Differenze tra le versioni di "Riflessioni su Yeshua l'Ebreo/Sacrificio religioso"

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Pochi passaggi del Nuovo Testamento sono stati commentati così estensivamente. Come abbiamo visto, le duplici affermazioni di Paolo secondo cui la morte è il risultato del peccato e che il peccato è entrato nel mondo "tramite un uomo" sono del tutto in linea con le speculazioni dei suoi contemporanei ebrei. Romani 5:12 si basa in ultima analisi sull'autorità di {{passo biblico2|Genesi|3:17-19}}. In questo brano in Romani, Paolo sembra sostenere che gli uomini muoiono perché replicano il peccato di Adamo, non ''a causa'' del peccato di Adamo. Tuttavia, i contemporanei ebrei di Paolo non avrebbero potuto essere d'accordo con Paolo mentre continuava la sua riflessione sui due Adami: "Adamo è figura di Colui che doveva venire. Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini." ({{passo biblico2|Romani|5:15}}).
 
{{Immagine grande|God judging adam blake 1795.jpg|800px|''"Dio giudica Adamo"'', incisione a rilievo stampata a colori con inchiostro e acquerello su supporto cartaceo, di [[w:William Blake|William Blake]] (1795)}}
Il "dono in abbondanza" che viene tramite Cristo è, ovviamente, la fine della mortalità. In questo versetto Adamo è raffigurato come l'antitipo di Gesù.<ref>Esiste un certo dibattito tra studiosi riguardo al significato di "Colui che doveva venire". Secondo C. K. Barrett, "Colui che doveva venire" è il Cristo escatologico che verrà rivelato completamente nell'Ultimo Giorno. Cfr. C. K. Barrett, ''From First Adam to Last'' (Londra: A & C. Black, 1962), 92-119.</ref> Proprio come il frutto del peccato di Adamo è la morte, così attraverso la giustizia superlativa di Cristo molti riceveranno la "grazia divina" come "dono in abbondanza" ({{passo biblico2|Romani|5:16}}). Paolo elabora questo tema nel verso successivo: "Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo". Il "dono" che Cristo mette a disposizione è l'opposto della pena inflitta all'umanità dal suo antitipo. Adamo porta la morte; Gesù porta la vita eterna.
 
Le affermazioni di Paolo sullo straordinario potere di Cristo di redimere l'uomo e il cosmo portano alla domanda sul perché solo Cristo avesse il merito superlativo di essere la "primizia di coloro che dormono", nonché la fonte della vita eterna per un'umanità risorta. In un senso importante, sia Paolo che i suoi contemporanei ebrei erano convinti che la disobbedienza fosse l'unico peccato e che tutti gli altri peccati derivassero da quell'unica offesa. Poiché l'ebraismo considerava tutti i comandamenti come espressioni della volontà di Dio, ogni comandamento presentava agli uomini la scelta angosciosa di obbedienza o ribellione contro il Padre onnisciente e onnipotente. Non faceva differenza se un comandamento era ostico per la comprensione umana. Era un atto supremo di arroganza per un uomo giudicare da sé cosa obbedire e cosa non obbedire. Si potrebbe infatti sostenere che l'obbedienza a comandamenti apparentemente irrazionali o insignificanti fosse di maggiore importanza dell'obbedienza a comandamenti il ​​cui scopo poteva essere chiaramente compreso. Il vero problema era se un uomo si sottometteva o si ribellava al suo Creatore. Inoltre, il Creatore aveva sempre ragione poiché la struttura stessa della realtà era il frutto della Sua volontà. Nella religione biblica un uomo che decide da solo a quale dei comandamenti di Dio obbedirà, si mette al posto di Dio, affermando la priorità del proprio giudizio su quello di Dio. Egli giudica ciò che Dio solo può giudicare e, così facendo, si arroga una preminenza che Dio solo possiede giustamente.
 
{{Immagine grande|God judging adam blake 1795.jpg|800px|''"Dio giudica Adamo"'', incisione a rilievo stampata a colori con inchiostro e acquerello su supporto cartaceo, di [[w:William Blake|William Blake]] (1795)}}
Non c'è posto in questo sistema per l'ideale moderno dell'uomo autonomo che considera le proprie azioni come interamente di sua competenza etica. Paolo afferma che Adamo commise il peccato paradigmatico della religione biblica, la disobbedienza. Egli sostiene che a causa della disobbedienza di Adamo nel non adempiere a un singolo comandamento la morte entrò nel mondo. In contrasto, solo Cristo di tutti gli uomini era così perfettamente obbediente da considerare la sua stessa vita di nessuna importanza rispetto alla maestosa struttura della sapienza di Dio. Poiché Paolo considerava Adamo come l'uomo paradigmaticamente peccatore, egli vedeva Cristo come l'unico uomo veramente giusto — poiché l'obbedienza di Cristo si estendeva finanche alla straordinaria agonia della morte sulla croce come innocente senza macchia. Sebbene Paolo offra molti suggerimenti sul motivo per cui la morte di Cristo determinò la liberazione dell'umanità dalle conseguenze del peccato di Adamo, è molto esplicito nell'affermare che Cristo fu uno "spirito vivificante" grazie alla sua obbedienza: "Come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti" ({{passo biblico2|Romani|5:19}}).
 
Secondo Paolo, se Cristo fosse stato contaminato anche solo da una traccia di peccaminosità, le potenze sotto cui era caduto il dominio dopo la trasgressione di Adamo sarebbero state nel loro legittimo diritto di rivendicare Cristo come loro vittima. Secondo la Legge, la loro Legge, il salario del peccato è la morte. Fortunatamente per l'umanità, le potenze cosmiche non hanno riconosciuto Cristo come il Figlio di Dio obbediente senza peccato. Cristo ha permesso loro di superare la loro propria sfera quando lo hanno condannato alla crocifissione. Con la sua perfetta obbedienza al piano saggio e misterioso del Padre, Cristo ha ingannato i "dominatori di questo mondo " (''hoi archontes tou aiōnos toutou'') ({{passo biblico2|1Corinzi|2:8}}), e quindi li ha privati del loro dominio sull'umanità. Cristo ha così invertito ciò che Adamo aveva tristemente iniziato.
{{q|Tra i perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo (''hoi archontes tou aiōnos toutou'') che vengono ridotti al nulla; parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. Sta scritto infatti: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano.|{{passo biblico2|1 Corinzi|2:6-9}}}}
 
Paolo vedeva questa unione di Cristo e cristiano come una vera unità. La chiesa è più di un insieme di individui uniti da credenze e speranze comuni. La chiesa è letteralmente il corpo di Cristo e i cristiani sono membri "viventi" di tale corpo ({{passo biblico2|Efesini|5:30}}). Essere un membro della chiesa significa condividere un'identità comune con Cristo. Paolo chiese retoricamente ai Corinzi: "Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?" ({{passo biblico2|1Corinzi|6:15}}). Questa non è una semplice figura retorica. Più avanti, in 1 Corinzi, Paolo illustra il significato dell'esistenza del cristiano in Cristo per analogia con il corpo umano: "Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo" ({{passo biblico2|1Corinzi|12:12-13}}). "Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte" {{passo biblico2|1Corinzi|12:27}}). Il vescovo anglicano [[w:John Arthur Thomas Robinson|John A. T. Robinson]] ha osservato che il corpo che Paolo ha in mente qui non è quello di "un collettivo sovrapersonale" ma di un singolo individuo concreto.<ref>John A. T. Robinson, ''The Body: A Study in Pauline Theology'' (Londra: SCM Press, 1952), 51.</ref>
 
 
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