Differenze tra le versioni di "Guida maimonidea/Forma e contenuto"

(ortografia)
 
Maimonide incorpora l’''aggadah'' anche nei successivi ''halakhot'', notando che fare la carità non diminuirà mai la ricchezza di una persona e sottolineando l'ethos di solidarietà rappresentato dalla carità: "Tutti gli Israeliti e coloro che ne seguono le costumanze sono tra loro come fratelli, poiché è detto, ''Voi siete i figli dell'Eterno, il vostro Dio'' (deut. 14:1). Se fratello non mostra compassione a fratello, chi lo farà? E verso chi alzeranno gli occhi i poveri d'Israele? Verso i pagani, che li odiano e li perseguitano? I loro occhi si puntano quindi solamente sui propri confratelli" ("Leggi sui Doni ai Poveri", 10:2).
 
 
[[File:Ilustrace Eugene Ivanov 06.jpg|thumb|250px|Aggadah di Rabbi Nachman (illustrazione di Eugene Ivanov)]]
Fare la carità ha importanza per la costituzione dell'identità ebraica; astenersi dal farla invece è considerata un affronto all'intera Torah, equivalente ad idolatria: "Colui che leva via gli occhi dalla carità viene chiamato persona abietta, proprio come colui che adora idoli... È inoltre chiamato peccatore, poiché è detto, ''Ed egli griderebbe al Signore contro di te e un peccato sarebbe su di te'' (Deut. 15:9) ("Leggi sui Doni ai Poveri", 10:1). I poveri hanno una connessione intima con Dio, e nuocere a loro è molto peggio che nuocere a qualcun altro: "Il Santo Che sia benedetto ascolta il lamento dei poveri, poiché è detto, ''Tu senti il pianto del povero''. Uno deve quindi prestare attenzione al loro pianto, perché un patto è stato fatto con loro, poiché è detto, ''E se avverrà che egli gridi a me, io lo udrò, perché sono misericordioso'' (Es. 22:27)" ("Leggi sui Doni ai Poveri", 10:1).