Differenze tra le versioni di "Missione a Israele/Appendice"

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Ciò che videro veramente questi discepoli è ora impossibile a dirsi. Paolo, la cui testimonianza è tarda (circa vent'anni dopo questi eventi) e dichiaratamente di seconda mano ("Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto"), insegna che il Cristo Risorto apparve in un ''pneumatikon sōma'', un "corpo spirituale". Qualche che fosse, Paolo iniste che questo corpo ''non'' era di carne e sangue. "Questo vi dico, o fratelli: ''la carne e il sangue non possono ereditare il Regno di Dio'', né ciò che è corruttibile può ereditare l'incorruttibilità" ({{passo biblico2|1Corinzi|15:3,44,50}}). Le tradizioni ancor più tardive di Luca e Giovanni affermano il contrario. "Guardate le mie mani e i miei piedi" dice il Cristo Risorto di Luca, indicando ai discepoli attoniti le ferite che ancora porta: "Sono proprio io! Toccatemi e guardate; ''un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho''" ({{passo biblico2|Luca|24:39-40}}). "Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani" ordina il Cristo Risorto di Giovanni all'incredulo Tommaso: "Stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!" ({{passo biblico2|Giovanni|20:27}}).
 
In senso stretto, questi resoconti non ci dicono nulla di Gesù Nazareno. La sua storia finì su un croce romana. E questi resoconti ci dicono molto poco di ciò che i discepoli potrebbero aver visto. Scritti alquanto tempo dopo gli eventi di quella Pesach, divergono in modo significativo tra di loro.
 
Quello che invece queste storie della Risurrezione ci danno è un'idea delle convinzioni dei discepoli più intimi di Gesù, che sono la loro fonte ultima. La risurrezione dei morti era uno degli atti redentivi anticipati dalle tradizioni ebraiche riguardo alla Fine del Mondo, quando Dio avrebbe redento Israele e avrebbe riportato gli ebrei alla Terra. Se i suoi discepoli credettero di aver visto Gesù risorto – quale che fosse la loro presunta esperienza, e come la vogliamo interpretare noi oggi (cfr. ''[[Noli me tangere]]'') – allora loro continuarono a funzionare nell'ambito del paradigma apocalittico stabilito dalla sua missione.
 
La Risurrezione nell'ambito di forme più tradizionali di ebraismo era stata immaginata come un'esperienza comunitaria, uno degli atti di salvezza attesi alla Fine. "Ecco, io aprirò i vostri sepolcri, vi farò uscire dalle vostre tombe, o popolo mio," Dio promette nel Libro del profeta Ezechiele, "e vi ricondurrò nel paese d'Israele" ({{passo biblico2|Ezechiele|37:12}}). "Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno" profetizza Daniele ({{passo biblico|Daniele|12:2}}). "Benedetto sei Tu, Signore," riporta il testo delle Diciotto Benedizioni, "Tu che fai rivivere i morti". Per gli apostoli di Gesù, il significato della sua risurrezione individuale era che annunciava quella più generale in arrivo: Gesù era "primizia di coloro che dormono" ({{passo biblico2|1Corinzi|15:20}}). La sua risurrezione confermava quindi ai suoi seguaci che il Regno, e pertanto la risurrezione di tutti i morti, era in arrivo; in verità, molto prossima. La loro esperienza della sua risurrezione confermava sia l'autorità stessa di Gesù sia l'autorità del suo messaggio.
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== Note ==
{{Vedi anche|Biografie cristologiche|Interpretare Gesù in contesto|Riflessioni su Yeshua l'Ebreo}}
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Tuttavia il Regno non arrivò. Nel frattempo, evidentemente [[w:apparizioni di Gesù|queste apparizioni della Risurrezione]] continuarono per un po' di tempo. Paolo elenca una serie di tali epifanie ({{passo biblico2|1Corinzi|15:5-8}}). Luca chiude il suo Vangelo e apre la sua storia degli [[w:Atti degli Apostoli|Atti degli Apostoli]], con il Cristo Risorto che parla ai discepoli: "Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio" ({{passo biblico2|Atti|1:3}}).
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{{Vedi anche|Biografie cristologiche|Interpretare Gesù in contesto|RiflessioniNoli sume Yeshua l'Ebreotangere}}
 
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[[Categoria:Missione a Israele|Appendice]]
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