Differenze tra le versioni di "Missione a Israele/Paolo e Gesù"

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Tuttavia Giovanni sembra in difficoltà nel ripudiare una qualsiasi connessione a Davide, spcialmente per via di Betlemme. Evidenzia che Gesù viena da Nazareth. I ''Ioudaioi'' ("Giudei", ebrei) – folle inconsapevoli, ostili, di solito a Gerusalemme, che funzionano retoricamente come un tipo di coro ad enfatizzare aspetti degli insegnamenti di Gesù – sono incapaci di conoscere chi sia Gesù, in parte a causa del loro attaccamento a questa tradizione davidica. Giovanni sembra voler sostenere quella sorta di disconoscimento che vediamo anche in Marco quando usa il Salmo 110 LXX. Pertanto, mentre Gesù insegna nel Tempio durante la [[w:Sukkot|Festa dei Tabernacoli]], della gente a Gerusalemme chiede: "Che forse i capi abbiano riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma ''costui sappiamo di dov’è''; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia" ({{passo biblico2|Giovanni|7:26-27}}). Nell'ultimo giorno di questa festività che dura una settimana, alcuni asseriscono che Gesù è il Cristo, ma altri rispondono:
{{q|"Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice forse la Scrittura che il Cristo verrà dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide?". E nacque dissenso tra la gente riguardo a lui.|{{passo biblico2|Giovanni|7:41-43}}}}
Man mano che gli eventi iniziano a volgere al termine a Gerusalemme, la promozione di questo titolo da parte di Giovanni diventa più insistente. I pellegrini fanno sfilare Gesù in città, esclamando "Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il Re d'Israele!" ({{passo biblico2|Giovanni|12:13}}), e Giovanni specificamente riferisce questa scena a {{passo biblico2|Zaccaria|9:9}}: "Figlia di Sion, giubila, ecco, a te viene il tuo re". La condizione regale di Gesù domina la presentazione giovannea della sua udienza con Pilato: le parole "re" e "regalità" appaiono quindici volte in ventotto versetti. I soldati romani incoronano Gesù di spine e gli mettono addosso un manto rosso, salutandolo come Re dei Giudei ({{passo biblico2|Giovanni|19:2-5}}) e quindi anche Pilato lo presenta al popolo : "Ecco il vostro re!... Metterò in croce il vostro re?" ({{passo biblico|Giovanni|19:14-15}}). Ilprefetto compone egli stesso i titolo – "Gesù il Nazareno, il re dei Giudei" – in ebraico, latino e greco, trasmettendo il messaggio come fosse in tre frequenze linguistiche (vv. 19-20). La beffa, ovviamente, è diretta proprio ai tormentatori di Gesù, poiché i lettori di Giovanni sanno ciò che i personaggi della sua storia non sanno: Gesù '''''è''''' il Messia, è il Re dei Giudei (cfr. {{passo biblico|Giovanni|1:49}}).
 
A differenza di Giovanni, Matteo e Luca chiaramente si rifanno a Marco; a differenza sia di Marco sia di Giovanni e similmente tra loro, i due successivi sinottici si sforzano di affermare che Gesù è esattamente l'adempimento dell'aspettativa tradizionale, il Messia davidico. Entrambi si servono del futuro messianico che Marco aveva creato per Gesù quando aveva combinato (come aveva fatto Paolo prima di lui) l'arrivo del Regno con il ritorno del Figlio dell'Uomo, che avrebbe quindi fatto cose messianiche — porre fine al periodo di turbolenze, radunare gli eletti, e via dicendo. Ma usando la Spetuaginta per informazioie biografiche su di lui, questi evangelisti successivi forniscono a Gesù anche un passato messianico. Persino alla sua Prima Venuta, ciascuno di loro sostiene, Gesù di Nazareth fu, in modo dimostrativo, il Messia figlio di Davide, e quindi la realizzazione dell'antica speranza redentiva di Israele.
 
In forte contrasto con gli altri due Vangeli, ognuno dei quali iniziava con Giovanni il Battista, questi successivi sinottici aprono con elaborate storie della natività ({{passo biblico2|Matteo|2:1-23}}; {{passo biblico2|Luca|2:1-39}}). Queste collegano Gesù il Galileo con la città natale messianicamente giusta in Giudea: Betlemme — "Ma tu, o Betlemme Efratah, anche se sei piccola fra le migliaia di Giuda, da te uscirà per me colui che sarà dominatore in Israele, le cui origini sono dai tempi antichi, dai giorni eterni" ({{passo biblico2|Michea|5:2}}, citato in {{passo biblico2|Matteo|2:6}} come testo di testimonianza). Entrambi offrono genealogie che fanno risalire il lignaggio di Gesù, attraverso Giuseppe, fino a Re Davide ({{passo biblico2|Matteo|1:1-16}}; {{passo biblico2|Luca|3:23-39}}). Nei rispettivi resoconti della natività, Matteo tramite la sua introduzione dei [[w:Magi (Bibbia)|re magi]], Luca tramite il riconoscimento da parte di Simeone del neonato Gesù nel Tempio, entrambi prefigurano l'inclusione dei Gentili nel movimento cristiano — fatto ormai storico al tempo in cui scrivono, circa 90. Questo tema prende l'idea profetica delle nazioni che si convertono al "germoglio di Iesse" escatologico annunciato in Isaia ed invocato da Paolo alla fine della sua epistola ai Romani: "Spunterà un germoglio dalla radice di Iesse, e colui che sorgerà per reggere le genti; le nazioni spereranno in lui" ({{passo biblico2|Isaia|11:10}} LXX; {{passo biblico2|Romani|15:12}}). "Dov'è il ''re dei Giudei'' che è nato?" chiedono i magi di Matteo ({{passo biblico|Matteo|2:2}}). "I miei occhi han visto la tua salvezza," prega a Dio il vecchio Simeone, "preparata da te davanti a tutti i popoli, ''luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele''" ({{passo biblico2|Luca|2:31-32}}).
 
 
 
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[[Categoria:Missione a Israele|Paolo e Gesù]]
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