Abulafia e i segreti della Torah/Studi e insegnamento 2: differenze tra le versioni

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I suddetti stralci, e alcuni altri da citare nel prossimo Capitolo, mostrano una scala di interesse per Maimonide e per la filosofia in generale che differisce drasticamente, sia dal punto di vista meramente statistico in termini di numero di riferimenti al Rambam e anche concettualmente, da tutti gli altri cabalisti del XIII secolo. Direi che la differenza tra questi cabalisti è anche essenziale data la profondità e l'ampiezza dell'adozione da parte di Abulafia delle visioni del mondo di Maimonide e di altri pensatori filosofici in un modo che non ha eguali in nessun altro cabalista del XIII secolo. Se si tracciasse un quadro più generale di ciascuno dei cabalisti del XIII secolo, la differenza tra l'interesse di tutti gli altri cabalisti per Maimonide da un lato e quello di Abulafia dall'altro sembrerebbe enorme sia nella sua ampiezza che nella sua profondità. La vastità della conoscenza di Abulafia riguardo alla ''Guida'' è incomparabilmente maggiore di quella di qualsiasi altro cabalista; è visibile nella maggior parte dei suoi scritti, non solo nei suoi commenti sui segreti della ''Guida''.
 
Nonostante queste solide e numerose prove, è un peccato che tale ovvia situazione non sia stata ancora riconosciuta come un fatto fondamentale. C'è una riluttanza ad adottare una fenomenologia della Cabala appropriata e più diversificata. Tale fenomenologia dovrebbe basarsi su un esame del significato delle fonti utilizzate nei libri cabalistici in modo dettagliato e sostanziale. Dovrebbe anche affrontare le strutture profonde caratteristiche di ogni scuola cabalistica. Immerso esclusivamente nei dettagli del rapporto tra Cabala in generale e filosofia, il quadro più ampio viene offuscato in molti dei recenti studi sulla specificità e l'originalità di questo cabalista e sulla sua impareggiabile dipendenza dall'apparato intellettuale filosofico completo. Anche l'importanza dei brani autobiografici discussi in questo capitolo è stata trascurata.
 
Questo è un ottimo esempio di mancanza di attenzione su ciò che è essenziale per lo stesso Abulafia. Senza prima discernere e formulare quali aspetti della struttura profonda di un pensatore siano centrali e quali siano periferici in un certo sistema, e senza enunciarlo il più chiaramente possibile nell'ambito dell'analisi, specialmente quando si tratta di un vasto ''corpus'' letterario, uno studioso può essere incline ad offrire analisi di aspetti marginali come se si trovassero al centro del quadro complesso e viceversa. In ogni caso, i lettori di analisi accademiche che non sono sufficientemente informati sull'importanza relativa degli argomenti in esame, per non parlare dei testi ebraici originali, alcuni dei quali sono ancora manoscritti, saranno inclini a diventare prigionieri dei pregiudizi idiosincratici di un dato studioso e saranno condannati a riprodurre questi pregiudizi in modo acritico.
 
Propongo, quindi, di adottare come caratterizzazione centrale della Cabala di Abulafia la scelta dei temi che lui stesso definì come quintessenza: le sue opinioni sulla natura e condizione del linguaggio in senso lato (i suoi aspetti semantici, compresi gli aspetti esegetici e il suo uso come parte di una tecnica), l'ideale del raggiungimento della profezia e l'unione mistica con l'Intelletto Agente o con Dio. D'altra parte, considererei come meramente marginali per il suo pensiero quegli argomenti che egli esplicitamente criticò in un punto o nell'altro dei suoi scritti: la Cabala che si concentrava sulla teosofia sefirotica<ref>Si veda Scholem, ''The Kabbalah of Sefer ha-Temunah'', 129.</ref> e la centralità dei comandamenti per le esperienze di tipo elitario.
 
Comprendere il ruolo fondamentale svolto dal libro di Maimonide sia nell'educazione di Abulafia che nella sua attività continuativa, dovrebbe servire come un importante correttivo alle recenti generalizzazioni semplicistiche che offuscano il quadro molto più complesso e sofisticato che egli voleva proiettare: un tipo unico di Cabala che riunisce insieme Maimonide e ''Sefer Yeṣirah'' presentati da alcuni commentari del XIII secolo. Abulafia combattè per questo scopo contro i sostenitori della Cabala teosofico-teurgica, come rappresentata dalla scuola di Rabbi Solomon ibn Adret,<ref>Si veda "We-Zot li-Yehudah", 19.</ref> e per questo fu perseguitato e persino bandito, un evento storico nello sviluppo della Cabala il cui significato non deve essere sottovalutato.
 
Prima di passare ad altre questioni, vorrei sottolineare che alcune delle città in cui Abulafia insegnò la ''Guida'', come si trova nell'elenco succitato, rappresentano centri di province dove si coltivavano diversi tipi di culture ebraiche: Catalogna, Castiglia, Roma, Capua/Napoli, l'impero bizantino e la poliedrica Sicilia. Il viaggio tra queste regioni comportò non solo una transizione da un luogo all'altro ma, in un certo senso, un incontro con una varietà di culture ebraiche e non ebraiche. I due momenti più formativi per Abulafia furono il suo primo incontro con le tradizioni andaluse/maimonidee a Capua/Napoli e la sua successiva iniziazione alle teorie combinatorie, alcune di estrazione aschenazita, a Barcellona. In alcuni di questi luoghi, il suo insegnamento della Cabala fu la prima introduzione a questa tradizione. Inoltre, può darsi che sia stato il primo a scrivere libri cabalistici in alcuni di questi luoghi.
 
In ogni caso, i soggiorni di Abulafia a Capua, Roma, Barcellona, Castiglia, e poi nell'Impero Bizantino, coincidono con alcune rinascite intellettuali e spirituali in quei luoghi: quella filosofica a Capua/Napoli, quella cabalistica in Catalogna e Castiglia, la rinascita di Alfonso Sabio a Toledo, e l'istituzione dell'[[w:esicasmo|esicasmo]] nei monasteri del Monte Athos nell'Impero Bizantino. Almeno alcuni degli incontri in questi importanti centri culturali nel periodo in cui Abulafia li visitò, possono spiegare la complessità dei suoi scritti cabalistici.
 
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== Note ==
{{Vedi anche|Il Nome di Dio nell'Ebraismo|Rivelazione e Cabala|Serie maimonidea}}
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