Differenze tra le versioni di "Riflessioni su Yeshua l'Ebreo/Gesù a casa"

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Il lavoro agricolo non era facile.<ref>Schwartz, "Material Realities", 443-45. Lo studio classico sulla coltivazione e sulle tecniche agricole è sempre quello di Yehuda Feliks, ''Agriculture in Eretz-Israel in the Periods of the Bible, Mishnah and Talmud'', ediz. riv. (Gerusalemme: Reuven Maas, 1990) {{he}}.</ref> Si passava molto tempo ad arare. Le prime due arature in estate e in autunno dopo la prima pioggia, rispettivamente, preparavano il terreno ad assorbire acqua, aria e semi. La terza aratura era profonda e subito prima della semina, solitamente di grano invernale e l'aratura finale copriva i semi, dopo che il terreno era stato ulteriormente preparato per la semina mediante fertilizzazione. Il vomere in metallo a forma di imbuto, con una punta acuminata, tagliava solchi nel terreno. Era collegato a una cordiera in legno affilata, che era attaccata al ginocchio. Il ginocchio era collegato a un lungo palo attaccato al giogo e un altro palo posto sul collo di un bue o di una mucca. La zappatura e il diserbo mantenevano la superficie coltivata priva di erbacce.
 
La raccolta con una falce a manico corto avveniva in tarda primavera ed era massacrante. I mucchietti di grano venivano raccolti in cataste più grandi e trasportati all'aia, che poteva essere pubblica o privata. Trebbiatura separava i chicchi dalle bucce, costituite da paglia tritata e pula. Il lavoro, svolto nelle aie pubbliche, era un rischio ecologico, anche per gli standard antichi, e non poteva essere svolto in prossimità di un insediamento. Tuttavia, poco veniva sprecato, e la paglia rimanente era utilizzata per nutrire gli animali o trasformata in concime. Alcuni insediamenti avevano anche mulini da farina.
 
L'uva e le olive erano ovviamente per la maggior parte non consumate crude ma usate per vino e olio. Entrambe erano prodotte in presse. Esistevano vari sistemi di pesi, leve e presse e bacini di frantumazione. Anche la maggior parte dei frantoi erano proprietà pubblica o comunitaria. I torchi potevano essere pubblici o privati. Il succo veniva conservato in tini e dopo la prima fermentazione veniva conservato in barattoli al fresco fino a diventare concentrato di vino. Non ci sono dubbi sul fatto che Gesù e i suoi compagni avessero familiarità con tutto questo.<ref>Alla fine, alcune delle pratiche associate alle presse avrebbero assunto importanza nel simbolismo cristiano. Si veda Joshua Schwartz, "A Holy People in the Winepress: Treading the Grapes and Holiness", in ''A Holy People: Jewish and Christian Perspectives on Religious Communal Identity, Jewish and Christian Perspectives'' 12, curr. Joshua Schwartz & Marcel Poorthuis (Leiden: Brill, 2006), 39-51. Cfr. anche Joshua Schwartz, "The Wine Press and the Ancient Judaeo-Christian Polemic", ''Thelogische Zeitschrift'' 49 (1993): 215-28; 311-24.</ref>
 
La maggior parte del lavoro agricolo veniva svolto dall'agricoltore stesso, a volte con l'aiuto di parenti stretti o, se era necessario un aiuto aggiuntivo, con un lavoratore fisso o temporaneo. C'erano anche operai specializzati come orticoltori, piantatori di palme da dattero, raccoglitori di fichi, trebbiatori e autisti, che aiutavano l'agricoltore quando necessario. La maggior parte del lavoro, ovviamente, veniva svolto localmente. Quando arrivava il momento di vendere i prodotti, l'agricoltore di solito li commercializzava per conto suo, ma c'erano delle eccezioni e nelle regioni più sviluppate in termini di economia, c'era più divisione del lavoro anche in questi campi agricoli.<ref>Si veda Hayim Lapin, ''Economy, Geography, and Provincial History in Later Roman Palestine'', ''Texts and Studies in Ancient Judaism'' 85 (Tübingen: Mohr Siebeck, 2001).</ref>
 
=== Pesca ===
[[File:Brooklyn Museum - Christ Appears on the Shore of Lake Tiberias (Apparition du Christ sur les bords du lac de Tibériade) - James Tissot.jpg|260px|right|thumb|<small>''"Apparition du Christ sur les bords du lac de Tibériade"'', [[w:guazzo|guazzo]] & grafite su carta di [[w:James Tissot|James Tissot]], 1886-94</small>]]
La pesca non era meno impegnativa fisicamente, sebbene non richiedesse così tanto tempo.<ref>R. Alan Culpepper, ''John: The Son of Zebedee, The Life of a Legend'' (Columbia: University of South Carolina, 1994), 7-15.</ref> Una descrizione eloquente la si trova in {{passo biblico2|Matteo|13:47-48}}:
{{q|Il regno dei cieli è anche simile a una rete che, gettata in mare, ha raccolto ogni genere di pesci; quando è piena, i pescatori la traggono a riva, poi si mettono a sedere e raccolgono il buono in vasi, e buttano via quello che non vale nulla.}}
Ciò veniva fatto con un tramaglio o una serie di reti simili, trainate da una barca, forse simile alla "Jesus Boat" scoperta nel 1986, e ritirate a terra insieme a quelle usate dalla riva. C'erano anche reti da lancio più piccole e si poteva anche pescare con amo ({{passo biblico2|Matteo|17:27}}). Anche se Gesù di Nazareth potrebbe non aver saputo molto sulla pesca, è probabile che Gesù di Cafarnao e dei suoi dintorni avrebbe imparato rapidamente tutto ciò.<ref>Sawicki, ''Crossing Galilee'', 183, cita che lì esistesse un'industria indigena di pesca. Reed, ''Archaeology'', 144, parla di "opportunità di pesca" come supplemento all'alimentazione degli abitanti in loco.</ref>
 
=== Artigianato, industria e servizi ===
[[File:שיחין - שבר של נר מעוטר במנורה ולולב.JPG|200px|thumb|left|<small>Frammento di lampada ad olio rinvenuto a Shikhin, decorato con [[w:Menorah|Menorah]] e [[w:Lulav|Lulav]]</small>]]
[[File:שיחין, אתר החפירות. 4.jpg|250px|thumb|right|<small>[[:en:w:Shikhin|Asochis (Shikhin)]], sito archeologico</small>]]
Sebbene la maggior parte delle persone nella sfera rurale fosse coinvolta nell'agricoltura, non era l'unico modo per guadagnarsi da vivere.<ref>Questa sezione si basa soprattutto su Safrai, ''Roman Palestine'', 188-219.</ref> C'erano diverse forme di artigianato e industria presenti sia nei villaggi che nelle città. Sottolineerò quelle legate alla sfera rurale e, comunque, esse si possono trovare spesso sia in ambito rurale che urbano.
 
C'erano un certo numero di industrie in Palestina che erano importanti, come il ramo tessile, la ceramica, il vetro e forse la carta. Come abbiamo visto sopra, veniva prodotto anche il gres (vasellame) e venivano estratte pietre per la costruzione di abitazioni. Una parte della produzione era per esigenze locali, ma venivano anche soddisfatte esigenze regionali e a volte persino adatte all'esportazione.
 
L'industria più importante era probabilmente quella tessile e le aree più importanti all'interno di questa erano la coltivazione del lino e la successiva produzione di fibre e il pascolo degli ovini per la produzione della lana. L'industria tessile utilizzava anche cotone e seta. Le lavorazioni includevano tessitura, tintura, lavaggio e cucito. Gran parte di questo lavoro era specifico per le donne e spesso implicava molto di più in termini di questioni di genere e sessualità, certamente al di là del tedio per queste fatiche quotidiane.<ref>Si veda Miriam B. Peskowitz, ''Rabbis, Gender, and History, Critical Studies in Jewish Literature, Culture and Society'' 9 (Berkeley: University of California Press, 2007).</ref> Gli uomini coinvolti nell'industria tessile sarebbero entrati in maggiore contatto con le donne rispetto a quanto accadeva normalmente nella vita di tutti i giorni e questo avrebbe potuto causare problemi.
=== Artigianato, industria e servizi ===
 
Molti degli utensili della vita quotidiana erano di ceramica. Si sarebbero rotti facilmente e sarebbero stati difficili da pulire, ma le materie prime per produrne di nuove si trovavano facilmente e la manodopera costava poco. Le ceramiche rotte, almeno della varietà locale, potevano essere gettate via perché era molto più conveniente acquistare nuove ceramiche locali a buon mercato che riparare vecchi utensili rotti. In Galilea, ad esempio, si potevano acquistare ceramiche da cucina e da pranzo provenienti da [[:en:w:Kfar Hananya|Kefar Hanania]], il punto di confine tra la Bassa e l'Alta Galilea, o vasi per l'immagazzinaggio da [[:en:w:Shikhin|Asochis (Shikhin)]] nella Bassa Galilea.<ref>Weiss, "Jewish Galilee", 19-20, 45-46.</ref> Naturalmente c'era anche mercanzia importata, come ho citato sopra, ma la stragrande maggioranza delle ceramiche in uso nella società ebraica era locale.
 
Sebbene sia impossibile sapere quanto Gesù e la sua cerchia fossero familiari con le complessità delle attività e delle industrie appena descritte, queste erano così comuni e così locali che è impossibile pensare che non avessero familiarità con il funzionamento di base di tali industrie. Sicuramente fecero buon uso degli indumenti e degli utensili che venivano prodotti. Forse avrebbero avuto meno familiarità con il funzionamento dell'industria del vetro, collegata alla costa o alle città, ma abbiamo visto sopra che questa industria poteva essere esistita a Cana e Gesù avrebbe docuto conoscerla. È probabile, tuttavia, che non conoscessero troppo le industrie meno comuni come l'industria dei metalli e l'industria del papiro. La letteratura rabbinica menziona anche numerose altre occupazioni come pellettieri, stuccatori, calzolai, fabbri, profumieri, muratori, scavatori e falegnami. Mentre alcuni lavori erano intrapresi solo nelle città, questi operai si trovavano anche nei villaggi più grandi. C'erano anche molte attività concernenti morte e funerali, con artigiani che preparavano ossari nei laboratori o si dedicavano all'arte funeraria.
 
Gli insediamenti ebraici offrivano inoltre vari servizi. La maggior parte dei villaggi aveva probabilmente un bagno pubblico, sebbene ve ne fossero anche di privati. C'erano sicuramente latrine pubbliche. Si poteva trovare forse un dottore, un salassatore, uno scriba e un macellatore, che serviva anche da macellaio. Potevano esserci anche lavandai (o lavandaie). Sebbene le città avessero uno standard di vita più elevato, coloro che vivevano negli insediamenti ebraici, per lo più rurali, godevano di un livello di servizi relativamente alto.
 
=== Abbigliamento e gioielli ===
 
 
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