Differenze tra le versioni di "Torah per sempre/Cosa è la verità"

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[[File:Pietro Pomponazzi.jpg|110px|left|Pietro Pomponazzi, XVI sec.]] Il 7 marzo 1277, [[w:Étienne Tempier|Étienne Tempier]], vescovo di Parigi, promulgò una condanna di 219 idee eterodosse. Nella sua introduzione dichiarò che [[w:Sigieri da Brabante|Sigieri da Brabante]], [[w:Boezio di Dacia|Boezio di Dacia]] e altri Maestri delle arti presso l'università di Parigi "sostengono che certe cose sono vere secondo la filosofia ma non secondo la fede cattolica, come se ci fossero due verità contrarie e come se, in contraddizione con la verità della Sacra Scrittura, ci sia una verità nelle dottrine dei maledetti pagani".<ref>Tradotto da ''Chartularium universitatis pariensus'', 543.</ref> Questa è il primo riferimento chiaro alla dottrina della doppia verità, associata particolarmente al nome di '''[[w:Pietro Pomponazzi|Pietro Pomponazzi]]''' (1462-1525). A volte si dice che il mussulmano [[w:Averroè|Ibn Rushd (Averroè, 1126-1198)]] sia stato l'originatore di tale dottrina, ma non è certo che sia stato lui, o il suo seguace cristiano [[w:Giovanni di Jandun|Giovanni di Jandun (1285-1328)]], o altri a cui fu attribuita tale dottrina, a sostenere che i contrari siano entrambi veri; potrebbero avere nascosto il loro scetticismo, o semplicemente preferito non portare le questioni alla loro conclusione logica.
 
[[File:Elia del Medigo 2.jpg|110px|left|Elijah del Medigo]] Numerosi studiosi hanno attribuito la teoria della "doppia verità" al filosofo ebreo spagnolo del tredicesimo secolo [[:en:w:Isaac Albalag|Isaac Albalag]], che tentò di difendere la filosofia dagli attacchi dei tradizionalisti.<ref>Albalag, introd. a ''Tikun hade`ot'', la sua traduzione in ebraico con note di Al-Ghazzali, ''Magasid al-falasifa''.</ref> Albalag, che affermava la teoria dell'eternità dell'universo, sostiene che la filosofia, lungi dall'essere una minaccia per la religione, condivide le suasue convinzioni fondamentali.<ref>Albalag, ''Tikun hade`ot'', 2.</ref> Dio ha reso la verità gradevole per la gente comune trasmettendola in termini materiali che possano essere compresi, ma la verità è soltanto completamente esprimibile in termini filosofici; ci sono anche verità profetiche nascoste nella Torah che non possono essere apprese mediante speculazione.<ref>Albalag, ''Tikun hade`ot'', 4. Vedi anche Sirat, ''History'', 238-43.</ref> Tuttavia rimane incerto se Albalag, o '''[[w:Elia del Medigo|Elijah del Medigo]]''' (ca.1458-1493) dopo di lui, sostenessero effettivamente che i contrari possano essere veri simultaneamente.<ref>Si veda J.J. Ross, "Elijah del Medigo", nr. 4.</ref>
 
[[File:Ales golem.jpg|190px|left|Judah Loew ben Bezalel, Maharal di Praga, evoca il Golem. Illustrazione di Mikoláš Aleš (ca.1900)]] Nessun pensatore ebreo appare maggiormente impegnato a sostenere una teoria della doppia verità del '''[[w:Judah Loew|Maharal di Praga]]'''. Giosué {{passo biblico|Giosué|10}} afferma che, dopo la battaglia di Ai, Dio fermò il sole nei cieli finché Giosué ebbe portato a termine la sconfitta della coalizione dei cinque re amorrei. Per Maharal, a seguito dei progressi in astronomia del sedicesimo secolo, ciò era problematico; non era forse il movimento perfetto dei corpi celesti immutabile? La sua soluzione è che ci sono due soli, uno fisico e l'altro spirituale. Il sole fisico continuò il suo percorso senza ostacoli, dato che è soggetto alle leggi fisse dell'astronomia. Normalmente il sole fisico e il sole spirituale si muovono in sincronia perfetta. In questa occasione, tuttavia, il sole spirituale stette immobile per amore di Israele, la nazione spirituale, per cui il sole si fermò affinché si completasse la sconfitta dei nemici; altre popolazioni, che vivono solo sul piano fisico, non avrebbero visto nessun evento straordinario.<ref>Judah Loew ben Bezalel (Maharal), ''Gevurot hashem'', seconda introd.</ref>
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