Differenze tra le versioni di "Ceramica a Pisa/Tecniche di produzione ceramica adottate a Pisa"

Corretto: "riguardo alla"
(Corretto: "di fronte alla")
(Corretto: "riguardo alla")
[[File:Scodella - invetriata monocroma, inizi XIII secolo (chiesa di Santa Cecilia, Pisa) - Museo nazionale di San Matteo 2.jpg|left|thumb|Scodella, invetriata depurata monocroma in giallo (inizi XIII secolo).]]
 
Nelle maioliche arcaiche pisane il corpo ceramico sulla superficie principale (interna nelle forme aperte, esterna in quelle chiuse) era rivestito da uno smalto stannifero opaco bianco e, in rari casi, verde. Quando lo smalto applicato era di colore bianco, sopra di esso venivano eseguiti i disegni in bruno (manganese) ed in verde (ramina)<ref>Gli smalti bianchi quando avevano un tenore di stagno molto basso presentavano tonalità rosate. Per avere notizie riguardo lall'approvvigionamento di stagno per la maiolica arcaica, si veda Giorgio 2012.</ref>. La superficie secondaria veniva ricoperta invece da una vetrina piombifera, in genere incolore, verde o giallastra, piuttosto brillante.
La decorazione di alcuni recipienti poteva essere affidata al solo bruno, oppure semplicemente alla monocromia, data da smalti bianchi o colorati (soprattutto in verde). Tra le ceramiche monocrome in alcuni casi la superficie secondaria non era invetriata, ma veniva smaltata come quella principale. Solo qualche volta, la superficie secondaria era lasciata priva di rivestimento<ref>Le decorazioni in fase di cottura potevano assumere diverse tonalità. Il verde, in base all’ambiente di cottura (ossidante/riducente) e alle temperature raggiunte nella fornace, poteva tendere a tonalità più o meno scure: bluastre, grigiastre oppure giallastre.
Stessa cosa per i decori in bruno che potevano sfumare verso il violaceo, il rossastro o il nero.</ref>.
[[File:Cipriano Piccolpasso Tratado.jpg|left|thumb|Li tre libri dell'arte del vasaio.]]
 
Si ricordano due opere in particolare, scritte in epoche e aree geografiche lontane tra loro. Un trattato è quello di Abû’l-Qâsim, membro di una famiglia di ceramisti di Kâshân che da generazioni passavano il sapere di padre in figlio. Quest’opera è composta da due manoscritti riguardanti la produzione di mattonelle e altri manufatti ceramici, e tra i tanti temi trattati nel manoscritto, si trovano informazioni preziose riguardo laalla preparazione delle coperture vetrose<ref>Berti - Renzi Rizzo 1997, p. 66; Allan 1973.</ref>.
[[File:Distanziatori per recipienti aperti (zampe di gallo) Museo nazionale - di San Matteo.jpg|thumb|Distanziatori per recipienti aperti ("zampe di gallo").]]
 
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