Abulafia e i segreti della Torah/Studi e insegnamento 2: differenze tra le versioni

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Tuttavia, per quanto importanti siano le differenze tra i cabalisti e i maimonidei, alcuni punti essenziali espressi nella Cabala estatica e dai seguaci di Maimonide dovrebbero essere messi in rilievo, fornendo così non solo una migliore comprensione della varietà del pensiero cabalistico, ma anche un arricchimento alla nostra comprensione della storia del maimonideismo, dei suoi punti in comune e delle sue varietà. Dopotutto, la maggior parte se non tutti i commentatori del libro di Maimonide non rimasero puri pensatori maimonidei: questo è evidente dall'impatto significativo dell'averroismo visto nelle glosse di Samuel ibn Tibbon alla ''Guida''; il Neoplatonismo e l'Avicenneanesimo in ''Moreh ha-Moreh'' di Rabbi Shem Tov ibn Falaquera; e il significativo ricorso di Rabbi Moses Narboni alla magia astrale e a ibn Ezra, così come la sua fede negli amuleti. Questi problemi furono duramente combattuti dallo stesso Maimonide, oltre al ricorso di Narboni ad altri tipi di letterature,<ref>Cfr. Ravitzky, ''Maimonidean Essays'', 181–204; Schwartz, "Magic, Philosophy and Kabbalah"; Dov Schwartz, ''Studies in Astral Magic in Medieval Jewish Thought'', trad. David Louvish e Batya Stein (Leiden: Brill, 2005), 28–39.</ref> compreso uno dei libri di Abulafia.
 
Narboni adottò persino una versione filosofica del concetto di ''Šiʿur Qomah'' e discusse le dieci ''sefirot''.<ref>Si vedano Alexander Altmann, "Moses Narboni’s Epistle on Shi‘ur Qomah", in ''Jewish Medieval and Renaissance Studies'', ed. Alexander Altmann (Cambridge, MA: Harvard University Press, 1967):242–44, e Maurice R. Hayoun, "Moïse de Narbonne: Sur les sefirot, les sphères, et les intellects séparés. Edition critique d’un passage de son commentaire sur le Ḥayy ibn Yaqẓān d’Ibn Ṭufayl, avec introduction, traduction, et notes", ''JQR'' 76 (1985):97–147.</ref> Va detto che un tentativo di leggere il libro di Maimonide come se fosse una questione di Cabalae di magia, come probabilmente affermato in un trattato perduto di un contemporaneo sconosciuto di Abulafia poi identificato come Rabbi Zeraḥyah Ḥen,<ref>Sul commentario alla ''Guida'' di questo pensatore, si veda Ravitzky, "The Thought of Rabbi Zerahyah".</ref> può essere collegato anche a persone che erano vicine ma non consone alle opinioni di Abulafia da un punto di vista concettuale.<ref>Cfr. Ravitzky, "The Secrets of the ''Guide to the Perplexed''", 174–77; Idel, "Abulafia’s Secrets of the ''Guide''", 313–19; Idel, "On Maimonides in Nahmanides and His School", 147–57; e Idel, "Some Images of Maimonides in Jewish Mysticism".</ref>
 
Un'altra dimensione biografica che traspare dal brano di cui sopra è la vita intensamente itinerante condotta da Abulafia, poiché viaggiò in molti paesi per un lungo periodo della sua vita sia prima che dopo essere diventato un cabalista estatico. A differenza di tutti gli altri cabalisti che vennero prima di lui, come anche dei suoi contemporanei,<ref>L'unico cabalista i cui vagabondaggi possono essere paragonati alla vita itinerante di Abulafia è Rabbi Isaac ben Samuel di Acri, la cui fioritura avvenne pochi decenni dopo quella di Abulafia. Era, in una certa misura, vicino alla Cabala estatica, una questione che merita molta più analisi. In linea di principio, è possibile che anche Rabbi Joseph Ashkenazi abbia viaggiato molto, ma ciò è difficilmente documentato da solide prove storiche. Sulla mobilità tra alcuni cabalisti in questo periodo (sebbene nulla che corrisponda alla più ricca carriera itinerante di Abulafia), cfr. Idel, "The Kabbalah’s ‘Window of Opportunities,’" 203–4.</ref> Abulafia viaggiò quasi tutto il tempo e fu attivo in un modo o nell'altro in diversi paesi e comunità nelle parti meridionali dell'Europa. Possiamo anche aggiungere a questo elenco il suo breve viaggio nella Terra d'Israele.
 
Questa vita itinerante aggiunse molto alla complessità del suo pensiero e forse spiega i suoi tentativi di integrare diversi punti di vista, sebbene fossero interpretati secondo il contesto filosofico di Abulafia e subordinati ai suoi obiettivi mistici finali. Abulafia fu uno scrittore molto prolifico, probabilmente perché voleva rivolgersi a pubblici e studenti diversi nelle varie città che visitava. Infatti, come vedremo nell'Appendice B, molti dei suoi scritti composti negli anni 1280 furono dedicati ai suoi studenti.
 
I suddetti stralci, e alcuni altri da citare nel prossimo Capitolo, mostrano una scala di interesse per Maimonide e per la filosofia in generale che differisce drasticamente, sia dal punto di vista meramente statistico in termini di numero di riferimenti al Rambam e anche concettualmente, da tutti gli altri cabalisti del XIII secolo. Direi che la differenza tra questi cabalisti è anche essenziale data la profondità e l'ampiezza dell'adozione da parte di Abulafia delle visioni del mondo di Maimonide e di altri pensatori filosofici in un modo che non ha eguali in nessun altro cabalista del XIII secolo. Se si tracciasse un quadro più generale di ciascuno dei cabalisti del XIII secolo, la differenza tra l'interesse di tutti gli altri cabalisti per Maimonide da un lato e quello di Abulafia dall'altro sembrerebbe enorme sia nella sua ampiezza che nella sua profondità. La vastità della conoscenza di Abulafia riguardo alla ''Guida'' è incomparabilmente maggiore di quella di qualsiasi altro cabalista; è visibile nella maggior parte dei suoi scritti, non solo nei suoi commenti sui segreti della ''Guida''.
 
 
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