Differenze tra le versioni di "Missione a Israele/Paolo e Gesù"

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"Figlio di Dio" in altre parole è un'antica frase nativa della tradizione ebraica per indicare il messia umano. Tale frase segna l'intima relazione tra Dio e il designato. Viene anche usata nella Bibbia per altri rapporti stretti tra Dio ed esseri prescelti. Angeli, profeti, uomini particolarmente giusti ed retti, l'intera nazione di Israele (vedi Paolo in {{passo biblico2|Romani|9:4}}) — tutti possono appropriatamente essere chiamati "figlio/i di Dio". Usata come raffigurazione della casa di Davide, la frase indica un monarca. Trasposta in chiave apocalittica, la frase indica il re escatologico finale.
 
Paolo non fornisce spiegazioni per la sua identificazione di Gesù quale figura regale — "Cristo" (cioè, Messia) "disceso da Davide". Tuttavia, non importa quali ragioni Paolo avesse per identificare Gesù in tal modo, la Riseurrezione non è una di queste. La risurrezione di Gesù designa una filiazione speciale – "figlio di Dio ''in potenza'' – ma non quello davidico, che Paolo aveva precedentemente distinto come dipendente da discendenza fisica ("secondo la carne"). Paolo qui afferma ciò che gli studiosi sanno dal loro studio della più vasta tradizione ebraica, vale a dire, che l'ebraismo precedente e contemporaneo con il cristianesimo antico non conosceva tradizione di un messia risorto, e quindi nulla di un messia che muore. Infatti, quando un "unto" muore – in {{passo biblico2|Daniele|9:26}}, per esempio, "dopo le sessantadue settimane il Messia sarà messo a morte e nessuno sarà per lui" – è una figura politica umana. Ma non è, ''ipso facto'', il Re-Redentore escatologico finale.
 
L'unica allusione della ragione paolina di vedere Gesù come il Messia davidico ricorre nel capitolo {{passo biblico|Romani|15}}, quando si riferisce esplicitamente a {{passo biblico2|Isaia|11:10}}, la "la radice di Iesse" che governa e porta speranza ai Gentili ({{passo biblico|Romani|15:12}}). Per capire più chiaramente il punto che Paolo sta facendo, dobbiamo fare un passo indietro e vederlo nel suo più ampio contesto: le speculazioni ebraiche sul ruolo dei Gentili nei giorni finali.
 
Tale speculazione forma un elemento nell'ambito delle speranze apocalittiche ebraiche più generiche. Queste speranze esprimono la convinzione biblica fondamentale che Dio è buono, che Egli opera nella storia, e che Egli mantiene le promesse. La promessa fondamentale – a cui Paolo allude in {{passo biblico2|Romani|15:8}} – si rifà alla chiamata di Abramo, che nella prospettiva tradizionale fu l'inizio del popolo ebraico:
{{q|Il Signore disse ad Abramo: "Vàttene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, ''verso il paese che io ti indicherò''. Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò e in te si diranno benedette
''tutte le famiglie della terra''.|{{passo biblico2|Genesi|12:1-3}}}}
 
 
 
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