Differenze tra le versioni di "Missione a Israele/Paolo e Gesù"

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Paolo sosteneva che l'intervallo tra la risurrezione di Cristo e la sua Parusia corrispondeva approssimativamente alla lunghezza della sua propria missione: appena avesse raggiunto "la pienezza dei Gentili", si sarebbero svolti gli eventi finali ({{passo biblico2|Romani|11:25}}; cfr. vv. 11-24). Gesù è il Cristo, ''il rampollo di Iesse'' predetto da Isaia, e le nazioni spereranno in lui ({{passo biblico2|Romani|15:12}}). Paolo ha fatto la sua parte radunandoli: per quanto lo concerneva, entro la metà del secolo egli aveva realizzato tutto quello che c'era da realizzare: "Da Gerusalemme e dintorni fino all'Illiria, ho portato a termine la predicazione del vangelo di Cristo... Ora però, non trovo più un campo d'azione in queste regioni" ({{passo biblico2|Romani|15:19,23}}).
 
Paolo non fu l'unico apostolo ebreo che andò dai Gentili in questa prima generazione, sebbene sia facile crederlo a causa delle sue lettere. Pietro stesso vi aveva partecipato; c'era anche Barnaba e, in Antiochia, "il resto dei Giudei" ({{passo biblico2|Galati|2:11-13}}). Qualcuno era arrivato a Roma prima di Paolo, perché questi scrive in anticipo a questa ''ekklēsia'', in gran parte se non addirittura tutta gentile, per presentarsi. Chiude la sua lettera inviando saluti agli apostoli ("miei collaboratori in Cristo Gesù") già là: alcuni tra loro erano ebrei ({{passo biblico2|Romani|16:1-16}}). Anche questi altri avevano costruito il messianismio davidico di Gesù su quest'idea della conversione escatologica dei Gentili?
 
Non possiamo saperlo, naturalmente, perché le epistole di Paolo sono l'unica testimonianza che noi abbiamo di questa generazione. Ma se questo gruppo fu il primo ad identificare Gesù come Messia per tale ragione, allora la designazione si riferirebbe solo fino alla missione della Diaspora, il primo punto in cui un notevole numero di Gentili vennero coinvolti. Prima che si spargesse per la Diaspora, secondo l'evidenza dei Vangeli, il movimento si era limitato alla maggioranza dei villaggi della Galilea e a Gerusalemme. La partecipazione dei Gentili era stata minima.
 
La lista di Paolo che enumera i testimoni del Cristo risorto tuttavia indica l'origine della designazione ai giorni pre-Diaspora. Cristo "apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta..." ({{passo biblico2|1Corinzi|15:5-6}}). Ma se Gesù come Cristo risale agli eventi delle Risurrezione – quale che sia il modo di interpretarli – non abbiamo comunque idea della ragione di tale affermazione. Nulla nell'ebraismo pre-cristiano anticipava un Messia risorto. D dove proviene quindi tale identificazione, già ben stabilita quando Paolo verso il 33 si unisce al movimento?
 
Il fatto che Gesù sia morto su una croce romana retrocede il punto d'origine di questa designazione messianica alla missione diasporica, indietro dalla Risurrezione fino al suo tempo, quando era in vita. Il significato essenziale di "messiah" è coerente con il modo in cui Gesù morì. Titolo regale molto prima che acquisisse il suo significato escatologico, "messia figlio di Davide" indica perlomeno un re di Israele — affermazione politica che qualsiasi competente governatore coloniale romano avrebbe desiderato scoraggiare. Il metodo romano preferito per scoraggiare la sedizione era la crocifissione. Il modo in cui morì Gesù è la nostra testimonianza più sicura che una asserzione della sua messianità davidica risale ai suoi tempi, non dopo. Si assunse tale titolo da sé? O altri glielo diedero? Perché? Per risolvere queste domande dobbiamo esaminare i Vangeli.
 
=== "Cristo" nei Vangeli ===
In modi differenti dalle lettere di Paolo, anche i Vangeli ci avvicinano e ci allontanano dal Gesù storico. Ci avvicinano perché, quali che siano le vicissitudini della varie tradizioni conservate dai Vangeli, almeno alcune di queste devono per forza risalire ai seguaci originali di Gesù — o così o altrimenti i Vangeli non ci dicono assolutamente niente del Gesù storico. I suoi primi seguaci sono i necessari collegamenti mediani nella catena tra Gesù e queste successive storie su di lui.
 
Tuttavia, ce ne distolgono anche, perché, a differenza delle lettere di Paolo, i Vangeli sono documenti compositi. Il loro periodo di formazione parte dell'eredità orale dei primi discepoli al tempo proprio degli evangelisti, un divario tra i quaranta e i settanta anni. Nell'intervallo, si svolsero eventi di grande importanza. In primo luogo, lo stesso movimento cristiano si era evoluto in una specifica setta nell'ambito dell'ebraismo, e aveva quindi partecipato ai dibattiti litigiosi che caratterizzarono i rapporti intersettari di questo periodo.<ref>Tra cui, per esempio, la pesante polemica contro gli ebrei farisaici che segna tutte queste storie.</ref> In secondo luogo, dato che vivevano sempre più nella parte diasporica della frontiera linguistica tra aramaico e greco, questi ebrei e i loro aderenti gentili ritenevano quale loro autorità biblica le Scritture nella loro versione greca, la [[w:Septuaginta|Septuaginta (LXX)]], piuttosto che in quella ebraica.<ref>Da cui, per esempio, le storie della natività di Matteo e Luca, dove la verginità di Maria si basa sul ''parthenos'' di {{passo biblico2|Isaia|7:14}} LXX.</ref> E, infine, Israele aveva combattuto, e perso, la guerra contro Roma.
 
 
 
{{Immagine grande|Brooklyn Museum - Get Thee Behind Me Satan (Rétire-toi Satan) - James Tissot.jpg|800px|<small>''"Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!"'', guazzo su grafite di [[w:James Tissot|James Tissot]] (1894)</small>}}
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