Differenze tra le versioni di "Riflessioni su Yeshua l'Ebreo/Sacrificio religioso"

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== ''Addendum'' ==
{{Immagine grande|Ghent Altarpiece D - Adoration of the Lamb 2wide.jpg|800px|''"Adorazione dell'Agnello Mistico"'' (part.), olio di [[w:Jan van Eyck|Jan van Eyck]] (1429)}}
=== Sigmund Freud e il mito del crimine primordiale ===
Ho sostenuto che, almeno nel cristianesimo di Paolo di Tarso e dell'autore del Quarto Vangelo, mangiare il corpo e il sangue del Figlio di Dio è l'atto fondamentale del culto sacro. A prima vista, un'idea del genere sembrerebbe violare i canoni del buon senso. Tuttavia, questa forma di culto è stata mantenuta per due millenni dalla maggior parte delle persone religiose in tutto il mondo cristiano. Se Paolo non ha dato origine a questa concezione del culto cristiano, è stato di certo tra i primi ad affermarne la verità.
 
Nel ventesimo secolo, Sigmund Freud, un ebreo molto meno credente di Paolo, sostenne che la Cena del Signore, come intesa da Paolo, era in realtà una drammatica rievocazione della crisi morale con cui la religione, la moralità e la società umana ebbero i loro inizi e che ci fosse una profonda verità psicologica incorporata in queste idee.<ref>Sigmund Freud, ''[[w:Totem e tabù|Totem and Taboo]]'', trad. {{en}} James Strachey (New York: Norton, 1962).</ref> Il tentativo di Freud di ricostruire le origini della religione attraverso il mito di un parricidio primordiale è enormemente illuminante senza necessariamente essere letteralmente vero.<ref>Richard L. Rubenstein, ''The Religious Imagination'' (Indianapolis: Bobb-Merrill, 1968), 1-21.</ref>
 
In breve, Freud sosteneva che prima che le istituzioni religiose e sociali umane si sviluppassero come le conosciamo, gli esseri umani abitavano in piccole orde costituite dal padre, dal suo ''[[w:harem|harem]]'' e da alcuni dei figli maschi più giovani. Il maschio più anziano aveva il possesso sessuale esclusivo dell’''harem'', che consisteva di tutte le femmine del gruppo. I suoi diritti sessuali erano mantenuti con l'aggressione contro la sua stessa prole maschile, che egli riteneva essere rivale potenziale.<ref>Troviamo tuttora lo stesso comportamento negli animali, spec. mammiferi.</ref> Nella narrativa di Freud non c'era in quel momento alcun tabù dell'[[w:incesto|incesto]]. Principalmente per espulsione, ma anche per infanticidio e castrazione, il padre impediva ai figli di rimpiazzarlo.
 
Secondo Freud, i figli espulsi erano spinti dal bisogno sessuale a trovare un modo per accedere alle femmine proibite. Lo facevano riunendosi e uccidendo il padre. Tuttavia, nonostante il loro odio invidioso per il padre, c'era molto di lui che ammiravano e desideravano emulare. Sebbene i giovani uomini cercassero la liberazione dal padre, volevano anche essere come lui, godendo soprattutto dei suoi privilegi sessuali. Inevitabilmente, le emozioni contraddittorie dell'odio e dell'amore si mescolarono nel primo parricidio.
 
Bisogna sottolineare che c'è un aspetto cannibalistico in tutti gli atti di identificazione nella misura in cui l'oggetto che apprezziamo viene accolto e diventa parte di noi.<ref>Rubenstein, ''The Religious Imagination'', 8-9.</ref> La forma più cruda per diventare tutt'uno con un oggetto è consumarlo. Per Freud, il crimine primario dell'umanità era il divorare cannibalistico del padre da parte dei figli in modo che potessero contemporaneamente liberarsi di lui, diventare come lui e prendere possesso sessuale delle sue femmine.
 
Poiché nell'atto originale l'amore e l'odio si confondevano, i figli non erano in grado di sentirsi completamente gratificati dalla loro vittoria. Al contrario, Freud sosteneva che i loro sensi di colpa erano così forti da essere spinti a negare a se stessi che il padre era effettivamente morto o che avevano effettivamente commesso il crimine. Ciò non fece che peggiorare le cose. Negando il loro parricidio, i figli non potevano né cancellare il loro ricordo inconscio dell'atto né la loro paura dell'aggressione di rappresaglia della loro vittima. Secondo Freud, la negazione portò i figli ad attribuire un potere così straordinario al loro padre terreno che divenne per loro il Padre nei cieli. Di conseguenza, i figli furono condannati all'obbedienza interminabile alla volontà del padre morto come modo per placare la loro paura della sua rappresaglia. La definizione implicita di Dio presentata da Freud è sia paradossale che convincente: il Padre celeste è il primo oggetto della criminalità umana. Gli uomini si sentono obbligati a obbedire alla sua "legge" per il timore che lui si vendichi contro di loro.
 
Sebbene la trasgressione non fosse mai dimenticata, i figli non furono in grado di ammettere consapevolmente il loro atto. Pertanto, venivano interiormente costretti a ripetere l'atto in forma drammatica. La ripetizione prese la forma del sacrificio totemico arcaico, che Freud considerava "forse la celebrazione più antica dell'umanità". Normalmente, l'animale [[w:totem|totem]] era considerato sacrosanto, ma in certe occasioni di festa l'intera tribù era costretta a macellare, consumare e piangere proprio l'animale che veneravano come antenato tribale. Secondo Freud, l'animale totem era in realtà un surrogato del padre assassinato. Indicò molti esempi di animali che erano stati identificati con eroi, antenati e dei.
 
Nei sogni, nella poesia, nel simbolismo religioso, nel mito e nelle nevrosi individuali, un simile processo di identificazione continua ancor oggi. Uno degli esempi più belli di questo tipo di identificazione nella storia dell'arte può essere visto nella grande pala d'altare di [[w:Jan van Eyck|Jan van Eyck]] a [[w:Gand|Gand]], "'''''[[w:Polittico dell'Agnello Mistico|L’Adorazione dell'Agnello Mistico]]'''''"<sup>vedi immagine ''supra''</sup> in cui tutte le figure sono rivolte con riverenza verso la figura centrale, l'Agnello Mistico, che è ovviamente Cristo, "l'Agnello di Dio".
 
Il sacrificio totemico era sia una rievocazione che una confessione dell'atto ricordato inconsciamente. Rimorso e autoaffermazione si mescolavano nella rievocazione, come amore e odio erano stati nell'atto originale. Il sacrificio totemico offriva anche la possibilità di "obbedienza differita" al padre assassinato. I figli imparavano rapidamente che non potevano indulgere in una licenza sessuale illimitata con le donne del padre ucciso senza gravi conflitti tra di loro. Si imposero quindi il tabù dell'incesto, attribuendolo alla volontà del padre che nella loro mente era diventato onnipotente. Avendo commesso il parricidio per acquisire le donne, i figli si imposero volontariamente i tabù sessuali del padre per mantenere la coesione di gruppo e la solidarietà fraterna. Nessun uomo poteva prendere parte al sacrificio totemico, ripetendo così simbolicamente l'atto originale, se fosse stato colpevole di violare il tabù tribale contro l'incesto recentemente istituito.
 
Il sacrificio totemico divenne il punto focale della memoria tribale, della solidarietà e della moralità. Freud non respinse la confessione spesso proclamata che siamo tutti miserabili peccatori. Secondo Freud, la base originaria della solidarietà sociale era la complicità criminale nel parricidio inconsciamente ricordato. Tutti coloro che partecipavano alla consumazione dell'animale sacrificale erano considerati come un'unica sostanza sia con la vittima che con gli altri membri della tribù.
 
[[File:Sigmund Freud 1926.jpg|200px|left|thumb|<small>[[w:Sigmund Freud|Sigmund Freud]]</small>]]
[[File:WilliamRobertsonSmith.jpg|190px|right|thumb|<small>[[w:William Robertson Smith|W. Robertson Smith]]</small>]]
L'interpretazione di Freud della sostanziale solidarietà di coloro che mangiano insieme dipendeva in parte dal lavoro dello studioso scozzese [[w:William Robertson Smith|W. Robertson Smith]] (1846-1894).<ref>Si veda W. Robertson Smith, ''The Religion of the Semites: The Fundamental Institutions'' (New York: Meridian Press, 1956).</ref> Freud citò un esempio che Smith aveva dato dell'usanza beduina che rende uno straniero inviolabile per un certo periodo di tempo dopo aver mangiato con loro. Finché il cibo rimane nel suo corpo, i beduini considerano lo straniero come se avesse condiviso con loro una sostanza comune e quindi non dovesse essere danneggiato.
 
L'idea che le persone che condividono un pasto partecipino a un legame comune persiste ancora oggi, anche nelle forme secolarizzate. Pochi atti sono così ostili come il rifiuto di spezzare il pane. La vigorosa opposizione di Paolo a Pietro quando si ritirò dalla comunione a tavola con i cristiani gentili ad Antiochia indica che bisogna comprendere fino a che punto l'atto di condividere un pasto comune è una profonda espressione di solidarietà umana ({{passo biblico2|Galati|2:11-16}}). Questa intuizione è esplicita nell'affermazione di Paolo che "poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane" ({{passo biblico2|1Corinzi|10:17}}). L'unico pane a cui si riferisce Paolo è, ovviamente, il pane della Cena del Signore, il corpo di Cristo.
 
Inoltre, l'atto di ingerire è forse uno dei modi più antichi in cui ci confrontiamo col nostro ambiente. Molto prima che gli organismi viventi sviluppino la facoltà di percezione visiva, devono consumare una parte del loro ambiente. Il mangiare partecipa anche della più antica espressione d'amore: la madre dà della propria sostanza quando nutre il bambino. In origine, l'oggetto amato, l'alimento, e l'alimentatore sono una cosa sola per il bambino. Nel sacrificio totemico diventano di nuovo uno. Quando un dio viene consumato, è sia alimento che alimentatore. Coloro che prendono la sua sostanza diventano uno con lui, come fanno i cristiani con Cristo nella [[w:Eucaristia|Santa Comunione]].
 
 
 
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== Note ==
{{Vedi anche|Biografie cristologiche|Ebraicità del Cristo incarnato|Ecco l'uomo|Serie cristologica}}
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