Indagine Post Mortem/Introduzione: differenze tra le versioni

 
=== Le antiche religioni misteriche sono le fonti dei resoconti neotestamentari riguardanti la risurrezione di Gesù? ===
Una tesi popolare alla fine del diciannovesimo secolo era quella della scuola di storia delle religioni, che rivendicava antiche religioni misteriche come fonti per i resoconti del Nuovo Testamento riguardanti la risurrezione di Gesù. Tali teorie da allora sono state abbandonate dalla maggior parte degli studiosi. Evan Fales (2001), un raro sostenitore contemporaneo di tali opinioni, sostiene che l'approccio migliore per comprendere il Nuovo Testamento è studiare figure mitiche del Vicino Oriente, come [[w:Tammuz (divinità babilonese)|Tammuz]], [[w:Adone (mitologia)|Adone]], [[w:Iside|Iside]] e [[w:Osiride|Osiride]]. Pensa che il [[w:Vangelo di Matteo|Vangelo di Matteo]], per esempio, dovrebbe essere letto in senso figurato, e che lo scopo principale della scrittura di Matteo fosse uno di sopravvivenza sociale e culturale (Fales 2005, pp. 312-313, 333-334). Parimenti, Carrier afferma che il [[w:Vangelo di Marco|Vangelo di Marco]] aveva lo scopo di trasmettere una verità simbolica piuttosto che storica e che la tomba vuota era "finzione educativa". Tenta di convalidare le sue affermazioni tracciando paralleli tra Marco, gli scritti contemporanei e la letteratura dell'Antico Testamento. Traccia parallelismi con il culto di Osiride e {{passo biblico2|Salmi|24}}, suggerendo che Marco abbia copiato la frase "colui che farà rotolare via la pietra" dal racconto di [[w:Giacobbe|Giacobbe]] in Genesi, e sostenendo che la tomba vuota serva al motivo dell'inversione dell'aspettativa di Marco (Carrier 2005a, pp. 156-163). Allo stesso modo traccia paralleli tra i resoconti della tomba vuota in Matteo con [[w:Daniele 6|Daniele nella fossa dei leoni]] (Carrier 2005b, p. 360).
 
In risposta, l'approccio della [[w:Storia delle religioni|storia della religione]] del diciannovesimo secolo è stato ampiamente criticato per il suo uso stravagante di parallelismi con nuove scoperte di manoscritti di testi religiosi ellenistici e [[w:filologia|ricerche filologiche]] sulle religioni greche, egiziane, iraniane e altre antiche. Come osserva Peppard, "certi termini, concetti e narrazioni delle religioni ellenistiche furono isolati e ingranditi in base alle loro percepite somiglianze con il Nuovo Testamento" e tali somiglianze sono state "inquadrate come influenze decisive sullo sviluppo del cristianesimo primitivo" (Peppard 2011, pag. 15, nota 34). Ignorando importanti differenze, è possibile tracciare paralleli letterari con un gran numero di letterature non correlate utilizzando interpretazioni speculative e fantasiose (Copan e Tacelli 2000, p. 166), e dobbiamo stare molto attenti a non saltare a conclusioni basate solo su paralleli in assenza di altre prove. Altri studiosi mettono in guardia sulla parallelomania, definita come "quella stravaganza tra gli studiosi che prima esagera la presunta somiglianza nei passi e poi procede a descrivere fonte e derivazione come se implicasse una connessione letteraria che scorre in una direzione inevitabile o predeterminata" (Sandmel 1962, p. 1). L'errore della parallelomania può essere facilmente illustrato con esempi:
{{q|What if we told you about a British ocean liner that was about eight hundred feet long, weighed more than sixty thousand tons, and could carry about three thousand passengers? The ship had a top cruising speed of twenty-four knots, had three propellers, and about twenty lifeboats. What if I told you that this ocean liner hit an iceberg on its maiden voyage in the month of April, tearing an opening in the starboard side, forward portion of the ship, sinking it along with about two thousand passengers? Would you recognize the event from history? You might say, ‘Hey, that’s the Titanic!’ Well, believe it or not, you would be wrong. It’s the Titan, a fictional ship described in Morgan Robertson’s 1898 book called The Wreck of the Titan: or Futility. This book was written fourteen years before the disaster took place, and several years before construction began on the Titanic! (Robertson, WT, website). Here is the point: just as the fictional account of the Titan does not undermine the reality of the sinking of the Titanic, fictional accounts of dying and rising gods would not undermine the historical reality of
the life, death, and resurrection of Jesus. The presence of parallels alone proves nothing about borrowing or the historicity of Jesus.|McDowell & McDowell 2017, p. 311}}
Sandmel nota:
{{q|Paul’s context is of infinitely more significance than the question of the alleged parallels. Indeed, to make Paul’s context conform to the content of the alleged parallels is to distort Paul.|''ibid.'', p. 5}}
 
Le considerazioni contestuali relative alla stesura del Nuovo Testamento vanno contro le opinioni di Fales e di altri. Gli autori dei Vangeli li intendevano come antiche biografie di Gesù piuttosto che come finzione (Burridge 2004). Una biografia può essere definita come una forma di storiografia incentrata sulla vita e sul carattere di una singola persona (Litwa 2019, p. 53). Alcuni scettici hanno escluso i Vangeli dalla storiografia antica affermando che gli autori dei Vangeli non hanno soppesato le loro fonti (Miller 2015, p. 133). Questa obiezione ignora il fatto che ('''1''') la storiografia antica non aveva un'unica forma con un unico insieme di standard, ('''2''') scrivendo in forme sobrie e non poetiche gli autori dei Vangeli distinguevano i loro racconti dai ''mythoi'' dominanti trovati in (diciamo) Omero ed Euripide, e ('''3''') gli autori dei Vangeli hanno soppesato le loro fonti nel senso che hanno fortemente apprezzato i testimoni oculari rispetto al "sentito dire" ({{passo biblico2|Luca|1:2}}) e sono stati attenti selezionatori di materiali da includere ed escludere dai testi precedenti (Litwa 2019, pp. 6-7). Contro il suggerimento che il racconto della resurrezione nel Vangelo di Marco debba essere inteso come una parabola, Bryan (2011, p. 166) osserva che, mentre erano presenti echi e allusioni bibliche, l'autore è stato piuttosto attento a inserire nel suo racconto almeno tre riferimenti ({{passo biblico|Marco|15:40,47;16:1}}) che "testimoni oculari noti da lui nominati avessero realmente visto quello che successe". Contrariamente alla teoria di [[w:John Dominic Crossan|Crossan]] secondo cui le narrazioni della passione sono esempi della "Prophetization of History (Profetizzazione della Storia)" o della "Historicization of Prophecy (Storicizzazione della Profezia)", Bryan (2011, pp. 205-206) sostiene che Crossan fraintende il ruolo delle allusioni dell'Antico Testamento: "Lo scopo di tale allusione non è, in generale, raccontare ciò che è accaduto (cioè il ruolo del testimone oculare nominato...) ma consentire alla comunità di comprendere ciò che è accaduto."
 
Stabilire di per sé il genere della storiografia non implica che un numero ''limitato'' di dettagli non-storici non possa essere incluso o che non possano essere inventate affermazioni di testimoni oculari.<ref>Cfr. L'argomentazione di Bryan (2011, p. 4) sostiene: "The New Testament writers did not merely insist on it as a fine old story, their ‘myth’ or ‘founding legend’, as a good Roman matron might tell her children the ancient stories of Romulus... Rather, they insisted on telling each other, and anyone else who would listen, this very new story, even on occasion appealing in its regard to named ‘eyewitnesses’ (''autoptai'') or to what a particular follower of the Lord ‘remembered’ (''emnēmneusen''), as if they actually expected to be taken seriously." [https://scholar.google.com.au/citations?user=xbWm50MAAAAJ&hl=en Litwa] avrebbe risposto che gli antichi romani consideravano Romolo una vera figura storica e che anche le storiografie mitiche spesso rivendicavano testimoni oculari.</ref> In effetti, molti esempi della storiografia antica possono essere citati per dimostrare il contrario (Litwa 2019, pp. 197-198).<ref>Per esempio, Litwa (''ibid.'') osserva: "Lucian complained against many historians who falsely declared that they had seen the events they described. In his ''True History'', he exposed the device in the historian Ctesias, ‘who wrote a history of the land of India and its characteristics, which [despite his eyewitness claim] he had neither seen himself nor heard from anyone else who was telling the truth’."</ref> Naturalmente, questo non prova che tutti i dettagli in tutte le storiografie siano inaffidabili; per decidere sull'attendibilità dei particolari bisognerebbe soppesarli caso per caso alla luce di altre considerazioni.
 
Litwa (2019) afferma che gli autori dei Vangeli cambiarono i dettagli nei resoconti originali riguardanti Gesù per farli sembrare discorsi storiografici (p. 10), sostenendo che i "paralleli" non provano che "abbiano preso in prestito" da miti greci storicizzati, indicano piuttosto una cultura intellettuale condivisa riguardo a ciò che sarebbe considerato appropriato e plausibile in una storia riguardante l'uomo-divino (p. 92). Se Litwa lo affermasse semplicemente senza ulteriori argomentazioni, il suo argomento sarebbe colpevole di commettere l'errore di porre in forse un Gesù che fosse veramente una persona così grande da soddisfare quelle aspettative della sua cultura intellettuale; in particolare, si metterebbe in dubbio la vera resurrezione di Gesù come rivendicazione della pretesa di essere realmente divino (Loke 2017a). Litwa tenta quindi di fornire ulteriori argomentazioni a sostegno della sua affermazione. Ad esempio, sostiene che le descrizioni originali delle apparizioni della risurrezione di Gesù erano visioni soggettive che in seguito vennero oggettivate e descritte come eventi palpabili (ad esempio, che testimoni oculari potessero toccarlo e pizzicarlo, cfr. ad esempio {{passo biblico2|Giovanni|20:24-28}}).<ref>Cfr. Becker (2007), che similmente sostiene che l'esperienza pasquale dei primi cristiani fosse percepita come un evento visionario influenzato dallo Spirito Santo, mentre le storie epifaniche della Pasqua nei Vangeli descrivono una comprensione successiva della Pasqua. Gant (2019, pp. 198-200) suggerisce che i discepoli avevano visioni soggettive di Gesù come un glorificato, radioso essere celeste che in seguito si espansero nella convinzione che Gesù fosse risorto fisicamente.</ref> Tuttavia, il punto di vista di Litwa non riesce soprattutto a fornire una spiegazione adeguata su come i gruppi dei primi cristiani avrebbero potuto "vedere" il "Gesù risorto" insieme, se queste esperienze fossero state semplicemente visioni soggettive, in modo tale da arrivare a credere e testimoniare agli altri che avevano "visto" insieme un Gesù risorto oggettivamente e fisicamente (piuttosto che arrivare a credere di aver "visto" lo spirito di Gesù o di avere allucinazioni, ecc.). Elaborerò questo argomento contro il punto di vista di Litwa nei miei Capitoli 3 e 4. (In tutto il suo libro Litwa assume anche che storie di risurrezione miracolosa, esorcismi e così via, non siano più plausibili per gli studiosi moderni; rispondo a questo cosiddetto problema del miracolo nel Capitolo 8.)
 
Litwa (2019) afferma inoltre che "gli studi recenti hanno sufficientemente dimostrato che gli autori cristiani sentivano poca inibizione nell'impiegare l'inganno nella causa di ciò che percepivano come vero" (pp. 207-208), e osserva: "come mostrano gli Atti apocrifi, i cristiani usavano regolarmente la finzione per la causa della verità" (p. 262) e cita Ehrman (2012). Conclude: "Sappiamo che le biografie contemporanee mescolavano prontamente i fatti con la finzione, specialmente quando la finzione dava qualche profondo profitto morale o spirituale", come la "vita eterna" (p. 208).
 
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