Differenze tra le versioni di "Missione a Israele/Paolo e Gesù"

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Ecco allora che vediamo più chiaramente la misura e le conseguenze dello scorcio di prospettiva che Paolo aveva riguardo al tempo. Insistendo sia che i Gentili ''non'' si convertissero all'ebraismo (mantenendo quindi la loro condizione pubblica e legale come pagani) e che ciononostante ''non'' adorassero idoli (un diritto riservato solo agli ebrei), Paolo portò questi Gentili-in-Cristo in una terra di nessuno sociale e religiosa. Nel periodo prima della Parusia, essi non avevano una collocazione a se stante. E, a lungo termine, la loro posizione si sarebbe rivelata insostenibile: infatti, è proprio questo gruppo gentile che cade vittima di persecuzioni anticristiane nei lunghi secoli fino alla conversione, nel 312, di [[w:Costantino I|Costantino]]. Ma Paolo, ripetiamo, non si aspettava un lungo termine. Il Messia non solo era già venuto, ma doveva presto ritornare. ''Presto''. I suoi Gentili ne erano, per Paolo, la vera prova.
 
È nella descrizione paolina della Seconda Venuta di Gesù che vediamo, finalmente, la forza delle aspettative ebraiche tradizionali circa il ruolo e la funzione del Messia davidico. La prima manifestazione di Gesù non era stata messianica, e Paolo lo sapeva. L'aveva addirittura enfatizzata: Paolo predicava "Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i Gentili"; Dio ha deliberatamente scelto di "salvare i credenti con la stoltezza della predicazione... ma ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini". Tramite la croce di Cristo, Dio ha operato la redenzione ({{passo biblico2|1Corinzi|1:18-31}}).
 
Ma tale redenzione, insiste però Paolo, non si realizzerà totalmente e pubblicamente fino alla Parusia. Solo a quel punto la redenzione sarà manifesta. Al suono delle trombe e al grido di battaglia degli angeli ({{passo biblico2|1Tessalonicesi|4:16}}), il Figlio che ritorna distruggerà i nemici di Dio ({{passo biblico2|1Corinzi|15:24-28}}), radunerà vivi e morti ({{passo biblico2|1Tessalonicesi|4:16}} e segg.; {{passo biblico2|1Corinzi|15:23,42,51-52}}; {{passo biblico2|Filippesi|3:21}}; {{passo biblico2|Romani|11:15}}), e raccoglierà il disperso Israele ({{passo biblico2|Romani|11:12}} piena inclusione di Israele, {{passo biblico|Romani|11:26}} tutto Israele salvato). Quando Cristo verrà di nuovo, dice Paolo, egli verrà nel modo che il Messia regale ci si aspetta venga: nella potenza.
 
La visione di Paolo che ci presenta Gesù come il Messia davidico corrisponde pertanto intimamente sia con la sua interpretazione della propria chiamata sia con le sue visioni del modo sorprendente in cui Dio realizza le Sue promesse bibliche a Israele. Paolo afferma che Dio lo aveva scelto già prima che fosse nato con lo scopo di chiamare i Gentili tramite Suo Figlio: "Colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai Gentili" ({{passo biblico2|Galati|1:15-16}}). Paolo afferma che persino i pilastri della comunità di Gerusalemme che avevano conosciuto Gesù secondo la carne – Pietro, Giacomo, Giovanni – lo avevano riconosciuto quale l'apostolo dei Gentili ''par excellence'':
{{q|A me era stato affidato il vangelo per i non circoncisi, come a Pietro quello per i circoncisi – poiché colui che aveva agito in Pietro per farne un apostolo dei circoncisi aveva agito anche in me per i pagani – e riconoscendo la grazia a me conferita, Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e a Barnaba la loro destra in segno di comunione, perché noi andassimo verso i Gentili ed essi verso i circoncisi.|{{passo biblico2|Galati|2:7-9}}}}
Paolo sosteneva che l'intervallo tra la risurrezione di Cristo e la sua Parusia corrispondeva approssimativamente alla lunghezza della sua propria missione: appena avesse raggiunto "la pienezza dei Gentili", si sarebbero svolti gli eventi finali ({{passo biblico2|Romani|11:25}}; cfr. vv. 11-24). Gesù è il Cristo, ''il rampollo di Iesse'' predetto da Isaia, e le nazioni spereranno in lui ({{passo biblico2|Romani|15:12}}). Paolo ha fatto la sua parte radunandoli: per quanto lo concerneva, entro la metà del secolo egli aveva realizzato tutto quello che c'era da realizzare: "Da Gerusalemme e dintorni fino all'Illiria, ho portato a termine la predicazione del vangelo di Cristo... Ora però, non trovo più un campo d'azione in queste regioni" ({{passo biblico2|Romani|15:19,23}}).
 
Paolo non fu l'unico apostolo ebreo che andò dai Gentili in questa prima generazione, sebbene sia facile crederlo a causa delle sue lettere. Pietro stesso vi aveva partecipato; c'era anche Barnaba e, in Antiochia, "il resto dei Giudei" ({{passo biblico2|Galati|2:11-13}}).
 
 
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