Differenze tra le versioni di "Missione a Israele/Paolo e Gesù"

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La versione di Paolo, in confronto, non ha questo contesto narrativo (sebbene per rispetto alla storia di Giuda, le traduzioni moderne rendono il verbo che Paolo usa in 11:23, ''paredidoto'' = "consegnato", in "tradito"). Tuttavia le "parole della commissione" in entrambe le versioni presuppongono che (1) Gesù anticipi la sua morte prossima e (2) egli stesso la interpreti come un tipo di sacrificio espiatorio (il suo corpo "per voi"; il suo sangue "versato per molti"). Infine, Paolo, nella sua versione, e Gesù in quella di Marco, vincolano il pasto commemorativo alla venuta del Regno: i Corinzi devono mantenere il pasto quale mezzo per "annunziare la morte del Signore finché egli venga" — cioè, venga nuovamente; il Gesù di Marco non berrà vino finché "lo berrò nuovo nel Regno di Dio".
 
Cosa rispecchia storicamente questa tradizione? Entrambe le versioni attestano, in primo luogo, la celebrazione di un pasto comune, in attesa del Regno, come una prima caratteristica prominente del cristianesimo primitivo. Altrove nei Vangeli, i detti di Gesù similmente parlano del Regno come un banchetto (per es. {{passo biblico2|Matteo|8:11}}). Tale idea viene ulteriormente attestata nell'ebraismo contemporaneo di Gesù. Anche gli Esseni predissero tale festa, che doveva essere presieduta dal sacerdote e dal Messia; e osservavano un pasto comune in anticipazione di questo "banchetto messianico" della Fine dei Tempi. Successivi testi apocalittici ebraici – [[w:Libro di Baruc|Baruc]], [[w:Libro di Enoch|Enoch]], l'[[w:Apocalisse di Elia (ebraica)|Apocalisse di Elia]] – parlano sia di una sovrabbondanza di cibo alla Fine sia di una cena col Messia. Se Gesù stesso, forse durante la sua ultima Pesach a Gerusalemme, avesse parimenti parlato in un prossimo Regno, egli avrebbe potuto tenere una tale festa coi suoi dodici discepoli, la cui compagnia simboleggiava il restaurato Israele escatologico.
Cosa rispecchia storicamente questa tradizione? Entrambe le versioni attestano, in primo luogo, la celebrazione di un pasto comune, in attesa del Regno, come una prima caratteristica prominente del cristianesimo primitivo.
 
Sono i particolari della formula eucaristica, tuttavia, che ci fanno speculare. Sappiamo, ancora una volta da Paolo, che i seguaci di Gesù agli inizi consideravano la sua morte in un certo senso come vicaria ed espiatoria ("Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture", {{passo biblico2|1Corinzi|15:3}}). Dobbiamo aspettare finché consideriamo più in dettaglio gli eventi che circondano l'ultima settimana di Gesù a Gerusalemme prima di poter valutare la plausibilità che Gesù stesso fosse la fonte di questa idea nella tradizione cristiana. Ma la coincidenza dei nostri due primi testimoni, Paolo e Marco, dimostra come minimo che questa formula, e la pratica di questo pasto comune, fosse agli inizi considerata da queste comunità un insegnamento di Gesù stesso.
 
== ''Il Figlio di Dio "nato dalla stirpe di Davide secondo la carne": Gesù il Cristo'' ==
"Christos", traduzione greca dell'ebraico ''mashiach'' o "messia" ("unto"), e la designazione cristiana preferita per Gesù. La parola è così saldamente stabilita nella tradizione, e così presto, che quando esaminiamo le lettere di Paolo, "Cristo" funziona semplicemente come il nome di Gesù. In altre parole, l'interpretazione di Gesù come Messia non si originò con Paolo, ma egli lo ereditò. Per ricostruire la preistoria di tale nome, dobbiamo quindi considerare le seguenti domande:
* ''Quale'' era il significato del termine in questo periodo?
* ''Quando'' venne attribuito a Gesù di Nazareth?
* ''Perché''?
 
=== I significati di Messia ===
La [[w:Tanakh|Bibbia ebraica]] è la fonte fondamentale del termine ''mashiach'', sebbene la parola stessa vi ricorra solo trentanove volte. Di solito designa il sovrano corrente del regno ebraico la cui nomina era segnata da unzione con olio (per es. {{passo biblico2|2Samuele|5:3}}; {{passo biblico2|1Re|1:39}}; {{passo biblico2|Salmi|89:20}}). In alcuni casi, "l'unto" si riferisce al detentore del rango sacerdotale (per es. {{passo biblico2|Levitico:4:3,5,16}}), e l'unzione poteva figurare evidentemente nell'investitura di profeti ({{passo biblico2|1Re|19:16}}; cfr. {{passo biblico2|Isaia|61:1}}). Ma ad un certo punto l'intero popolo di Israele viene chiamato "l'unto di Dio" ({{passo biblico2|Salmi|105:15}}; {{passo biblico2|1Cronache|16:22}}); inoltre, più sorprendentemente, Isaia usa il termine per designare il sovrano persiano [[w:Ciro II di Persia|Ciro]], che sconfisse Babilonia e permise agli ebrei ivi esliati di ritornare a Gerusalemme e ricostruire il Tempio ({{passo biblico2|Isaia|45:1}}; cfr. {{passo biblico2|2Cronache|36:23}}).
 
A parte questo libero uso dell'appellativo, il primo referente storico di tale termine fu il re guerriero Davide. Nella tradizione ebraica, Davide appare come il sovrano che più amò Dio (la paternità dei salmi gli è attribuita) e che a sua volta fu amato da Dio in maniera speciale. Per questa ragione Dio promise sovranità eterna ai re del suo lignaggio:
{{q|Te poi il Signore farà grande, poiché una casa farà a te il Signore. Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu giacerai con i tuoi padri, io assicurerò dopo di te la discendenza uscita dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Egli edificherà una casa al mio nome e ''io renderò stabile per sempre il trono del suo regno. Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio''. Se farà il male, lo castigherò con verga d'uomo e con i colpi che danno i figli d'uomo, ma ''non ritirerò da lui il mio favore'', come l'ho ritirato da Saul, che ho rimosso dal trono dinanzi a te. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me e ''il tuo trono sarà reso stabile per sempre''.|{{passo biblico2|2Samuele|7:11-17}}}}
Ma fu proprio quando il potere reale fu tolto ai re della stirpe di Davide, quando la dimora di Dio fu distrutta e il popolo di Israele cacciato dalla terra, che questa promessa fu riaffermata in oracoli profetici. A seguito della caduta del Nord sotto l'Assiria (722 p.e.v.) e la cattura di Gerusalemme e l'esilio a Babilonia sutto Nabuccodonosor (586 p.e.v.), Isaia, Geremia ed Ezechiele confermano la speranza di un regno futuro idealizzato. Pertanto {{passo biblico2|Isaia|11}} anticipa "un germoglio spunterà dal tronco di Iesse", il padre di Davide. Tale "germoglio" è un futuro monarca il cui regno sarà contrassegnato da giustizia e pace (estendendosi anche al regno animale, vv. 6-8), quando "la conoscenza del Signore riempirà la terra" e raccoglierà gli espulsi di Israele; anche i Gentili cercheranno il re messianico ({{passo biblico|Isaia|11:1-15}}).
 
 
== ''Il Figlio di Dio "nato dalla stirpe di Davide secondo la carne": Gesù il Cristo'' ==
 
 
== I significati di Messia ==
 
 
=== "Cristo" secondo Paolo ===
 
 
=== "Cristo" nei Vangeli ===
 
 
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[[Categoria:Missione a Israele|Paolo e Gesù]]
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