Differenze tra le versioni di "Missione a Israele/Paolo e Gesù"

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In effetti, scorrendo come una corrente sotterranea nella narrazione marciana, oscurato dell'immediatezza dei suoi problemi polemici, sta Gesù l'ebreo ''tradizionalmente'' religioso. Frequenta le sinagoghe durante lo Shabbat, certamente una pratica normativamente devota. I malati gli afferrano "la frangia della sua veste" ({{passo biblico2|Marco|6:56}}); il termine, ''kraspedon'' in greco, traduce l'ebraico ''[[w:Tzitzit|tzitzit]]''. Queste frange non sono decorative ma rituali. Dio aveva istruito Mosè sulle frange in un passo in Numeri che fu incorporato nello ''Shema'': "Parla agli Israeliti e ordina loro che si facciano, di generazione in generazione, fiocchi agli angoli delle loro vesti e che mettano al fiocco di ogni angolo un cordone di porpora viola. Avrete tali fiocchi e, quando li guarderete, ''vi ricorderete di tutti i comandi del Signore per metterli in pratica''" ({{passo biblico2|Numeri|15:38-39}}). Gli ebrei devoti le indossavano (e le indossano tuttora); se anche Gesù le indossò, c'è poco da sorprenderci. Il Gesù di Marco celebra la Pesach a Gerusalemme, con lo speciale pasto serale comandato. In poche parole, e nonostante i consapevoli sforzi di Marco per dimostrare il contrario, Gesù appare anche in questo Vangelo come un evidente ebreo osservante.
 
La posizione polemica di Marco, ripresa con maggiore o minore enfasi dagli altri evangelisti, (e, purtroppo, da secoli di studi neotestamentari), indica che le preoccupazioni etiche superano o si oppongono a preoccupazioni halakhiche ("rituali"). Nel considerare questa posizione, dobbiamo renderci conto in primo luogo che Marco scrive dopo il 70 e.v., in un periodo quando molte delle leggi cultiche di purezza non avevano più peso, perché il Tempio non esisteva più. Era quindi più che attendibile far dire al suo personaggio principale, la cui predizione della distruzione del Tempio egli aveva fatto risaltare drammaticamente nel suo Vangelo, che il rituale del Tempio non era essenziale alla vera devozione.
 
Ma questa dichotomia tra "etico" e "rituale" è di per se stessa intrinsecamente anacronistica. È una distinzione moderna, che si basa sulla percepita esternalità (e quindi superficialità morale) del rituale a favore dell'etica (implicitamente più autentica). Ma la gente in antichità non distingueva questi comportamenti in tali termini. Nella più vasta cultura greco-romana, l'etica in quanto tale – riflessione autoconsapevole sul comportamento corretto – era interesse del filosofo. Le regole cultiche ed il rituale rivelato – ciò che gli dei avevano detto agli uomni in sogni, visioni, storie tradizionali, visitazioni – corrispondono circa a quella che noi chiamiamo "religione". Ma quando Paolo raccomanda ai suoi Gentili di comportarsi in modo coerente con il suo vangelo, egli proibisce loro (per esempio) non solo di bere in eccesso o di fornicare (comportamento "etico"), ma anche, altrettanto chiaramente, di aver a che fare con l'adorazione di idoli (comportamento "rituale"). Per un ebreo, sia etica che rituale stanno sulla stessa linea d'onda, perché entrambi sono ugualmente la volontà rivelata di Dio.<ref>Si ricordi {{passo biblico2|Levitico|19}}. </ref>
 
Questa polemica ci potrebbe distrarre dal notare un aspetto pratico di queste istruzioni etiche nei Vangeli ed in Paolo, aspetto che combacia con lo scorcio di tempo di una vivida aspettativa apocalittica. Intendo la sua totale impraticabilità. Nessuna società normale potrebbe sostenersi a lungo seguendo i principi del Sermone della Montagna. Una totale resistenza passiva al male – in effetti, un rispetto dell'ingiustizia ({{passo biblico2|Matteo|5:38-48}}//{{passo biblico2|Luca|6:27-36}}) – ed un rifiuto assoluto di giudicare ({{passo biblico2|Matteo|7:1-2}}//{{passo biblico2|Luca|6:37-38}} avrebbe semplicemente portato allo sfruttamento di coloro che avessero seguito tali regole da parte di coloro che non le avessero seguite. La povertà volontaria in ultimo aumenta soltanto il numero assoluto di poveri. Non preoccuparsi del domani – un rifiuto in principio di pianificare – può essere disastroso: i gigli dei campi vivono un tipo di vita, ma gli esseri umani ben altro.
 
E come vediamo già dalla rettifica di Matteo, la società, a lungo termine non può tollerare una proibizione assoluta del divorzio. Per vivere secondo un codice severo, gli Esseni formarono la loro propria società, ritirata dal resto del mondo. Molto più tardi il cristianesimo, agendo secondo alcune di queste ingiunzioni alla povertà e all'astinenza sessuale, di necessità fece praticamente lo stesso, istituzionalizzando in vari modi il monachesimo e la pratica del celibato, riunendo in insediamenti specifici coloro che volevano vivere il loro impegno religioso in tale modo.
 
Ma i primi seguaci di Gesù non si ritirarono in comunità separate e non stabilirono istituzioni. Perché no? Perché questi primi cristiani, e Gesù prima di loro, non si aspettavano di vivere a lungo: il Regno stava per arrivare. Nell'etica intensa ed idealizzata di questa nuova comunità vediamo letteralmente incorporato, nel modo in cui vivevano le proprie vite, un totale impegno verso questa visione apocalittica. E forse vedevano anche il proprio comportamento come un'attuazione prolettica di società escatologica, portando nel presente quella che sarebbe stata la vita futura nel Regno.
 
== ''"A uno lo Spirito concede il dono di far guarigioni": Opere e Potenza'' ==
La convocazione della ''ekklēsia'' a Corinto deve essere stata una scena alquanto tribolata.
 
 
 
== Note ==
{{Vedi anche|Biografie cristologiche|Interpretare Gesù in contesto|Riflessioni su Yeshua l'Ebreo}}
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[[Categoria:Missione a Israele|Paolo e Gesù]]
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