Differenze tra le versioni di "Missione a Israele/Paolo e Gesù"

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Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s'addiceva al loro traviamento. E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d'una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa.|{{passo biblico2|Romani|1:22-31}}}}
Apostolo arrabbiato, il nostro Paolo! Per Paolo, il fatto che i suoi Gentili-in-Cristo fossero in grado di rinunciare ai loro idoli e ai comportamenti che gli ebrei associavano con l'idolatria deve esser sembrato come un miracolo, ed è precisamente ciò che dice. Il loro affidarsi a Dio, abbracciare l'idealizzata etica ebraica – modestia sessuale, monogamia, sostegno dei poveri, e via dicendo – è la misura dello spirito di Dio, dice Paolo, o dello spirito di Cristo, che opera in loro ({{passo biblico2|Romani|8:9}}: "Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene"; e spesso altrove; {{passo biblico2|Galati|4:6}}). I Gentili cristiani per Paolo rappresentano col loro comportamento la prova che il Regno stesse proprio per arrivare, che il Messia era veramente venuto e stava per venire nuovamente.
 
Ma qui stava anche l'imbarazzo. Poiché, sebbene il Messia fosse già venuto, egli aveva bisogno di ritornare ancora per completare l'opera di redenzione. In questo breve intervallo, dalla Risurrezione alla Parusia, i Gentili di Paolo, potenziati dallo spirito, dovevano vivere ''come se'' fossero già nell'era messianica. In termini di vita nell'ambito della ''ekklēsia'', ciò invero accadeva: lì lo Spirito veniva riversato sui fedeli, che profetizzavano e parlavano in altre lingue ("glossolalia"); la gente guariva e miracoli accadevano; i cristiani avevano, tramite Cristo, ricevuto adozione ed erano diventati figli di Dio. Ma il resto del mondo andava avanti come sempre, inconsapevole che secondo Paolo tale mondo sembrava dovesse finire.
 
Ecco allora che vediamo più chiaramente la misura e le conseguenze dello scorcio di prospettiva che Paolo aveva riguardo al tempo. Insistendo sia che i Gentili ''non'' si convertissero all'ebraismo (mantenendo quindi la loro condizione pubblica e legale come pagani) e che ciononostante ''non'' adorassero idoli (un diritto riservato solo agli ebrei), Paolo portò questi Gentili-in-Cristo in una terra di nessuno sociale e religiosa. Nel periodo prima della Parusia, essi non avevano una collocazione a se stante. E, a lungo termine, la loro posizione si sarebbe rivelata insostenibile: infatti, è proprio questo gruppo gentile che cade vittima di persecuzioni anticristiane nei lunghi secoli fino alla conversione, nel 312, di [[w:Costantino I|Costantino]]. Ma Paolo, ripetiamo, non si aspettava un lungo termine. Il Messia non solo era già venuto, ma doveva presto ritornare. ''Presto''. I suoi Gentili ne erano, per Paolo, la vera prova.
 
 
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