Differenze tra le versioni di "Missione a Israele/Paolo e Gesù"

testo
(testo)
(testo)
La guerra civile culturale che portò alla rivolta espresse una divisione all'interno della famiglia zadokita stessa. Nel 175 p.e.v., [[w:Giasone (Bibbia)|Giasone]], fratello del sommo sacerdote corrente, comprò per sé la carica corrompendo il sovrano seleucida [[w:Antioco IV|Antioco]], a cui chiese il permesso di trasformare Gerusalemme in una città ellenistica (da cui il ''gymnasium'' citato in {{passo biblico2|1Maccabei|1:14}}, cfr. {{passo biblico2|2Maccabei|4:7-22}} su Giasone). Vari zadokiti dividevano le loro lealtà politiche tra i Tolomei e i Seleucidi sempre in lotta tra loro; ma la maggioranza sosteneva, in un modo o nell'altro, l'ellenizzazione culturale e religiosa della vita ebraica. La famiglia sacerdotale degli [[w:Asmonei|Asmonei]], che si mise a capo della rivolta, alla fine guidò alla vittoria le forze che si opponevano ad una ellenizzazione radicale. In riconoscimento del loro potere e autorità in Giudea, i monarchi seleucidi da allora nominarono uno di loro alla carica di sommo sacerdote. In seguito (negli anni 140 e 130), man mano che crebbe l'autonomia politica, il sommo sacerdote asmoneo assunse il ruolo e persino il titolo di "re".
 
Gli ebrei dovevano adorare dei stranieri insieme al loro Dio proprio? E ignorare le leggi bibliche su cibo, sacrifici, Shabbat? Cessare la circoncisione, o nasconderne i segni ({{passo biblico2|1Maccabei|1:14,43-49}})? Il successo della rivolta rispose a tutte queste domande con un secco "No". L'estrema ellenizzazione venne scartata e la Legge di Mosè, nelle sue varie interpretazioni, sarebbe diventata la legge della Terra di Israele.
 
Ma l;indipendenza politica stabilita dagli Asmonei, insieme alla libertà di pratica religiosa post-Seleucida, complicò, per alcuni ebrei, proprio questa questione di interpretare e vivere la Legge. Il problema veniva esacerbato ed in un certo senso esemplificato dagli stessi Asmonei: sommi sacerdoti ma non Zadokiti; re, alla fin fine, ma chiaramente non della Casa di Davide (che era stato un laico); mancavano del ''pedigree'' biblico corretto per entrambi gli uffici, e ciò preoccupava parecchi ebrei. Altri preferivano semplicemente la forma più antica di governo, sotto la Persia o sotto i greci: un sommo sacerdote (la cui posizione, in confronto con la consolidazione asmonea degli uffici reali e sacerdotali, era relativamente apolitica) che serviva sotto un impero remoto e senza interessa per la vita quotidiana del paese. In poche parole, per alcuni il nuovo ordine dava fastidio.
 
Politicamente (e quindi religiosamente), le cose continuarono a farsi sempre più complicate. Israele venne ingolfato nella politica pan-mediterranea, che naturalmente influenzava sia il governo sia, di conseguenza, il Tempio. Aggrovigliata nelle guerre civili che segnavano il passaggio di Roma da repubblica a impero, Gerusalemme venne assediata e il Santo dei Santi profanato dal generale romano [[w:Gneo Pompeo Magno|Pompeo]] (63 p.e.v.). Poi la sovranità asmonea passò a [[w:Erode il Grande|Erode il Grande]] (37-34 p.e.v), un convertito all'ebraismo di terza generazione. Non potendo servire da sommo sacerdote egli stesso, Erode usò tale posizione come nomina apertamente politica, assegnandola al suo cognato asmoneo (in seguito assassinandolo), e successivamente a nullità straniere in totale sua dipendenza. Quando questi morì, Augusto quale esecutore del testamento di Erode, divise la nazione tra i suoi tre figli superstiti: Archelao prese la Giudea e la Samaria; Antipa, la Galilea e la Perea (sulla sponda orientale del Giordano); Filippo parti della Transgiordania. Archelao si dimostrò controverso e nel 6 e.v., in parte dietro richiesta di alcuni Giudei, Augusto lo mandò in esilio e mise la Giudea direttamente sotto l'autorità di Roma. Gli altri due figli di Erode mantennero le loro terre e la loro autonomia come re clienti.
 
I prefetti in Giudea mantennero la pace coin alti e bassi, mentre i sommi sacerdoti continuarono ad andare e venire, ora secondo le simpatie di Roma. La guerra contro l'impero negli anni 66-73 e.v. devastarono Gerusalemme e la Giudea; e la fallita rivolta finale nel 132-135 e.v. guidata da Bar Kokhba (designato messia addirittura dalla famosa autorità religiosa, Rabbi Akiva) segnò il crollo politico e militare della nazione. Il popolo e la religione sarebbero continuati; ma la sovranità, il sacerdozio, il Tempio — quelle idee e questioni politico-religiose che avevano così tanto impegnato il periodo ellenistico ed asmoneo — furono trasposte in una nuova chiave dalle realtà mutate dei tempi rabbinici.
 
La funzione biblicamente irregolare della carica di sommo sacerdote da parte degli Asmonei e la restaurazione della monarchia, insieme ad una libertà controversa di pratica religiosa, aveva incubato i vari partiti religiosi – Sadducei, Esseni, Farisei – elencati da Flavio Giuseppe. Contribuirono inoltre alle accese convinzioni apocalittiche che diedero al periodo intertestamentario la sua mutagena intensità religiosa.
 
Stimolati da questo clima, i paradigmi messianici della prima tradizione scritturale si alterarono, crebbero, proliferarono. Solo nella biblioteca di Qumran, insieme alla più familiare immagine del messia reale davidico, il futuro guerriero/principe di pace, troviamo anche altre figure messianiche. Il messia appare anche come sacerdote perfetto. Oppure poteva essere il profeta escatologico, che avrebbe insegnato la giustizia e interpretato correttamente la Torah alla Fine dei Giorni. Mosè stesso aveva predetto il suo arrivo:
{{q|Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari a me; a lui darete ascolto. Avrai così quanto hai chiesto al Signore tuo Dio, sull'Oreb, il giorno dell'assemblea, dicendo: Che io non oda più la voce del Signore mio Dio e non veda più questo grande fuoco, perché non muoia. Il Signore mi rispose: Quello che hanno detto, va bene; io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò.|{{passo biblico2|Deuteronomio|18:15-18}}}}
Con una divergenza ancor più radicale dai tipi precedenti, i Manoscritti parlano anche di una figura messianica (angelica? umana? Il testo è frammentario) sul trono nei cieli quale redentore finale.
 
Queste figure di Qumran codificano critiche di circostanze specifiche dopo la rivolta maccabea. L'insistenza su un messia davidico annuncia una reazione negativa alla sovranità non-davidica degli Asmonei; la nozione di un messia sacerdotale della Fine dei Tempi rivela insoddifazione con la gestione corrente del Tempio; la divisione dell'autorità messianica tra sacerdote e re ("Aronne e Israele", come riportano i Manoscritti) indica una critica alla combinazione asmonea dei due uffici. Che i testi di una singola comunità esibiscano una tale varietà di queste figure messianiche ci dà una buona indicazione del grado di diversità interpretativa che la speranza apocalittica poteva fornire in generale. E quando allarghiamo la nostra prospettiva per considerare alcune delle rivelazioni apocrife e pseudonime che circolavano in questo periodo tra [[w:Giuda Maccabeo|Giuda Maccabeo]] e [[w:Simon Bar Kokheba|Bar Kokhba]] – [[w:Libro di Daniele|Daniele]], [[w:Libri di Esdra|2 Esdra]], [[w:Libro di Enoch|1 Enoch]], che parlava della venuta di un Figlio dell'Uomo; [[w:Apocalisse di Baruc|2 Baruc]] e i [[w:Salmi di Salomone|Salmi di Salomone]] riguardo ad un messia regale; l'[[w:Testamento di Mosè|Assunzione di Mosè]], sul Regno finale ma senza nessun messia – vediamo che nessuno dei dettagli del prossimo dramma cosmico era stato determinato per certo. Ciò che importava era il trionfo finale del Bene contro il Male, nel compimento universalizzato delle promesse di Dio a Israele.
 
 
8 553

contributi