Differenze tra le versioni di "Missione a Israele/Paolo e Gesù"

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Il punto qui non è di considerare se sia Marco o Matteo che fornisce la rappresentazione più plausibile di una conversazione tra Gesù e Pietro. Non abbiamo assolutamente nessun modo di sapere se una tale conversazione avvenne o meno, in aramaico, circa quaranta/sessanta anni prima. La versione di Matteo sistema e smussa gli angoli di Marco con così tanta precisione che una buona redazione sembra la ragione più valida per dare una maggiore chiarezza al testo, piuttosto che si basi su una tradizione storica più affidabile. Questo dialogo nel Vangelo di Matteo si accorda con uno dei suoi temi maggiori, vale a dire, che Gesù ''è'' il Messia dalla casa di Davide. Sulla stessa questione, Marco è più complesso.
 
Marco usa una terminologia messianica più diretta nei tre episodi che seguono. Predicando a Cafarnao, il suo Gesù dice: "Chiunque vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché ''siete di Cristo'', vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa" ({{passo biblico2|Marco|9:41}}). Successivamente, sulla strada verso Gerusalemme attraverso Gerico, Gesù ed i suoi discepoli insieme ad una "grande moltitudine" (altri pellegrini che andavano in città per la Pesach) passano vicino al cieco Bartimèo, che all'improvviso si rivolge a Gesù come ''"Figlio di Davide"'' ({{passo biblico2|Marco|10:47,48}} — la seconda volta la folla lo sgrida per farlo tacere). Gesù guarisce la sua cecità, presumibilmente nel riconoscere la sua dichiarazione ("Va', la tua fede ti ha salvato", {{passo biblico|Marco|10:52). E infine, man mano che la folla si avvicina a Gerusalemme, Gesù sembra quasi provocare un incidente messianico cavalcando un puledro in città (altra scena che la redazione di Matteo chiarirà, {{passo biblico|Matteo|21:2-11}}). La folla reagisce stendendo i propri mantelli sulla strada davanti a lui, agitando delle fronde e gridando "Osanna! Benedetto ''il regno che viene, del nostro padre Davide''! Osanna nel più alto dei cieli!" ({{passo biblico2|Marco|11:10}}).
 
 
 
 
Nonostante l'approvazione apparente di queste designazioni davidiche, il Gesù di Marco mette in discussione le tradizioni su cui sono basate:
{{q|Gesù continuava a parlare, insegnando nel Tempio: "Come mai dicono gli scribi che il Messia è figlio di Davide? Davide stesso infatti ha detto, mosso dallo Spirito Santo:<br/>
Disse il Signore al mio Signore:<br/>
Siedi alla mia destra,<br/>
finché io ponga i tuoi nemici<br/>
come sgabello ai tuoi piedi.<br/>
Davide stesso lo chiama Signore: come dunque può essere suo figlio?".|{{passo biblico2|Marco|12:35-37}}}}
Marco qui si riferisce al Salmo {{passo biblico|Salmi|110:1}} LXX. Il suo Gesù lo usa per insegnare la superiorità del Messia rispetto a Davide. Davide, nello spirito, chiama il (futuro) Messia "Signore" — di conseguenza, suo superiore e quindi non suo "figlio". Qui dobbiamo ricordarci che Marco, a differenza degli ultimi due sinottici, non fornisce una storia della natività fornendo a Gesù un collegamento con Betlemme. Il suo Gesù, senza scuse, è galileo: Gesù di Nazareth. In tale contesto – in altre parole, senza motivo affinché il lettore nella narrazione possa associare Gesù alla casa di Davide – il Gesù marciano sembra ricusare come supefluo il ''pedigree'' davidico del Messia. Questo passo assersice sottilmente lo ''status'' messianico di Gesù nonostante egli non sia "figlio" di Davide. Il Gesù di Marco cita Davide stesso per affermare la sua condizione.
 
La volta successiva che questo Vangelo identifica esplicitamente Gesù come Cristo è al momento del grande dramma durante il processo notturno davanti al Sinedrio. Il sommo sacerdote alla fine chiede di sapere: "''Sei tu il Cristo'', il Figlio di Dio benedetto?" Una volta tanto la reticenza di Gesù – o di Marco – scompare completamente e risponde con una conferma semplice e potente: ''"Io lo sono!"'' Ma subito dopo Gesù prosegue nel precisare questa affermazione, parlando in termini del Figlio dell'Uomo apocalittico: "E vedrete il Figlio dell'Uomo seduto alla destra della Potenza [Dio] e venire con le nubi del cielo" ({{passo biblico2|Marco|14:61-62}}; cfr. {{passo biblico|Marco|13:26}}). Il sommo sacerdote lo dichiara blasfemo ed il Sinedrio condanna Gesù a morte. Riunendosi una volta ancora all'alba, questi conducono Gesù, legato, da Pilato.
 
 
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== Note ==
{{Vedi anche|Biografie cristologiche|Interpretare Gesù in contesto|Riflessioni su Yeshua l'Ebreo}}
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[[Categoria:Missione a Israele|Paolo e Gesù]]
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