Differenze tra le versioni di "Storia della letteratura italiana/Brunetto Latini"

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== La vita ==
[[File:Rud.jpg|thumb|left|Brunetto Latini ritratto in una miniatura contenuta in un manoscritto del ''Tesoro'' risalente al XIII-XIV secolo. Biblioteca Medicea-Laurenziana, Firenze]]
Brunetto (quasi sempre ''Burnetto'' nei documenti) è figlio di Buonaccorso e nipote di Latino Latini, appartenente a una nobile famiglia toscana. La datazione approssimativa della nascita all'inizio degli anni venti si desume dal fatto che nel 1254 ha ricoperto l'incarico di scriba degli anziani del comune di Firenze. Le fonti storiche e una serie di documenti autografi testimoniano la sua attiva partecipazione alla vita politica di Firenze. Come egli stesso narra nel ''Tesoretto'', viene inviato dai suoi concittadini presso laalla corte di Alfonso X di Castiglia, per richiedere il suo aiuto a favore dei guelfi. Tuttavia, (sempre secondo il poemetto), la notizia della vittoria dei ghibellini a Montaperti (4 settembre 1260) costringe Brunetto all'esilio in Francia. Qui dimora per sette anni tra Montpellier, Arras, Bar-sur-Aube e Parigi, esercitando (- come già a Firenze) - la professione di notaio, come testimoniano gli atti da lui stesso rogati.
 
I cambiamenti politici che seguono alla vittoria di Carlo d'Angiò a Benevento su Manfredi di Svevia consentono il ritorno di Brunetto in Italia. Nel 1273 viene risarcito del torto subito, ottenendo il titolo di segretario del Consiglio della repubblica, stimato e onorato dai suoi concittadini. La sua influenza è tale che a partire dal 1279 si trova raramente nella storia di Firenze un avvenimento pubblico importante al quale non abbia preso parte. Nel 1280 contribuisce notevolmente alla riconciliazione temporanea tra guelfi e ghibellini detta "pace del Cardinal Latino". Più tardi, nel 1284, presiede il congresso dei sindaci in cui è decisa la rovina di Pisa.
 
Nel 1287 Brunetto Latini è elevato alla dignità di priore. Questi magistrati, in numero di dodici, erano stati previsti nella costituzione del 1282. La sua parola si fa frequentemente sentire nei Consigli generali della repubblica. È uno degli arringatori, o oratori, più frequentemente designati. Conservate integre le sue facoltà anche in età avanzata, muore nel 1294 (come cita il Villani) o nel 1295 (come affermato da altre fonti) lasciando una figlia, Bianca Latini, che nel 1248 aveva sposato Guido Di Filippo De' Castiglionchi.
Si tratta di un poema (incompiuto o mutilo) scritto in volgare fiorentino, in settenari a rima baciata, narrato in prima persona da Mastro Brunetto. L'autore definisce l'opera ''Tesoro'', ma il nome ''Tesoretto'' è presente già nei manoscritti più antichi (fine del XIII secolo), presumibilmente per distinguerla dalle traduzioni italiane del ''Trésor''. Il protagonista, sconfortato dalla notizia della disfatta di Montaperti, si perde in una "selva diversa". Nella sua peregrinazione si imbatte nelle personificazioni della Natura e delle Virtù, che gli illustrano la composizione del Mondo e i modelli di comportamento cortesi. Il poema si interrompe nel momento in cui il protagonista incontra Tolomeo, che sta per spiegargli i fondamenti dell'astronomia.
 
Influenzato da un lato dal romanzo cortese in lingua d'oiloïl, dall'altro dai poemi allegorici medio-latini e francesi, Brunetto realizza un'opera che da una parte della critica<ref>{{cita libro| autore=H.R. Jauss | titolo=Alterità e modernità della letteratura medievale | editore=Bollati Boringhieri | città=Torino | anno=1989 }}</ref><ref>{{cita web | autore=S. Sarteschi | titolo=Dal "Tesoretto" alla "Commedia": considerazioni su alcune riprese dantesche dal testo di Brunetto Latini | rivista=Rassegna europea di letteratura italiana | volume=19 | anno=2002 | pp=19-44}}</ref> è ritenuta tra i precursori diretti della ''Commedia''.
 
=== Il ''Trésor'' ===
[[File:Brunetto latini livre dou tresor.jpg|thumb|''Trésor'', libro I]]
Quest'opera (il cui titolo originale è ''Li livres dou Trésor''), la più celebre ditra quelle di Brunetto, è stata scritta durante l'esilio in Francia ine usa la lingua d'oil, perché, come spiega il prologo, «la parleure est plus delitable et plus comune a touz languaiges»<ref>{{cita libro| autore=Brunetto Latini | titolo=Tresor | curatore1=P. G. Beltrami | curatore2=P. Squillacioti | curatore3=P. Torri | curatore4=S. Vatteroni | città=Torino | editore=Einaudi | anno=2007 | p=7 }}</ref> («è la parlata più dilettevole e più comune tra tutte le lingue»).
 
L'opera, della quale possediamo ottantacinque85 codici (61 completi, 11 incompleti, 13 frammentari), è composta da tre libri e costituisce il primo esempio di enciclopedia in volgare del Medioevo occidentale.
 
# Il primo libro tratta «de la naissance de toutes choses»; tra gli argomenti affrontati ci sono un'ampia storia universale, (dalle vicende dell'Antico e del Nuovo Testamento alla battaglia di Montaperti), elementi di medicina, fisica, astronomia, geografia, architettura, e un bestiario. Si trova, in questo libro, una delle menzioni più antiche che conosciamo di una bussola.
# Nel secondo libro si tratta dei vizi e delle virtù, attingendo sostanzialmente dallall'''Etica Nicomachea'' di Aristotele.
 
# Il terzo libro riguarda principalmente la retorica e la politica. Brunetto utilizza come fonti principali Aristotele, Platone, Senofane, Vegezio e Cicerone.
Nel secondo libro si tratta dei vizi e delle virtù, attingendo sostanzialmente dall'''Etica Nicomachea''.
 
Il terzo libro riguarda principalmente la retorica e la politica. Brunetto utilizza come fonti principali Aristotele, Platone, Senofane, Vegezio e Cicerone.
 
A Bono Giamboni, di poco più giovane di Brunetto, era un tempo attribuita una traduzione dell'opera in volgare italiano che ebbe una vasta diffusione manoscritta, ma Cesare Segre ha smentito la paternità giamboniana della traduzione.
=== Altre opere ===
{{vedi source|Favolello}}
Brunetto è inoltre autore di un altro breve poemetto, intitolato ''Favolello'', di una ''Rettorica'', che è una traduzione econ commento del ''De inventione'' di Cicerone, nonchée dei volgarizzamenti di tre orazioni ciceroniane (''Pro Ligario'', ''Pro Marcello'', ''Pro rege Deiòtaro''). In passato gli si attribuivano, ma senza fondamento, varie opere tra cui il ''Mare amoroso'' e i ''Fiori e vita di filosofi''.
 
== Note ==