Pluralismo religioso in prospettiva ebraica/Diversità intrareligiosa: differenze tra le versioni

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Se l'essenza dell'ebraismo è un "monoteismo etico" universale che si rivolge a tutti gli esseri umani, che dire delle caratteristiche particolaristiche della tradizione ebraica, come la dottrina dell'Elezione, la [[w:lingua ebraica|lingua ebraica]], le pratiche legali infinitamente minuziose e il desiderio per la venuta del Messia e il ritorno degli ebrei in Terra d'Israele? Inoltre, poiché l'ebraismo era stato uno stile di vita, che dire di tutti i rituali, pratiche, costumi e sensibilità peculiari che differenziavano gli ebrei dai loro vicini? In effetti, i sostenitori della [[w:Ebraismo riformato|Riforma]] erano disposti a scartare o trasformare radicalmente le caratteristiche particolaristiche dell'ebraismo al fine di facilitare l'integrazione nella vita moderna. L'ebraismo tradizionale non poteva rimanere lo stesso se gli ebrei si univano al mondo moderno.
 
La base teorica per la riforma dell'ebraismo proveniva dalla filosofia dell'Illuminismo, specialmente come formulata da [[w:Immanuel Kant|Immanuel Kant]]. I teologi ebrei riformati accettavano il primato dell'individuo come agente razionale, autonomo e autolegislatore per il quale la religione è un insieme di principi morali etici e universalizzabili. Pertanto, dal punto di vista dei Riformatori, la legge ebraica eteronoma non ha autorità sull'individuo, a meno che l'agente non scelga di rendere vincolanti elementi specifici della tradizione giuridica ebraica. La tradizione halakhica articolata dai rabbini fu così dichiarata non vincolante, un prodotto dell'attività storica umana che nel corso dei secoli si era radicata, distorcendo l'essenza dell'ebraismo. Quell'essenza si trova negli insegnamenti etici dei profeti biblici, ma anche la Bibbia fu vista come divinamente ispirata piuttosto che divinamente rivelata. Il testo biblico doveva essere sottoposto ad analisi razionale da parte degli strumenti della scienza contemporanea e il suo messaggio accettato solo nella misura in cui esprimeva "l'essenza dell'ebraismo".
 
Il programma della Riforma riguardo alla critica biblica, la riprogettazione del servizio della sinagoga e l'assalto all'autorità della tradizione giuridica, scatenarono una grande protesta da parte degli ebrei che si sentivano obbligati a proteggere l'ebraismo dai suoi distruttori. Gli oppositori del cambiamento adottarono con orgoglio il termine "ortodosso", originariamente usato come termine derisorio per denotare coloro che si opponevano alla modernizzazione dell'ebraismo. Pertanto, l'[[w:Ebraismo ortodosso|Ortodossia]] stessa nacque come un prodotto della lotta ebraica con la modernità, sebbene l'Ortodossia si presentasse come il difensore di una tradizione giuridica divinamente rivelata, eterna e autorevole. Per gli ortodossi, l'ebraismo non era solo una questione di fede, ma uno stile di vita globale guidato dai principi della Torah come interpretata da rabbini autorevoli le cui sentenze fanno parte della Legge Orale. Non sorprende che, quando i pensatori ortodossi, come [[w:Samson Raphael Hirsch|Samson Raphael Hirsch]], tentarono di articolare una teoria dell'ebraismo eterno, avrebbero impiegato categorie filosofiche contemporanee assorbite nelle università europee che erano ora aperte agli ebrei.<ref>Si veda David Ellenson, "German Jewish Orthodoxy: Tradition in the Context of Culture", in ''The Uses of Tradition: Jewish Continuity in the Modern Era'', Jack Wertheimer, cur. (The Jewish Theological Seminary, 1992), 5–22.</ref>
 
Ma se i primi sostenitori dell'Ortodossia, specialmente in Germania, erano rabbini con istruzione universitaria che credevano che l'ebraismo fosse compatibile con una certa misura di integrazione culturale, negli anni '70 dell'Ottocento si ritrovarono criticati da altri leader ortodossi che alla fine sarebbero stati chiamati [[w:Charedì|Ultraortodossi]]. La divisione interna dell'Ortodossia ebbe luogo in Ungheria, che garantì agli ebrei pieni diritti civili nel 1867.<ref>La ragione dell'ascesa dell'Ultra-Ortodossia ed il suo uso costruttivo del concetto di "tradizione" sono esplorati da Michael Silber, ''The Uses of Tradition'', pp. 23–84. Per un più completo esame della materia, si veda Jacob Katz, ''A House Divided: Orthodoxy and Schism in Nineteenth-Century Central European Jewry'', trad. Zipora Brody (Brandeis University Press, 1999).</ref> Gli ebrei ungheresi, compresi quelli che praticavano la vita ebraica tradizionale, si unirono al processo politico e inviarono delegati al parlamento ungherese, indicando che inizialmente l'Ortodossia non denunciava la democrazia ed i suoi valori. Fu un dibattito interno sulla natura del coinvolgimento ebraico nella politica ungherese che portò a faziosità all'interno dell'Ortodossia e all'ascesa dell'Ultra-Ortodossia. Questi ultimi avrebbero rifiutato militantemente l'accordo con la modernità, soprattutto in termini di cultura e istruzione, isolandosi volentieri dallo stile e dalla sensibilità del mondo moderno. Ironia della sorte, i pensatori ultraortodossi dovettero costruire essi stessi una concezione di immutabile tradizione ebraica per legittimare la loro posizione isolazionista, determinando al contempo la politicizzazione della vita religiosa ebraica. È questa versione dell'Ortodossia che è sopravvissuta all'Olocausto (poiché lo sterminio degli [[w:Ghetto di Budapest|ebrei in Ungheria]] iniziò solo nel 1944) e ha registrato una crescita senza precedenti negli Stati Uniti e in Israele negli ultimi decenni.
 
Quanto cambiare e come legittimare il cambiamento è stato il pomo della discordia tra i vari filoni dell'ebraismo moderno. Tra i riformatori e il campo ortodosso c'erano coloro che riconoscevano che l'ebraismo era un prodotto di processi storici di cambiamento, ma che pensavano che la modernizzazione dell'ebraismo dovesse conformarsi ai principi della tradizione ebraica. La stessa Legge Ebraica, notarono, riconosceva la distinzione tra la legge divinamente rivelata (''mi-deoraita'', letteralmente, "dalla Torah") e l'interpretazione umana (''mi-derabanan'', letteralmente, "dai rabbini") e che il cambiamento è stato una caratteristica della vita ebraica fin dall'inizio. Secondo questa cosiddetta "[[w:Ebraismo conservatore|Scuola Storica Positiva]]", l'ebraismo si è evoluto nel tempo in risposta alle mutevoli circostanze storiche, ma la tradizione stessa ha creato i parametri del cambiamento e ha posto l'autorità del cambiamento sul popolo ebraico nel suo insieme. Come prodotto della storia, l'ebraismo poteva essere studiato con gli strumenti della scienza accademica della Storia, ma i cambiamenti nell'ebraismo dovevano essere proposti con moderazione, tenendo in considerazione le caratteristiche e le sensibilità uniche della vita ebraica. Pertanto, la preghiera doveva rimanere in ebraico e non in volgare, la fedeltà alla Terra d'Israele doveva essere dichiarata anche se gli ebrei facevano ora parte della società moderna e si doveva affermare la fede in un messia personale.
 
Nell'America del ventesimo secolo, le opinioni della "Scuola Storica Positiva" sarebbero state tradotte come programma per l'americanizzazione delle masse di ebrei tradizionali emigrati dai paesi dell'Europa orientale (1880-1924), consentendo loro di rimanere fedeli alla loro costumanza ebraica dell'Europa orientale mentre diventavano completamente americanizzato.<ref>Per un riassunto dell'Ebraismo conservatore, si consulti Neil Gillman, ''Conservative Judaism'', (Behrman House, 1993).</ref> Questo viene ora chiamato [[w:Ebraismo conservatore|Ebraismo conservatore]], per essere distinto dall'[[w:Ebraismo riformato|Ebraismo riformato]], che aveva fornito il programma per l'americanizzazione della prima ondata di immigrati ebrei dalla Germania e dall'Europa centrale a metà del diciannovesimo secolo. Per gli ebrei tradizionali dell'Europa orientale, l'Ebraismo riformato americano era troppo estraneo/straniero. Avevano bisogno di un programma diverso che consentisse loro di diventare americanizzati senza perdere i loro legami con l'ebraismo tradizionale. Ciò venne fornito dall'Ebraismo conservatore, sebbene i suoi leader fossero originariamente membri dell'Ebraismo riformato e il suo sostegno finanziario provenisse da ricchi ebrei che si erano schierati con la Riforma.
 
Durante il ventesimo secolo, specialmente dopo l'Olocausto, le differenze tra Conservatori e Riformati si sono notevolmente ridotte. L'Ebraismo riformato divenne più tradizionale nella pratica e affermò la dimensione nazionale dell'esistenza ebraica; e le fila del movimento conservatore nella seconda e terza generazione non erano né profondamente informate sulla vita ebraica tradizionale, né consapevoli del modo in cui la leadership del movimento prendeva decisioni su come adattarsi alla vita americana. Tuttavia, ci sono molte differenze nello stile di culto e nell'enfasi teologica. L'Ebraismo riformato è stato estremamente aperto ai non ebrei, non richiede più ad un coniuge di matrimonio misto di convertirsi all'ebraismo e riconosce l'ebraicità di un bambino anche se solo il padre è ebreo. Le congregazioni riformate discutono oggi sullo status dei coniugi non ebrei e sul loro ruolo nella vita comunitaria ebraica e nei servizi religiosi. L'Ebraismo conservatore continua ad affermare la centralità dell'ebraico nel culto della sinagoga e l'autorità del processo halakhico, ma i cambiamenti all'interno del movimento, più profondamente riguardo allo status delle donne, indicano quanto sia flessibile e aperto al cambiamento questo movimento. Queste forme progressiste di ebraismo moderno mantengono ancora strutture istituzionali separate, ma uniscono le forze nei dibattiti contro l'Ortodossia. Quest'ultima ha goduto di una notevole rinascita negli ultimi due decenni, poiché molti ebrei in cerca di un significato spirituale più profondo trovano la loro strada verso le fonti ebraiche tradizionali.
 
 
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