Differenze tra le versioni di "Scienze della Terra per le superiori/Il carsismo"

Spesso non è facile distinguere i depositi alloctoni, se la loro composizione è la stessa della roccia presente nel reticolo carsico. I termini di questo tipo meglio distinguibili sono quelli di origine non compatibile col territorio carsico (di composizione silicatica o da formazioni carbonatiche non presenti in loco).<br>
I depositi di crollo e di deposizione chimica ('''concrezioni''') sono ovviamente autoctoni. I '''depositi residuali''' (le già ricordate ''terre rosse'') sono un altro deposito autoctono. Un altro deposito autoctono molto comune nelle grotte è la sostanza organica: si tratta di '''guano''', ovvero escrementi di animali appartenenti alla ''fauna cavernicola'', come i pipistrelli, e le loro '''ossa'''. Ossa di animali possono spesso però essere alloctone, cioè portate dall'esterno per opera delle acque (o appartenenti ad animali caduti accidentalmente nel sistema carsico): un esempio può essere lo scheletro dell' ''uomo di Altamura'' (un esemplare di ''Homo neanderthalensis''), conservato in concrezioni carsiche (Grotta di Lamalunga, presso Altamura, in Puglia). Ovviamente in questo caso è fondamentale la determinazione tassonomica in base ai reperti (ossa di animali non cavernicoli chiaramente non possono essere autoctone).<br>
Le forme di concrezioni (gli '''speleotemi''') sono molto varie. Le più comuni sono:
[[File:Tropfsteine-hell.svg|thumb|right|verticale=2.63|Le più comuni ''concrezioni di grotta''; a) stalattiti; b) stalattiti tubolari o ''cannule'' (stalattiti incipienti); c) stalagmiti; d) stalagmiti ''a cupola'' o ''a piatti rovesciati''; e) colonne; f) vele; g) cortine o drappi; h) stalattiti eccentriche o ''elictiti''; i) ''latte di grotta''; j) vaschette con dighe di concrezione (''gours''); k) concrezioni monocristalline; l) concrezioni ''a colata''; m) rete di fratture; n) pozze.]]
* '''Stalattiti'''. Forme cilindriche o coniche pendenti dalla volta, con morfologie molto varie, da tozze a molto sottili, lunghe da pochi centimetri a diversi metri. Le stalattiti iniziano a formarsi dall'acqua che esce da una frattura o microfrattura della roccia: si forma prima un tubicino (''cannula'') con diametro pari a quello delle gocce d'acqua che lo generano, attraverso il quale scorre l'acqua che gocciola all'estremità distale. Mentre si forma la goccia, l'acqua libera CO<sub>2</sub> nell'atmosfera della grotta (povera di questo gas) e depone carbonato sull'orlo del tubicino in forma di un anello di microcristalli di calcite. Col tempo il continuo deposito ostruisce il tubicino e l'acqua che fuoriesce alla base scorre sulla sua superficie esterna iniziando a depositare strati concentrici di carbonato intorno al tubicino, che si ispessisce e si allunga a formare la stalattite. Si possono formare ''stalattiti eccentriche'' o '''elictiti''': forme ramificate e in alcuni casi con punte rivolte verso l'alto: queste forme possono essere il risultato di deposizione da parte di microfratture in cui l'acqua è in pressione ed esce a ''spruzzi'', oppure da deposizione sotto l'azione di correnti d'aria. Talvolta, quando le gocce d'acqua non cadono direttamente ma scorrono per un certo tratto sulla volta, il loro deposito forma delle ''cortine'' o ''vele''.
 
* '''Cortine''' e '''vele'''. Le ''cortine'' hanno l'aspetto di drappeggi con andamento in genere lineare o debolmente ondulato, spesso con micro-stalattiti all'estremità libera. Le ''vele'' appaiono come "vele latine" (triangolari), con una forma puntuta a stalattite che costituisce il lato più lungo. Si formano quando le gocce d'acqua non cadono direttamente ma scorrono per un certo tratto sulla volta, e sono costituite quindi prevalentemente da bande di accrescimento parallele alla volta. Il loro spessore minimo è quello di una goccia d'acqua (circa 5 mm), ma spesso queste forme raccolgono anche contributi di flussi d'acqua laterali, quindi possono essere anche più spesse, e con bande di accrescimento verticali (a "nervatura").
 
* '''Stalagmiti'''. Forme simili alle precedenti ma rivolte verso l'alto, con la base sul fondo della grotta. Possono essere di varia forma anche queste, e in alcuni casi possono raggiungere altezze notevoli (alcune decine di metri). Sono costruite per opera delle gocce che impattano sul pavimento cadendo dalla volta: queste depositano una sottile pellicola di carbonato che si accresce a strati in altezza. La loro struttura, più che concentrica, è a "cupole sovrapposte", per il tipo di deposizione. Talora la lamina di carbonato può prolungarsi oltre l'orlo della formazione, dando luogo a morfologie particolari (somiglianti a pile di piatti rovesciate, foglie etc.).
 
* '''Colonne'''. Si formano per incontro del prolungamento verso il basso delle stalattiti e crescita verso l'alto delle stalagmiti.
 
* '''Croste concrezionali'''. Ricoprono le pareti dei vani, prolungandosi sul pavimento con morfologie a '''colata''', formate dalla deposizione da parte di veli d'acqua, oppure per impatto di gocce o spruzzi "di rimbalzo" per venute d'acqua dalla volta o da cascate e cascatelle, con morfologia mammellonare.
* '''Barriere''' ('''gours'''). Si tratta di "dighe" composte da concrezione che formano serie di vaschette pensili. Queste serie di dighe sovrapposte possono raggiungere altezze di diversi metri. La precipitazione avviene solo in corrispondenza della soglia della vaschetta per degassazione causata dalla minima turbolenza dovuta alla tracimazione dell'acqua.
 
* '''Pisoliti''' (o '''perle di grotta'''). Si tratta di ''concrezioni libere'' (cioè non ancorate al substrato), di forma subsferica o ellissoidale, di dimensioni da millimetriche a centimetriche (fino a una quindicina di centimetri). Sono costituite da lamine concentriche di carbonato cresciute intorno ad un ''nucleo di cristallizzazione'', che può essere un granello di sabbia o un frammento vegetale o di osso. Si trovano tipicamente in vaschette.
* '''Barriere''' ('''gours'''). Si tratta di "dighe" composte da concrezione che formano serie di vaschette pensili. La loro peculiarità è che sono generalmente di spessore piuttosto sottile (fino a pochi millimetri) rispetto all'altezza. Queste serie di dighe sovrapposte possono raggiungere altezze di diversi metri. Si formano con acque poco sovrassature di carbonato (altrimenti, con elevate saturazioni, il carbonato precipiterebbe uniformemente dando luogo a concrezioni "normali"). La precipitazione avviene solo in corrispondenza della soglia della vaschetta per degassazione causata dalla minima turbolenza dovuta alla tracimazione dell'acqua. La formazione della vaschetta inizia quando si ha un ostacolo naturale che favorisce in questo modo la precipitazione, e prosegue con il meccanismo indicato, formando una diga verticale relativamente sottile, con la sommità perfettamente orizzontale. Se le acque sono un po' più sovrassature, la vaschetta tende a colmarsi gradualmente in quanto l'orlo della diga tende a espandersi verso l'interno (perché la precipitazione può avvenire più a monte dell'orlo di tracimazione).
* '''Latte di grotta''' o '''latte di monte'''. Si tratta di aggregati microcristallini di carbonato, ma possono essere anche di solfati (gesso). Sono di consistenza ''plastica'' se idratati e polverulenti se asciutti, di colore bianco-latteo (di qui il nome) o bianco-giallastro. Hanno origine da veli d'acqua sovrassatura quasi fermi, alimentati per condensazione o per capillarità dalle microfratture della roccia. Ricoprono le pareti in strati centimetrici ma possono formare speleotemi tipo stalattiti, stalagmiti, vele (in questo caso però risultano plastici al tatto e non duri), oppure formare "gocce" sferoidali sull'estremità di altri tipi di concrezioni. Nel passato il latte di monte si raccoglieva nelle "grotte lattarie" (nelle regioni del Carso) per somministrarlo alle puerpere perché si credeva che ne migliorasse il latte (questa pratica è durata in talune zone fino all'inizio del secolo scorso).
 
* '''Pisoliti''' (o '''perle di grotta'''). Si tratta di ''concrezioni libere'' (cioè non ancorate al substrato), di forma subsferica o ellissoidale, di dimensioni da millimetriche a centimetriche (fino a una quindicina di centimetri). Sono costituite da lamine concentriche di carbonato cresciute intorno ad un ''nucleo di cristallizzazione'', che può essere un granello di sabbia o un frammento vegetale o di osso. Si trovano tipicamente in vaschette alimentate per stillicidio o saltuariamente da deboli correnti, per precipitazione da acque sovrassature di carbonato, e generalmente sono in gruppi più o meno numerosi, fatti di esemplari di dimensioni anche molto diverse. Per la loro formazione sono necessarie alcune condizioni: devono trovarsi completamente immerse nell'acqua (altrimenti non potrebbero crescere in forma sferoidale); l'energia del mezzo deve aumentare di tanto in tanto, sia pure limitatamente, per smuoverle e impedire che si saldino al substrato (correnti molto deboli o anche terremoti di bassissima intensità sono sufficienti); l'energia cinetica dell'acqua però non deve essere tale da indurne lo sfregamento l'una contro l'altra, che può facilmente eroderle. Se la densità delle pisoliti in una stessa vaschetta è molto alta, diversi esemplari non potranno assumere la forma sferoidale perché impedite dai vicini (vi sono quindi anche pisoliti irregolari, cilindriche o di forma cuboide).
 
* '''Latte di grotta''' o '''latte di monte'''. Si tratta di aggregati microcristallini di carbonato, ma possono essere anche di solfati (gesso). Sono di consistenza ''plastica'' se idratati e polverulenti se asciutti, di colore bianco-latteo (di qui il nome) o bianco-giallastro. Hanno origine da veli d'acqua sovrassatura quasi fermi, alimentati per condensazione o per capillarità dalle microfratture della roccia. Ricoprono le pareti in strati centimetrici ma possono formare speleotemi tipo stalattiti, stalagmiti, vele (in questo caso però risultano plastici al tatto e non duri), oppure formare "gocce" sferoidali sull'estremità di altri tipi di concrezioni. Nel passato il latte di monte si raccoglieva nelle "grotte lattarie" (nelle regioni del Carso) per somministrarlo alle puerpere perché si credeva che ne migliorasse il latte (questa pratica è durata in talune zone fino all'inizio del secolo scorso).
 
* '''Cristalli'''. Da acque molto sovrassature (''brine'') e calme, per evaporazione progressiva, il carbonato può precipitare direttamente in macro-cristalli, con orientazione casuale e abito cristallino ben delineato o compenetrati.
 
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