Differenze tra le versioni di "Missione a Israele/Paolo e Gesù"

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Il tema dell'identità messianica di Gesù in Marco appare in modi complessi. Marco forma la sua narrazione basandosi sul suo progetto di ridefinire "messia" cosicché si adatti alla sue convinzioni su Gesù di Nazareth, che egli sapeva fosse stato crocifisso e che si aspettava ritornasse. Pertanto, dopo la confessione di Pietro ("Tu sei il Cristo", {{passo biblico|Marco|8:29}}), Gesù alla fine muore.
 
Il tema dell'identità messianica di Gesù in Marco appare in modi complessi. Marco forma la sua narrazione basandosi sul suo progetto di ridefinire "messia" cosicché sia conforme alle sue convinzioni su Gesù di Nazareth, che egli sapeva fosse stato crocifisso e che egli si aspettava ritornasse. Pertanto, dopo la confessione di Pietro ("Tu sei il Cristo", {{passo biblico|Marco|8:29}}), Gesù inizia a parlare del Figlio dell'Uomo sofferente; e dopo la domanda del sommo sacerdote ("Sei tu il Cristo?", {{passo biblico|Marco|14:61}}), Gesù afferma la sua identità e poi parla ulteriormente del ritorno glorioso del Figlio dell'Uomo. Questa presentazione del Messia quale Figlio dell'Uomo sofferente-e-rivendicato esprime la creatività teologica propria di Marco come cristiano. In contrasto, in altri punti della sua storia egli presenta la messianità davidica in maniera più tradizionalmente ebraica — e quindi probabilmente precristiana. Tali punti si concentrano specificamente su eventi a Gerusalemme. Gesù sfila in città prima di Pesach come un re ({{passo biblico2|Marco|11:7-10}}); e viene giustiziato da Pilato come se avesse, in effetti, dichiarato di essere un re ({{passo biblico2|Marco|15:2-26}}).
 
Nel Vangelo di Giovanni, come in quello di Marco, troviamo questa interessante combinazione di disconoscimento delle dimensioni tradizionali davidiche della messianità con un'insistenza, sottolineata ironicamente nell'udienza davanti a Pilato, che Gesù sia veramente il Messia regale, Re dei Giudei. Proprio nel primo capitolo di questo Vangelo, i titoli di Gesù si assommano rapidamente: Giovanni il Battista e alla fine i propri discepoli lo identificano come Agnello di Dio ({{passo biblico2|Giovanni|1:29,35}}), Figlio di Dio (v. 34), "il Messia (che significa il Cristo)" (v. 41). Infine, drammaticamente, Natanaèle proclama: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il Re d'Israele!" (v. 49).
 
Tuttavia Giovanni sembra in difficoltà nel ripudiare una qualsiasi connessione a Davide, spcialmente per via di Betlemme. Evidenzia che Gesù viena da Nazareth. I ''Ioudaioi'' ("Giudei", ebrei) – folle inconsapevoli, ostili, di solito a Gerusalemme, che funzionano retoricamente come un tipo di coro ad enfatizzare aspetti degli insegnamenti di Gesù – sono incapaci di conoscere chi sia Gesù, in parte a causa del loro attaccamento a questa tradizione davidica. Giovanni sembra voler sostenere quella sorta di disconoscimento che vediamo anche in Marco quando usa il Salmo 110 LXX. Pertanto, mentre Gesù insegna nel Tempio durante la [[w:Sukkot|Festa dei Tabernacoli]], della gente a Gerusalemme chiede: "Che forse i capi abbiano riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma ''costui sappiamo di dov’è''; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia" ({{passo biblico2|Giovanni|7:26-27}}). Nell'ultimo giorno di questa festività che dura una settimana, alcuni asseriscono che Gesù è il Cristo, ma altri rispondono:
{{q|"Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice forse la Scrittura che il Cristo verrà dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide?". E nacque dissenso tra la gente riguardo a lui.|{{passo biblico2|Giovanni|7:41-43}}}}
Man mano che gli eventi iniziano a volgere al termine a Gerusalemme, la promozione di questo titolo da parte di Giovanni diventa più insistente. I pellegrini fanno sfilare Gesù in città, esclamando "Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il Re d'Israele!" ({{passo biblico2|Giovanni|12:13}}), e Giovanni specificamente riferisce questa scena a {{passo biblico2|Zaccaria|9:9}}: "Figlia di Sion, giubila, ecco, a te viene il tuo re". La condizione regale di Gesù domina la presentazione giovannea della sua udienza con Pilato: le parole "re" e "regalità" appaiono quindici volte in ventotto versetti.
 
 
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