Differenze tra le versioni di "Ecco l'uomo/Rabbino e straniero"

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Ma c'è qualcosa di differente questa volta. Il rabbì è suffuso di luce sublime. È colmo di certezza, coraggio e splendore retorico. Usa parabole accessibili per comunicare i suoi insegnamenti profondamente spirituali. Ispira sia l'erudito che l'ignorante. La folla lo riconosce per quello che è. ''Deve'' essere l'uno, il promesso. Anche lo stesso imperatore romano non ha il potere di fermare il messia presagito.
 
La notte prima del confronto finale, il rabbì riunisce insieme i suoi discepoli. Ordina loro di procurarsi spade. Devono prepararsi ad occupare il Tempio con la forza. Dimostreranno al popolo di Gerusalemme il coraggio del loro maestro e la sua impavidità difrontedi fronte a Roma. Quando il popolo lo constaterà, lo seguirà in massa, dando il via ad una ribellione eccezionale. I romani non avranno scelta che ritirarsi.
 
Ma egli non si basa solo sulla spada. Se solo farà lo sforzo di iniziare la lotta, Dio interverrà e salverà il Suo popolo. Proprio come gli israeliti fuggendo dall'Egitto dovettero dimostrare fede buttandosi nelle acque tumultuose, al che Dio separò il [[w:Mar Rosso|Mar Rosso]], così il maestro e i suoi discepoli devono soltanto dimostrare una volontà sincera di confrontarsi col nemico. E allora Dio farà il resto.
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