Abulafia e i segreti della Torah/Studi e insegnamento 2: differenze tra le versioni

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== Carriera di Abulafia come insegnante della ''Guida dei Perplessi'' ==
[[File:More-Nevuchim-Yemenite-manuscipt.jpg|thumb|240px|right|<small>Un manoscritto della ''[[Guida dei perplessi]]'' (''Moreh Nevukhim'' מורה נבוכים‎) dallo Yemen, XIII-XIV sec.</small>]]
[[File:The Guide forto the Perplexed by MaimonidesWDL3963.jpgpdf|thumb|240px|right|<small>Frontespizio della ''[[Guida dei perplessi]]'', Egitto, XIV sec.(sfogliabile)</small>]]
Tuttavia, Abulafia era molto più di un ardente studente della ''Guida'' o di qualcuno che mostrava un'affinità selettiva con il contenuto di quel libro. Più di chiunque altro nel tredicesimo secolo, questo cabalista affermò di aver insegnato questo libro anche indiverse città dell'Europa meridionale. Nel documento autobiografico di ''Oṣar ʿEden Ganuz'', il cui inizio è stato citato sopra al paragrafo '''[a]''', Abulafia continua:
 
{{q|'''[b]''' E la insegnai [cioè, la ''Guida''] anche in molti luoghi: A Capua, [la insegnai] a quattro [studenti] che passarono, ma presero strade traviate, poiché erano giovani sconsiderati, e li lasciai.<ref>Scholem, ''The Kabbalah of Sefer ha-Temunah'', 102, specula sulla possibilità che i quattro studenti si convertirono al cristianesimo, che trovo implausibile poiché è chiaro che Abulafia l'avrebbe menzionato.</ref> E a Tebe, [ebbi] dieci [studenti], e nessuno di loro [beneficiò dell'insegnamento] e abbandonarono le due vie,<ref>Vale a dire, secondo i due livelli di comprensione della ''Guida''. È probabile che la seconda via sia identica ai capitoli principali, da citare nel brano riportato subito sotto. Mi chiedo se l'opinione di Scholem secondo cui la seconda via è quella di ''Sefer Yeṣirah'' sia plausibile. Si veda il suo ''The Kabbalah of Sefer ha-Temunah'', 112. In ogni caso, è interessante notare che lo stesso Abulafia non citò mai l'insegnamento del ''Sefer Yeṣirah'' in nessuna parte dei suoi scritti, sebbene abbia scritto più di un commentario su di esso.</ref> la prima e la seconda. In Eurypo,<ref>Luogo del Peloponneso chiamato anche Calchis, o Negroponte; una comunità ebraica è nota per essere stata lì dal XII secolo.</ref> [ebbi] quattro [studenti], e anche lì non c'era nessuno che ne beneficiasse, poiché le menti degli uomini sono diverse tra loro, in particolare per quanto riguarda la profondità<ref>Su "profondità" quale indicativo di segreti, cfr. Idel, ''Absorbing Perfections'', 206, 216.</ref> della saggezza e della ''Sitrei Torah'', e non considerai nessuno di loro degno di ricevere finanche le intestazioni della verità così com'è.<ref>Su questa tecnica di trasmettere conoscenza esoterica, cfr. Moshe Idel, "Transmission in Thirteenth-Century Kabbalah", in ''Transmitting Jewish Traditions: Orality, Textuality, & Cultural Diffusion'', curr. Yaakov Elman e Israel Gershoni (New Haven: Yale University Press, 2000):138–65.</ref> E a Roma, [insegnai alla ''Guida''] a due anziani della città, Rabbi Ṣedaq[y]ah<ref>Presumibilmente Rabbi Ṣedaqyah ben Abraham, autore del famoso libro legalistico ''Šibbolei ha-Leqeṭ''.</ref> e Rabbi Yeša[ʿyah],<ref>Probabilmente Rabbi Isaiah ben Elijah di Trani, un abitante di Roma, noto come Rabbi Isaiah II o il Giovane. Su questa figura si veda Israel M. Ta-Shma, ''Studies in Medieval Rabbinic Literature, Volume 3: Italy and Byzantium'' {{he}} (Gerusalemme: Mossad Bialik, 2005), 11; Ta-Shma si basa sulla testimonianza di Abulafia trovata in questo passo per determinare l'ora della sua morte. Interessante è che, nel suo "We-Zot li-Yehudah", 18, Abulafia afferma di aver studiato "Talmud, Gemara e Poseqim con due maestri". Non conosco nomi alternativi di altri due maestri che avrebbero potuto insegnare ad Abulafia questi temi. Presumo che il suo contatto con loro sia avvenuto nel periodo del suo primo soggiorno in Italia nel 1260.</ref> miei alleati,<ref>''Baʿalei Beriti''. Questa frase allude all'esistenza di tensioni tra Abulafia e altri individui a Roma o in Italia, a quanto pare riguardo al suo tentativo di incontrare il papa come parte di un'impresa messianica (lo voleva convertire!)</ref> benedetta sia la loro memoria, e ci riuscirono in modo limitato e [poi] morirono, poiché erano molto vecchi. E a Barcellona, ​​[ebbi] due [studenti]; uno di loro era anziano, Rabbi Qalonymus, benedetta sia la sua memoria, uomo venerabile,<ref>Non è chiaro se sia possibile accertare l'identità di questa persona a Barcellona.</ref> e un giovane, dotto e intelligente e molto rispettato, dell'aristocrazia della città, il cui nome era Rabbi Judah detto Salmon,<ref>In ebraico שלמה, ma l'ho corretto nella traduzione in base alla lettera di Abulafia a lui. A questo autore, che divenne uno dei giudici della comunità ebraica barcellonese più tardi nella vita di Abulafia, indirizzò una delle sue epistole più interessanti, "We-Zot li-Yehudah". Era il destinatario di una delle epistole di Rabbi Zeraḥyah ben Sheʾaltiel Ḥen stampate in ''Oṣar Neḥmad'', 2:121–22.</ref> e gli succedette notevolmente. E a Burgos, [ebbi] due [studenti], un maestro e il [suo] allievo: il nome del maestro [era] Rabbi Moses Ṣinfa Y.L.,<ref>L'acronimo di Yeḥayehu le-ʿAd, "Che viva per sempre".</ref> un grande uomo e uno studioso onorevole,<ref>Cioè, Rabbi Moses ben Simon di Burgos. Su questo cabalista influente, si vedano gli studi importanti di Gershom Scholem, "Rabbi Moshe mi-Burgos: The Student of Rabbi Isaac" {{he}}, ''Tarbiz'' 3 (1932):258–86; 4 (1933):54–77, 207–25; 5 (1934):50–60, 180–98, 305–23. Secondo me, è possibile riscontrare l'influenza di Abulafia in una discussione interessante su profezia, nomi divini, miracoli e natura mutante, presente a 55–56 e discussa in Idel, ''The Mystical Experience'', 19.</ref> e il nome dello studente era Rabbi Shem Tov,<ref>L'identità di questo studente non è stata stabilita in modo solido nella ricerca accademica moderna; sulla possibile identità di questo Rabbi Shem Tov con il famoso cabalista Rabbi Shem Tov ibn Gaon, cfr. Scholem, "Rabbi Moshe mi-Burgos", ''Tarbiz'' 3 (1932):261–62.</ref> anche lui un giovane gentile e buono, ma la sua giovane età gli impedì di imparare e non la studiò<ref>Cioè, la ''Guida''.</ref> se non per poche tradizioni esteriori, né lui né il suo maestro. E a Medinat Shalom,<ref>La città Medinat Celim in Castiglia, che è anche dove nacque Gikatilla.</ref> [ebbi] due [studenti], uno di loro, Rabbi Samuel il Profeta,<ref>Sembra che l'unico riferimento a questa figura si trovi forse nel Ms. Parigi BN 790, fol. 171a, dove il termine "Samuel il Profeta" ricorre nel contesto dell'uso della gematria.</ref> che ricevette alcune tradizioni da me, e il secondo, Rabbi Joseph Gikatilla, lasciò che il Guardiano Superno lo salvaguardasse, e lui senza dubbio riuscì in modo mirabile a ciò che studiò sotto la mia guida, e aggiunse molto della sua [propria] forza e conoscenza,<ref>Per l'importanza di un approccio creativo ai segreti come parte di una conoscenza di tipo aperto, si veda il brano di ''Oṣar ʿEden Ganuz'', 1:3, 116, discusso in Idel, "On the Secrets of the Torah in Abraham Abulafia", 456–58.</ref> e Dio era con lui.<ref>Cfr. Idel, "Maimonides and Kabbalah", 63.</ref> Ma in questa città dove mi trovo oggi, il cui nome è Sinim<ref>Cioè, Messina, anagrammata.</ref> — cioè , Messina — ho trovato sei persone, e ne ho portata con me una settima,<ref>Probabilmente Naṭronai ha-Ṣarfati, citato qui subito dopo.</ref> e l'hanno studiata<ref>Cioè, la ''Guida''.</ref> con me per pochissimo tempo. Ciascuno di loro ricevette da me quanto poteva, più o meno, e tutti mi lasciarono, eccetto uno, che fu il primo e fu la prima causa [obbligando] ciascuno di loro a studiare ciò che io insegnavo. Si chiama Rabbi Saʿadyah<ref>Di nuovo, come nel caso di Rabbi Hillel, Saʿadyah era ancora in vita molti anni dopo che questo documento fosse composto; la frase che tratta della "sua memoria" deve essere un'aggiunta dello scriba o un errore. Va detto che Abulafia gli dedicò il suo libro più lungo, ''Oṣar ʿEden Ganuz'' (370) e lo descrive come qualcuno che gli aderisce per amore. Sembra che fosse il più fedele dei seguaci di Abulafia.</ref> figlio di Isaac Sigilmasi,<ref>Nel manoscritto, questo è scritto "Sagalmafi", ma è senza dubbio un errore di copista, e ho tradotto quella che vedo come la forma corretta, che è il nome di una città nella parte meridionale del Marocco. L'ortografia corretta del nome della città nel contesto di questa figura si trova nei manoscritti dell'introduzione di Abulafia a ''Mafteaḥ ha-Ḥokhmot'' ed è stata pubblicata in Ben-Zion Dinur, ''A Documentary History of the Jewish People'' {{he}}, II Ser., vol. 2, lib. 4 (Tel Aviv: Dvir, 1969), 368. Cfr. Hames, ''Like Angels on Jacob’s Ladder'', 51.</ref> benedetta sia la sua memoria. Fu seguito da Rabbi Abraham ben Shalom,<ref>Su questo discepolo, al quale Abulafia dedicò il suo ''Or ha-Śekhel'', cfr. di seguito nell'Appendice B. Mi chiedo se questo discepolo sia descritto come proveniente dalla piccolissima isola di Comino vicino a Malta, poiché è indicato come קומטי nell'introduzione di Abulafia al commentario alla Genesi, ''Mafteaḥ ha-Ḥokhmot'', 2, che fu scritto molto più tardi, nel 1289. Abulafia fa una precedente menzione del suo soggiorno forzato su quell'isola in "‘Sefer ha-Ot’. Apokalypse des Pseudo-Propheten und Pseudo-Messias Abraham Abulafia", in ''Jubelschrift zum siebzigsten Geburtstage des Prof. Dr. H. Graetz'', cur. Adolph Jellinek (Breslavia: Schottlaender, 1887), 79, dove ricorre la frase אי קומיטנא, cioè "l'isola di Comtina".</ref> ed egli fu seguito da suo figlio Jacob,<ref>Forse è la persona a cui dedica il suo ''Sefer ha-Ḥešeq'', in aggiunta a Rabbi Saʿadyah ben Isaac Sigilmasi. Cfr. ''Sefer ha-Ḥešeq'', cur. Gross (Gerusalemme: 2002), 2.</ref> ed egli fu seguito dal suo amico Isaac, ed egli fu seguito dall'amico del loro amico,<ref>Abulafia non enumera tutti i nomi dei sette discepoli. Ne menziona solo cinque per nome; gli altri due potrebbero essere appartenuti a un rango inferiore. Sospetto che uno dei due sia il rabbino Nathan ben Saʿadyah Ḥarʾar.</ref> e tre di loro ebbero tre ranghi e gli altri tre ebbero ranghi inferiori ai [primi tre] e il settimo [si chiama] Rabbi Naṭronai ha-Ṣarfati,<ref>Non sono disponibili altre informazioni su una figura con questo nome nel XIII secolo.</ref> benedetta sia la sua memoria.<ref>''Oṣar ʿEden Ganuz'' 3:9, Ms. Oxford, Bodleian 1580, foll. 164a–b:
 
{{Lingua ebraica|וג ם למדתי ו במק ומו ת רהבה . בקפו אה לארבעה במקר היוצאו לתרבות רע ה יכנערים בל י מדעהי ו ועז ב י תם. ובתי בץ עשרה ול אועהיל אח ד מהם אב ל הפ י סד וני ש הדרכים הר און ש וה שינ. וב אבריפו ארבע הגום בםאי ן ומעיל כי ה י דעות מונ ש ות מאד בנבי אד ם כלכן ש בעמק י ה חכמה ובסתר י התו ר . ה ול אאריתי בםמי שראו י מהם למסו ר לו פאילו ראשי פרקי ם ן מ האתמכמות שי ה . א וברומי ל נשי זקני ה י ערר ' צדקהו ' ר ישע ' בעלי בר י ז ת"יל , והצליח ו בו קצת הצלח הנופ טר ו כי זקנים הי ו הרבה .וב ברצ ו לנ הניש ם אחדזק ן ו שמו 'ר קולנ ימוסז" ל אדםגדול וא חד ב ו חר מ כשי ל ומין ב ונ כב ד מאד מ ו טב י עהי ר ושמו 'ריאודההמכונה שלמהוהצליח בו הצלח העומל . ה ובבורגוש שנים רב ות ל י מד שםהר ב 'ר מש י הנצפאי" ל דאםגדול וח כםנכ בד. וש ם תהלמי ד 'ר שםטו ב ג ם ן כ בחו ר נחמ דטוו ב לאא שהבחרו תנעמ ו מן הלמוד ול א מלד מנמו עמ י כי א ם צקת קבלתו חיצוני ות לאהו אלוא רבו. וב מידנ תלוש םניש ם אהח ד המםר ' שו מא לנבהיא שקבל מנמי קצ תבקלו . ת וה שנ י 'י רו סף ג" ק י ת"ל א ישמרה ו ושמ רעמל ההו אלבא ספ קצלהיח הצלח הופמלא ה מבה שלמד ל נ פי והסוי ף כמח ו ומדעת ו רהבה וי ייהה עמו. ואמנ םעיב רזאה תאנש י ב יהו ה ם ו שמ י הנ יסם הי אסיני, מ מצתאי שש הנשאים ועמי הבאת י השיבי ע מנמו למדו ל נ פי קצ תמזן קצור מאד , וכ ל חאד מה םבקל מה שקבל מנמי מע ט ו א רהבה , ונ פרדו מנמי כל םוץח מאחד והוא הר און ש אש רואה הסבה הר אונ ש הכלל מה שלמד כל אח ד ו אחד [ מלכ ] חברי ופי, מ ושמור ' סעדי ה בר ציחק סג למאפ י" ז ל , וא חיו ר הזי ח ק 'ראברה ם ברלו ם , ש וא חיו ר הזי ח קעיק נ ב,ו ב וא חיו ר יצ חק חבר,ו וא חיו ר הזי ח קבחר חברם. והי ו לשש ה המם בעלי שלשמדרגות וש לש ה המם בעלי מדרגות אחרו ת מלט הה.ןמ וש ם שהביערי ' נטרו נ י א הצרפתיז"ל.}}
Questo testo fu stampato, con diversi piccoli errori, da Adolph Jellinek nel 1853 (''Bet ha-Midrasch'', 3 [Lipsia: 1853–79; rist. Gerusalemme: Wahrmann Books, 1967], xl–xli); cfr. anche Scholem, ''The Kabbalah of Sefer ha-Temunah'', 93-94; Dinur, ''A Documentary History of the Jewish People'', 366-67; e l'edizione di Gross, 368-69. L'influente descrizione di Abulafia fatta da Heinrich Graetz nel suo ''History of the Jews'', trad. Bella Lowy, vol. 5, repr. (Philadelphia: Jewish Publishing Society of America, 1967) dipende molto da questo documento, sebbene non vi venga fornita alcuna analisi del suo contenuto. Per ulteriori analisi dei problemi riscontrati in questo passo che non sono stati riprodotti qui ''in toto'', cfr. Idel, "Maimonide e Kabbalah", 60–63. Si veda anche Hames, ''Like Angels on Jacob's Ladder'', 33, 51, 124, nota 41, 131, nota 88, e Schwartz, "Magic, Philosophy and Kabbalah", 111, nota 47.</ref>}}
 
 
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