Differenze tra le versioni di "Missione a Israele/Appendice"

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Ciò significa che la ricerca del Gesù storico deve essere, necessariamente, una ricerca anche del suo pubblico di primo secolo. Ciò potrebbe sembrare problematico: dopotutto, se Gesù sembra un soggetto elusivo, coloro che lo ascoltarono lo sembrano ancor di più. Almeno per lui abbiamo documenti che ne parlano; degli altri, invece e in confronto, ne abbiamo pochi.
 
Tuttavia, riflettendoci, tutte le informazioni nelle nostre fonti in effetti parlano più direttamente di loro che di lui, dato che Gesù non ci ha lasciato scritti. Lo vediamo scrivere solo una volta, nella sabbia... "Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra" ({{passo biblico2|Giovanni|8:6}}).
 
Le lettere di Paolo, i Vangeli – e, da una prospettiva esterna, Flavio Giuseppe – testimoniano meno di Gesù direttamente che dell'effetto che ebbe sugli altri. Questi antichi documenti, quindi, devono essere letti cercando di ricostruire tanto lui quanto loro. È questa grande compagine di testimoni – il pubblico anonimo di Gesù; i suoi discepoli, i suoi simpatizzanti, ed i suoi opponenti – che fornisce un punto di appiglio nel vortice delle ricostruzioni storiche concorrenti. Il primo scopo dello storico è di trovare un Gesù del primo secolo la cui missione aveva un senso per i suoi ascoltatori contemporanei del primo secolo. Fu sulla sua intelligibilità per loro fondamentale che dipese tutto il resto della storia del cristianesimo.
 
La sfida nel porre coerentemente Gesù nel suo contesto natio dell'inizio primo secolo viene assistita da un esiguo numero di fatti indiscutibili che sono serviti come fondamenta per questa ricostruzione: il suo incontro con Giovanni il Battista, il suo seguito popolare, la sua proclamazione del Regno di Dio, la sua crocifissione a Gerusalemme ordinata da Pilato, la sopravvivenza dei suoi seguaci più stretti, che continuarono la sua proclamazione del Regno identificando Gesù come Cristo, risorto dai morti, ed estendendo la missione dalla sua matrice ebraica ad includere anche i Gentili. Nessuna ricostruzione del Gesù storico può essere persuasiva se non include significativamente anche questa manciata di fatti sicuri.
 
Questi fatti – allcuni corroborati da fonti esterne – ci arrivano principalmente tramite i primi scritti cristiani. ''Tutti' questi testi sono scritti da una prospettiva post-Risurrezione, che a sua volta rifrangono quelle reminiscenze storiche che contengono. E, eccetto Paolo, tutti gli altri autori cristiani scrivono sapendo che il tempio di Gerusalemme non esiste più. Tale conoscenza, non meno delle loro credenze riguardo a Gesù, influenza il modo in cui loro raccontano le loro storie su di lui. L'approccio ad un'approssimazione credibile della figura storica di Gesù Nazareno passa attraverso queste storie e, in effetti, attraverso una conoscenza critica dell'ambiente di Gesù, corretta da questi successivi punti di vista.
 
Alla fine, la persona che cerchiamo sta con la schiena rivolta verso di noi, la faccia verso gli altri della sua propria generazione. Poiché Gesù di Nazareth, come qualsiasi persona, visse intatta e totalmente nell'ambito della sua propria cultura e del suo periodo, inconsapevole di ciò che riservava il futuro. E mentre Gesù ed il suo messaggio si relazionano alle varie forme di cristianesimo che alla fine risultarono dalla sua missione, le loro interpretazioni di Gesù quale Cristo non sono identiche né con le sue proprie credenze religiose, né tra di loro. La figura storica di Gesù sta invero al punto d'inizio delle successive interpretazioni cristiane. Per questa ragione, una valutazione accurata del suo reale contesto storico ha importanza per la teologia. Una cattiva storia produrrà una cattiva teologia. Ma la corrispondenza tra il Gesù storico e le successive confessioni di fede cristiane su di lui è indiretta piuttosto che diretta, mitigata piuttosto che immediata.
 
 
 
 
 
{{Vedi anche|Biografie cristologiche|Interpretare Gesù in contesto|Noli me tangere}}
 
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[[Categoria:Missione a Israele|Appendice]]
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