Differenze tra le versioni di "Cambiamento e transizione nell'Impero Romano/Capitolo II"

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"L'impero, dono al Mediterraneo". Il fatto essenziale, che non sfuggì agli antichi e che è stato giustamente evidenziato dagli studiosi moderni, è che l'Impero Romano in effetti rappresentò un enorme organismo economico,<ref>27</ref> quasi chiuso e praticamente autosufficiente.<ref>28</ref> La ''Pax Augusta'' aveva veramente generato un'area economica così vasta e pacificata che mai prima era stata sperimentata dall'uomo. La vasta area intorno al Mediterraneo, che era sempre stata interrelata economicamente, era ora anche un'unità politica. Messe da parte le guerre distruttive tra stati rivali, finite le guerre intestine, sconfitta la pirateria che per un periodo aveva dominato specialmente la parte orientale del Mediterraneo, ora era il tempo ideale per sviluppare scambi economici e culturali in modi molto più ampi. Ora uno potevca proprio essere un "cittadino del mondo"; e realizzare un antico sogno dell'utopia politica greca: eccetto che, ora, il prezzo del cosmopolitismo era la perdita della libertà politiva — ora tutto era Roma, e Roma era tutto. L’''imperium romanum'', delimitato dall'Oceano a nord e a ovest, dal deserto dell'Africa a sud; dalle terre inospitali dei barbari tedeschi e [[w:Sarmati|sarmati]] ai confini settentrionali; dagli stati feudali dei [[w:Impero partico|Parti]] a Oriente – riuniva intorno al bacino centrale, un Mediterraneo veramente ''Mare Nostrum'', quelle popolazioni che possedevano la più elevata civilizzazione materiale e spirituale mai conosciuta al mondo prima di quel tempo.<ref>29</ref> Gli antichi, o almeno quei rappresentanti delle classi superiori che ne potevano beneficiare, erano consapevoli di questa situazione e ripagavano Roma con il dovuto riconoscimento. Intellettuali come [[w:Dione Crisostomo|Dione di Prusa]] e [[w:Publio Elio Aristide|Elio Aristide]], che passarono la propria vita durante l'età imperiale più pacifica, celebrarono entusiasticamente, sebbene con enfasi, l'unificazione del mondo civile sotto la ''pax romana'' e pubblicizzarono ampiamente i suoi effetti benefici sulla vita economica generale e sul benessere individuale.
{{q|Ora in verità è possibile per un elleno o non elleno, con o senza la sua proprietà, viaggiare ovunque voglia, come se passasse da patria a patria. Né le [[w:Porte della Cilicia|Porte Cilicie]] né gli stretti approcci sabbiosi dell'Egitto attraverso il territorio arabo, né montagne inaccessibili, né immensi percorsi di fiumi, né tribù inospitali di barbari che provochino terrore, ma per sicurezza basta essere un cittadino romano, o piuttosto uno di coloro che sono uniti sotto la tua egemonia.|Ael. Arist., ''Ἑις Ρώμην'' 100K}}
Così, con profonda ammirazione ed entusiasmo, il retore Elio Aristide proclamava nella sua famosa ''Orazione Romana'', quale eulogia di Roma, Città del Mondo.<ref>31</ref> Le classi superiori capirono che l'unificazione politica inevitabilmente comportava un'unificazione economica; i vantaggi così generati potevano ben compensare la perdita di libertà politica: a questo scopo gli intellettuali provenienti da queste entusiaste classi romani seppero come dare consigli sensati sul comportamento politico.<ref>32</ref> D'altra parte, il commercio, protetto da un forte governo alquanto tollerante, prosperò e collegò, senza più barriere politiche, una provincia all'altra; il commercio rappresentò quindi, nell'ambito dell'impero, unaun fattore potente di integrazione civile e culturale. La tranquillità politica, la sicurezza personale e collettiva, produssero una rivitalizzazione generale della vita economica e infine, un notevole e vasto aumento della prosperità.
 
Si potrebbe tracciare un quadro ancor più ottimistico dell'Impero, nell’''[[w:Età antonina|Età d'Oro degli Antonini]]'', seguendo le succitate linee, con ulteriori dettagli e sfumature, e con la più vasta erudizione di studiosi della storia economica e sociale dell'impero al suo culmine.<ref>33</ref> Si potrebbe descrivere il grande sviluppo dell'urbanizzazione e della parte occidentale dell'impero, nella Valle del Po, in Gallia, in Spagna, e specialmente in Nord Africa;<ref>34</ref> l'incremento rimarchevole delle strade, orgoglio di molti imperatori (tuttavia non sempre vero), la facilitazione dei trasporti e scambio delle merci, la cura generale della sicurezza e della pace nel commercio marittimo.<ref>35</ref> Inoltre, si potrebbe lodare il miglioramento commerciale e l'imprenditoria delle classi superiori provinciali, la loro ascesa economica e sociale, la loro integrazione progressiva nella classe dirigente romana;<ref>36</ref> la maturazione di una consapevolezza di "coresponsabilità" provinciale;<ref>37</ref> quel fenomeno singolare, ma importante nella vita urbana dell'Impero – specialmente nella parte orientale – di euergetismo e munificenza privata, intesa a rimediare quelle deficienze dello stato antico che più attirano l'attenzione dello storico moderno;<ref>38</ref> si potrebbe veramente ridisegnare, aggiornandolo, quello scenario ricco e grandioso che Rostovtzeff narrò abilmente riguardo all'Impero al suo "culmine"; e si potrebbe quasi dire che tale scenario, da un particolare punto di vista, corrispondesse alla verità. Purtuttavia, propongo di ridefinire le sue componenti da un'altra prospettiva, e secondo un ''montage'' differente; proprio perché non voglio correre il rischio, avendo presentato una splendida facciata, di dover servirmi del ''deus ex machina'' — la "crisi" del III secolo.