Differenze tra le versioni di "Biografie cristologiche/Stereotipi giudaici"

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L'opzione di rimanere sposato ma separato, senza opportunità di risposarsi, potrebbe aver soddisfatto un certo numero dei seguaci immediati di Gesù, e potrebbe esser stata cosa gradita per coloro che nella prima chiesa promuovevano il celibato. Ma per molti cristiani d'oggi l'opzione è spesso impossibile economicamente, spiritualmente e personalmente. In circoli cristiani molto conservatori, mogli maltrattate vengono tuttora consigliate di "sottomettersi benignamente" ai propri mariti e di esser loro obbedienti. Efesini comanda: "Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti come al Signore, poiché il marito è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa" (5:22-23); Colossesi esorta: "Mogli, siate sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore" (3:18), 1 Pietro ordina alle mogli di "accettare l'autorità" dei propri mariti, "affinché, anche se ve ne sono alcuni che non ubbidiscono alla parola, siano guadagnati senza parola dalla condotta delle loro mogli" (3:1). Queste ingiunzioni ''non dovrebbero'' essere lette come se garantissero ai mariti un ruolo dispotico in famiglia; al contrario, il marito deve servire la moglie e amarla. Ma quando il marito rifiuta di adempiere alla propria parte dell'ingiunzione, la moglie soffre. Per le donne che si trovano in rapporti ingiuriosi, è disperatamente necessaria una via d'uscita. Il modo più facile di sovvertire il comando di Gesù contro il divorzio è di far ricorso alla vecchia modalità, lo "sfondo misogino ebraico". Secondo questa argomentazione, Gesù non condanna le donne a situazioni coniugali impossibili, ma si adopera in ristrutturazioni sociali per il loro bene. Un'introduzione protestante evangelica popolare afferma, per esempio, che Gesù "condannò le pratiche di divorzio casuali in cui gli uomini sfruttavano le proprie mogli (Mt 19:4-6)"<ref>Walter A. Elwell & Robert W. Yarbrough, ''Encountering the New Testament: A Historical and Theological Survey'', Baker, 1998, p. 341.</ref> Sebbene né Matteo né Marco dicano nulla circa "pratiche di divorzio casuali" o uomini che sfruttano le proprie mogli, l'argomento evangelico ha un valore pratico: se si riesce a dimostrare che Gesù proibì il divorzio per poter proteggere le mogli dall'essere sbattute fuori di casa, in situazioni che l'avrebbero costrette a prostituirsi o a mendicare, allora il suo comandamento oggi potrebbe essere ignorato, date le leggi che proteggono le donne. Nuovamente, citazioni rabbiniche selettive supportano l'apologia. La citazione standard è nella Mishnah, ''[[w:Gittin|Gittin]]'' 9:10: "La Casa di Hillel dice [che egli può divorziare sua moglie] anche se ella ha soltanto rovinato il suo pranzo... Rabbi Akiva dice, [egli può divorziarla] anche se egli trova un'altra donna più bella di lei." Pertanto, concludono gli studiosi, le ingiunzioni di Gesù contro il divorzio proteggono i diritti delle donne limitando il privilegio patriarcale ebraico.<ref name="Divorzio"/>
 
Nel primo secolo non c'era però nessuna regola generale riguardo lealle motivazioni per cui uno poteva ottenere il divorzio. Le affermazioni della Mishnah sono prescrittive piuttosto che descrittive: propongono quello che, in un mondo ideale immaginato dai rabbini, la gente dovrebbe e potrebbe fare piuttosto che descrivere quello che la gente faceva veramente. Nel caso del divorzio, l'argomento di ''Gittin'' 9 riguarda ciò che alcuni rabbini riscontravano fosse legalmente possibile, e non necessariamente ciò che consideravano fosse desiderabile o anche sancito socialmente. Inoltre, questa citazione mishnaica particolare è tanto troncata e quindi parimenti distorta quanto quella usata a dimostrare come gli "ebrei" considerassero impure le donne samaritane. Il passo mishnaico in verità inizia con una citazione della scuola di [[w:Shammai|Shammai]], [[w:Dispute talmudiche tra Bet Shammai e Bet Hillel|rivale di quella di Hillel]], e che inequivocabilmente afferma: "Un uomo non deve divorziare sua moglie a meno che l'abbia trovata colpevole di condotta indecorosa". Questa versione della Legge deriva dal Deuteronomio 24:1: "Quando un uomo prende una donna e la sposa, se poi avviene che essa non gli è piú gradita perché ha trovato in lei qualcosa di vergognoso, scriva per lei un libello di divorzio." Quasi mai viene menzionato in contesti di apologetica cristiana il commentario talmudico della Mishnah, ''Gittin'' 90b, che cita Rabbi Eleazar: "Se un uomo divorzia sua moglie, anche l'altare versa lacrime." Parimenti taciute sono le pratiche rabbiniche e persino prerabbiniche che riguardano la [[w:Ketubah|''ketubah'' (ebr. כְּתוּבָּה - "documento")]], il contratto di matrimonio, che garantiva alle donne una qualche stabilità finanziaria in caso di divorzio.<ref name="Divorzio"/>
 
Il ricorso selettivo a fonti ebraiche per supportare le proprie teorie interpretative pregiudiziali è indicato anche da ciò che i commentatori non esaminano, cioè che anche le donne potevano divorziare i loro mariti. In tal caso, l'idea di proteggere i diritti delle donne diventa insignificante. Secondo la versione marciane dell'ingiunzione, Gesù proibisce alle donne di divorziare i propri mariti (come facevano alcune donne ebree, come nel caso della famiglia erodiana). [[w:Flavio Giuseppe|Flavio Giuseppe]] riporta, certamente per informare i suoi lettori patrizi romani, che "da noi solo all'uomo è permesso di divorziare" (''[[w:Antichità giudaiche|Antichità]]'' 15.529; Deut. 24:1 suppone il privilegio maschile ed i testi rabbinici seguono questa supposizione), nonostante prova del contrario che lo storico fornisce dalla famiglia erodiana: i divorzi di [[w:Salomè I|Salomè]], figlia di [[w:Erode Antipatro|Erode]], da Costóbaro,<ref>[[w:Flavio Giuseppe|Flavio Giuseppe]], ''[[w:Antichità giudaiche|Antichità]]'' 15.259.</ref> di [[w:Berenice di Cilicia|Berenice]], figlia di [[w:Erode Agrippa I|Re Agrippa I]], da [[w:Polemone II del Ponto|Polemone di Cilicia]], e della figlia [[w:Drusilla (figlia di Agrippa I)|Drusilla]] da [[w:Aziz|Aziz]] di [[w:Emesa|Emesa]].<ref>[[w:Flavio Giuseppe|Flavio Giuseppe]], ''[[w:Antichità giudaiche|Antichità]]'' 20.143-147.</ref> Flavio Giuseppe indica che [[w:Erodiade|Erodiade]] partecipò attivamente nella dissoluzione del suo primo matrimonio e la sua successiva relazione con [[w:Erode Antipa|Erode Antipa]].<ref>[[w:Flavio Giuseppe|Flavio Giuseppe]], ''[[w:Antichità giudaiche|Antichità]]'' 18.110.</ref> Nella sua autobiografia, lo storico menziona persino che la propria moglie lo abbandonò.<ref>[[w:Flavio Giuseppe|Flavio Giuseppe]], ''Autobiografia'' 415; cfr. anche {{en}} [[:en:s:The_Life_of_Flavius_Josephus|''Vita'']] 75.</ref> Tuttavia gli studiosi che commentano sui pronunciamenti di Gesù in merito al divorzio, non affermano certo che proibendo il divorzio Gesù si preoccupasse di questi poveri, abbandonati mariti dei casati reali, forzati a prostituirsi o a mendicare!
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