Differenze tra le versioni di "Missione a Israele/Paolo e Gesù"

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Marco rappresenta polemicamente queste tradizioni controverse, per fornire il massimo contrasto tra Gesù e i suoi oppositori. Scribi e Farisei si agitano per presunte infrazioni dello Shabbat (ma non ne viene citata nessuna; è il tono usato da Gesù che li offende), incuranti delle splendide guarigioni; seccati per una questione e un miracolo, complottano di ucciderlo. Nella loro preoccupazione di assicurare una conformità universale ai loro standard di osservanza, seguono Gesù dappertutto, spiando la sua casa e con chi mangia e come mangia ({{passo biblico2|Marco|2:13-17}} e parall.), pattugliando i campi di grano durante lo Shabbat con la speranza di sorprenderlo in una trasgressione ({{passo biblico2|Marco|2:23-24}}), controllando per vedere se i suoi discepoli si lavano le mani prima di mangiare ({{passo biblico2|Marco|7:2}}). Questa è una caricatura polemica e non una rappresentazione realistica. In quanto tale, non possiamo usarla direttamente per ricostruzioni realistiche del passato. Invece, il primo passo è quello di identificare le fissazioni polemiche di Marco, e poi cercare di correggerle quando leggiamo ciò che ci presenta.
 
Per esempio: consideriamo la controversia lunga e artificiosa presentata in {{passo biblico2|Marco|7}}. Protestando che i discepoli di Gesù non si purificano le mani prima di mangiare, i Farisei marciani in effetti si lamentano che i discepoli di Gesù non sono Farisei (poiché tale pratica purificatrice sembra caratterizzasse specificamente questo gruppo). Ciò doveva forse sorprenderli? Come abbiamo evidenziato nel nostro precedente resoconto, anche se prendiamo la cifra di Flavio Giuseppe che numerava i Farisei ad un totale di seimila nel primo secolo, essi avrebbero al massimo costituito 1,2% della popolazione totale della Palestina. Non sapevano di essere una piccola minoranza e che le loro usanze non erano affatto universali? L'insegnamento di Gesù che sono le cose che escono dall'uomo a contaminarlo – "fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza" – non quelle che entrano in lui ({{passo biblico2|Marco|7:14-23}}), non è controverso. Gesù in questo passo esagera il suo esempio per fare il suo punto, dando la precedenza all'inquinamento morale del peccato rispetto all'inquinamento levitico dovuto a contaminazione esterna. Non approva qui certo la consumazione di molluschi e di maiale. È la pesante glossa di Marco – "dichiarava così mondi tutti gli alimenti" – che riporta vistosamente l'insegnamento di Gesù in questo passo alle leggi alimentari comandate biblicamente.
 
La glossa di Marco intrude in questo brano. Stlisticamente, è l'equivalente di un attore cinematografico che improvvisamente esce dal personaggio e dall'azione narrativa e, parlando direttamente alla cinepresa, si rivolge agli spettatori ("Ora state attenti a questa scena!"). Questa aggiunta conferma il punto di Marco, non quello del suo personaggio principale (cfr. la ripetizione del discorso in {{passo biblico2|Matteo|15:1-20}}). Per ultimo, dobbiamo prendere in cosiderazione la controversia di Antiochia, anni dopo questo presunto incontro tra Gesù e i Farisei, quando Pietro, gli uomini mandati da Giacomo, e Paolo disputano in merito dei pasti misti tra Gentili ed ebrei nella comunità ({{passo biblico2|Galati|2:11-13}}). Se Gesù, durante la sua missione, aveva già annullato le leggi del [[w:casherut|kashrut]], questa argomentazione non sarebbe mai avvenuta.
 
Marco respinge le preoccupazioni degli oppositori di Gesù – Shabbat, cibo, decime, offerte al Tempio, purezza – come la "tradizione degli uomini". A queste oppone ciò che Gesù apparentemente propone come "il comandamento di Dio" ({{passo biblico2|Marco|7:8-9}}). La forte retorica maschera il fatto che queste leggi sono bibliche e, in quanto tali, la preoccupazione comune di tutti gli ebrei religiosi: è Dio nella Torah, non i Farisei con le loro interpretazioni, che comandò queste osservanze.
 
[[File:Tzitzith.jpg|right|300px|thumb|''[[:en:w:Tzitzit|Tzitzit]]'' (ebr. ציצית): le frange che servono per adempiere un comandamento espresso dalla Torah]]
In effetti, scorrendo come una corrente sotterranea nella narrazione marciana, oscurato dell'immediatezza dei suoi problemi polemici, sta Gesù l'ebreo ''tradizionalmente'' religioso. Frequenta le sinagoghe durante lo Shabbat, certamente una pratica normativamente devota. I malati gli afferrano "la frangia della sua veste" ({{passo biblico2|Marco|6:56}}); il termine, ''kraspedon'' in greco, traduce l'ebraico ''[[w:Tzitzit|tzitzit]]''. Queste frange non sono decorative ma rituali. Dio aveva istruito Mosè sulle frange in un passo in Numeri che fu incorporato nello ''Shema'': "Parla agli Israeliti e ordina loro che si facciano, di generazione in generazione, fiocchi agli angoli delle loro vesti e che mettano al fiocco di ogni angolo un cordone di porpora viola. Avrete tali fiocchi e, quando li guarderete, ''vi ricorderete di tutti i comandi del Signore per metterli in pratica''" ({{passo biblico2|Numeri|15:38-39}}). Gli ebrei devoti le indossavano (e le indossano tuttora); se anche Gesù le indossò, c'è poco da sorprenderci. Il Gesù di Marco celebra la Pesach a Gerusalemme, con lo speciale pasto serale comandato. In poche parole, e nonostante i consapevoli sforzi di Marco per dimostrare il contrario, Gesù appare anche in questo Vangelo come un evidente ebreo osservante.
 
 
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