiste una definizione ampiamente accettata per il termine" (Licona 2014, p. 119). Tuttavia, è utile chiarire che l'indagine storica "riguarda eventi del passato che coinvolgono gli esseri umani come agenti" (Webb 2010, p. 16), il coinvolgimento degli esseri umani come agenti distingue la disciplina della storia da altre discipline che studiano il passato (ad es. [[w:Cosmologia (astronomia)|cosmologia]], che studia la formazione delle galassie).
Licona fornisce anche un esperimento mentale: "un certo numero di veicoli spaziali atterrano improvvisamente sulla Terra, occupati da esseri alieni intelligenti che sono in grado di comunicare con noi" e sostiene che lo studio della storia umana può includere un impegno con l'interazione con questi esseri anche se non sono umani. Gli storici non dovrebbero escludere ''a priori'' la possibilità che Dio interagisca con gli esseri umani.
 
In risposta, l'illustrazione di Behe mostra efficacemente come la restrizione metodologica possa impedire di scoprire cosa è successo nel passato, e l'esperimento mentale di Licona è utile per illustrare che la storia coinvolge gli umani ma dovrebbe essere aperta alla possibilità di interazione con persone non umane. Tuttavia, si potrebbe obiettare che questi esempi non affrontano realmente le ragioni per cui molti storici opterebbero per il naturalismo metodologico ed eviterebbero la conclusione di una causa divina. Alcune di queste ragioni sono le seguenti: la difficoltà di esaminare la causalità divina, la preoccupazione che l'accettazione di una causa divina per un evento passato ostacolerebbe l'indagine, e la preoccupazione per la spiegazione del Dio delle lacune. Ritengo che la prima ragione sia importante e ne parlerò qui; gli altri due motivi saranno discussi nel [[Indagine Post Mortem/Capitolo 87|Capitolo 87]].
 
Riguardo alla prima ragione e alle illustrazioni di Behe e Licona, alcuni storici potrebbero obiettare che elefanti o alieni sono suscettibili di conferma empirica, mentre un Dio invisibile non lo è. Licona ha anticipato questa obiezione e ha sostenuto che, proprio come gli scienziati postulano regolarmente entità teoriche non osservate (ad esempio [[w:buco nero|buchi neri]], [[w:quark|quark]], [[w:stringa (fisica)|stringhe]] e [[w:gluone|gluoni]]) per spiegare i fenomeni osservabili, gli storici possono fare lo stesso. In ogni caso, ha anche osservato quanto segue:
Licona presenta ottime ragioni. Tuttavia, rimane un'importante differenza tra postulare un'entità fisica non osservata e un'entità soprannaturale non osservata. La differenza è che non si possono esaminare tutti i processi causali intermedi appropriati che collegano (diciamo) una causa divina agli effetti allo stesso modo in cui si esaminano i meccanismi fisici (Grünbaum 1991), poiché il primo coinvolge un'entità non fisica e non è una legge naturale che possa essere testata, scoperta o controllata in laboratorio. Inoltre, essendo un agente personale e libero, non ci si può aspettare che Dio si comporti in modi simili alle entità fisiche o alle leggi naturali. Per di più, Dio è, secondo la comprensione di molte tradizioni monoteistiche, una [[w:Motore immobile|Causa Prima]] dell'universo, senza inizio e senza tempo, e le osservazioni scientifiche non possono confermare o escludere un'entità che è senza inizio e senza tempo, poiché le osservazioni scientifiche sono limitate all'osservazione di processi che si verificano nel tempo. Pertanto, la scienza non può confermare o escludere l'esistenza di Dio in questo senso. Tuttavia, si può sostenere che la scienza può fornire l'evidenza che può essere utilizzata dalle premesse di argomentazioni filosofiche deduttive e induttive per l'esistenza di Dio (per degli esempi, si vedano Craig e Moreland 2009).
 
Nella misura in cui la disciplina della storia si modella strettamente alla scienza, essa affronterebbe gli stessi problemi metodologici relativi alla conferma di Dio (piuttosto che, diciamo, un angelo, un demone o una spiegazione naturalistica precedentemente sconosciuta come un alieno) come causa di un evento. La distinzione tra Dio e le altre cause appartiene al regno della filosofia e della teologia piuttosto che della storia e della scienza. Licona (2014, p. 124) sembra essere d'accordo quando dice: "In effetti, non riesco a pensare a nessuna forte ragione ‘storica’ ​​per preferire Dio a un alieno come causa della risurrezione di Gesù". Il filosofo Alan Padgett osserva che se la risurrezione di Gesù è veramente avvenuta, è un evento passato che ha avuto luogo nello spazio e nel tempo. "Se Gesù è risorto dai morti, questo evento ha una data ed è avvenuto in un determinato luogo nello spazio, appena fuori Gerusalemme" (Padgett 1998, pp. 303-304). Tuttavia, prosegue osservando, "la scienza storica è incapace di esprimere un giudizio teologico sul fatto che Dio possa o meno risuscitare Gesù" (''ibid.''). Per concludere che è il Dio d'Israele che ha risuscitato Gesù dai morti sarebbero necessari ulteriori argomenti dalle discipline della filosofia della religione (compresa la religione comparata; si veda il Capitolo 87), e lo studio di questi argomenti va oltre la consueta disciplina propria degli storici.
 
Rae (2016) lamenta che il metodo metodologico naturalistico della critica storica è incapace di discernere l'opera di Dio. Questo fa sì che il biblista indaghi sulla Bibbia come se Dio non fosse attivo nella storia e quindi non sia in grado di comprendere la Bibbia nei suoi termini. Evans (1996, p. 349) osserva:
{{q|Ironically.. the historical assumptions governing this quest seem designed to make it difficult if not impossible to recognize anything really special about Jesus. If Jesus really performed miracles, or thought of himself as divine, the assumptions of historical criticism would make it nearly impossible to discern this.}}
 
Ora, un conto è comprendere la Bibbia dall'interno del mondo concettuale del testo stesso, con la sua affermazione di Dio che ha creato l'universo e ne realizza i propositi nella storia come sottolinea Rae (2005, 2016). Un'altra cosa è pensare se ciò che si comprende è vero e se si può dimostrare che è vero. (Si potrebbero fare osservazioni simili riguardo allo studio del Corano, per esempio.) Il metodo naturalistico metodologico della critica storica dovrebbe essere inteso come uno dei metodi ma non l'unico metodo a disposizione del biblista (Evans 1999). Questo metodo può produrre molte conclusioni sul passato, senza fornire tutto ciò che si può sapere sul passato, come il discernere se Dio è all'opera. Quest'ultimo richiederebbe argomenti filosofici e teologici che il biblista può consultare (cfr. Capitolo 87; per un esempio di un eminente biblista che usa tali argomenti, si veda il libro di Craig Keener sui miracoli [2011]).
 
Va notato che la scienza e la storia non possiedono il monopolio della verità riguardante il passato e il presente e che gli argomenti filosofici possono portare alla conoscenza. È un errore sostenere che le conclusioni non raggiungibili dal naturalismo metodologico siano illegittime (Evans 1999, p. 182). I fautori dello scientismo potrebbero obiettare affermando che la scienza è l'unico modo per conoscere la natura della realtà.<ref>In un utile articolo, [[:en:w:Mikael Stenmark|Mikael Stenmark]] (1997) discute varie forme di scientismo e osserva che mentre la parola "scienza" ha una varietà di significati, "ciò che è caratteristico dello scientismo è che funziona con una definizione ristretta di scienza... i sostenitori dello scientismo usano la nozione di scienza per coprire solo le scienze naturali e forse anche quelle aree delle scienze sociali che sono molto simili nella metodologia alle scienze naturali" (p. 20). Tale metodologia in genere comporta uno studio sistematico che utilizza l'osservazione e la sperimentazione.</ref> Lo scientismo, tuttavia, è suscettibile all'obiezione che lo scientismo non può essere dimostrato dalla scienza stessa e che i suoi sostenitori "si basano sulle loro argomentazioni non solo su premesse scientifiche ma anche su premesse filosofiche" (Stenmark 2003, pp. 783-785). Inoltre, lo stesso metodo scientifico richiede varie forme di ragionamento filosofico, come il ragionamento deduttivo e induttivo, per lo sviluppo delle sue spiegazioni. Per di più, la scienza stessa non può rispondere alla domanda "perché i risultati scientifici dovrebbero essere valutati"; la risposta a questa domanda è filosofica piuttosto che scientifica. I criteri per una buona teoria scientifica sono di per sé di natura filosofica (Ellis 2007, Sezione 8.1; Loke 2014b). Ho sostenuto altrove (''[[Serie cristologica]]'') che le conclusioni di quegli argomenti filosofici (ad esempio l'argomento per una Causa Prima Divina) che possono fornire risposte che sono più epistemicamente certe delle scoperte scientifiche, dovrebbero essere considerate come conoscenza della realtà almeno allo stesso livello dei fatti scientifici. Mentre la scienza è un modo di conoscere, la filosofia è un altro modo di conoscere.
{{q|The physiologist explains that the frog’s leg muscles were stimulated by impulses from its brain. The biochemist supplements this by pointing out that the frog jumps because of the properties of fibrous proteins, which enabled them to slide past each other, once stimulated by ATP. The developmental biologist locates the frog’s capacity to jump in the first place in the ontogenetic process which gave rise to its nervous system and muscles. The animal behaviourist locates the explanation for the frog’s jumping in its attempt to escape from a lurking predatory
snake. The evolutionary biologist adds that the process of natural selection ensures that only those ancestors of frogs which could detect and evade snakes would be able to survive and breed.}}
McGrath conclude che "tutte e cinque le spiegazioni fanno parte di un quadro più ampio. Hanno tutti ragione; sono, tuttavia, differenti" (pp. 59-60). Proprio come la scienza stessa mette insieme diverse spiegazioni per aiutarci a vedere il quadro più ampio, è necessario riunire diverse discipline che si integrino a vicenda nel nostro tentativo di ottenere una comprensione più completa della realtà. Mostrerò nel Capitolo 87 che si possono offrire argomenti filosofici a favore di Dio piuttosto che di un demone o di un angelo come causa della risurrezione di Gesù. Mentre la scienza di per sé non può identificare un miracolo, la scienza può essere utilizzata con argomentazione filosofica ad escludere alcune alternative naturalistiche come uno dei passi verso l'identificazione di un miracolo. Per esempio, uno studio recente conclude che le allucinazioni collettive non si trovano nella letteratura medica sottoposta a revisione paritaria e che "l'allucinazione collettiva come spiegazione per le esperienze di gruppo post-crocifissione dei discepoli di Gesù è indifendibile" (Bergeron e Habermas 2015; cfr. oltre, Capitolo 43). L'identificazione del miracolo è veramente transdisciplinare e richiede non solo la scienza, ma anche la storia, la filosofia e la teologia.
 
In questo mio studio si dimostrerà che il metodo naturalistico metodologico della critica storica può portare alla conclusione empirica che Gesù fu crocifisso e fu visto vivo tre giorni dopo (Capitoli da 2 a 7), che la causa di questa conclusione può essere spiegata da considerazioni filosofiche (non limitate al metodo naturalistico metodologico) che indicano che la migliore spiegazione è che Dio ha risuscitato Gesù dai morti (Capitolo 87), e che ciò garantisce la comprensione teologica della storia come il luogo in cui "Dio realizza il suo scopo di riconciliazione e di vita nuova» (Rae 2005, p. 155; cfr. Capitolo 98).
 
=== Sulla questione del pregiudizio ===
Particolarmente illuminante è il caso del professor [[w:Paul Williams (storico delle religioni)|Paul Williams]], eminente storico e filosofo buddhista che per oltre 20 anni è stato egli stesso buddhista praticante. In un libro che descriveva in dettaglio la sua conversione dal buddhismo al cristianesimo cattolico, ha spiegato che sentiva la forza dell'evidenza della risurrezione di Gesù. Nelle sue stesse parole, "L'evidenza della risurrezione come la spiegazione più probabile di ciò che accadde alla prima Pasqua è molto forte. La maggior parte delle persone non si rende conto di quanto siano straordinariamente forti le testimonianze" (Williams 2002, p. 20). Dopo aver esaminato le prove storiche pertinenti, è giunto alla seguente conclusione:
{{q|I am not convinced by alternative explanations of the resurrection. Thus I have to accept that as far as I can see it is more rational to believe in the resurrection than in the alternatives... I have thus chosen to believe. And my belief is based on reasons. I argue that it is a rationally based belief that for me makes more sense than the alternatives.|''ibid.'', pp. 20–21}}
Quindi non è vero che il pregiudizio (''[[w:bias cognitivo|bias]]'') dello studioso e degli autori di testi antichi<ref>Esamino la questione del [[w:bias di conferma|bias di conferma]] nel [[Indagine Post Mortem/Capitolo 76|Capitolo7Capitolo 6]]</ref> pregiudicherebbe necessariamente il progetto storico riguardante la risurrezione di Gesù (sebbene sia utile essere consapevoli del pregiudizio nella propria interpretazione, compresa quella del mio ragionamento!). Ciò che importa è se l'ipotesi proposta è in grado di spiegare le prove, compresi i "fatti scomodi".<ref>Per un'ulteriore discussione di altre questioni relative alla critica della storia dei postmodernisti e per le risposte a queste critiche, si vedano, ad esempio, McCullagh (1998); Thiselton (1992); Wolterstorff (1995); Murphy (1997).</ref>
 
== Una panoramica del resto del libro ==
In questo Capitolo ho dimostrato che gli storici possono in linea di principio argomentare a favore o contro la conclusione che Gesù sia risorto. Tuttavia, è al di là della disciplina della storia giudicare se questo evento (se accadde) fu causato da Dio piuttosto che, diciamo, da un alieno o da un angelo. (Ciò non significa che non si possano offrire buone ragioni filosofiche e/o teologiche per pensare che sia stato causato da Dio.) Nel resto di questo libro, dimostrerò usando argomenti storici che la migliore spiegazione per l'origine della credenza che Gesù sia risorto è che successe, e dimostrerò usando argomenti filosofici e teologici che la migliore spiegazione per il verificarsi di questo evento è che Dio abbia risuscitato Gesù dai morti.
 
Va oltre lo scopo di questo libro entrare nei dettagli riguardanti l'esegesi di tutti i testi rilevanti. Ciò richiederebbe diverse monografie e comunque è stato ampiamente trattato nella letteratura recente (cfr. Craig 1989; Wright 2003; Allison 2005a; Licona 2010; Bryan 2011; Ware 2014). Mi concentrerò invece sulla valutazione delle alternative naturalistiche alla risurrezione di Gesù che sono state discusse in letteratura, utilizzando l'approccio transdisciplinare spiegato in precedenza. Ho dimostrato che, oltre alla risurrezione di Gesù, ci sono sei e solo sei possibili categorie di ipotesi naturalistiche riguardanti le affermazioni sulle apparizioni ''post mortem'' di Gesù. Nei Capitoli seguenti, ciascuna di esse sarà valutata rispetto alla sua alternativa, come segue: ipotesi delle leggende (Capitolo 21), ipotesi nessuna esperienza (Capitolo 32), ipotesi intramentale (Capitolo 43) e ipotesi scambio di identità, svenimento e fuga (Capitolo 5). Ho anche dimostrato che oltre alla risurrezione di Gesù, ci sono otto e solo otto possibili categorie di ipotesi naturalistiche riguardanti l'esito del corpo di Gesù, cioè: fuga, insepolto, rimasto sepolto, rimozione da non-agente, rimozione da amici, rimozione da nemici, rimozione da parte neutrale e ipotesi svenimento. Queste categorie saranno valutate nel Capitolo 65. Valuterò varie combinazioni di ipotesi naturalistiche nel Capitolo 76.
 
In breve, dimostrerò nei Capitoli successivi che (I) "c'erano persone che affermavano di aver visto Gesù risorto poco dopo la sua crocifissione", (II) "ebbero qualche tipo di esperienza", (III) "ciò che provarono non fu causato intramentalmente ma extramentalmente", e (IV) "l'entità extramentale non fu un'altra persona ma lo stesso Gesù che morì sulla croce". Come spiegato in precedenza, ciò che segue logicamente da (I), (II), (III ), e (IV) è la conclusione che Gesù sia risorto. Nel Capitolo 87, discuterò le obiezioni alla risurrezione di Gesù basate sulla sua natura apparentemente miracolosa. Le conclusioni e le implicazioni di questo libro saranno riassunte nel Capitolo 98.
 
== Note ==
13 065

contributi