Differenze tra le versioni di "Storia della letteratura italiana/Giuseppe Ungaretti"

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Nelle prime poesie, risalenti al 1914-1915, Ungaretti cerca da subito una concentrazione assoluta della parola. Il soggetto lirico si identifica con sfumature del paesaggio e con lo svanire delle cose. L'esperienza della guerra spinge però il poeta a confrontarsi tra il suo io di uomo e la realtà ostile. Qui la distruzione provocata dal conflitto viene fatta coincidere con l'indifferenza della natura. La poesia diventa quindi un modo per affermare la dignità tragica del destino umano, individuale e collettivo.
 
La stessa ''Allegria'' citata nel titolo si richiama al senso di euforia che, paradossalmente, si prova nelle situazioni di distruzione. Questo descrive inoltre la condizione della modernità, di un'umanità che, nella distruzione di ogni valore, ritrova se stessa nel nulla. L'apice di questa poesia si raggiunge nei componimenti dedicati alla guerra, in cui l'analogia pone sullo stesso piano l'io e il mondo devastato. L'io viene quindi svuotato e ridotto a elemento del paesaggio bellico. La modernità condanna la parola poetica al silenzio, ma al tempo stesso la parola risulta impotente di fronte a un mondo in cui la distruzioni è un fatto naturale.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 20012003 | Einaudi | Torino | pp=987-988 }}</ref>
 
== ''Sentimento del tempo'' ==
Già nelle ultime poesie dell<nowiki>'</nowiki>''Allegria'' Ungaretti ricorre a forme più composte, riprendendo strutture provenienti dal passato e avvicinandosi alle posizioni di chi, tra gli intellettuali del primo dopoguerra, sosteneva la necessità di un "ritorno all'ordine". Questa nuova poesia si sviluppa in particolare nei testi scritti dopo il 1919, che costituiscono la raccolta ''Sentimento del tempo'', pubblicata nel 1933 e poi riedita, in un'edizione ampliata, nel 1936.<ref name="Ferroni988">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 20012003 | Einaudi | Torino | p=988 }}</ref>
 
Il tempo viene percepito come continuità e durata, così da recuperare un dimensione più complessa dell'esistenza. Il ''Sentimento del tempo'' si pone quindi come la "seconda tappa" dell'esperienza umana. Punti di riferimento sono le poesie Petrarca e Leopardi: alla base di entrambe c'è infatti un senso di decandenza. Petrarca si propone di ripristinare un mondo, quello della classicità, attraverso la memoria. Leopardi invece si trova di fronte a una società giunta al capolinea della sua evoluzione. A questo si aggiungono le suggestioni lasciate su Ungaretti dalla Roma barocca. La memoria si presenta infatti come un rudere. Ungaretti risale all'arte di Michelangelo, intesa come unione di contrari in cui è centrale la figura di Cristo, fusione di Dio e uomo, che è vittima e giudice al tempo stesso. Il Barocco agisce però anche a livello religioso. La vita, in quanto processo di creazione e distruzione, produce nell'uomo il dramma dell'antinomia tra la precarietà della propria condizione e "l'infallibilità fantastica del facitore".<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Saba, Ungaretti, Montale, Pavese, Gadda, Calvino | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=26 }}</ref>
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