Differenze tra le versioni di "Abulafia e i segreti della Torah/Introduzione3"

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La mia analisi del suddetto materiale va inquadrata nel più ampio ambito della trasmissione della conoscenza (''translatio scientiae'') dal Medio Oriente all'Europa alla fine del primo millennio dell'[[w:era volgare|era volgare]] e dei complessi sviluppi che sono avvenuti successivamente. Questo ampio fenomeno fu delineato da [[w:Moses Gaster|Moses Gaster]], seppure con linee piuttosto vaghe, alla fine dell'Ottocento; le sue opinioni costituiscono uno spunto, indebitamente dimenticato dagli studiosi, per comprendere alcuni aspetti dell'emergere e dell'evoluzione della cultura europea in generale e della cultura ebraica in particolare.<ref>Si vedano Moses Gaster, ''Ilchester Lectures on Greeko-Slavonic Literature'' (Londra: Trübner & Co., 1887) e Moses Gaster, ''Literatura populară română'', cur. Mircea Anghelescu (Bucharest: Minerva, 1983). Sulle sue opinioni in merito al misticismo ebraico in generale, cfr. Moshe Idel, "Moses Gaster on Jewish Mysticism and the Book of the Zohar" {{he}}, in ''New Developments in Zohar Studies'', cur. Ronit Meroz, 111–27. Per un esaustivo esame di molte questioni che sono pertinenti allo schema generale di Gaster, si vedano le analisi recenti dell'arrivo delle teorie dualistiche dallEst all'Europa occidentale di Yuri Stoyanov, The Ot''her God: Dualist Religions from Antiquity to the Cathar Heresy'' (New Haven: Yale University Press, 2000), 65–123. Cfr. anche Shulamit Laderman, ''Images of Cosmology in Jewish and Byzantine Art: God’s Blueprint of Creation'' (Leiden: Brill, 2013).</ref> Possiamo vedere questa intuizione in termini di flusso di tradizioni che ricorrono a descrizioni accademiche della trasmissione delle antiche religioni mesopotamiche.
 
La filosofia ebraica medievale, iniziata fuori dall'Europa, principalmente in Iraq e in alcune parti dell'Africa settentrionale, fu rapidamente trasferita nei paesi del sud dell'Europa; lì, iniziò il suo rapido sviluppo come parte del più ampio fenomeno della trasmissione delle filosofie greche ed ellenistiche, principalmente attraverso la mediazione di traduttori cristiani e musulmani e pensatori musulmani seminali. La tendenza neo-aristotelica è solo uno dei numerosi sviluppi, anche se indubbiamente il principale, che hanno cambiato il panorama intellettuale dell'Europa medievale, soprattutto a partire dal XIII secolo. Inoltre, nel caso della cultura ebraica, si trasmise un'ampia varietà di altri generi letterari: la letteratura rabbinica, magica e [[w:Heikhalot|heikhalot]], insieme alla poesia liturgica, si fece strada, per vie e canali poco conosciuti, verso le coste meridionali d'Europa e vi pose le basi della varietà delle culture ebraiche.
 
Tuttavia, nessuna di queste letterature fu così drammaticamente nuova e stimolante per le forme tradizionali dell'ebraismo come la presentazione speculativa maimonidea dell'ebraismo. Questa tendenza mentalistica incontrò, nel caso di Abulafia, una corrente esoterica completamente diversa, rappresentata al suo apice dalle varie forme delle tradizioni ashkenazite, ma proveniente da diversi centri in Italia, e plausibilmente parte di una precedente tradizione ebraica del Medio Oriente, che sottolineava gli elementi linguistici delle tradizioni ebraiche, la canonicità della Bibbia e dei testi liturgici, la centralità dei nomi divini e le forme radicali di [[w:esegesi ebraica|esegesi]] che includono, tra l'altro, la [[w:gematria|gematria]] e le permutazioni delle lettere.<ref>Questa è una problematica che necessita di ulteriori indagini. Nel frattempo, si veda la controversia tra Israel
Weinstock, "The Discovery of Abu Aharon of Baghdad’s Legacy of Secrets" {{he}}, ''Tarbiz'' 32 (1963):153–59; Gershom Scholem, "Has Abu Aharon’s Legacy of Secrets Been Discovered?" {{he}}, ''Tarbiz'' 32 (1963): 252–65; e la replica di Israel Weinstock, "The Treasury of ‘Secrets’ of Abu Aharon—Imagination or Reality?" {{he}}, ''Sinai'' 54 (1964): 226–59; Moshe Idel, "From Italy to Ashkenaz and Back: On the Circulation of Jewish Mystical Traditions", ''Kabbalah'' 14 (2006):47–94; Moshe Idel, "Holding an Orb in His Hand: The Angel ‘Anafi’el and a Late Antiquity Helios Mosaic", ''Ars Judaica'' 9 (2013):19–44; Idel, ''Ben'', 51, 55–56, 70, 194, 378; Idel, "‘In a Whisper.’"</ref>
 
È interessante notare che, mentre l'attività di Maimonide coincide con il ''floruit'' andaluso del neoaristotelismo musulmano, il maimonideanesimo si sviluppò in un periodo in cui la filosofia neoaristotelica musulmana era svanita come fenomeno vivente significativo nell'islam. Dal punto di vista temporale, è parallelo all'appropriazione del neoaristotelismo in alcuni ambienti dell'Europa cristiana. Si può notare che, come ogni trasferimento di un ''corpus'' significativo di scritti che possiede un certo grado di coerenza da una cultura all'altra, questo provoca un cambiamento nella cultura che acquisisce quel ''corpus''. Tale è stato anche il caso dell'islam, dell'ebraismo e, più tardi, del cristianesimo. Tuttavia, va segnalato che negli ambienti ebraici, a causa dell'assenza di un'autorità centrale, l'impatto del neoaristotelismo fu più diffuso e di lunga durata, nonostante l'aspra critica che incontrò inizialmente.
 
Vorrei distinguere, provvisoriamente, tra quattro fasi principali del maimonideismo che sono rilevanti per la nostra discussione di seguito. La prima fase, quella dello stesso Maimonide, è costituita dall'applicazione di categorie neoaristoteliche a molti temi dell'ebraismo biblico e rabbinico. Altre figure che fanno parte di questa fase includono [[:en:w:Joseph ben Judah ibn Aknin|Joseph ibn ‘Aqnin]], Joseph al-Fawwāl e [[w:Joseph ben Judah ben Shimeon|Joseph ben Judah di Ceuta]], tutti attivi in ​​Medio Oriente e che usavano prevalentemente l'arabo come lingua filosofica. La seconda fase è costituita dai traduttori di Maimonide in ebraico, come [[w:Samuel ben Judah ibn Tibbon|Samuel ibn Tibbon]] e [[w:Yehuda Alharizi|Judah al-Ḥarizi]], nonché dai suoi difensori, come [[w:David Kimchi|David Qimḥi]], durante la prima controversia sui suoi libri. Queste figure scrivevano tutte in ebraico ed erano abitanti dell'Europa occidentale. La terza fase consiste in ulteriori traduzioni di fonti arabe, alcune delle quali sono importanti per comprendere la ''Guida'', sia come le sue proprie fonti sia semplicemente come elucidazione della visione del mondo maimonidea. Questa fase comprende autori ebrei attivi dopo il 1230, come [[w:Jacob Anatoli|Jacob Anatoli]], [[w:Moses ibn Tibbon|Moses ibn Tibbon]], Rabbi [[:en:w:Zerahiah ben Shealtiel Ḥen|Zeraḥyah ben Isaac ben Sheʾaltiel Ḥen (Gracian)]] e [[:en:w:Kalonymus ben Kalonymus|Qalonymus ben Qalonymus]]. Erano abitanti dei centri della cultura ebraica, in particolare della Provenza, della Catalogna e dell'Italia meridionale. La quarta fase, alla quale Abulafia può essere qualificato come appartenente e che si sovrappone all'ultima parte della terza fase, consiste nella diffusione attiva delle opinioni della ''Guida'', oralmente o per iscritto, mediante commenti ad essa e commentari filosofici sulla Scrittura ebraica.
 
Sebbene i pensatori delle prime due fasi non avessero un'associazione positiva con il misticismo ebraico, nella terza e nella quarta fase la situazione cambiò, poiché alcuni dei rappresentanti di questi momenti negli sviluppi del maimonideanesimo si riferiscono sporadicamente a scritti cabalistici o a materiali precedenti che informano la Cabala, come nel caso di Levi ben Abraham, Isaac Albalag o [[:en:w:Moses ben Joshua|Moses Narboni]]. Altri, come il rabbino Zeraḥyah Ḥen, criticarono aspramente questi scritti.
 
In meno di cento anni dal suo completamento nell'originale arabo nel lontano Egitto, i riverberi della ''Guida'' avevano trasformato gran parte del panorama intellettuale dell'Europa ebraica, come anche le province orientali dell'Egitto, la Terra d'Israele e altre comunità ebraiche in Asia; tutto questo nonostante le feroci critiche che aveva incontrato da una varietà di figure importanti nell'ebraismo rabbinico. Questo trasferimento del pensiero greco travestito da esoterismo ebraico generò una trasformazione dell'ebraismo in diversi ambienti, e in questo studio tratteremo alcuni dei suoi principali sviluppi.
 
La ricerca moderna nel campo avanza, grosso modo, secondo questo schema cronologico, il che significa che gli scritti e il pensiero di Maimonide ricevettero e continuano a ricevere la massima attenzione. Fu solo più tardi, nel XIX secolo, che furono stampati i libri di Samuel ibn Tibbon e Jacob Anatoli, mentre le altre due fasi successive hanno ricevuto ancor meno attenzione sia nella studio che nella pubblicazione degli scritti praticata dai ricercatori del settore nell'ultimo secolo e mezzo. Tuttavia, nell'ultimo mezzo secolo, le tendenze ebraiche maimonidee occidentali sono state studiate piuttosto intensamente da un lungo elenco di studiosi<ref>I più importanti, in ordine alfabetico, sono Alexander Altmann, Kalman Bland, Isaac E. Barzilay, Gerrit Bos, Igor De Souza, Zvi Diesendruck, Esti Eisenmann, Seymour Feldman, Resianne Fontaine, Carlos Fraenkel, Gad Freudenthal, Jacob Friedman, Ottofried Fraisse, Ruth Glasner, Naomi Grunhaus, Moshe Halbertal, Racheli Haliva, Avraham Halkin, Steven Harvey, Warren Zev Harvey, Maurice Hayoun, Sara O. Heller-Willensky, Gitit Holzman, Alfred L. Ivry, Raphael Jospe, Hannah Kasher, Menachem Kellner, Howard (Haim) Kreisel, Jacob Levinger, Charles H. Manekin, Barry Mesch, Abraham Nuriel, Shlomo Pines, Aviezer Ravitzky, Caterina Rigo, James Robinson, Shalom Rosenberg, Shalom Sadik, Marc Saperstein, Dov Schwartz, Yossef Schwartz, Joseph B. Sermoneta, Joseph Schatzmiller, Yair Shiffman, Colette Sirat, Gregg Stern, Frank Talmage, Charles Touati, Isadore Twersky, Georges Vajda, e Mauro Zonta. Nel contesto attuale, è difficile fare riferimento a tutti gli scritti di questi studiosi, ma i loro risultati consentono un quadro molto migliore di quello che avevamo una generazione fa.</ref> i cui studi trattano alcuni aspetti degli scritti di Moses ibn Tibbon, Isaac ben Abraham ibn Laṭif, Jacob ben Makhir (Don Profatius), Mosè di Salerno, Nathan ibn Tibbon, Hillel di Verona, Rabbi Zeraḥyah ben Sheʾaltiel Ḥen, Shem Tov ibn Falaquera, Isaac ben Yedaʿyah, Yedaʿyah ha-Penini di Béziers, Levi ben Abraham ben Ḥayyim di Villefranche, Isaac Albalag, Isaac Polqar, Nissim ben Moses di Marsiglia, Menahem ha-Meʾiri, Samuel ben Judah di Marsiglia, Joseph ibn Kaspi, Qalonymus ben Qalonymus (Maestro Kalo), Emmanuel di Roma, Judah ben Moses Romano, Gersonide e Moses Narboni, per citare solo i primi maimonidei più importanti. Oltre ai propri scritti relativi allo stesso Maimonide, come i loro commentari alla ''Guida'', e una concentrazione sull'esegesi biblica, come produssero alcuni maimonidei, altri di loro tradussero anche una varietà di libri filosofici dall'arabo, rendendo la produzione di questo gruppo ancora più impressionante dal punto di vista quantitativo.
 
 
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