Differenze tra le versioni di "Missione a Israele/Paolo e Gesù"

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{{q|che tale vista avrebbe forse indotto gli ebrei ad arrendersi per evitare lo stesso destino. I soldati stessi, con rabbia e amarezza, inchiodavano le loro vittime in varie posizioni quale beffa crudele finché, a causa del vasto numero, le croci e lo spazio non bastarono più.|Flavio Giuseppe, ''BJ'' 5.450}}
Pertanto il ''titulus'' sulla croce e la ripetuta imputazione di regalità messianica che figura in tutta le narrazioni dell'udienza di Gesù davanti a Pilato ben si adattano a questo contesto fornita da Flavio Giuseppe. Come per gli altri ebrei, lo stesso per Gesù: la crocifissione annuncia chiaramente la politica di ferma intolleranza da parte di Roma di percepite minacce di sedizione. Dobbiamo ritornare a considerare in seguito la questione di Roma e sedizione, perché certe anomalie complicano il caso di Gesù. Qui, in ogni modo, può servire da punto di partenza per capire quell'altra idea messianica non-regale attribuita a Gesù: il titolo o ruolo di "profeta". Ancora una volta, facciamo riferimento a Flavio Giuseppe.
 
Nel periodo prima della guerra, figure carismatiche popolari apparirono in Israele, radunando folle e promettendo miracoli: nella maggioranza, dice Flavio Giuseppe, affermavano di essere profeti. Pertanto, durante il procuratorato di Fado (c. 44-46 e.v.), il profeta [[w:Teuda|Teuda]] convinse un gran numero di persone a prendere i loro beni e seguirlo sulle sponde del Giordano: sosteneva infatti di essere in grado di aprirne le acque con la forza delle sue parole (''AJ'' 20.97-98). Sotto [[w:Marco Antonio Felice|Felice]] (52-59 e.v.), sorsero profeti – "ingannatori e impostori" secondo Flavio Giuseppe – che provocarono agitazioni a Gerusalemme "promuovendo cambiamenti rivoluzionari" con "false affermazioni" di ispirazione divina. Attraendo vaste folle, questi profeti conducevano i loro seguaci nel deserto a ricevere da Dio "segni di liberazione" (''BJ'' 2.259; cfr. ''AJ'' 20.168). Un altro che "ottenne una reputazione di profeta", un erbreo dell'Egitto, condusse una moltitudine verso Gerusalemme: al suo comando, aveva promesso, le mura della città sarebbero crollate (''AJ'' 20.170; ''BJ'' 2.261-63).
 
Queste varie figure profetiche condividono tre caretteristiche importanti. La prima è che tutti loro interpretarono e costruirono le proprie missioni da antichi episodi biblici che risalivano alla storia fondamentale del popolo ebraico. L'auspicata separazione delle acque del Giordano da parte di Teuda si rifà alla separazione delle acque effettuata da Dio affinché gli Israeliti lasciassero l'Egitto e, più tardi, a Giosuè che conduce le tribù attraverso il fiume e verso la Terra Promessa ({{passo biblico2|Esodo|14:16}} e segg.; {{passo biblico2|Giosuè|3:13-14}}). Vagando nel deserto in attesa di liberazione richiama il periodo della liberazione dall'Egitto, e la consegna della Torah al Sinai. Ed il crollo miracoloso delle mura di Gerusalemme richiama un pari miracolo: la caduta delle mura di [[w:Gerico|Gerico]], quando Israele entrò nella Terra ({{passo biblico2|Giosuè|6:20}}).
 
La seconda caratteristica, comune a questi uomini è la loro popolarità. Flavio Giuseppe parla di "moltitudini" e di "folle" di seguaci, e a volte gonfia i loro numeri — trentamila seguirono l'Egiziano, afferma Flavio Giuseppe (''BJ'' 2.262; {{passo biblico2|Atti|21:38}} riporta quattromila). Nella retrosepttiva di Flavio Giuseppe, questi uomini parevano chiaramente "impostori" e "falsi profeti"; e forse anche nella retrospettiva evangelica:
{{q|Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi portenti e miracoli, così da indurre in errore, se possibile, anche gli eletti. Ecco, io ve l'ho predetto. Se dunque vi diranno: Ecco, è nel deserto, non ci andate; o: È in casa, non ci credete.|{{passo biblico2|Matteo|24:24-26}}}}
Per molti dei loro contemporanei, però, sulla prova della loro risposta impegnata, il messaggio di questi profeti era irresistibile, e la loro promessa sicura. I tempi erano tali che questi personaggi non solo apparvero con queste convinzioni nel loro messaggio, ma riuscirono anche ad attrarre molti pronti a crederci.
 
La terza caratteristica è che questi uomini e i loro movimenti incontrarono la stessa identica risposta da parte di Roma: repressione immediata e definitiva. Le truppe inviate contro Teuda massacrarono gran parte dei suoi seguaci e portarono indietro a Gerusalemme la sua testa. Felice vide nelle folle che provenivano dal deserto "una premessa di insurrezione" e le trattò di conseguenza: cavalleria e fanteria pesante le massacrarono. Gran parte dei seguaci dell'Egiziano fecero la stessa fine: sterminati dalla fanteria pesante.
 
Questi profeti si rivolgevano manifestamente alle speranze religiose e non ad un'insurrezione pratica; i loro seguaci erano civili, non guerriglieri pronti a combattere le forze armate romane. Che bisogno c'era comunque di portar armi, dato che Dio stava per intervenire? Tuttavia Roma li levò di mezzo comunque. Vedevano di brutto le folle che si ammassavano intorno a capi carismatici nativi e non facevano distinzioni tra speranze apocalittiche e azioni sediziose.
 
 
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